Torre Mordillo: il sito archeologico di Spezzano Albanese continua a svelare i suoi “segreti”. Nel 2027 si torna a scavare

Il team del Torre Mordillo Archaelogical Project nell’area di scavo di Torre Mordillo (Spezzano Albanese, CS) – Image credits: TMAP

di Enzo Garofalo

Si è conclusa lo scorso giugno, con risultati di grande interesse per la conoscenza del sito, la nuova campagna di scavi nel parco archeologico di Torre Mordillo, a Spezzano Albanese (Cosenza). Per il quarto anno consecutivo la canadese Mount Allison University, con il suo team di archeologi e studenti, ha concentrato le proprie ricerche sul pianoro che dall’alto dell’omonimo colle domina la piana su cui sorse la celebre colonia greca di Sibari; un luogo carico di memorie storiche che si proiettano indietro nel tempo fino a toccare il XIV secolo a.C., epoca a cui risalgono le tracce più remote ascrivibili a un insediamento pregreco di matrice enotria al quale sono rivolte proprio le recenti campagne di scavi; un abitato le cui vicende proseguono fino al VII secolo a.C. (testimoniato da resti fittili di fattura protocorinzia) per poi lasciare spazio ad un periodo oscuro seguito da tracce di fine IV- inizi III sec. a.C. risalenti al tempo in cui sulla collina sorse un abitato di età ellenistica. Come apprendemmo in occasione della campagna di scavo del 2024, le ricerche dell’università canadese hanno visto riemergere tracce significative di alcuni edifici del Bronzo Finale (XII-X sec. a.C.) oltre a manufatti coevi, che testimoniano le vicende abitative precedenti l’abitato ellenistico, testimonianze particolarmente rare in quanto venute alla luce in un’area non interessata da sovrapposizioni di epoca successiva. Gli scavi di quest’anno, ancora una volta diretti dalla prof.ssa Ilaria Battiloro (Mount Allison University) e dal prof. Mattia D’Acri (Princeton University), hanno rappresentato un ulteriore sviluppo delle suddette scoperte ed hanno visto coinvolti nuovamente gli studenti dell’università canadese oltre all’archeologo Giuseppe Lucarelli, l’archeobotanico Nicholas Cullen e l’assistente di campo Olivia Foran, team al quale si è aggiunta come direttrice di campo la prof.ssa Parrish Wright (University of South Carolina). Come sempre gli scavi hanno goduto del pieno supporto del Comune di Spezzano Albanese nella persona di Giuseppe Liguori, assessore con delega ai beni archeologici.
 

Una parte del team di ricerca. Nel gruppo gli archeologi Parrish Wright, Ilaria Battiloro, Mattia D’Acri (3a, 4a e 5° da sin.) e Giuseppe Lucarelli (2° da sin.) – Image credits: TMAP

Abbiamo cercato, tramite la prof.ssa Ilaria Battiloro, di delineare un breve resoconto della campagna di quest’anno che, come si è appreso verso la fine dello scorso luglio, è stata premiata con un finanziamento del Social Sciences and Humanities Research Council, cioè il Consiglio per la ricerca nelle scienze sociali e umanistiche del Canada, ente pubblico che finanzia la ricerca universitaria nelle discipline sociali e umanistiche, riconoscimento che andrà a sostenere i prossimi anni di studi, scavi e valorizzazione del sito di Torre Mordillo. “L’ultima campagna di scavo – rivela l’archeologa – ha prodotto risultati di grande rilievo per la ricostruzione dell’insediamento del Bronzo Finale nella Sibaritide, contribuendo a ridefinire la conoscenza dell’organizzazione spaziale e dell’architettura delle comunità indigene dell’Italia meridionale”. Quest’anno l’attenzione degli archeologi si è concentrata su due ampi settori del pianoro, a partire da quello già oggetto di scavo nelle campagne precedenti: “Qui – spiega Battiloro –  si è continuato a lavorare su una struttura rettangolare seminterrata riferibile a un edificio lungo quasi 10 metri, che presenta una complessa articolazione interna, documentata da fondazioni di muri realizzate con pietrame, ciottoli e materiale fittile di reimpiego che delimitano diversi ambienti. La struttura era caratterizzata da un alzato realizzato con materiali deperibili, costituito da una struttura portante in legno e da pareti in incannucciato rivestito di argilla.” Nell’altro settore – aggiunge – “è emersa una nuova struttura coeva, anch’essa impostata entro una fossa di fondazione scavata nel banco geologico. I livelli di crollo, straordinariamente conservati, hanno restituito abbondanti resti delle pareti in argilla e consentono di attribuire anche questo edificio alla medesima tradizione costruttiva, basata su una struttura lignea e pareti in incannucciato rivestite di argilla. L’integrazione tra i dati di scavo e le prospezioni geofisiche suggerisce che questa seconda struttura raggiungesse dimensioni considerevoli, confermando la presenza di edifici di grande estensione all’interno dell’abitato.”

