Un museo giapponese da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Gli affreschi della sala del triclinio di Villa dei Misteri, Pompei, nella riproduzione a grandezza naturale dell'Otsuko Museum of Art di Naruto (Giappone)

Gli affreschi della sala del triclinio di Villa dei Misteri di Pompei, riprodotti a grandezza naturale nell’Otsuka Museum of Art di Naruto (Giappone) – Ph. Otsuka Museum | Photo gallery a fondo pagina

E se alla fine restassero solo i cloni? La domanda più che provocatoria allude ad un’epoca, la nostra, che nella riproduzione di qualunque cosa ha uno dei suoi maggiori feticci; un fenomeno al quale non si sottraggono neppure le opere d’arte, che viceversa hanno nell’unicità una delle loro caratteristiche principali. Emblematico il caso del giapponese Otsuka Museum, allestito esclusivamente con copie di opere d’arte occidentali. Nulla di male si dirà, se riprodurre un’opera d’arte può servire – come afferma il prof. Salvatore Settis – a divulgare l’originale; purché – aggiungiamo noi – questo sia davvero tutelato e valorizzato. Muovendo da questo caso, esploriamo i dati sulla situazione dei beni culturali in Italia

di Ferruccio CornicelloEnzo Garofalo

OTSUKA: UN MUSEO DI RIPRODUZIONI

Otsuka Museum of Art, Naruto (Giappone)

Otsuka Museum of Art, Naruto (Giappone) – Image source

Quattrocento milioni di dollari per creare un museo di riproduzioni della più grande arte occidentale. E’ la stratosferica cifra spesa dal figlio del fondatore di un’importante azienda farmaceutica giapponese, che – per festeggiare i 75 anni della fondazione – ha deciso di creare l’Otsuka Museum of Art, inaugurato nel 1998 a Naruto, sull’isola di Shikoku, nella Provincia di Tokushima, all’interno del Naruto National Park. Primo e unico museo nel suo genere, è sorto non nella megalopoli di Tokyo con i suoi quasi 15 milioni di abitanti, bensì su un’isola a oltre 600 km a sud-ovest della capitale nipponica. La sua unicità è quella di ospitare le repliche di oltre mille capolavori d’arte occidentale di ogni epoca (dall’antichità alla pop art), provenienti da oltre 190 musei di 25 paesi.

La Cappella Sistina riprodotta a grandezza naturale, Otsuka Museum of Art - Image source

La Cappella Sistina riprodotta a grandezza naturale, Otsuka Museum – Image source

A dominare è soprattutto l’arte italiana, con opere come i mosaici di Ravenna, quasi tutti i dipinti di Leonardo e Caravaggio o interi cicli di affreschi come la Cappella Sistina, la Cappella degli Scrovegni, il Cenacolo di Leonardo (in doppia versione, prima e post restauro), lo Studiolo di Federico da Montefeltro, gli affreschi di alcune tombe etrusche e il triclinium della Villa dei Misteri di Pompei, per non parlare della ricomposizione di opere le cui parti originali sono sparse in più musei del mondo. Oltre al citato capolavoro pompeiano, diverse sono le opere riconducibili al Sud Italia: fra le altre, numerosi affreschi di alcune delle principali ville pompeiane, del museo Archeologico Nazionale di Napoli, un mosaico con scena di caccia dalla villa romana del Casale di Piazza Armerina e un altro dalla Cappella Palatina di Palermo. Il tutto è riprodotto a grandezza naturale grazie ad una speciale tecnica che trasferisce l’immagine fotografica su ceramica, ottenendo effetti di impressionante realismo e garantendo la resistenza delle opere al degrado del tempo (si parla di almeno 2000 anni).

La Cappella degli Scrovegni di Padova riprodotta a grandezza naturale, Otsuka Museum - Image source

La Cappella degli Scrovegni riprodotta a grandezza naturale, Otsuka Museum – Image source

L’esposizione si articola su uno spazio di circa 30 mila mq (suddivisi fra cinque piani interrati e due esterni) ed inizia al primo piano che contempla opere dall’Antichità al Medioevo, otre ai servizi di informazioni, visite guidate, audio guide, bookshop e un variegato merchandising, e prosegue con sezioni che propongono opere dal Rinascimento al Barocco, dal Tardo barocco al Moderno, dal XX° secolo ad oggi, più alcuni spazi tematici. Il Museo comprende anche un ristorante e percorsi nella vasta area verde del parco nazionale Naruto.

Una realtà che molto probabilmente farà storcere il naso agli autentici intenditori e appassionati d’arte, ma che per contrasto fa risaltare la nostra scarsa considerazione verso un patrimonio che altri apprezzano talmente tanto da investire ingenti risorse per riprodurlo a casa propria, sfruttandone le valenze culturali ed economiche. Il caso del Museo Otsuka va infatti ritenuto non tanto l’espressione del capriccio visionario di un magnate, quanto un’operazione con finalità culturali ed economiche, in grado di coinvolgere studiosi e un pubblico in progressiva crescita. I responsabili del museo, scelti fra qualificati docenti universitari di storia dell’arte, tengono infatti a precisare che esso non ha nulla a che vedere con il fenomeno dei ‘’falsi d’autore’’ ma punta viceversa a svolgere un’importante funzione educativa di formazione all’arte, stimolando il pubblico alla ricerca di un contatto con gli originali nelle loro rispettive sedi.

LA COMPLESSA REALTA’ DEI BENI CULTURALI ITALIANI

“La vera cultura è mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel più profondo della terra natia. Nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi ai fecondi apporti delle civiltà straniere.”
Léopold Sédar Senghor

L'Italia ai tempi del Grand Tour: "Veduta del Teatro Grande di Pompei" di Jakob Philipp Hackert, 1793

L’Italia ai tempi del Grand Tour: “Veduta del Teatro Grande di Pompei” di Jakob Philipp Hackert, 1793

L’esperienza giapponese non presenta alcuna valenza negativa almeno per quanti condividono l’idea che riprodurre delle opere d’arte ha senso se può servire – come afferma il prof. Salvatore Settis – a studiare o a divulgare gli originali (emblematico in Europa è ad esempio il recente caso del Bronzo di Riace A riprodotto in Germania col dichiarato scopo di ricostruire il cromatismo delle antiche statue), se non fosse che, nel caso dell’Italia, patria riconosciuta di tutte le arti, gli “originali” sono non di rado trascurati, sul falso presupposto che al patrimonio culturale del nostro Paese basti vivere della rendita di secoli di celebrità internazionale per continuare ad essere ricercato e apprezzato dai visitatori di tutto il mondo.

Nell’era di Internet, della costante evoluzione tecnologica digitale, della diffusione crescente dei dispositivi mobili e dei viaggi fai-da-te, non è più così: ciascuno costruisce molto più liberamente di prima i propri itinerari lasciandosi catturare da ciò che comunica più fascino, attrattiva, organizzazione, valori alimentati dall’azione costante di quei Paesi che fanno della Cultura anche una voce prioritaria della propria economia. Purtroppo l’Italia non è ancora fra questi, e se si escludono poche brillanti eccezioni, a dilagare nel nostro Paese sono la mancanza di una visione sistemica, di una strategica attività di promozione e divulgazione o la sciatteria e l’approssimazione nel praticarle. Ma questo sarebbe il male minore, se non fosse che l’ingente e straordinario Patrimonio Culturale di cui l’Italia è ricca, è non di rado esposto all’incuria, al degrado e alle razzie (“vantiamo il massimo saccheggio d’arte e cultura che ha colpito un Paese Occidentale nell’ultimo secolo….milioni di oggetti trafugati e ricettati” come è scritto nel libro di Fabio Isman ‘I predatori dell’arte perduta. Il saccheggio dell’archeologia in Italia’), per non parlare di quei casi in cui – fra depositi dimenticati, inventari mai aggiornati e catalogazioni lacunose o perdute – manca a volte persino la esatta percezione della sua reale entità.

Testa di fauno e, sullo sfondo, gruppo di Dioniso e Eros, Museo Archeologico Nazionale, Napoli - Ph. Barbara Caffi | CCBY-SA2.0

Testa di fauno e, sullo sfondo, gruppo di Dioniso e Eros, Museo Archeologico Nazionale, Napoli – Ph. Barbara Caffi | CCBY-SA2.0

E a proposito di depositi museali italiani, è noto come nei loro meandri si celino quantità di opere d’arte, spesso straordinarie, che superano di gran lunga quelle esposte. Basta citare il recente caso della bella mostra “Beni culturali invisibili”, organizzata dal Museo Archeologico di Napoli con una minima parte dei beni in giacenza. Altri casi eclatanti: quello del Museo di Medma, a Rosarno (Reggio Calabria), allestito con gli affascinanti reperti rinvenuti da Paolo Orsi negli scavi della antica sub colonia di Locri e dimenticati per un secolo negli scantinati del Museo di Reggio Calabria, ma che ad oltre un anno dalla inaugurazione (aprile 2014) è ancora privo di un sito internet dedicato che ne divulghi il valore; oppure il caso dei Giganti sardi di Mont’e Prama, le colossali statue di guerrieri e pugilatori riemerse dopo 40 anni dai depositi del Museo di Cagliari riscontrando un enorme successo di pubblico oltre che una grande attenzione da parte della comunità scientifica internazionale. Se dai musei passiamo ai siti archeologici, troviamo alcuni esempi molto significativi di patrimonio ‘giacente’ come ad esempio lo straordinario sito di Castiglione di Paludi, in Calabria, da anni abbandonato a se stesso nonostante la presenza di resti monumentali e di un antiquarium pronto per essere allestito ma mai entrato in funzione; oppure il parco dell’Età del Bronzo, unico nel suo genere, situato a Trinitapoli (BAT), in Puglia, ma praticamente sconosciuto ai più. L’incuria o l’indifferenza possono a volte portare persino alla distruzione, come nel caso del sito archeologico magno-greco di Kaulonia, in Calabria, in parte crollato in mare per via dell’erosione costiera, in quello del sito neolitico di Palese (Bari) spazzato via dalle ruspe o, sempre nel capoluogo pugliese, quello dell’antichissima chiesa di S. Giorgio Martire, vittima di un incendio doloso.

