
di Redazione FdS
Giovedì 19 novembre 2026, alle ore 17.00, negli storici spazi del Chiostro di Palazzo San Domenico, in via Cavour 8, sarà inaugurata la mostra “ETZ HA ḤAYIM – L’Albero della Vita. L’arte salvata dalle radici al cielo. Opere dalla Collezione grafica e pittorica di Roberto Malini”, un’importante esposizione che porta a Barletta 68 opere d’arte legate alla memoria della Shoah e alla cultura ebraica europea.
Un appuntamento culturale di particolare rilievo, che ha trovato nella amministrazione di Barletta un convinto supporto. La mostra si realizza, infatti, con il patrocinio del Comune, grazie alla piena adesione del sindaco Cosimo Damiano Cannito e dell’assessore alla Cultura Oronzo Cilli, che hanno accolto con grande interesse un’iniziativa capace di coniugare la valorizzazione del patrimonio artistico con la promozione della memoria storica, del dialogo culturale e dei valori di umanità e rispetto. Un sostegno istituzionale significativo, che conferma l’attenzione dell’Amministrazione comunale verso progetti culturali di respiro nazionale e internazionale e verso la valorizzazione di un patrimonio che trova proprio a Barletta un importante luogo di custodia e diffusione.
L’esposizione, curata da Roberto Malini e dalla storica dell’arte Carol Morganti, si avvale inoltre del patrocinio della Regione Puglia e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, del sostegno di Puglia Culture e della Fondazione Banca Popolare di Puglia e Basilicata ETS, con la collaborazione dell’agenzia di eventi culturali Lumen. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 4 febbraio 2027.
Le 68 opere esposte sono una selezione della Collezione Roberto Malini, un patrimonio di oltre 400 lavori raccolti in più di vent’anni di ricerche dal poeta, scrittore e attivista per i diritti umani. La collezione è stata affidata alla Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria ETS, con sede a Barletta, promotrice dell’iniziativa.
Attraverso linguaggi artistici e vicende biografiche differenti, le opere restituiscono la ricchezza della cultura ebraica europea e ne custodiscono la memoria, raccontando un mondo segnato dalla persecuzione e dallo sterminio nazista. Si tratta prevalentemente di lavori realizzati prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, testimonianze preziose di un patrimonio culturale e umano che ha rischiato di scomparire. Il recupero di questa collezione, grazie al lavoro di Roberto Malini, si intreccia con i quarant’anni di ricerca della Fondazione ILMC dedicati al recupero e alla valorizzazione della musica composta nei campi di deportazione e di prigionia militare tra il 1933 e il 1953.

Jacob Vassover, Festa per un matrimonio ebraico, 1950-1970, olio su tela
«Le opere riunite in questa mostra – dichiara Roberto Malini, curatore dell’esposizione insieme a Carol Morganti – sono come semi sottratti alla distruzione. Sono disegni realizzati durante la persecuzione, incisioni sopravvissute alla dispersione degli atelier, dipinti attraverso i quali gli artisti scampati allo sterminio hanno restituito forme e colori a un mondo quasi cancellato. Riemergono così, accanto alle immagini della persecuzione, i villaggi ebraici dell’Europa orientale, gli shtetl, le sinagoghe, i mercati, i musicisti sui tetti, le feste e i matrimoni. E soprattutto i volti di uomini, donne e bambini, ciascuno con la propria storia, la propria identità, la propria irripetibile presenza. Al centro di questo percorso non è la morte, ma la vita. Una vita che l’arte custodisce, interroga e rinnova, trasformando la memoria in conoscenza e la perdita in una possibilità di incontro».

Jacob Vassover, Visita di Shabat, anni 1980, olio su tela
Il titolo della mostra racchiude anche una profonda riflessione sul significato della vita, come spiega Francesco Lotoro, presidente della Fondazione ILMC, che ha promosso l’evento: «Quando abbiamo scelto il titolo da attribuire alla mostra, ossia L’Albero della Vita, l’elemento prioritario che mi ha affascinato non è stato l’Albero bensì la Vita. Avendo scelto di presentare la mostra nella doppia grafia, italiana ed ebraica, ho riflettuto sul termine ebraico equivalente, Hayim: una parola complessa, declinata al singolare ma con la desinenza dei termini ebraici al plurale. In effetti, la Vita è un fenomeno che non può essere calcolato sull’individualità, ma è un processo collettivo. Hayim, nel suo equivalente numerico ebraico, è 68, tanti quanti sono i quadri della Collezione Roberto Malini esposti a Barletta. Un numero forte, travolgente, equivalente a 17 moltiplicato per quattro, laddove 17 corrisponde alla parola ebraica tov, ossia Bene. Quando si espande e diviene onnicomprensivo di tutte le realtà materiali, astrali e spirituali, in quell’istante il Bene si trasforma nella Vita di tutti gli uomini».
Il valore dell’iniziativa è sottolineato anche da Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: «Le 68 opere della Collezione di Roberto Malini sono molto più di testimonianze artistiche: sono frammenti di memoria che restituiscono voce e dignità alle vittime della Shoah, opponendosi all’oblio e all’indifferenza. In un tempo in cui assistiamo a un nuovo e preoccupante riemergere di manifestazioni di antisemitismo, iniziative culturali come questa sono essenziali per contrastare l’odio, promuovere la conoscenza e trasmettere alle nuove generazioni il valore della memoria e del rispetto. Che quest’Albero della Vita continui a mettere radici nella memoria e a protendersi verso un futuro di pace, consapevolezza e umanità».
A confermare il valore culturale e sociale della mostra è anche Giovanni Rosso, presidente della Fondazione Banca Popolare di Puglia e Basilicata ETS, che sostiene il progetto: «La Fondazione Banca Popolare di Puglia e Basilicata sostiene la mostra per il suo valore culturale e civile, in linea con i propri obiettivi di promozione della cultura, tutela della memoria e crescita sociale del territorio. La collaborazione con la Fondazione ILMC si inserisce in un progetto più ampio, volto a creare un soggetto gestore del suo patrimonio, per conservarlo, valorizzarlo e renderlo accessibile nel tempo, a beneficio della comunità e delle future generazioni».
Con ETZ HA ḤAYIM – L’Albero della Vita, Barletta si prepara dunque ad accogliere un progetto espositivo che, attraverso la collaborazione tra istituzioni, fondazioni e realtà culturali, conferma il ruolo della città quale luogo di ricerca, conservazione e diffusione di un patrimonio storico e umano di straordinario valore.
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BARLETTA • PALAZZO SAN DOMENICO, VIA CAVOUR 8
Inaugurazione: giovedì 19 novembre 2026, ore 17.00
Orari: lunedì–venerdì: 9.30–13.30 / 15.30–18.30 | Sabato e prefestivi: 9.00–13.00
Chiuso nel pomeriggio del sabato e dei prefestivi, la domenica e nei festivi
Ingresso gratuito
Catalogo (ILMC Edizioni), acquistabile presso la mostra
Info e prenotazioni (solo per scuole e gruppi organizzati): info@fondazioneilmc.it
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