 

Scavo in corso in uno dei settori del pianoro di Torre Mordillo – Image credits: TMAP

E’ naturale a questo punto chiedersi quale sia il portato di tali scoperte ai fini di una corretta ricostruzione della storia del sito: Le due strutture rinvenute costituiscono, ad oggi, le più grandi evidenze di edilizia domestica protostorica rinvenute a Torre Mordillo. Le loro dimensioni superano nettamente quelle delle capanne documentate dagli scavi condotti nel settore occidentale del pianoro nel corso delle campagne di ricerca pregresse e impongono una revisione dell’assetto urbanistico dell’insediamento, suggerendo un’organizzazione molto più articolata e una maggiore complessità architettonica rispetto a quanto finora ipotizzato.”  Dalle parole della prof.ssa Battiloro si evince come la conoscenza di un sito archeologico, così come dello stesso popolo che lo ha abitato, sia frutto di un processo evolutivo nel corso del quale ogni nuova scoperta può essere in grado di arricchire ma anche di ribaltare informazioni che si davano per acquisite. A tal proposito, la nuova campagna di scavo è stata l’occasione per ripercorrere e mettere a sistema la documentazione relativa alle precedenti ricerche sul sito: è stato infatti avviato un lavoro di recupero e valorizzazione di tali materiali che, in collaborazione con il museo della University of Pennsylvania, consente di portare a compimento la digitalizzazione, trascrizione e georeferenziazione dei diari di scavo, delle planimetrie e della documentazione fotografica delle campagne archeologiche degli anni Sessanta. “Tali dati – spiega Battiloro – integrati all’interno della piattaforma GIS del progetto [è il Geographic Information System, un sistema informatico che raccoglie, gestisce, analizza e mostra dati geografici legati a reperti, scavi e territori – NdR] sta consentendo di localizzare con maggiore precisione le aree investigate in passato, ricostruire le sequenze stratigrafiche delle vecchie indagini e reinterpretare i risultati alla luce delle più recenti acquisizioni.” Insomma una sorta di mosaico in cui ogni tessera va trovando la sua giusta collocazione.
 

Torre Mordillo Archaeological Project

La direttrice di campo Parrish Wright (University of South Carolina) - Image credits: TMAP

Torre Mordillo Archaeological Project

Archeologi al lavoro a Torre Mordillo - Image credits: TMAP

Torre Mordillo Archaeological Project

Archeologi al lavoro a Torre Mordillo - Image credits: TMAP

Torre Mordillo Archaeological Project

Archeologi al lavoro a Torre Mordillo - Image credits: TMAP

Torre Mordillo Archaeological Project

Archeologi al lavoro a Torre Mordillo - Image credits: TMAP

Torre Mordillo Archaeological Project

Archeologi al lavoro a Torre Mordillo - Image credits: TMAP

Torre Mordillo Archaeological Project

Archeologi al lavoro a Torre Mordillo - Image credits: TMAP

Torre Mordillo Archaeological Project

Archeologi del Torre Mordillo Archaeological Project con i reperti rinvenuti sul campo Image credits: TMAP

 
Inutile dire che l’attesa per i prossimi sviluppi del Torre Mordillo Archaeological Project si fa quanto mai trepidante: “La campagna 2027 – anticipa Battiloro – rappresenterà una fase cruciale del progetto. Saranno riaperti i due principali saggi di scavo per completare l’indagine delle grandi strutture del Bronzo Finale e chiarirne lo sviluppo planimetrico, le fasi costruttive e le relazioni stratigrafiche. Parallelamente sarà aperto un nuovo settore del pianoro con l’obiettivo di investigare le fasi più recenti di occupazione del sito, in particolare quelle a cavallo della fondazione della colonia greca di Sibari, al fine di comprendere le trasformazioni dell’insediamento indigeno durante un momento decisivo della storia della Sibaritide.” A tal fine, come già sottolineato all’inizio, risulta fondamentale il finanziamento erogato dal Social Sciences and Humanities Research Council of Canada (SSHRC) che – conclude Battiloro – “costituisce un elemento indispensabile per garantire la continuità delle ricerche. Il programma scientifico prevede infatti un approccio fortemente interdisciplinare che integra lo scavo stratigrafico con analisi specialistiche. Tra queste rivestono particolare importanza le indagini archeometriche sui materiali e sulle tecniche costruttive, condotte in collaborazione con il DiSTAR [Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse – NdR] dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e le analisi archeobotaniche sviluppate in collaborazione con la Stanford University, finalizzate alla ricostruzione dell’ambiente, delle pratiche agricole, dell’alimentazione e delle modalità di sfruttamento delle risorse vegetali. L’integrazione di queste diverse linee di ricerca consentirà di ricostruire con sempre maggiore dettaglio l’evoluzione dell’insediamento di Torre Mordillo e il ruolo che esso ebbe nella lunga storia della Sibaritide, dalla protostoria fino all’età ellenistica”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Torre medievale nel sito di Torre Mordillo – Image source: wikipedia

 

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati *

*

Torna su