Sono questi tutti casi di una ricchezza culturale ed economica stratificata, presente in località meno note del nostro paese, e li abbiamo scelti per non citare i consueti casi di Pompei ed Ercolano, siti famosi in tutto il mondo ma negli ultimi anni vittime anch’essi di incuria e degrado: un esito paradossale se si pensa che con reperti provenienti da questi stessi siti e prestati a Paesi esteri, si organizzano mesi e mesi di mostre sold out. Se ciononostante l’Italia riesce ad attrarre ogni anno decine di milioni di turisti, immaginiamo quali risultati si potrebbero ottenere dedicando al settore la cura riservata dai Paesi che ci precedono nei primi posti della classifica sui flussi turistici.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA NEI FLUSSI TURISTICI INTERNAZIONALI

“Turista è chiunque viaggi in paesi diversi da quello in cui ha la sua residenza abituale, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo abituale sia diverso dall’esercizio di ogni attività remunerata all’interno del paese visitato. In questo termine sono inclusi coloro che viaggiano per: svago, riposo e vacanza; per visitare amici e parenti; per motivi di affari e professionali, per motivi di salute, religiosi/pellegrinaggio e altro”
World Tourism Organization

Aeroporto internazionale di Fiumicino (Roma) - Ph. BriYYZ | CCBY-SA2.0

Aereo sulla pista dell’aeroporto internazionale di Fiumicino (Roma) – Ph. BriYYZ | CCBY-SA2.0

A proposito di classifiche sui flussi turistici, vediamo come si colloca l’Italia nel quadro internazionale delineato dai dati 2014 dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO). Iniziamo col premettere che secondo tale autorevole osservatorio i flussi turistici internazionali in termini di arrivi continuano a crescere per il quinto anno consecutivo, registrando nel 2014 un incremento di oltre il 4% rispetto al 2013, toccando quota di 1,133 miliardi. Nell’ambito delle macro aree mondiali che registrano tutte un trend positivo – Americhe (8,4%), Medio Oriente (6,2%), Asia e Pacifico (5,7%), Africa (1,8%) - l’Europa cresce del 2,4% ma si conferma la destinazione più visitata al mondo con quota 580,6 milioni di arrivi. Nel 2014 l’Europa ha attratto il 51,2% degli arrivi, Asia e Pacifico il 23,3%, America il 16%, Africa il 4,9% e Medio Oriente il 4,6%. Scendendo più nel dettaglio, scopriamo che nel 2014 fra le Top 10 destinazioni più frequentate dal turismo internazionale l’Italia si colloca al 5° posto con 48,6 milioni di arrivi (+1,8% rispetto al 2013) preceduta da Cina, Spagna, USA e Francia che detiene il podio con quota 83,6 milioni, seguita da Turchia, Germania, Regno Unito, Russia e Messico che occupa la decima posizione con 29,3 milioni. Nella medesima graduatoria, ma utilizzando il parametro degli introiti calcolati in miliardi di dollari statunitensi l’Italia occupa invece il 7° posto con 45,5 miliardi (+ 3,7% rispetto al 2013) prima di Germania, Thailandia e Hong Kong che chiude la classifica con 38,4 miliardi, e dopo Regno Unito, la cinese Macao, Cina, Francia, Spagna e gli Usa che detengono il primato con 177, 2 miliardi di dollari di introiti.

Considerata la situazione italiana nel contesto internazionale, abbiamo ritenuto opportuno far rilevare come dall’altro capo del pianeta vi sia chi, convinto del valore culturalmente formativo e delle potenzialità economiche di un patrimonio artistico straordinario come il nostro (e di altri Paesi occidentali), decide di costruire su delle riproduzioni un polo di attrazione culturale, turistico e anche economico come il Museo Otsuka. Questa è senza dubbio la frontiera più estrema di un processo che negli ultimi secoli ha visto, in varie città del mondo, il formarsi di musei importanti con opere (originali) provenienti dall’estero (significativi in tal senso anche i recenti progetti di apertura ad Abu Dhabi di filiali del Louvre e del Guggenheim Museum), opere che in non pochi casi sono state acquisite per vie oscure e illegali. Una breve nota su questo punto: rispetto a taluni di questi musei (pensiamo ad es. al Louvre, al Prado, all’Hermitage) sorti in epoche passate quale espressione di poteri monarchici e imperiali che hanno acquisito opere straniere non solo attraverso il legale mercato dell’arte ma anche a seguito di conquiste e razzie oppure da territori coloniali extraeuropei ad esse assoggettati – quindi opere del tutto decontestualizzate, – i Musei italiani (almeno quelli più antichi) hanno per lo più tratto origine da opere d’arte capaci di coagulare intorno a sé e ai propri autori energie politiche, economiche, sociali e religiose del territorio, le quali hanno cercato e trovato nell’arte la rappresentazione del proprio potere e dei propri valori. Questo legame col territorio circostante è un dato unico che caratterizza molti dei nostri più importanti musei e il nostro patrimonio artistico in generale. E’ infatti in essi che da secoli si incarna il valore della Bellezza quale elemento portante della nostra tradizione di civiltà.

Galleria Borghese, Roma - Ph. SonofGroucho | CCBY2.0

Galleria Borghese, Roma – Ph. SonofGroucho | CCBY2.0

L’Italia è da sempre uno dei maggiori bacini di alimentazione delle suddette collezioni estere, ma anche una delle principali vittime del saccheggio posto in essere sia in passato che ai giorni nostri malgrado l’intensa attività di contrasto, recupero e tutela operata dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la cui attivazione nel 1969 ha fatto del nostro Paese la prima nazione al mondo a dotarsi di un organismo di polizia specializzato, anticipando di un anno la raccomandazione dell’UNESCO rivolta agli Stati aderenti circa l’opportunità di adottare iniziative di contrasto all’acquisizione e all’esportazione illecite di beni culturali, favorendo nel contempo il recupero di quelli trafugati. Fra i casi di acquisizione illecita e di avvenuto recupero basti citare quello della splendida collezione formata dal Trapezophoros e dai vasi marmorei di Ascoli Satriano (Foggia), fino a poco tempo fa detenuti dal Getty Museum, mentre fra quelli di acquisizione di dubbia liceità si può citare il caso della cosiddetta Persefone di Berlino, proveniente da Locri o Taranto, o quello di quattro vasi greci esposti in musei esteri ma identificati di recente come riconducibili alla nota cittadina pugliese di Polignano a Mare. Gli esempi di opere italiane all’estero potrebbero moltiplicarsi all’infinito, e non è un caso che Famedisud, per quelli provenienti dal Sud Italia, abbia scelto di avviare la rubrica Outside Mirabilia censendo molti di questi straordinari “ambasciatori” della nostra cultura e dei nostri territori, ad integrazione del più ampio spazio dedicato dal magazine ai luoghi meno conosciuti della stessa area geografica.

IL TURISMO STRANIERO IN ITALIA

“L’Italia è il solo paese dove si gusta ancora la gioia di vivere. Ci fa credere nella gioia di vivere, anche quando lei stessa non ci crede”.
Roger Peyrefitte

Turisti alla Fontana di Trevi, Roma - Ph. Benson Kua | CCBY-SA2.0

Turisti alla Fontana di Trevi, Roma – Ph. Benson Kua | CCBY-SA2.0

Secondo l’ISTAT nel 2013 gli arrivi stranieri nelle regioni italiane sono stati 50.263.236 (dato più elevato rispetto a quello registrato dal UNWTO che si basa su dati Bankitalia), mentre le presenze 184.793.382, con una permanenza media di 3,7 giorni. Il 59% di questi ha avuto come il Nord, il 29 % il Centro mentre il Sud Italia ha attratto solo il 12% degli arrivi. Sul versante delle presenze il Nord totalizza il 60%, il Centro il 26 % e il Sud il 13%. Rispetto alla provenienza, osservando le prime 5 posizioni, si scopre che il principale mercato è la Germania (10.329.271 arrivi, 52.224.949 presenze) seguito dagli Stati Uniti (4.542.936 arrivi, 11.726.058 presenze), Francia (3.879.255 arrivi, 11.726.058 presenze), Regno Unito (2.955.262 arrivi, 11.381.728 presenze) e Svizzera (2.314.559 arrivi, 9.204.315 presenze).

