Nella Calabria jonica cosentina fra natura, archeologia e gastronomia: il pane al sambuco, il monte di Mandatoriccio, il Castello dell’Arso

Calabria - Salendo verso Mandatoriccio (Cosenza), veduta della costa jonica dalle colline della pre-Sila Greca – Ph. © Ferruccio Cornicello

Calabria – Salendo verso Mandatoriccio (Cosenza), veduta della costa jonica dalle colline della pre-Sila Greca – Ph. © Ferruccio Cornicello | La photogallery completa a fondo pagina

di Enzo Garofalo

Consumata una rapida colazione in un bar della costa, mentre all’orizzonte si stagliava un maestoso arcobaleno, abbiamo fatto tappa a Mirto, frazione marittima di Crosìa (Cosenza) presso il Panificio Bitonto con l’intenzione di acquistare del pane ai fiori di sambuco, che da queste parti essiccano e conservano sott’olio a scopo alimentare. E’ una di quelle tipicità che è difficile trovare fuori dai luoghi in cui vengono prodotte. Ad accoglierci c’era il simpaticissimo Mimmo Bitonto – occhi vivaci e fluente barba bianca da filosofo pitagorico – che insieme alla moglie gestisce l’ultrasessantenne panificio con l’entusiasmo e la consapevolezza di chi sa di aver ereditato un’oasi del gusto, con prodotti in via di sparizione che sono tutt’uno con la storia e la civiltà del territorio. “Senza queste cose rischiamo di non sapere più chi siamo…” risponde l’artigiano con saggezza e gravità filosofica ai nostri commenti sulla bontà dei suoi prodotti. Una distesa di pane, taralli, biscotti, rustici di gusti diversi, pane kullu maju (‘con il maggio’, cioè con i fiori di sambuco), pane kulli frisulagli (con i ciccioli di maiale), pane kulla sardella (con piccoli di pesce azzurro conditi con sale e peperoncino macinato) occhieggiava dai banconi pronta a sedurre irrimediabilmente il visitatore. Abbiamo acquistato qualche forma di ciascun tipo, congedandoci da Mimmo e da alcuni suoi clienti-amici che con lui arringavano sullo sfascio della politica italiana e sulle responsabilità degli stessi cittadini, ed abbiamo ripreso il viaggio verso la nostra prima destinazione del giorno: la montagna alle spalle di Mandatoriccio, e precisamente la località Tre Carigli.

Attraversando un paesaggio fatto di dolci colline, ora verdissime ora brulle come le ‘crete’ senesi, come quelle punteggiate qua e là da scuri cipressi a colonna, ci siamo arrampicati verso Mandatoriccio, il paese del nostro fotografo Ferruccio Cornicello, che sicuro della strada sfrecciava con disinvoltura per la serpeggiante salita. La nostra destinazione era una vetta ricoperta di boschi di querce e di un ricco sottobosco di felci che nella stagione giusta cela quantità clamorose di funghi porcini, considerati fra i migliori della zona. Bisogna però essere fortunati a beccare il periodo adatto, perchè se la pioggia è scarsa, o se c’è troppo freddo, si blocca la crescita del micelio: ad annate eccezionali se ne alternano altre piuttosto scarse, ed allora schizza alle stelle il prezzo dei pochi funghi in circolazione nella vicina Sila.

Abbiamo lasciato l’auto in un pianoro e muniti di scarpe da trekking ci siamo inerpicati per costoloni da cui emergono enormi blocchi di roccia arenaria che a un primo sguardo sembrano testimoniare di un fondale marino emerso milioni di anni fa. Forse non a caso nel terreno della zona si mostra un’alta percentuale di componente sabbiosa e il ritrovamento di fossili marini nel vicino borgo di Campana (Cosenza) sembra confermare la nostra ipotesi. Ci siamo guardati intorno alla ricerca di qualche vetusta traccia umana che potesse stabilire un collegamento con i colossi di Campana, ma abbiamo dovuto rassegnarci: qui, a circa 800 m di altitudine, le pietre sembravano tutte come dovettero essere nel giorno della Creazione, cioè assolutamente naturali. Ci è rimasto però il gusto di una passeggiata fra i boschi, avvolti dall’aria frizzante della montagna che cominciava a stuzzicare un certo languorino…

