La Sirena, il magico racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Max Klinger - die sirene

Max Klinger – Die sirene (1895)

di Redazione FdS

E’ uno dei racconti più straordinari della letteratura italiana del ‘900, ma è anche uno dei meno conosciuti, sebbene recentemente stia avendo una crescente divulgazione grazie alla lettura scenica che il noto attore Luca Zingaretti ne sta offrendo al pubblico dei teatri di tutta Italia. Parliamo de “La sirena” il lungo racconto dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, celebre autore del long-seller ‘Il Gattopardo’. Il racconto fu pubblicato postumo da Feltrinelli nel 1961 e l’altro titolo con cui è anche conosciuto, “Lighea” – dal nome del personaggio mitologico rappresentato – gli fu dato dalla moglie dell’autore, morto tre anni prima. L’autore scrisse La sirena negli ultimi mesi della sua vita, quando già era consapevole della sua grave malattia, per cui ‘Lighea’ assume quasi il carattere di un testamento spirituale.

La narrazione si sviluppa su due livelli, uno realistico, che ha per protagonista il giovane Paolo Corbera di Salina, impiegato come giornalista a “La stampa” di Torino (città che Lampedusa conosceva bene avendovi assolto il servizio di leva), e uno di carattere fantastico, nel quale si racconta l’amore fra un uomo e una sirena; quest’ultima parte del racconto apre le porte ad una dimensione soprannaturale popolata di allusioni simboliche, di implicazioni psicologiche, che ne fanno una struggente meditazione sull’amore e sulla morte.

Il giovane protagonista incontra in un caffè di Torino l’anziano senatore Rosario La Ciura, ellenista di fama mondiale, professore emerito dell’università di Torino, il quale a più riprese e in più occasioni – anche fuori da quel primo luogo d’incontro – gli narra episodi della sua vita, fino a fargli l’intima confidenza circa le ragioni del suo celibato: gli svela cioè come da giovane, alla vigilia d’un suo viaggio in Portogallo, presso la spiaggia siciliana di Augusta sulla sua barca fosse salita una sirena, la sirena Lighea, essere ibrido e immortale, che gli promette un amore sovrumano.

Come scrive Tina Borgogni Incoccia su ‘Repubblica Letteraria’ “…il vecchio professore manifesta una sapienza quasi negromantica, parla di rivelazioni, fa allusioni misteriose, mentre rivela una cultura classica non limitata a pura erudizione, ma ricca di una passione quasi carnale. Viene così anticipato un lato magico che diverrà esplicito nel racconto fantastico. Avviene che il giovane ne risulti affascinato e turbato, cosicché i loro incontri e i pasti consumati insieme sembrano scandire un graduale processo rituale, una specie di iniziazione.”

Ecco con quali sensuali e misteriose parole il narratore evoca il ricordo dell’incontro con lo strano essere:

“…Il volto liscio di una sedicenne emergeva dal mare… Quell’adolescente sorrideva, una leggera piega scostava le labbra pallide e lasciava intravedere i dentici aguzzi e bianchi, come quelli dei cani. Non era però uno di quei sorrisi come se ne vedono fra voialtri… esso esprimeva soltanto se stesso, cioè una quasi bestiale gioia di vivere, una quasi divina letizia… Dai disordinati capelli color sole, l’acqua del mare colava sugli occhi verdi apertissimi, sui lineamenti di infantile purezza… Sotto l’inguine, sotto i glutei il suo corpo era quello di un pesce, rivestito di minutissime squame madreperlacee e azzurre, e terminava in una coda biforcuta che lenta batteva il fondo della barca. Era una sirena. Riversa poggiava la testa nelle mani incrociate, mostrava con tranquilla impudicizia i delicati peluzzi sotto le ascelle, i seni divaricati, il ventre perfetto; da lei saliva quel che ho malchiamato un profumo, un odore magico di mare, di voluttà giovanissima… La sua voce era un po’ gutturale, velata, risonante di armonie innumerevoli… Veniva a riva con le mani piene di ostriche e di cozze…succhiava il mollusco palpitante..”

Legata alla figura di Lighea è sì l’idea di un amore sovrumano, ma anche quella della morte, in un intreccio fra Eros e Thanatos che sembra riportarci alla morte del protagonista del Gattopardo, anch’egli mosso da un forte anelito di amore e morte. Purtuttavia, come scrive Domenico Ierardo nel suo saggio “I racconti di Lampedusa come genesi del “Gattopardo” (edito in “La procellaria”, Reggio di Calabria, lug.-sett. 1991), “”Lighea è simbolo della vita, della bellezza, dell’amore proprio in una novella dove aleggia il senso e il mistero della morte. E quest’ultima è sempre presente sì, ma non ci sembra in modo ossessivo come nel Gattopardo; qui accanto al ‘cupio dissolvi’, alla dissoluzione stessa, c’è una prepotente vita, l’amore legato alla più pura idea di bellezza…”.

Quella di Tomasi di Lampedusa appare insomma come una ricerca di amore, vita e bellezza che duri oltre la morte, attraverso una figura, quella della sirena, che appare come una sorta di ‘ponte’ ideale fra i due regni del ‘prima’ e del ‘poi’, con la morte a fare da spartiacque. Emblematico in tal senso è il misterioso destino del vecchio professore che non vi sveliamo lasciando che siate voi a scoprirlo con la lettura di questa bellissima fiaba moderna che trovate edita in volume unico insieme agli altri racconti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa – I RACCONTI
160 pp. – ill.
Ed. Feltrinelli – 6,80 euro

Un commento

  1. vorrei crearlo teatralmente

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