La Fisica dell’Amore: Francesco Monteleone interroga sull’eros i giganti della filosofia d’ogni tempo

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La fisica dell'amore, di Francesco Monteleone

La fisica dell’amore, di Francesco Monteleone

di Carlo Picca

Francesco Monteleone

Francesco Monteleone

Cari amici de I libri di Charles, questo mese abbiamo incontrato il giornalista e scrittore Francesco Monteleone per scambiare qualche battuta sulla sua vita e sulla sua attività di scrittura. In particolare abbiamo scelto di parlare de “La fisica dell’Amore”, un saggio edito recentemente da Les Flaneurs, che affronta in modo scanzonato e al contempo approfondito, prendendo spunto dai filosofi che ne hanno parlato, il sentimento d’amore “prima lettera dell’alfabeto dell’universo”. A Monteleone abbiamo chiesto di parlarci della genesi di questo suo lavoro e dell’attualità di un tema sul quale sono stati riversati fiumi di inchiostro.

Francesco, come è nato questo saggio e come sei giunto alla sua pubblicazione?

Un giorno del 2007, essendo sconsolatamente finito nei 50 anni e scampato alle ultime sofferenze d’amore, mi sono chiesto cosa avevano scritto i miei amici filosofi sull’amore; così, dopo qualche ora di ricerca disordinata, mi sono dato la stessa risposta di Fedro nel bellissimo Simposio di Platone: l’amore è la prima lettera dell’alfabeto dell’universo, ma gode di poca stampa a suo favore, senza una ragione fondata. Così (non l’avessi mai fatto!) ho dovuto rileggere qualche decina di libri ormai coperti di polvere e alla fine ho raccolto per iscritto i pensieri e le intuizioni più profonde sull’amore, da Socrate a Toni Negri, da Plutarco a Michela Marzano ecc. Conservavo il canovaccio da qualche parte, una parte l’ho usata per un lavoro universitario, infine un amico mi ha presentato Alessio Rega che stava iniziando a diventare ‘editore’ e credo che ci riuscirà, anzi diventerà il più importante di Puglia. Con grande opportunismo mi sono sottoposto al suo giudizio critico. Lui che fa ancora l’amore ha creduto nella utilità di divulgare la natura dell’Amore, ed ecco il libro…

Cosa rappresenta per te La Fisica dell’Amore e perchè un lettore dovrebbe leggerlo?

Per me rappresenta un lavoro lungo, solitario, utile e scrupoloso che non si è mai più interrotto. Se questo manuale dovesse avere un poco di successo mi piacerebbe scrivere il secondo, per rimorchiare tutti gli altri fatti, le curiosità, gli aneddoti e soprattutto i grandi segreti erotici svelati dai filosofi e lasciati a terra nel primo viaggio. I lettori e le lettrici hanno un’unica motivazione per leggerlo: se hanno un cuore che batte devono prestissimo imparare a saper amare, altrimenti rischiano di passare molti mesi insonni, cercando di alleviare le dolorosissime pene d’amore.

Si denota una certa tua padronanza della narrazione e della descrizione dei fatti. Quali sono i tuoi autori di riferimento?

‘Saper scrivere’ è un talento innato, come saper giocare a calcio o suonare il pianoforte, o dipingere come Banksy. Io non ho autori che voglio emulare nella scrittura; credo che la filosofia sia un’arte e non vorrei mai essere imputato di aver copiato l’arte altrui. Ma ci sono i filosofi che amo, leggo e studio quotidianamente per la loro semplicità espositiva: Kierkegaard, Agostino, Galimberti, Bodei, Luce Irigaray, Cioran, Cartesio…e ho una nicchia segreta nella quale custodisco Heidegger. Invece ti indico con sicurezza quei pensatori che ho abbandonato da subito: Hegel, Husserl, Plotino, Wittgenstein, Russel, Croce, Sartre…li trovo insistenti, opprimenti, spesso incomprensibili e a volte insopportabili: gli storici dicono che siano grandi maestri del pensiero, ma se avessi conosciuto solamente loro mi sarei consegnato alla Poesia.

Che differenza c’è tra fare il giornalista e lo scrittore?

Il giornalista insegue i fatti più curiosi che accadono nella realtà e deve descriverli con precisione, completezza, sintesi, onestà intellettuale (altrimenti rischia la galera). Lo scrittore spreme il mondo che lo circonda e lo offre come nutrimento mentale e fisico. Il giornalista fa aprire gli occhi, l’altro te li fa chiudere per sognare.

Come giudichi lo stato del giornalismo italiano?

Penoso, miserevole, gemebondo, schiavizzato; ci sono 120 mila giornalisti professionisti in Italia (in tutta l’America sono appena 80 mila) e conosciamo moltissimi impostori che scrivono senza averne licenza. Inoltre non ci sono editori corretti e solidali; si lavora nelle tv, nei giornali, negli uffici stampa e soprattutto in rete senza contratti, con salari da sottoproletari, e con rischi altissimi (molti giornalisti subiscono minacce di morte).

 Che progetti hai per il futuro?

Il futuro non esiste per me. “Noi dobbiamo essere di oggi a causa della brevità della vita, e non di domani…” questo ho imparato da Francesco Bacone.

La Fisica dell’Amore: il complimento più bello e la critica che più ti hanno colpito…

I complimenti più belli li ho ricevuti dai miei colleghi giornalisti che non leggono la filosofia nemmeno a bastonate. Ebbene, tutti quelli che hanno comprato il libro pentendosi di aver speso i 10 euro, in seguito mi hanno detto a voce alta di averlo letto in una notte e mi hanno ringraziato come non avevano mai fatto. Le critiche più immacolate appartengono alla regista filosofa Paola Martelli e al romanziere Dino Cassone, ma bisogna leggerle direttamente.

Torniamo a La Fisica dell’Amore: prossimi appuntamenti?

Il mio editore mi porta in giro per librerie e book-bar come fanno gli impresari con i cantanti pop; è un’esperienza fantastica, ma lui sa che sono smemorato e ora non saprei dirvi. Però alcune date le ho segnate con il matitone sul calendario: a Bitonto in settembre terrò 3 conferenze, diverse e divertenti, sulle varie fasi dell’amore, in una biblioteca pubblica meravigliosa. Invece, per allietare una delle tante serate estive a un gruppo di rispettosi lettori, nelle campagne di Fasano spiegherò in un’ora tutto il Simposio. Poi loro si daranno all’arrosto, al vino e ai latticini e io dovrò guardarli, per colpa del colesterolo altissimo.

Aggiungi quello che volevi dire e non hai detto…

Non ti ho detto che a Rutigliano, nella tua libreria, ho vissuto la presentazione più prodigiosa, imparando due cose: 1) non è vero che i liceali italiani sono superficiali e dipendenti dal telefonino. I giovani ospiti di quella serata erano preparatissimi culturalmente e diventeranno sicuramente cittadini esemplari; 2) Ho maturato definitivamente l’idea che la filosofia va insegnata ai giovanissimi e ai ragazzi, perché bisogna abituarli da subito a pensare correttamente; in ogni passaggio della vita c’è bisogno di saggezza per sopportare le sofferenze e dare solide fondamenta all’anima.

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