Il sogno d’arte di Renoir in Calabria e gli affreschi di Capistrano

Battesimo di Cristo - Renoir

Calabria – Battesimo di Cristo nel fiume Giordano (nel riquadro in alto a destra ritratto fotografico del pittore francese Pierre-Auguste Renoir, ritenuto autore di questo come degli altri affreschi custoditi nella chiesa di S. Nicola, a Capistrano (VV) – Ph. © Ferruccio Cornicello

di Redazione FdS

“La mia nonna materna, alla quale ero molto affezionato, era nata proprio a Capistrano nel 1874, figlia di un muratore. Quindi aveva 7 anni quando vi arrivò il Maestro. Nella sua memoria di bambina era rimasta impressa la figura di un pittore francese, che lei chiamava il signor Renuà, il quale, visto che gli affreschi della chiesa locale si stavano distruggendo a causa dell’umidità, decise in qualche modo d’arrestarne la rovina definitiva operando una sorta non di restauro ma di rifacimento. Per far ciò, si servì dei normalissimi colori usati dai muratori per dipingere le pareti o le facciate delle case e a fornirglierli fu proprio il padre di mia nonna…” Ci piace iniziare il nostro racconto con questa citazione da ‘Il cielo rubato – Dossier Renoir’ (ed Skira) dello scrittore siciliano Andrea Camilleri, celebre padre del Commissario Montalbano, che in una delle saltuarie ‘fughe’ dal suo personaggio più famoso, ha trattato in forma romanzata un curioso episodio legato alla biografia di uno dei maestri più celebri dell’Impressionismo francese, Pierre-Auguste Renoir. La fonte originaria grazie alla quale è noto l’episodio è però il libro che Jean Renoir, figlio dell’artista nonché a sua volta celeberrimo cineasta, ha dedicato alla memoria del padre, “Renoir, mio padre”, edito in Italia dalla Garzanti nel 1963. In questo libro si parla fra l’altro del viaggio in Italia compiuto dal grande pittore, all’epoca 40enne e già pienamente partecipe dell’estetica impressionista, e in particolare di una sua spedizione in Calabria sconosciuta ai più, della quale si è tornato a parlare nel 1993 in occasione del riemergere, all’interno di una chiesa del piccolo borgo di Capistrano (Vibo Valentia), di un gruppo di affreschi ritenuti opera dell’artista francese.

Seguendo questa traccia, noi di Fame di Sud abbiamo deciso di fare un sopralluogo nel piccolo borgo collinare nell’entroterra di Pizzo Calabro allargando quindi progressivamente la nostra conoscenza dei dati ad oggi disponibili intorno a questa poco nota vicenda. Abbiamo così appreso che all’atto della scoperta degli affreschi nella Parrocchiale intitolata a San Nicola,  a Capistrano è praticamente successo il finimondo, dato che il paesino si è ritrovato catapultato –  fra giornalisti, fotografi e cameramen italiani e francesi – nelle cronache culturali dei principali media nazionali. Ovviamente, nell’immediatezza del fatto, si è scatenata una ridda di opinioni  che ha visto contrapposti alcuni fra i più noti esperti d’arti italiani. Ma procediamo con ordine.

ulivi_capistrano_1_opt

Uliveto a Capistrano (VV) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Abbiamo lasciato l’Autostrada Salerno-Reggio Calabria all’altezza dell’uscita di Pizzo e anzichè imboccare  la strada che conduce ai bellissimi borghi della costiera, ci siamo inerpicati in direzione Capistrano per circa una ventina di km lungo i colli che precedono la catena delle Serre calabresi. Durante il percorso lo sguardo spazia sulle acque del Lago dell’Angitola, zona umida di grande rilevanza ornitologica, affidata alle cure del WWF Calabria. Macchia mediterranea e uliveti si estendono a perdita d’occhio nel serpeggiare del tragitto, ma la sorpresa più bella ci ha colti quasi alle porte del paese quando ci siamo ritrovati ad attraversare un fitto bosco di ulivi fra le cui frondosissime chiome filtrava la luce  antemeridiana. Ulivi d’una varietà del tutto inedita per chi come noi ha presenti i tozzi ed arcaici ulivi di Puglia, più larghi che alti, con il loro colore argenteo e cinerino, bellissimi nel loro genere ma del tutto diversi da questi ulivi-quercia che abbiamo appreso essere di cultivar ottobratica, una varietà endemica soprattutto della piana di Gioia Tauro dove raggiungono altezze inimmaginabili. Le silhouettes scure di tronchi e rami, ricoperti d’una corteccia rugosa come quella appunto di una quercia, e le chiome svettanti, conferiscono agli uliveti un’atmosfera da foresta misteriosa più che da solare giardino mediterraneo. E’ stato allora che ci sono tornate alla mente le parole di Renoir che nelle memorie raccolte dal figlio Jean parla del “paesello immerso negli ulivi”.