L’affascinante architettura di Castello dell’Arso

Lo avevamo già intravisto e fotografato salendo verso Mandatoriccio, ma ci eravamo ripromessi di soffermarci ulteriormente al ritorno, dirigendoci verso il sito archeologico di Castiglione di Paludi. E’ ciò che – scesi dai monti – abbiamo fatto in tarda mattinata, attirati dal fascino arcano del Castello dell’Arso, svettante solitario su un’altura costeggiata dalla statale. Che si percorra la strada in salita o in discesa non può sfuggire allo sguardo l’imponente, misteriosa e del tutto inconsueta architettura che affonda le sue origini nell’alto medioevo calabrese. Il nome, che accomuna l’immobile e la circostante tenuta coltivata ad ulivi, deriva dal vicino torrente Arso, uno di quei corsi d’acqua completamente asciutti d’estate ma pronti a diventare minacciosi alle prime piogge torrenziali.

La storia di questo posto rimanda ad antiche e nobili famiglie giunte in Calabria da molto lontano per i loro traffici d’arme o di merci. L’edificio di proprietà privata, al quale si ipotizza la linea di costa dovesse in origine essere molto vicina, si caratterizza per le sue quattro belle facciate a vela in pietra che si presentano concave, tali che il peso dell’edificio venga scaricato interamente sugli angoli, costituenti veri e propri contrafforti triangolari. Io e Ferruccio ci siamo fermati a ritrarlo da diverse prospettive, attratti anche dal suggestivo volo di nere taccole che a stormi volteggiavano sul suo tetto.

Il primo nucleo risale alla seconda metà dell’anno Mille ed era una torre di vedetta normanna fatta innalzare da Roberto il Guiscardo dopo la resa di Cariati (la struttura era in correlazione con il coevo castello situato nel centro abitato): tale originaria struttura è rimasta però celata sotto i successivi interventi di Svevi, Angioini ed Aragonesi. I finestroni a balconcino sulla facciata rivolta verso il mare, sono invece di stile ottocentesco, realizzati in epoca napoleonica. Il Castello oggi collega il suo nome alla famiglia Toscano, giunta a Rossano da Pisa nel 1420, e cela una storia di liti ereditarie. Il primo membro di questo casato a porsi in relazione con la tenuta fu Mario Toscano, nipote di Francesco Mandatoriccio, a sua volta figlio di Teodoro e fratello di Vittoria. La donna, nel 1666 sposò Giuseppe Ruggero Sambiase, appartenente al casato che aveva signoria sul vicino feudo di Campana, e gli portò in dote 4000 ducati.

Alla morte del fratello Francesco, deceduto senza figli il 17 gennaio 1676, Vittoria ereditò tutti i feudi di famiglia. In realtà Francesco, con testamento rogato dal notaio Vitantonio Criteni di Rossano, aveva già lasciato “herede universale et particulare sopra tutti i miei beni mobili, stabili, burgensatici, e feudali e semoventi” il nipote Mario Toscano “con patto espresso e condizione, che debbia mettervi il mio cognome e casa Mandatoriccio, e lasciare il suo cognome Toscano”. Vittoria, a cui il fratello aveva lasciato 6000 ducati, poiché Mario Toscano non aveva ottemperato alla clausola del cambiamento del cognome, impugnò il testamento. Il S. Real Consiglio, intervenuto per dirimere la controversia, riconobbe a Vittoria Mandatoriccio l’eredità dei feudi come sorella e parente diretta e a Mario Toscano assegnò una somma di 16000 ducati che la zia avrebbe dovuto versargli. Non essendo però in grado di pagare la consistente somma, Vittoria con una transazione ottenne di pagare a rate quanto dovuto, debito che, comunque, restò sempre insoluto. Solo ai primi dell’Ottocento (1813), la famiglia Toscano chiese ed ottenne finalmente a saldo dell’antico debito la tenuta dell’Arso.