Sul piano degli arrivi, sempre con riferimento al 2013, i primi 5 paesi che fanno registare una variazione positiva in termini percentuali rispetto al 2012 sono Cina (1.850.206 arrivi, + 16,8), Russia (1.925.911 arrivi, +12,8), Svizzera (2.314.559 arrivi, +7,6), Polonia (981.351 arrivi, + 6,8), Australia (870.857 arrivi, +6,1). Quattro sono invece i mercati in calo: Spagna (1.614.839 arrivi, -5,7), Brasile (747.065 arrivi, -2,4), Paesi Bassi (1.925.017 arrivi, -1,8), Giappone (1.432.051 arrivi, -1,2).

Rispetto alla tipologia di località, gli arrivi si concentrano per il 45% in città di interesse storico e artistico, il 17% in località marine, il 9% in località lacuali, il 9% in quelle montane, il 4% in località collinari e di interesse vario, il 3% in aree termali e il restante 13% in altre località.

Relativamente alla distrubuzione territoriale nazionale, le prime 5 regioni che registrano più arrivi e presenze (dati in migliaia) di turisti stranieri sono Veneto (10.471.016 arrivi, 40.877.288 presenze), Lombardia (6.989.200 arrivi, 19.300.473 presenze), Lazio (6.664.244 arrivi, 20.516.459 presenze), Toscana (6.747.165 arrivi, 23.166.029 presenze) e Trentino Alto Adige (5.299.763 arrivi, 26.039.520 presenze).

Articolato e con marcati contrasti il quadro delle regioni del Sud Italia: Campania (1.876.610 arrivi, 8.155.338 presenze) Sicilia ( 2.003.018 arrivi, 7.148.069 presenze), Sardegna (1.002.529 arrivi, 4.908.201 presenze), Puglia (607.990 arrivi, 2.446.689 presenze), Calabria (254.330 arrivi, 1.663.416 presenze) Abruzzo (188.658 arrivi, presenze 980.193), Basilicata (70.550 arrivi, 172.223 presenze), Molise (12.924 arrivi, 42.854 presenze).

Calabria - Spiaggia dell'Arco Magno, S. Nicola Arcella (Cs) – Ph. © Stefano Contin

Calabria – Spiaggia dell’Arco Magno, S. Nicola Arcella (Cs) – Ph. © Stefano Contin

Dove e quanto tempo si fermano gli stranieri? Se consideriamo la permanenza media degli arrivi in italia il quadro della distribuzione regionale cambia completamente e riserva molte sorprese. In prima posizione troviamo la Calabria con una permanenza media di 6,5 giorni, seguita da Abruzzo (5,2), Marche (5,0), Sardegna e Trentino Alto Adige (4,9), Campania (4,3), Puglia e Friuli Venezia Giulia (4,0), Emilia Romagna e Veneto (3,9) Sicilia (3,6) Piemonte e Toscana (3,4), Molise e Umbria (3,3), Valle d’Aosta (3,2) Lazio e Liguria (3,1) Lombardia (2,8), Basilicata (2,4).Il quadro delle regioni del Sud Italia colloca quindi al vertice la Calabria con una permenza media degli stranieri di 6,5 giorni, seguita da Abruzzo (5,2), Sardegna (4,9), Campania (4,3), Puglia (4,0), Sicilia (3,6), Molise (3,3), fanalino di coda la Basilicata con 2,4 giorni.

Si stima (WTTC – Travel & Tourism Economic Impact 2015 Italy) che l’impatto economico del settore turistico allargato sul Prodotto Interno Lordo nazionale nel 2014 sia stato di quasi 163 miliardi di euro, incidendo per il 10% e generando occupati, tra diretti e indiretti, per un numero pari a 2.553.000 unità.

MUSEI, AREE ARCHEOLOGICHE E MONUMENTI IN ITALIA

“…la vita di un museo o di una scavo archeologico, come quella di un archivio o di una biblioteca, è un tesoro che la collettività deve gelosamente preservare a ogni costo…”
Nuccio Ordine, L’utilità dell’inutile

- LA FOTOGRAFIA DELL’ISTAT

Turisti al Pantheon, Roma - Ph. Darren Flinders | CCBY-ND2.0

Turisti al Pantheon, Roma – Ph. Darren Flinders | CCBY-ND2.0

Per avere una panoramica sulla diffusione dei principali beni culturali in Italia - Paese che non riconosce a sufficienza il proprio patrimonio quale risorsa di primaria importanza, con la conseguenza di coglierne al minimo i vantaggi in termini di economia e di occupazione – si può dare un’occhiata al Report Istat del 2011 “I Musei, le aree archeologiche e i monumenti in Italia”: dai dati del rapporto si apprende che il nostro Paese è un vero e proprio “museo diffuso” (1,5 musei ogni 100 chilometri quadrati) poiché vanta un patrimonio complesso e variegato di 4.588 tra musei e istituti similari, pubblici e privati, di cui 3.847 musei, gallerie o collezioni (le cui tipologie prevalenti attengono ad etnografia e antropologia 16,9%, archeologia 15,5%, arte 11,9%, storia 11,4%, arte sacra 10,2%, arte moderna e contemporanea 9,9%), 240 aree o parchi archeologici e 501 monumenti e complessi monumentali.

La maggior parte dei musei 2.925 (63,8% del totale) è di proprietà pubblica, 1.618 appartengono invece ai privati. Fra i soggetti privati gli enti ecclesiastici o religiosi sono titolari di 454 strutture pari al 28,1% del totale, le associazioni riconosciute detengono una quota del 16,9% e le Fondazioni il 13,7%; 200 unità (12,4%) appartengono invece a singoli cittadini. Ben 1.909 istituti dipendono dai Comuni (65,3%), e solo 414, pari al 14,2%, dal Mibact. Il 47,9% delle strutture indagate (2.199) sono state inaugurate nel secolo scorso tra il 1960 e il 1999, 1.565 sono state invece aperte dopo il 2000.

Per quanto concerne la distribuzione geografica, scopriamo che Toscana (550), Emilia Romagna (440) e Piemonte (397) vantano il maggior numero di istituti. Nel Sud Italia si trova il 52% delle aree archeologiche, mentre il 48% dei musei e il 43% dei monumenti si trovano nell’Italia settentrionale. Nei 12 centri con più di 250 mila abitanti, compresi i comuni centro di aree metropolitane – Bari, Napoli, Palermo, Catania, Roma, Venezia, Genova, Firenze, Milano, Bologna, Verona e Torino – è presente il 10,8% dei musei/istituti dell’indagine. L’80% degli istituti non ha più di 5 addetti, solo l‘1,5% supera i 50.

Un ragguardevole numero di musei/istituti (16,9%) si polverizza in comuni con meno di 2.000 abitanti, un terzo (30,6%) in 3.327 comuni con numero di abitanti compreso fra 2.001 e 10.000, il 26% in 1.062 comuni compresi nella fascia tra i 10.000 e i 50.000 abitanti. E’ questa la fascia dei luoghi della cultura che in Italia gode spesso del minor grado di visibilità, venendosi a creare una deleteria corrispondenza fra decentramento e marginalità, per carenza di strategie di gestione e comunicazione nonché di adeguati collegamenti; eppure si tratta di destinazioni che gioverebbero a far risalire l’Italia nella classifica della autenticità dei luoghi pubblicata nell’ultimo report del Country Brand Index (2014-15) che mette il nostro paese al primo posto per la dimensione Heritage&Culture ma lo posiziona al 19° per autenticità dei luoghi, e ciò perché – ha sottolineato di recente Artribune - “la maggior parte delle destinazioni turistiche è rappresentata da grandi centri che da decenni si sono organizzati per accogliere una forte mole di turisti (Roma, Venezia, Firenze), mentre minore importanza è stata data (in termini di organizzazione, itinerari, tour operator ecc.) a destinazioni di minore impatto mediatico”, ma ricche di potenzialità.

Turisti al Colosseo, Roma - Ph. Jimmy Harris | CCBY2.0

Turisti al Colosseo, Roma – Ph. Jimmy Harris | CCBY2.0

Altre lacune: le strutture indagate dimostrano inoltre una relativa staticità delle esposizioni, una bassa propensione a proporre allestimenti e mostre temporanee unitamente alla scarsa capacità espositiva di molti musei, inferiore a quella di custodia e conservazione. I beni conservati, se ne accennava prima, sono maggiori di quelli esposti. Solo metà dei musei ha organizzato una mostra o esibizione temporanea. Inoltre, fatto ancora più grave, del vasto patrimonio di beni e collezioni solo una parte è puntualmente documentata, un’ampia quota non è identificata e registrata, non è accessibile nè fruibile attraverso atti documentali. Poco più della metà (51,2%) dei beni è stato inventariato, e di questi soltanto il 20,3% anche catalogato e appena l’11% riprodotto in formato digitale. Elevata è la percentuale dei musei e degli istituti similari (43,1%), compresi i sistemi museali, che non dialogano con le altre istituzioni culturali presenti sul territorio denotando una scarsissima capacità a “fare sistema”, operando prevalentemente in modo individuale e isolato.

