Calorosi applausi al Petruzzelli di Bari per “L’elisir d’amore” di Donizetti. Successo personale per Maria Grazia Schiavo

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Un momento de L'Elisir d'Amore di gaetano Donizetti, in scena al Teatro Petruzzelli di Bari - Ph. Carlo Cofano

Un momento dell’opera L’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti, in scena al Teatro Petruzzelli di Bari – Ph. Carlo Cofano

di Enzo Garofalo

E’ fra le poche opere pre-verdiane entrate nel grande repertorio e rimaste tenacemente vive e vegete fino ai nostri giorni, imponendosi all’attenzione del pubblico di tutto il mondo da ben 183 anni grazie allo spirito allegro e lievemente malinconico che l’attraversa dall’inizio alla fine. E pensare che l’opera in due atti L’elisir d’amore era nata da una sorta di sfida lanciata dal compositore bergamasco Gaetano Donizetti a se stesso e al librettista Felice Romani, avendo a disposizione solo 14 giorni per scriverla e potendone concedere solo sette per la stesura del testo. Una vera e propria corsa contro il tempo affrontata per andare incontro all’impresario del Teatro della Cannobiana di Milano rimasto senza un compositore per la nuova opera in programma. Soccorso agli autori arrivò anche dal testo Le philtre che Eugène Scribe aveva un anno prima elaborato per la musica di Daniel Auber; sarebbe bastato tradurlo e adattarlo e per il resto affidarsi alla sua facile fruibilità da parte del pubblico. Così fece il Romani, rivelando una straordinaria padronanza del verso e della lingua nel delineare caratteri e situazioni peraltro già note alla tradizione teatrale e una perfetta coerenza con lo spirito della musica pervasa dal genio compositivo di Donizetti che in due settimane riuscì a cavar fuori un vero capolavoro. Finalmente le schermaglie amorose della capricciosa borghese Adina e dell’ingenuo contadino Nemorino e le tronfiaggini del sergente Belcore e del dottore ciarlatano Dulcamara, sono tornate da alcuni giorni al Teatro Petruzzelli di Bari dove rimarranno in scena fino al prossimo 22 dicembre.

A portarle sul palcoscenico del politeama barese, insieme a Coro e Orchestra del Petruzzelli diretti dal M° Giuseppe La Malfa, è il regista Michele Mirabella che, come sua consuetudine, è riuscito a confezionare uno spettacolo di grande godibilità, coniugando il gusto per la tradizione con la ricerca di nuovi accenti e sfumature di carattere nella resa dei personaggi e del contesto in cui agiscono. Una regia agile e vivace che trova il suo culmine nelle evoluzioni del dottor Dulcamara, un irresistibile Domenico Colaianni come sempre eccellente interprete di ruoli buffi. L’illustre ciarlatano, simpatico venditore di fumo e di elisir taroccati, fornito per l’occasione di una sontuosa mise rosso fuoco e di un’acconciatura ‘elettrica’, probabile strizzatina d’occhio al “Doc” Emmet Brown di Ritorno al Futuro, compare in scena trainato su una bizzarro veicolo, mirabile incrocio fra una ‘macchina’ leonardesca e un marchingegno barocco. Una bella invenzione dello scenografo Giovanni Licheri, autore anche della fiabesca ambientazione, che insieme ai coloratissimi costumi di Alida Cappellini e al sapiente light design Franco Angelo Ferrari, risulta un azzeccato tone sur tone con la musica di Donizetti, vero tripudio di leggiadria leggermente venata di patetismo, e con un libretto che rimanda a Paesi Baschi e ad una vita agreste dai toni decisamente surreali.

Al di là di tutto ci sono però i reali e immutabili sentimenti umani capaci, ormai da quasi due secoli, di affascinare il pubblico di tutto il mondo: l’amore travolgente non corrisposto, la fredda indifferenza, il potere del denaro e le ipocrisie che lo accompagnano, e la forza dell’amore che vince su tutto. A dar vita ad essi un variegato cast canoro: nel ruolo della civettuola borghese Adina, il folto pubblico ha calorosamente applaudito la affascinante voce del soprano Maria Grazia Schiavo, mirabile esempio di controllo tecnico e di temperamento scenico, una interprete felicemente oscillante fra repertorio classico e barocco. A Bari ha dato il meglio di sè soprattutto nel più concitato 2° atto. Ben calato nei panni dell’ingenuo ed inamorato Nemorino il tenore Aldo Caputo, abituale frequentatore del repertorio donizettiano e rossiniano, voce dalle considerevoli risorse di bellezza timbrica, chiarezza di dizione e musicalità; qualche problema di intonazione ha però intaccato alcuni passaggi di una performance tutto sommato positiva. Scenicamente impeccabile, ma intralciato da una voce non del tutto a fuoco, il Belcore (soldato fanfarone rivale di Nemorino) del baritono Bruno Taddia. Incisiva e convincente nel piccolo ruolo della contadina Giannetta il soprano Marta Calcaterra. All’altezza del ruolo di vero e proprio ‘personaggio’ assegnatogli da Donizetti, il Coro del Teatro Petruzzelli, preparato con la consueta cura dal M° Franco Sebastiani. Raffinata e accurata la lettura musicale offerta dal M° Giuseppe La Malfa, come sempre dimostratosi sapiente concertatore di un’orchestra in progressiva ascesa qualitativa.

Lo spettacolo sta dunque rinnovando a Bari il grande successo già riportato presso il Teatro Lirico di Cagliari a cui si deve la produzione dell’allestimento. Dopo la recita del 13 dicembre a cui si riferisce questa recensione, l’opera continua ad andare in scena secondo il seguente calendario: martedì 15 dicembre (ore 20.30); mercoledì 16 dicembre (ore 20.30); venerdì 18 dicembre (ore 20.30); domenica 20 dicembre (ore 18.00); martedì 22 dicembre (ore 20.30).

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Calorosi applausi al Petruzzelli di Bari per "L'elisir d'amore" di Donizetti. Successo personale per Maria Grazia Schiavo

Il direttore d'orchestra Giuseppe La Malfa - Ph. Carlo Cofano

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