Era il 1881 quando il pittore si trovava a Napoli. Già reduce dalla prima mostra degli impressionisti nello studio di Nadar nel 1874, l’artista viaggiava per il Bel Paese in cerca di nuove fonti di ispirazione. Nella città del Golfo, in una taverna frequentata soprattutto da chierici, chiacchierava con un prete calabrese che non faceva altro che inneggiare alle straordinarie bellezze della sua terra: “…le descrizioni che [il prete] faceva della sua terra dettero a Renoir il desiderio di visitarla (…). Partì, munito di una lettera di raccomandazione del vescovo, procuratagli dall’amico. A quell’epoca le ferrovie e le strade erano rare in Calabria. Mio padre fece il viaggio parte su una barca di pescatori passando da un porticciolo all’altro e parte a piedi. La lettera del vescovo gli apriva le porte di tutti i presbiteri.”  Pochi anni dopo l’uscita del libro di Jean Renoir, nel 1969, il giornalista e scrittore calabrese Sharo Gambino e gli amici Giuseppe Maria Pisani e Giovanni Curatola ritennero di individuare quel prete in Giacomo Rizzuto, originario di Capistrano ma residente a Napoli dove svolgeva mansioni di precettore presso una famiglia aristocratica.

E’ toccante leggere come il Maestro – in paese lo chiamavano “Signor Renuà” – fosse rimasto positivamente impressionato dalla gente di Calabria, di cui apprezzò la grande generosità: “Tutti i calabresi che ho incontrato erano generosi e così allegri nella loro miseria!”. E ancora Jean ricorda come il padre raccontasse a lui allora tredicenne di quel periodo trascorso in Calabria e come la memoria di quel tempo gli facesse affiorare “un’inabituale sorriso sulle labbra”. “[Mio padre]  – scrive il regista – è diventato uno di loro, faceva come i contadini del Sud: mangiava dalle sue stesse mani e si soffiava il naso con un lembo del vestito”. Divertente poi l’episodio del pittore che non riuscendo a guadare un fiume viene soccorso da una ventina di popolane che, divertite per la sua imbranataggine, se lo rilanciano di mano in mano “come un pallone da rugby”. Sorpreso ancora una volta da tanta attenzione, il pittore “faceva del suo meglio per ricambiare quelle manifestazioni di generosità” e si sdebitava “facendo il ritratto al bambino”, gesto che rendeva felici quelle madri così premurose.

capistrano_1_opt

Calabria – S. Nicola, Chiesa Madre di Capistrano (VV)

Sarebbe stata proprio tanta generosa accoglienza a spingere l’artista ad intervenire sugli affreschi della Chiesa Madre, la parrocchiale intitolata a San Nicola di Myra, che versavano in pessime condizioni a causa dell’umidità. Più che un restauro si sarebbe trattato di un rifacimento peraltro eseguito con mezzi di fortuna, come emerge dalle parole dello stesso pittore riportate dal figlio: “Non mi intendevo molto di affreschi; trovai dal muratore un po’ di polveri colorate. Chissà se hanno retto…” . Ebbene gli affreschi riemersi da sotto gli intonaci durante un restauro della chiesa di S. Nicola avvenuto nei primi anni ’90, si ritiene siano proprio quelli rifatti dall’artista francese. Si tratta dei due tondi presenti sotto la cantoria sulla controfacciata, un Battesimo di Cristo e un’Adorazione dei Magi (quest’ultimo ormai illegibile) e di due riquadri nell’abside dietro il settecentesco altare maggiore sopravvissuto, insieme a pochi altri elementi originari della chiesa, al terribile terremoto del 1783: un Gesù risorto incontra Maria di Magdala e una Samaritana al pozzo di Sicar. Nell’immediatezza del ritrovamento, come si accennava all’inizio, le tesi furono molteplici.  Lo storico e critico d’arte Maurizio Calvesi ad esempio liquidò subito il Battesimo di Cristo come “una volgare crosta del Settecento” , trascurando – come qualcuno ha fatto rilevare – che è pressochè impossibile una tale datazione visto che la chiesa è andata distrutta a causa del sisma del 1783 ed è stata ricostruita intorno al 1815. Il critico d’arte Federico Zeri si è invece dimostrato possibilista giudicando l’attribuzione “improbabile ma non impossibile”.  Troppo ottimisticamente prematuro invece il giudizio entusiastico di un pittore locale, Franco Natale, che subito esultò affermando che “l’arte di Renoir è facilmente riconoscibile dallo stile e dai colori adoperati”.