Solo la metà (49,9%) delle strutture indagate segue la forma del sistema museale organizzato, per l’integrazione delle risorse e dei servizi, per dividere spese e creare sinergie, tanto sul piano organizzativo, quanto su quello dei contenuti. Tra le regioni con la più alta percentuale di musei associati spiccano Lazio (62,7%), Friuli Venezia Giulia e Toscana (62,1%), Umbria (60,2%), Emilia Romagna (56,4%). Tra quelle invece con i valori più bassi, che potrebbero invece trarre beneficio dall’aggregazione in un sistema museale delle loro strutture piccole o piccolissime, troviamo Calabria (22,8%), Molise (26,55) e Valle d’Aosta (29,7%).

- MUSEI ITALIANI E DIGITALE: UNA STORIA DI RITARDI

turismo_internet_optIn generale, per i musei italiani risulta deficitaria la presenza sul web: solo la metà (50,7%) ha un proprio sito, il 16,3% permette l’accesso online a singoli beni selezionati, il 13,3% rende disponibile un catalogo, il 42,3% diffonde on-line il calendario delle iniziative e degli eventi. Praticamente siamo circondati dai musei ma non ci preoccupiamo di farli conoscere: ecco perché in Italia fanno notizia iniziative come la nascita dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Musei che tenta in piccole realtà di compensare certe lacune di sistema facendo rete dal basso, o il caso dello splendido Museo Archeologico “Salinas” di Palermo acclamato di recente come esempio virtuoso di comunicazione 2.0 grazie alla iniziativa sui social network “Chiusi per restauro, aperti per vocazione” messa in atto con grande successo per giunta in un momento di prolungata chiusura al pubblico delle collezioni permanenti per lavori di restauro. Sorprendente anche l’eco riportata dall’iniziativa Invasioni Digitali, ideata pochi anni fa da Fabrizio Todisco per promuovere attraverso il web il patrimonio culturale italiano, con visita a musei e siti culturali e la possibilità di scattare foto e creare video da condividere sul web e sui social network. Importante anche il successo di ViaggiArt, un’app che permette agli utenti di scoprire beni culturali e paesaggistici, monumenti e servizi turistici intorno alla propria posizione; ad essa pochi giorni fa è andato il “Premio Nazionale per l’Innovazione nei Servizi” di Confcommercio quale start up turistica più innovativa del 2015. Una nuova sfida sul web è quella inoltre lanciata di recente in via sperimentale a Siena e Pisa da TuoMuseo, piattaforma promossa da Fabio Viola, che introduce nei musei la gamification, ossia l’adozione di dinamiche ludiche per incrementare visite e fidelizzazione: per gli utenti, missioni da compiere, punti accumulati, premi assegnati; per il museo, accesso ai data analytics della piattaforma per migliorare le proprie strategie di engagement. Diverse altre esperienze di innovazione tecnologica applicata ai beni culturali sono segnalate nella nostra rubrica Virtual Sud.

Proseguendo nell’analisi dei dati sul rapporto fra musei e digitale, scopriamo che soltanto il 9,4% degli istituti offre ai visitatori connettività wi-fi gratuita tramite hotspot. Una bassissima quota delle strutture indagate, 16%, è attivo nelle community virtuali attraverso social network, blog e forum. Solo il 5,7% degli istituti permette la prenotazione delle visite e la vendita dei biglietti attraverso Internet contribuendo alla ridotta capacità di penetrazione presso il pubblico internazionale (il 44,9% dei visitatori è straniero, ma per oltre la metà degli istituti, pari al 53,3%, i visitatori esteri rappresentano non più del 10%). Appena il 3,4% ha predisposto applicazioni per dispositivi mobili. Ridotte, neanche a dirlo, le capacità di comunicazione dei contenuti in lingue diverse dall’italiano. Questa stentata apertura alle nuove tecnologie digitali, che potrebbero invece dare nuovo vigore al sistema cambiando i parametri della fruizione, oltre alla perdita di competitività sul fronte dell’arte e della cultura, crea “il rischio – afferma su Agenda Digitale Claudio Rorato del Politecnico di Milano – di una colonizzazione straniera, che si appropria della gestione a distanza dei beni, con un’offerta d’avanguardia”.

Un tentativo di risposta a queste carenze dei musei sul versante digitale sembra provenire, per quelli statali, dal progetto MuD Museo Digitale, nato a giugno 2015 dalla collaborazione tra la Direzione generale Musei del MiBACT e la Ales Spa – Società in house dei Beni Culturali, con l’obiettivo di aumentare le performance dei musei Italiani in ambito digitale, potenziando in modo oculato l’aspetto tecnologico della comunicazione con lo scopo di valorizzare il Patrimonio Culturale italiano a livello nazionale ed internazionale.

- LA FOTOGRAFIA DEL MIBACT

“Il museo è uno dei luoghi che danno l’idea più elevata dell’uomo.”
André Malraux, La psicologia dell’arte

La Galleria Grande della Reggia di Venaria Reale (Torino) - Ph. Lorenzo Andrioli | CCBY-SA2.0

La Galleria Grande della Reggia di Venaria Reale (Torino) – Ph. Lorenzo Andrioli | CCBY-SA2.0

Osservando i dati di un rapporto statistico del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibact) del 2014, apprendiamo che i 503 siti italiani, di cui 238 a pagamento e 265 con ingresso gratuito (i dati si riferiscono a sole 17 Regioni, mancando Sicilia, Valle d’Aosta e Tentino Alto Adige) fra musei, monumenti e aree archeologiche facenti capo al Ministero dei Beni culturali, senza dimenticare i siti considerati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità (l’Italia ne possiede il maggior numero al mondo) – hanno attratto complessivamente 40.744.763 di visitatori di cui 28.434.263 paganti, generando incassi lordi per 135.510.701,74 euro.

Seguendo sempre il rapporto 2014 la TOP 10 dei siti a pagamento più visitati in Italia (16.021.145 di visitatori su un totale di 28.434.263) vede in testa il Circuito Archeologico “Colosseo, Foro Romano e Palatino”a Roma con 6.181.702 visitatori, seguito da Scavi di Pompei (Na) (2.621.803), Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano a Firenze (1.935.918), Galleria dell’Accademia e Museo degli Strumenti Musicali di Firenze (1.335.741), Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma (1.021.391), Circuito Museale (Museo degli Argenti, Museo delle Porcellane, Giardini di Boboli, Galleria del Costume, Giardino Bardini) a Firenze (822.850), Reggia di Venaria Reale (To) (573.337), Museo delle Antichità Egizie a Torino (567.688), Galleria Borghese a Roma (508.788), Villa d’Este a Tivoli (Roma) (451.999). Dai dati emerge che a livello di distribuzione geografica nazionale i visitatori paganti (28.343.263 totali) si concentrano in quattro poli, nella Capitale e nell’immediato territorio circostante (8.163.808), a Firenze (4.094.482), a Pompei (2.621.803), a Torino e nell’immediato territorio circostante (1.141.025).

Osservando ora la TOP 10 dei siti italiani in termini di incassi lordi espressi in euro (totale complessivo 98.401.217), guida la classifica il Circuito Archeologico “Colosseo, Foro Romano e Palatino” a Roma (41.440.839,00), seguono Scavi di Pompei (Na) (21.076.994,55), Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano a Firenze (9.614.028,75), Galleria dell’Accademia e Museo degli Strumenti Musicali a Firenze (6.914.422,00), Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma (5.147.369,50), La Reggia di Venaria Reale (To) (3.451.321,40) Galleria Borghese a Roma (3.218.949,50), Circuito Museale (Museo degli Argenti, Museo delle Porcellane, Giardini di Boboli, Galleria del Costume, Giardino Bardini) a Firenze (3.000.844,00), Circuito Museale Complesso Vanvitelliano – Reggia di Caserta a Caserta (2.289.572,36), Villa d’Este a Tivoli (Roma) (2.246.879,00). E’ da notare come da soli questi 10 siti, concentrati quasi esclusivamente in ambito urbano, con ingresso a pagamento su un totale nazionale di 238 (meno del 5%) hanno generato introiti lordi per 98.401.217 (72,61%) sul totale complessivo nazionale di 135.510.701,74. Prevale Roma e il territorio circostante che portano nelle casse dello Stato introiti superiori a 52 milioni di euro (52.045.036,50) pari ad oltre il 38% sul totale nazionale (135.510.701,74), segue Pompei con oltre 21 milioni (21.076.994.55), Firenze con più di 19 milioni (19.529.294,90), Venaria Reale (To) con quasi 3,5 milioni (3.451.321,40) e Caserta con quasi 2,3 milioni (2.246.879,00). Nella classifica, dopo l’area romana con oltre 52 milioni (52.045.036,50), è il Sud Italia rappresentato dalla Campania con Pompei e Caserta a generare più introiti lordi per le casse dello Stato con un ammontare pari ad oltre 23 milioni (23.323.873,50), che sommati ai primi (75.368.910,00) rappresentano da soli oltre il 55% delle entrate nazionali dai siti a pagamento afferenti al Mibact (135.510.701,74).

