Vive in Sicilia il mandorlo più grande e più longevo finora documentato nel mondo

Il monumentale Mandorlo amaro di Castronovo di Sicilia con il Prof. Francesco Maria Raimondo – Image source: wikipedia

di Redazione FdS

Se i mandorli monumentali censiti nel mondo sono ben 39, distribuiti in sette Paesi (Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Marocco, Spagna e Turchia), è la Sicilia a vantare alcuni dei maggiori esemplari di Prunus amygdalus, concentrati nei Monti Sicani e in altre aree dell’isola, con circonferenze che oscillano tra i 3,3 e i 4,45 metri. Agli esemplari censiti negli ultimi decenni lo scorso maggio se n’è però aggiunto un altro che ha superato ogni aspettativa quanto a dimensioni ed età. Si tratta di un esemplare di Prunus amygdalus var. amara ubicato nel territorio comunale di Castronovo di Sicilia, nella città metropolitana di Palermo, sempre sui Monti Sicani. A localizzarlo sono stati i botanici Pasquale Marino e Francesco M. Raimondo che, nello studio pubblicato sulla rivista Quaderni di Botanica Ambientale e Applicata, vol. 37riferiscono i dati logistici del ritrovamento precisando come l’albero vegeti su substrato calcareo, all’interno di un paesaggio agrario tradizionale oggi in gran parte abbandonato; un luogo che ricade nel Sito di Interesse Comunitario (SIC) ITA020011 (Rocche di Castronuovo, Pizzo Lupo, Gurghi di S. Andrea), ma che al momento non garantisce all’albero alcuna specifica misura di tutela; dato quanto mai sconcertante se si considera che appena lo scorso luglio, quindi pochi mesi dopo la sua scoperta, un incendio ha interessato l’area dove esso cresce, mettendone a rischio la sopravvivenza.

Il contesto in cui vive questo patriarca vegetale è stato interessato da antiche frequentazioni umane, dall’età pregreca al periodo di colonizzazione ellenica e poi al periodo medievale, non senza attività rurali ascrivibili ad epoche più recenti, attività che hanno delineato un paesaggio agreste montano con praterie erbacee e terreni agricoli oggi ormai abbandonati. Di tali passate pratiche agricole rimane traccia in una vecchia scala lignea, fissata al tronco mediante chiodi, e in numerosi tratti di filo spinato ormai inglobati nei tessuti legnosi dell’albero la cui corteccia – spiegano i due botanici – è ampiamente colonizzata da licheni epifiti, indicativi delle favorevoli condizioni microclimatiche del sito. I dati maggiormente sorprendenti attengono però alle dimensioni di questo mandorlo: “la circonferenza del tronco, misurata sul fusto indiviso immediatamente al di sotto della prima biforcazione – scrivono Marino e Raimondo -, è pari a 4,60 m, mentre la circonferenza rilevata a petto d’uomo (1,30 m dal suolo) raggiunge 5,20 m. L’albero è alto circa 9–10 m, presenta una chioma di 12–15 m di diametro e un’età preliminarmente stimata superiore a 500 anni (caratteristica eccezionale se si considera che la durata media di un mandorlo è molto più breve: circa 70-80 anni). I frutti sono di grandi dimensioni (circa 4 × 3 × 1,5 cm), con un endocarpo semiduro contenente un unico seme costantemente amaro. Le caratteristiche morfologiche dei frutti e dei semi risultano coerenti con quelle delle tradizionali etnovarietà di mandorlo amaro impiegate nell’arte dolciaria locale”. A colpire l’osservatore è anche la forma del tronco sviluppatosi con un portamento a spirale per poi dividersi in tre grosse branche principali. Rispetto agli altri esemplari registrati nel database MONUMENTAL TREES (2026), il mandorlo di Castronovo di Sicilia è, per quanto è dato sapere, l’esemplare vivente di maggiori dimensioni finora segnalato a livello mondiale.
 

Il Mandorlo di Castronovo durante la fase invernale  – Image source: wikipedia

Questo mandorlo che, a quanto riferiscono gli scopritori, è in buone condizioni fitosanitarie, costituisce una risorsa di straordinario valore botanico, paesaggistico, storico e culturale, per cui merita apposite misure di conservazione e valorizzazione, misure che l’amministrazione comunale di Castronovo sembra più che mai decisa ad adottare. Il prossimo step sarà la presentazione della scoperta al XVIII Congresso Internazionale di Botanica del Mediterraneo, in programma alla fine di settembre in Cappadocia (Turchia), al fine di portare il ritrovamento di Castronovo all’attenzione della comunità scientifica internazionale.

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