Durante il più remoto dominio dei Mandatoriccio il Castello dell’Arso era stato utilizzato come ‘casamentum’ per ospitare cavalieri e parenti cadetti, ma via via la destinazione era mutata, assumendo connotati legati all’economia agraria della zona. Volendo a tal proposito approfondire la conoscenza di questo luogo siamo approdati al testo di Annamaria De Stefano, che in uno studio per un dottorato di ricerca presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dal titolo “Una masseria fortificata, la Torre dell’Arso a Mandatoriccio”, scrive: “La masseria, quale insediamento rurale, nelle sue caratteristiche di centro di produzione, trasformazione e deposito di ricchezza agraria, quindi struttura di potere che impiega al meglio le condizioni territoriali, è una tipologia di architettura residenziale e industriale antica e molto diffusa. Espressione di una cultura materiale, essa contribuisce a definire il volto dell’alta costa ionica calabrese, determinando parte del paesaggio storico mediterraneo.

In questo quadro – spiega la studiosa – s’inserisce appunto l’impianto masserizio del Castello dell’Arso, dalla prevalente funzione produttiva e redditizia di sostegno al castrum di Mandatoriccio, che, per i suoi caratteri difensivi, può ascriversi al genere delle torri costiere fortificate. Più che espressione di una diretta progettazione e realizzazione tradizionale vicereale del XVII secolo, è frutto di una concezione – mediata da fonti di ingegneria militare – di tipo privato, ossia affidato alla responsabilità della popolazione e dei signori locali, e inserita, per la sua posizione favorevole, in un sistema di avvistamento e difesa della costa, di supporto all’organizzazione istituzionale vicereale. Mentre nel Regno di Carlo V si riscontrano per lo più torri costiere a pianta quadrata, la Torre dell’Arso per la sua forma bastionata stellare – conclude la De Stefano si propone quale esempio singolare, derivante dalla divulgazione dei trattati classici sulle fortificazioni, con una configurazione a baluardi che facilita il “tiro incrociato” (SEGUE).

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Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Calabria - Arcobaleno sulla costa di Crosìa (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Mimmo Bitonto, titolare dell'Antico Panificio di Crosia (CS), sulla costa jonica nord – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Pane ai fiori di sambuco, pane con i ciccioli di maiale e pane con la sardella piccante, all'Antico Panificio Bitonto di Crosia (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Colazione con pane ai fiori di sambuco e ricotta pecorina fresca, a Pietrapaola (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Verso Mandatoriccio (CS), veduta della costa jonica dalle colline della pre-Sila Greca – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Verso Mandatoriccio (CS), veduta della costa jonica dalle colline della pre-Sila Greca – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Su per i pendii dei Tre Carigli, sulla montagna di Mandatoriccio (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Formazioni rocciose ai Tre Carigli, sulla montagna di Mandatoriccio (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Tracce di boschi centenari ai Tre Carigli, sulla montagna di Mandatoriccio (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Formazioni di pietra arenaria ai Tre Carigli, sulla montagna di Mandatoriccio (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Formazione di roccia conglomerato ai Tre Carigli, sulla montagna di Mandatoriccio (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Eros che tutto muove...Tre Carigli, Mandatoriccio (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Veduta del borgo di Mandatoriccio (CS). In secondo piano adagiato sul crinale tra due alture l'abitato di San Morello – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Veduta del borgo di Mandatoriccio (CS) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Castello dell'Arso (XI-XIX sec.), Mandatoriccio (CS) nel pomeriggio – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Castello dell'Arso (XI-XIX sec.), Mandatoriccio (CS) nel pomeriggio – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Castello dell'Arso (XI-XIX sec.), Mandatoriccio (CS) nel pomeriggio – Ph. © Ferruccio Cornicello

Viaggio nella Calabria jonica: pane al sambuco, monte di Mandatoriccio e Castello dell'Arso

Castello dell'Arso (XI-XIX sec.), Mandatoriccio (CS) nel pomeriggio – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Riferimenti bibliografici:

– L. Renzo, Campana: itinerari di storia, Rossano (CS), Studio Zeta, 1997, 398 p.

– G. Valente, Le torri costiere della Calabria, Chiaravalle Centrale (CZ), Frama’s, 1972,  150 p.

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2 commenti

  1. una precisazione Enzo! il panificio bitonto è a mirto, sul mare! non è necessario salire fino a crosia! ci siamo passati di domenica ed era chiuso. che enorme peccato!:(

    • Gentile Jacopo, sappiamo bene che il panificio è sul mare essendoci andati di persona. Il riferimento geografico allude sinteticamente al comune di appartenenza, ma per essere più precisi, specificheremo che si trova a Mirto, frazione marittima di Crosia. Ci dispiace che tu lo abbia trovato chiuso.
      Cordiali saluti

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