L’impressione che si ha vedendo le opere da vicino è quella di uno stile che sembra ricordare certa arte devozionale di estrazione popolare tardosettecenteca-ottocentesca, ma al tempo stesso si ha come la sensazione che ci sia l’impronta di una mano molto più moderna, compatibile con l’intervento di un artista come Renoir. Questa nostra impressione sembra trovare conforto nel più recente ed abbastanza accreditato giudizio del pittore Xante Battaglia, docente all’Accademia di Brera, il quale rileva come le opere di Capistrano non siano certo  tipicamente impressioniste secondo lo stile noto di Renoir, ma frutto di un volontario omaggio dell’artista francese alla tradizione degli affreschi dei pittori italiani realizzato con materiali poveri. La parola più recente espressa sugli affreschi di Capistrano è infine quella di Mario Guarna, filosofo con la passione per la pittura, che nel volume “Gli affreschi di Renoir a Capistrano – Un mistero svelato” (ed. Ibiskos Ulivieri), uscito nel 2008, si dice più che certo della loro attribuzione all’artista francese. L’autore, proponendo una minuziosa analisi storica e artistica, ritiene di aver risolto l’enigma che dagli anni sessanta aleggia attorno agli affreschi custoditi nel paesino calabrese, soprattutto nelle pagine in cui, attraverso un comparazione dei suddetti affreschi con alcune opere del pittore francese, ritiene di cogliere similitudini indiscutibili. Conclusione: Capistrano possiederebbe tre opere “uniche” nel panorama della produzione di un artista che, a parte qualche dipinto murario nei caffè parigini (sua la decorazione della parete del caffe’ in rue Dauphine a Parigi), opere per lo più perdute, non si era mai cimentato nel genere dell’affresco. Se Guarna ha davvero visto giusto, potremmo allora concludere con Camilleri, così come abbiamo iniziato: “…era la prima volta in vita sua che tentava la pittura a fresco e oltretutto con mezzi impropri. (…) A me bastò inoltre una breve visita alla chiesa per avere conferma di tutto. Il viso dell’angelo nel “Battesimo di Gesù” è indiscutibilmente quello di Aline Charigot, modella, amante e poi moglie di Renoir e da lui ossessivamente ritratta.”

GUARDA LA PHOTOGALLERY

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Fontana settecentesca nella piazza Renoir a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia). gli affreschi della controfacciata – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Il Battesimo di Cristo, Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Il Battesimo di Cristo, Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Cristo risorto incontra Maria di Magdala, Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Cristo risorto incontra Maria di Magdala, Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Samaritana al pozzo di Sicar, Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Samaritana al pozzo di Sicar, Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Altare Maggiore, XVIII sec. - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Monumento funerario del nobile Pietro Bongiorno, XVIII sec. - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Part. del monumento funerario del nobile Pietro Bongiorno, XVIII sec. - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Part. della statua di San Nicola vescovo di Myra. - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Statua di San Nicola vescovo di Myra. - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Busto di S. Paolo, XVIII sec. - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Busto di S. Pietro, XVIII sec. - Chiesa di S. Nicola, parrocchiale di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ginevra la cagnetta di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Felci pioniere a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Il borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Il borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Agrumeto nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello –

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello – All rights reserved Feart ®

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi a Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Ulivi nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Il borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - La 'identity car' di Ferruccio Cornicello nel borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Renoir a Capistrano

Calabria - Il borgo abbandonato di Nicastrello di Capistrano (Vibo Valentia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

 

3 commenti

  1. Complimenti per l’articolo.
    Grazie per aver dato spazio agli affreschi di Renoir siti a Capistrano.

  2. Maria Concetta Mazziotti

    Molto interessante grazie

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Torna su