Uno dei due Bronzi di Riace, V sec. a.C., Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Ph. © Ferruccio Cornicello

Il Bronzo di Riace A, V sec. a.C., Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Ph. © Ferruccio Cornicello

Guardando più in generale ai numeri dell’Italia meridionale riferiti ai soli siti a pagamento77 siti a pagamento su un totale di 175, raggiunti da 4.034.649 visitatori paganti su un totale di 8.472.633, per 33.934.212,30 euro di introiti lordi – sono così ripartiti seguendo l’ordine del numero dei siti a pagamento su quello totale, dei visitatori paganti sul totale complessivo, gli introiti lordi espressi in euro: Abruzzo (5 su 19; 27.076 su 168.104; 61.642,00), Basilicata (10 su 17; 58.091 su 227.402; 135.802,50),Calabria (5 su 16; 111.106 su 401.643; 477.460,00), Campania ( 30 su 77; 3.408.455 su 6.596.544; 31.364.258,37), Molise (5 su 13; 13.463 su 78.812; 26.039,00) Puglia ( 11 su 22; 212.479 su 553.728; 728.311,95), Sardegna (11 su 19; 203.979 su 446.399; 1.149.698,50).

A livello nazionale, rispetto al 2013, i dati Mibact 2014 registrano tutti valori positivi e ci informano che il numero dei visitatori complessivi passa da 38.424.587 a 40.744.763, quelli paganti da 20.774.758 a 21.674.507, gli introiti lordi in euro da 126.417.467,38 a 135.510.701,74. Per il Sud Italia i visitatori totali passano da 7.590.246 a 8.472.677, quelli paganti da 3.581.989 a 4.034.649, gli introiti lordi espressi in euro da 30.613.750,13 a 34.040.213,30. Sempre raffrontando i dati 2013/2014, in termini percentuali, gli introiti lordi delle regioni meridionali segnano per l’Abruzzo + 26,97, Basilicata + 31,84, Campania + 8,92, Molise + 47,37, Puglia + 13,32, Sardegna + 31,21, con l’incremento maggiore riportato dalla Calabria (+ 947,45%) derivante dall’apertura al pubblico dei nuovi spazi espositivi riservati ai Bronzi di Riace al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

I MUSEI ITALIANI NELLA CLASSIFICA INTERNAZIONALE DEI TOP 100

Museo del Louvre, Parigi - Ph. Dennis Jarvis | CCBY-SA2.0

Museo del Louvre, Parigi – Ph. Dennis Jarvis | CCBY-SA2.0

Passando ora dall’analisi interna ad un raffronto sul piano internazionale, sia pure circoscritto ai soli Musei, andiamo a spulciare la classifica dei 100 Musei più visitati nel Mondo e in Italia nel 2014 giunta alla sua ottava edizione e pubblicata dal Giornale dell’Arte e dalla testata sorella “The Art Newspaper” nell’aprile nel 2015, per scoprire che nella Top 10 internazionale figura al primo posto il Louvre di Parigi con 9.260.000 visitatori, al 2° il British Museum di Londra con 6.695.213, al 3° la National Gallery di Londra con 6.416.742, al 4° il Metropolitan Museum of Art di New York con 6.162.147, al 5° i Musei Vaticani della Città del Vaticano con 5.891.332, al 6° il Tate Modern di Londra con 5.785.427, al 7° il National Palace Museum di Taipei con 5.402.325, all’8° il Natural History Museum di Londra con 5.388.295, al 9° la National Gallery of Art di Washington con 3.892.459 e al 10° il National Museum of Korea di Seoul con 3.536.677. Come si può notare, in questa Top 10 dei musei più visitati al mondo la megalopoli inglese, la più estesa area urbana in Europa, figura con 4 musei (a ingresso gratuito) che attraggono da soli ben 24.285.659 visitatori, ovvero oltre il 40% delle visite totalizzate dai 10 che ammontano a 58.430.599.

Nel prendere atto di tali dati, è importante tener conto delle mostre che gli stessi musei organizzano nel corso dell’anno le quali possono far schizzare in alto in modo ragguardevole visite ed introiti. Significativo, per il 2014, è ad es. il caso del Rijksmuseum di Amsterdam, nei Pesi Bassi, che ha totalizzato 2.450.000 visite (al 20º posto nella classifica dei primi 100 musei internazionali, mentre nel 2011 era al 54° con 1.000.000 di visitatori prima della riapertura nel 2013 seguita ai lavori di ristrutturazione) anche grazie alla grande mostra dedicata allo scultore statunitense Alexander Calder (1898-1976), le cui monumentali opere, accessibili gratuitamente, sono state esposte nei giardini del museo. Oppure si pensi, per l’Italia,  all’incremento di visitatori registrati dal percorso museale privato bolognese di otto sedi Genus Bononiae (593 mila visitatori rispetto ai 334 mila del 2013, balzato al 10º posto dei primi 100 musei italiani rispetto al 58º del 2013) dovuto anche all’importante mostra dedicata alla pittura olandese con dipinti provenienti dall’Aja dal titolo ‘Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt. Capolavori dal Mauritshuis’, che ha visto esposto a Palazzo Fava, tra gli altri, il capolavoro di Jan Vermeer (1632-1675), “Ragazza con l’orecchino di perla.”

Tornando alla classifica internazionale, per trovare il primo museo italiano dei sei presenti (escludendo i Musei Vaticani che non sono un’istituzione italiana), e cioè la Galleria degli Uffizi e il Corridoio Vasariano di Firenze, bisogna scendere alla posizione numero 26 con 1.935.918 visitatori. Al posto numero 45 troviamo il Palazzo Ducale di Venezia (1.343.123 visitatori), al 46 la Galleria dell’Accademia e Museo degli Strumenti Musicali di Firenze (1.335.741), al 59 il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo di Roma (1.021.319), al 70 il fiorentino Palazzo Pitti (Museo degli Argenti, Porcellane, Boboli, Galli, Costume e Bardini) con 884.917 visite e infine al numero 89 il fiorentino Palazzo Vecchio con 700.774. Inoltre contrariamente alla tendenza internazionale che vede un trend positivo costante delle visite nei primi 100 musei (182 milioni nel 2014 rispetto ai 174 del 2013 e ai 166 del 2012), i primi 100 musei italiani registrano nel complesso una flessione registrando 23,5 milioni di visitatori rispetto ai 23,8 del 2013 e ai 25,5 del 2012.

Visitatori alla Galleria degli Uffizi, Firenze - Ph. Thilo Hilberer | CCBY-ND2.0

Visitatori alla Galleria degli Uffizi, Firenze – Ph. Thilo Hilberer | CCBY-ND2.0

Nel prendere però atto della condizione non particolarmente positiva dei musei italiani all’interno del quadro internazionale, non si può non considerare che una comparazione tra le visite ai musei nazionali e quelle generate dai grandi musei stranieri ha dei limiti per ragioni legate alla struttura e alla concezione stessa dei musei che si vorrebbero mettere a confronto, nel senso che in Italia non ci sono musei come il Louvre, la National Gallery o il British Museum, in grado di accogliere anche 10 milioni di visitatori all’anno. E ciò per la natura stessa delle collezioni intorno alle quali sono nati tanti musei italiani, ovvero – come ha dichiarato qualche mese fa sull’Huffington Post Simone Verde, Responsabile Ricerca scientifica e Pubblicazioni AFM/Louvre Abu Dhabi – “raccolte principesche…uniche nella loro unità di gusto e collezione, di importanza storica ed estetica incommensurabile”, ma certo non rispondenti ad una idea di museo quale “strumento di conoscenza, legato alla ricerca, dotato di laboratori di diagnostica per il restauro, di ricercatori, di una possente biblioteca e di una politica di acquisizioni mirata a riscrivere la storia dell’arte con ambizioni di egemonia culturale internazionale”. Insomma, secondo Verde, sull’Italia “pesa un concetto di museo del tutto inadatto, statico, passivo, fuori dall’Occidente. Per il quale, cioè, esso non è un’istituzione culturale che si basa su collezioni in costante ampliamento e in continua riscoperta per generare conoscenza e per mobilitare una comunità attiva nel suo dibattito scientifico, ma un ricettacolo di beni preziosi, aulici, indiscussi e indiscutibili, legati al passato e da ammirare passivamente.”

Da qui il suo suggerimento di far sì che i nostri musei storici “possano fare riferimento a poche istituzioni centrali capaci di assolvere la funzione di ‘musei’ in senso moderno” cioè un tipo di istituzione “che dia energia al sistema dei musei italiani grazie a una biblioteca internazionale, a un centro diagnostico per il restauro, e dotata di un serio budget per le acquisizioni, che crei una comunità attorno a sé per rivaleggiare, anche nel numero dei visitatori, con i suoi omologhi nel mondo”.

- ALCUNE CONSIDERAZIONI

Castel del Monte, XIII sec., Andria (Bat) - Ph. Vito Abrusci | CCBY2.0

Castel del Monte, XIII sec., Andria (Bat) – Ph. Vito Abrusci | CCBY2.0

Nell’attesa che in Italia accada qualcosa del genere, non rimane dunque che cercare di ottimizzare con politiche mirate, la gestione, l’accessibilità infrastrutturale, la comunicazione per tutti i maggiori musei italiani e per la miriade di quelli diffusi sull’intero territorio, perché non c’è dubbio che sotto questi essenziali profili, la distanza fra l’Italia e il resto del mondo rimanga notevole. Sono questi gli aspetti primari di quel processo di “valorizzazione” dei nostri beni storico-artistici che non va disgiunto dalla necessaria attività di tutela o “conservazione”, a dispetto della ottusa convinzione di chi ritiene che i due aspetti siano in conflitto tra loro; un processo tanto più significativo in un momento in cui i primi venti tra musei e aree archeologiche più importanti si ritrovano ad avere una gestione più autonoma e con margini di discrezionalità più elevati rispetto al passato.

Intanto, se vogliamo una fotografia della situazione attuale, è sufficiente lasciar parlare i numeri soffermandosi ad es. sulla comunicazione attraverso la Rete, ambito nel quale si riscontrano differenze sostanziali tra i Musei italiani e quelli internazionali: dai siti dedicati con opzioni di fruizione multilingue, al versante Social Network. A titolo di esempio, raffrontando la situazione attuale dei maggiori musei internazionali su Facebook e Twitter, si riscontrano i seguenti dati: il Louvre di Parigi conta 1.931.654 like e 627.657 follower, il British Museum di Londra 975.342 like e 664.561 follower, il Metropolitan Museum di New York 1.455.129 like e 1.073.642 follower, il Museo Nacional del Prado di Madrid conta 607.596 like e 642.899 follower. In Italia, scegliendo una triade di musei rappresentativi dell’intero territorio, vediamo che la Galleria degli Uffizi, primo museo italiano citato (al 26° posto) nella classifica internazionale dei 100 più visitati al mondo, non ha né una propria pagina facebook né un profilo twitter specifico, ma i suoi contatti social si disperdono fra quelli del Polo Museale Fiorentino (28 spazi visitabili) che registra 13.596 like e 6.030 follower (anche il resto della comunicazione web degli Uffizi è accorpata all’interno del sito del Polo Museale Fiorentino e in quello dedicato al progetto Nuovi Uffizi, risultando poco immediata e poco chiara); stessa situazione per il Palazzo Ducale di Venezia presente sui social della Fondazione Musei Civici Venezia (facebook 24.189 like; Twitter 9401 follower); il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è presente solo su Facebook con 8.614 like. Dati che non hanno bisogno di ulteriori commenti.

Fontana dell'Elefante, XVIII sec., P.zza Duomo, Catania - Ph. Jesùs Cabrera | CCBY2.0

Fontana dell’Elefante, XVIII sec., P.zza Duomo, Catania – Ph. Jesùs Cabrera | CCBY2.0

E se sui social i musei italiani arrancano, non se la passano bene neppure le pagine regionali di promozione e sviluppo del turismo (ricordiamo che la riforma del titolo V della Costituzione – legge costituzionale 3/2001- attribuisce anche alle Regioni ordinarie la competenza esclusiva in materia) considerate indicative per vagliare l’’attitudine tecnologica’’ delle istituzioni pubbliche italiane: a dirlo sono i dati di marzo-aprile 2015 pubblicati a maggio scorso sul sito dello Studio Giaccardi&Associati, che li ha suddivisi nelle categorie Like, Talking About ed Engagement. Tranne le prime cinque regioni in classifica, per ciascuna categoria, le altre ruotano su entità numeriche piuttosto basse. Decisamente meglio vanno invece le cose nell’agone internazionale, dove l’Italia con la pagina del sito Italia.it, si colloca all’11° posto per i Like (ma con un tasso di crescita superiore a quello dei paesi che la precedono), al 3° posto nella media giornaliera del Talking about e al 1° posto nella percentuale media giornaliera dell’Engagement. Risultati che per il nostro Paese sembrano prospettare significativi miglioramenti nel corso del tempo.

Sono aspetti di non poco conto considerato che gli esiti relativi alla web reputation turistica del Paese così come delle singole destinazioni territoriali attraverso i social network, vanno ormai acquistando un interesse crescente in quanto – diventati ormai oggetto di rilevazione statistica – finiscono con innescare ulteriori ricadute in termini di “visibilità” oltre a fornire suggerimenti per le necessarie campagne di marketing territoriale: lo dimostrano i casi di Napoli e Catania, che la start up TravelAppeal fondata da Mirko Lalli ha identificato come le due città italiane con la migliore reputazione sul web; un dato ottenuto analizzando per 18 mesi i commenti scritti sui social dai vari utenti in relazione a hotel e ristoranti.

In alcuni casi, ancor prima di costruire una web reputation o di impostare, latu sensu, una qualsivoglia forma di strategia comunicativa per i beni culturali di un certo territorio, si pone il problema essenziale di acquisire contezza dello stesso patrimonio che si possiede. Tra fine 2010 e inizi 2011 se lo è ad esempio chiesto la Regione Calabria, il cui Assessorato alla Cultura ha fatto realizzare un Censimento dei Musei. Nel 2014, la stessa regione ha commissionato al Censis una ricerca, la prima del genere in Italia, volta a rilevare il proprio capitale culturale. Dal report è emersa l’esistenza di un patrimonio ricchissimo, fra i più ingenti in Europa, ma bisognoso di essere trasformato da ‘giacente’ in ‘vivente’.

Bookshop al museo - Ph. Thomas Kohler | CCBY2.0

Bookshop al museo – Ph. Thomas Kohler | CCBY2.0

Altra nota negativa, a livello nazionale, è quella in materia di gestione dei servizi aggiuntivi (dalle visite guidate ai libri, dalla ristorazione alla prevendita dei biglietti online): è questo uno degli ambiti inerenti alla gestione museale nel quale lo Stato ha una ricaduta economica irrisoria, come dimostrano i dati numerici, diametralmente opposti a quelli sulla vendita dei biglietti. Dal rapporto del 2013 su questo tema, ripreso ad inizio 2015 da un articolo-inchiesta del settimanale L’Espresso, emerge come dall’incasso della vendita dei biglietti allo Stato sia andato l’82,7% (104.595.541 milioni di euro) e ai privati il 17,3% (21.821.926 milioni di euro), mentre per i servizi aggiuntivi, ai privati vada l’85,4% (pari a 39.116. 129 milioni), e allo Stato solo il 14,6% (pari a 6.676.495 milioni). Questa ripartizione generosa (a vantaggio di pochissimi privati), non viene ritoccata da anni e si basa su contratti scaduti da lungo tempo e prorogati fino ad oggi. E’ chiaro che un assurdo del genere offre il fianco alle critiche di chi vorrebbe questo settore affidato esclusivamente a soggetti pubblici, laddove il vero nodo non è il coinvolgimento dei privati, assolutamente essenziale, ma le modalità secondo cui esso avviene. Se affidare ad essi la gestione di alcuni servizi per la cultura si traduce nella formazione di “cartelli” al di fuori di qualsiasi criterio di trasparenza e di saggia managerialità da parte pubblica, non c’è dubbio che il rapporto di collaborazione sia da riformulare, cosa che in Italia il Ministro Franceschini ha di recente affermato di voler fare.

Nell’ottica di una più oculata gestione delle principali istituzioni museali vuole inserirsi anche la recente riforma del settore voluta dal Ministro Dario Franceschini e adottata attraverso alcuni provvedimenti normativi (dPCM 29 agosto 2014 n° 171, DM 27 novembre 2014 e DM 23 dicembre 2014) che, oltre a riorganizzare la struttura centrale del Mibact hanno, fra l’altro, previsto una rete di poli regionali che mira a favorire il dialogo continuo fra le diverse realtà museali pubbliche e private del territorio per dar vita ad un’offerta integrata rivolta al pubblico e l’attribuzione a 20 importanti musei nazionali di speciale autonomia scientifica, finanziaria, contabile e organizzativa. In merito a questi ultimi ha previsto la nomina di 20 nuovi direttori, iniziativa che non ha mancato di suscitare polemiche soprattutto per la presenza di sette stranieri, scelta che secondo i detrattori avrebbe mortificato le professionalità italiane. Una critica che non tiene conto delle decine di esperti italiani operativi nelle principali istituzioni museali straniere, senza che ciò abbia mai scandalizzato nessuno.

Il vero neo di questa riforma è invece un altro, e risiede nel fatto che la maggiore autonomia sia stata riconosciuta ai 20 principali musei al di fuori di un’ottica di sistema che conferisse un nuovo respiro all’intero complesso museale italiano quale moderno servizio pubblico. Come ha affermato il già citato Simone Verde, sorge il dubbio che lo scopo della riforma sia stato solo quello di “spingere i carrozzoni più ingombranti ad andarsi a cercare soldi da soli per poter sopravvivere senza drenare nuove risorse”. Secondo Verde occorreva invece concentrare un’autonomia “seria” in poche istituzioni museali, rappresentative delle varie aree di competenza ed equamente distribuite sul territorio e con un riassetto adeguato della governance interna. Musei cui “attribuire nuove risorse” e da sottoporre ad “una ristrutturazione complessiva, nelle funzioni e nella capacità di azione internazionale. A partire dalla ricerca, ovvero dalla facoltà di reinventare la storia dell’arte e la museologia attraverso l’esercizio critico sulle collezioni.” Questi pochi musei – conclude Verde – avrebbero dovuto costituire il vertice di un servizio pubblico “piramidale e razionalmente strutturato”, composto dall’insieme di tutti gli altri musei, un sistema nel quale “ciascuno assolvesse a una funzione complementare a quella degli altri.”

Un’ultima, ma non meno importante, osservazione da fare, è che nel parlare di valorizzazione e fruizione dei beni culturali italiani non occorre passare al vaglio solo il comportamento degli stranieri, ma anche quello degli autoctoni. E a farlo ci ha pensato l’Istat analizzando nel 2014 le attività culturali svolte fuori casa dai cittadini italiani. Ne emerge un quadro a dir poco sconfortante, che deve far molto riflettere su quanta strada ci sia ancora da fare, a cominciare dalle forme più spicciole di educazione alla cultura. Solo qualche dato numerico: se si esclude un 47,8 per cento della popolazione dai 6 anni in su che dichiara di essere andata al cinema almeno una volta nel corso dell’anno, scopriamo che, nello stesso periodo, il 72,1 %  non ha visitato neppure una mostra o un museo; il 78,1% non ha fruito di siti archeologici o monumenti; l’81,1 % non è andato a teatro, mentre il 90,7 % non ha seguito neppure un concerto di musica classica. E parliamo di dati che, rispetto al 2013, fanno registrare un lieve aumento del consumo dell’offerta culturale.

MUSEI E SITI DEL SUD NEL QUADRO NAZIONALE

Ingresso della Cittadella dei Musei, Cagliari

Ingresso della Cittadella dei Musei, Cagliari

Se andiamo infine a vedere come si collocano i musei dell’Italia meridionale in ambito nazionale, dal rapporto relativo al 2014 pubblicato sul Giornale dell’Arte (aprile 2015, n. 352) scopriamo che nessuno di essi figura nella Top 10, dove troviamo invece 4 musei di Firenze (1°, 3°,5° e 6°), uno di Roma (4°), uno di Venezia (2°), uno di Trento (8°) uno di Torino (9°) e uno di Bologna (10°). Se invece passiamo alla classifica nazionale dei 100 più visitati, vediamo che dei 7 musei dell’Italia meridionale in essa presenti, il primo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si trova al 19° posto con 349.390 visitatori; seguono il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria al 39° con 195.998 visitatori, Castel Sant’Elmo a Napoli al 54° con 136.259, il Museo di Capodimonte di Napoli al 58° con 126.676, il Museo San Martino di Napoli al 60° con 119.776, il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari al 72° con 83.401, le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli al 90° di visitatori ne totalizza 60.936. Come viene precisato, in questa classifica si intendono per musei “soltanto quelle istituzioni che prevedono un allestimento delle collezioni in spazi adattati a fini espositivi a carattere museale, escludendo quindi i «musei di se stessi», come palazzi, ville e residenze”. Diversa la situazione nella sezione aree archeologiche nella quale il Sud Italia è presente con 11 località su 20 delle più visitate, mentre in quella dedicata a Residenze, Ville, Castelli e Torri etc., conta 15 luoghi su 50.

Per completezza di informazione, aggiungiamo che degli oltre 3200 musei, tra statali, privati e religiosi censiti dalla guida Musei d’Italia pubblicata dal Touring Club (seconda edizione 2012), 761 si trovano nel Sud Italia (Abruzzo 84, Molise 15, Campania 185, Puglia 98, Basilicata 27, Calabria 63, Sicilia 170 e Sardegna 119). Ma se il Sud Italia è ben allineato col resto del Paese quanto a musei e siti di valore storico-artistico (molti dei quali purtroppo ancora semisconosciuti al grande pubblico), grazie al suo passato plurimillenario e al fecondo incontro di culture, può vantare alcune unicità: per citare alcuni casi, basti ricordare la scoperta in Sicilia della più grande fabbrica di ceramiche greche del mondo antico, o il ritrovamento in Calabria della più lunga iscrizione in alfabeto acheo e del più grande ed articolato mosaico ellenistico dell’intera Magna Grecia.

Concludiamo questa nostra indagine sottolineando ancora una volta la necessità di prendersi cura e di promuovere i nostri musei che costituiscono, al pari di tutto il patrimonio culturale e paesaggistico italiano – noi di Famedisud lo constatiamo quotidianamente – importanti quanto unici, e in larga parte inespressi, attrattori culturali del territorio, radici e immagine del Paese, tratti fondamentali della nostra plurimillenaria storia e multiforme identità. E’ però questo un obiettivo a cui puntare avendo ben presente il legame fra tale immenso patrimonio e il territorio che lo ha espresso, alla cui salvaguardia, gestione e comunicazione integrata non può che essere riservato altrettanto impegno; viceversa si rischierebbe non solo di svilire lo stesso incommensurabile valore di ciò che tale territorio e il popolo che lo abita sono riusciti a produrre in millenni di storia, ma anche di continuare a sottovalutare in modo miope l’impatto economico e occupazionale che ne deriverebbe per l’intero Paese.

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In Giappone un museo da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Sala del Museo Civico ''Giuseppe Barone'', Baranello (Cb) – Ph. © Ferruccio Cornicello

In Giappone un museo da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Trapezophoros, IV sec. a.C., Polo Museale S. Maria del Popolo, Ascoli Satriano (Fg) – Ph. © Ferruccio Cornicello

In Giappone un museo da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Busto femminile, ex voto, VI sec. a.C., Museo Archeologico di Medma, Rosarno (RC) – Ph. © Ferruccio Cornicello

In Giappone un museo da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Part. di arula, V-IV sec. a.C., Museo Archeologico di Medma, Rosarno (RC) – Ph. © Ferruccio Cornicello

In Giappone un museo da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Pendente fenicio a testa d'ariete, pasta vitrea, VII-V sec. a.C., Museo Archeologico di Medma, Rosarno (RC) – Ph. © Ferruccio Cornicello

In Giappone un museo da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Sito archeologico di Castiglione di Paludi (Cs), IV-III sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

In Giappone un museo da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Elefante dell'Incavallicata, Campana (Cs) – Ph. © Ferruccio Cornicello

In Giappone un museo da 400 milioni di dollari celebra con copie l’arte occidentale. Viaggio fra contraddizioni e ritardi dei musei italiani

Autoritratto attribuito a Leonardo da Vinci, Museo di Vaglio di Basilicata (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Ipogeo dell'Età del Bronzo, XVI a.C., Trinitapoli (Bat) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Chiesa Ipogea di S. Nicola, IX-XII sec., Mottola (Ta) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Jean August Renoir, Battesimo di Cristo, affresco, Capistrano (VV) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Bos Primigenius, Paleolitico superiore (19.000 anni fa), Grotta del Romito, Papasidero (Cs) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Grifone, mosaico, XI sec., Cattedrale di Bitonto (Ba) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cripta rinascimentale della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec. – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Affreschi con scene di vita popolare e di corte, XVIII sec., Palazzo Ducale, Martina Franca (Ta) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Mattia Preti, Presentazione di Gesù al Tempio, 1680-85, Chiesa di S. Barbara, Taverna (Cz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Girolamo Varna, Affreschi (XIX sec.) nella Torre Mastio del Castello Ducale di Corigliano Calabro (Cs) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Ignazio Perricci, Palcoscenico della vita, affresco, 1870-72, Salone degli Specchi del Castello Ducale di Corigliano Calabro (Cs) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Part. del Salone degli Specchi del Castello Ducale di Corigliano Calabro (Cs) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cucina sotterranea del Castello Ducale di Corigliano Calabro (Cs) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Decorazione a decoupage della antica spezieria conventuale di S. Domenico, XVII sec., Taverna (Cz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Mattia Preti, Cristo fulminante, 1651-52, Chiesa di S. Domenico, Taverna (Cz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Raffaele Belliazzi, Il riposo, terracotta, 1875, Pinacoteca 'Corrado Giaquinto', Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Toro Cozzante, bronzo, V sec. a.C., Museo Archeologico di Sibari (Cs) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Giovan Battista Gianni, part. dell'Oratorio del Sacro Monte dei Morti, XVII-XVIII sec., Cattedrale di S. Giustino, Chieti – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Case-grotte degli Sbariati, X-XII sec., Zungri (VV) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Case-grotte degli Sbariati (interno), X-XII sec., Zungri (VV) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Busto argenteo di S. Nicola di Myra (XIX sec.), Museo Nicolaiano, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

Per approfondimenti:

- Albano F. R., Turismo & Management d’impresa. Gestione organizzata dell’azienda turistica, Youcanprint, 2014, 250 p.
- Antonioli Corigliano M., Baggio R., Internet & turismo 2.0. Tecnologie per operare con successo, Milano, Egea, 2010, 280 p.
- Becattini G., La coscienza dei luoghi. Il territorio come soggetto corale, Roma, Donzelli Editore, 2015, 222 p.
- Becheri E., Maggiore G. (a cura di), Diciannovesimo rapporto sul turismo italiano 2012-2013, Milano, Franco Angeli, 2013, 593 p.
- Brilli A., Il Viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale, Bologna, IL Mulino, 2008, 516 p.
- Brilli A., Arte del viaggiare. Il viaggio materiale dal XVI al XIX secolo, MIlano, Silvana Editoriale, 2000, 192 p.
- Brilli A., Il “Petit Tour”, itinerari minori del viaggio in Italia, MIlano, Silvana Editoriale, 1988, p.320
- Bulegato F., I musei d’impresa. Dalle arti industriali al design, Roma, Carocci, 2008, 208 p.
- De Seta C., L’Italia nello specchio del Grand Tour, Milano, Rizzoli, 2014, 475 p.
- Ejarque J., Destination marketing. La nouva frontiera della promocommercializzazione turistica, Milano, Hoepli, 2009, XVI-352 p.
- Eurostat, Cultural Statistics, Luxembourg, European Union, 2011, 253 p.
- Eurostat, Regional Yearbook 2014, Luxembourg, European Union, 2015, 307 p.
- Federculture – Formez, Cultura & Turismo, locomotiva del paese, 2014, 73 p.
- Franzoni S., Destination governance, aziende turistiche e sviluppo sostenibile, MIlano, Franco Angeli, 2014, 102 p.
- Gerosa M., Milano R., Viaggi in rete. Dal nuovo marketing turistico ai viaggi nei mondi virtuali, Milano, Franco Angeli, 2011, 256 p.
- Grassi C., Il museo tra storia, cultura e didattica. Funzione educativa e ruolo sociale, Pisa, Edizioni ETS, 2015, 252 p.
- Grossi R. (a cura di), Cultura, Identità, Innovazione. La sfida per il futuro, XI Rapporto Annuale Federculture 2015, Milano, Il Sole 24 Ore, 2015, 288 p.
- Ippolito R., Il Bel Paese maltrattato. Viaggio tra le offese ai tesori d’Italia, Milano, Bompiani, 2010, 380 p.
- Isman F., I predatori dell’arte perduta. Il saccheggio dell’archeologia in Italia, Milano, Skira Editore, 2009, 222 p.
- Kanceff E. – Rampone R. (a cura di), Viaggio nel Sud, Vol 1, Viaggiatori stranieri in Sicilia, Moncalieri (TO), CIRVI, 1993, 600 p.
- Kanceff E. – Rampone R. (a cura di), Viaggio nel Sud, Vol. 2, Verso la Calabria, 1993, Moncalieri (TO), CIRVI, 576 p.
- Kanceff E. – Rampone E. (a cura di), Viaggio nel Sud, Vol. 3, Il profondo Sud: Calabria e dintorni, Genève, Slatkin, 1993, 629 p.
- Lozato-Giotart J.P., Geografia del turismo, Milano, Hoepli, 2008, 260 p.
- Maeran R., Psicologia e Turismo, Roma-Bari, Laterza, 2004, VI-200 p.
- Mozzillo A., Viaggiatori stranieri nel Sud, Milano, Edizioni di Comunità, 1982, 2ª ed, 738 p.
- Olschki F. (a cura di), Viaggi in Europa: secoli XVI-XIX. Catalogo del fondo “Fiammetta Olschki, a cura di Di Marco S., Firenze, Olschki, 1990
- Santi G., I musei religiosi in Italia. Presenza, caratteri, linee guida, storia, gestione, Milano, Vita e Pensiero, 2012, 160 p.
- Settis S., Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2007, 149 p.
- Stoppani A., Il Bel Paese. Conversazioni sulle bellezze naturali, la geologia e la geografia fisica dell’Italia, Milano, Agnelli, 1876, 483 p.
- TCI, Musei d’Italia, Milano, Touring Club Italiano, 2012, 832 p.
- TCI, Turismo industriale in Italia, Milano, Touring Club Italiano, 2008, p. 224
- Teti V., Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati, Roma, Donzelli Editore, 2004, 597 p.
- The Economist – Internazionale, Il mondo in cifre, 2016, 256 p.
- UNWTO, Annual Report 2014, Madrid, World Tourism Organization, 2015, 95 p.
- UNWTO, Yearbook of Tourism Statistics. Data 2009-2013, 2015
- UNWTO, World Tourism Barometer, Vol. 13, October 2015

Sitografia generale:

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http://www.istat.it/it/archivio/turismo
http://www.iby.it/turismo/papers/baggio_regioni.pdf
http://www.corriere.it/cronache/15_dicembre_12/palermo-posto-nativita-caravaggio-rubata-riproduzione-alta-tecnologia-0f82b3c2-a0e3-11e5-8534-5a7dc9969e9f.shtml
http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2015/08/18/tanti-stranieri-tra-i-nuovi-direttori-dei-piu-grandi-musei-italiani.-agli-uffizi-arriva-un-tedesco_cb72faa4-0850-450c-b106-aac71b871b0f.html
http://tpcweb.carabinieri.it/SitoPubblico/bollettini
http://icom.museum/programmes/fighting-illicit-traffic/red-list/
http://icom.museum/resources/red-lists-database/
http://www.huffingtonpost.it/simone-verde/ecco-perche-i-musei-non-funzionano_b_8061958.html
http://www.huffingtonpost.it/simone-verde/italia-fuori-dalla-top-10_b_7340140.html?utm_hp_ref=tw
http://www.artribune.com/2015/12/turismo-italia-grand-tour-citta-darte-piero-della-francesca/
http://www.agendadigitale.eu/egov/senza-digitale-l-arte-italiana-rischia-la-colonizzazione-straniera_1790.htm
http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/01/08/news/musei-quel-tesoro-che-l-italia-spreca-1.194201
http://www.artribune.com/2015/09/tuomuseo-cultura-museologia-digitale/
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1220072686.html
http://www.openpompei.it/2015/01/28/divertirsi-con-i-beni-culturali-la-gamification-e-il-progetto-tuo-museo/
http://www.corriere.it/bello-italia/notizie/cultura-tecnologia-made-italy-bellezza-bello-italia-240-miliardi-valore-8c22fca8-9d22-11e5-9189-eea9343a1b14.shtml
http://www.statistica.beniculturali.it/rilevazioni/musei/Anno%202014/MUSEI_TAVOLA1_2014.pdf
http://www.statistica.beniculturali.it/rilevazioni/musei/Anno%202014/MUSEI_TAVOLA6_2014.pdf
http://www.statistica.beniculturali.it/rilevazioni/musei/Anno%202014/MUSEI_TAVOLA7_2014.pdf
http://www.statistica.beniculturali.it/rilevazioni/musei/Anno%202014/MUSEI_TAVOLA8_2014.pdf
http://www.guidaviaggi.it/notizie/175853/-per-l-italia-l-unica-ricetta-%C3%A8-la-rivoluzione-digitale
http://www.regione.calabria.it/allegati/20110331_censimento_dei_musei.pdf
http://noi-italia2015.istat.it/index.php?id=7&L=0&user_100ind_pi1[id_pagina]=55&cHash=af270d9048e320944e666af96e913e0e
http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1239364073523_n.15_del_11-04-09_musei.pdf
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-12-16/l-anfiteatro-campano-ostaggio-un-manipolo-custodi-192346.shtml?uuid=ACpr8quB
http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2014/12/15/quei-volontari-inesperti-nei-musei-1.1357530
http://dtxtq4w60xqpw.cloudfront.net/sites/all/files/pdf/global_report_cultural_routes_itineraries_v9.compressed.pdf
http://www.ttgitalia.com/stories/incoming/107685_web_reputation_catania_la_migliore_secondo_travel_appeal/

Famedisud:

https://www.famedisud.it/e-in-molise-una-delle-piu-antiche-testimonianze-del-popolamento-umano-delleuropa/
https://www.famedisud.it/eccezionale-recupero-reperti-archeologici-clandestini-provenienti-dalla-puglia-grande-tesoro-furtivo-mai-ritrovato/
https://www.famedisud.it/le-stanze-delle-meraviglie-il-museo-barone-e-la-biblioteca-di-baranello-scrigni-darte-e-cultura-nel-cuore-del-molise/
https://www.famedisud.it/inaugurato-a-rosarno-il-museo-archeologico-di-medma-prezioso-scrigno-di-testimonianze-dellantica-polis-magno-greca/
https://www.famedisud.it/viaggio-nella-calabria-presitorica-il-bue-primigenio-della-magica-grotta-del-romito/
https://www.famedisud.it/il-sogno-d-arte-di-renoir-in-calabria-e-gli-affreschi-di-capistrano/
https://www.famedisud.it/bovino-duemila-anni-di-storia-portati-con-orgoglio/
https://www.famedisud.it/storia-archeologia-ambiente-agricoltura-i-tesori-nascosti-di-trinitapoli/
https://www.famedisud.it/la-citta-cattedrale-viaggio-alla-scoperta-del-duomo-di-acerenza-la-chiesa-superiore-e-il-borgo/
https://www.famedisud.it/una-storia-di-aromi-e-lame-affilate-il-museo-del-profumo-di-santelena-sannita/
https://www.famedisud.it/tornano-le-invasionidigitali-116-invasioni-gia-programmate-per-il-2014-lora-x-parte-il-24-aprile/
https://www.famedisud.it/la-cultura-e-sempre-piu-social-presentata-in-calabria-a-trebisacce-la-nuova-campagna-di-invasioni-digitali/
https://www.famedisud.it/e-in-calabria-uno-dei-musei-piu-innovativi-ditalia-il-museo-dei-brettii-e-del-mare-di-cetraro/
https://www.famedisud.it/category/rubriche/virtual-sud/

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