In Adriatico pioggia di autorizzazioni per le multinazionali del petrolio. Trivelle sempre più vicine

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Piattaforma petrolifera - Ph. Jose Mesa | CCBY2.0

Piattaforma petrolifera  – Ph. Jose Mesa | CCBY2.0

di Redazione FdS

Mentre Molise, Abruzzo e Puglia sono ormai sul piede di guerra, intenzionate più che mai a reagire alle autorizzazioni concesse dal Governo alle multinazionali per effettuare prospezioni geologiche in mare a scopo di ricerca petrolifera (il 24 luglio prossimo all’Episcopio di Termoli è previsto un summit dei Presidenti delle regioni bagnate dal Mar Adriatico, mentre per il Mar Jonio l’appuntamento è a Policoro (Mt) il 15 luglio alle 9.00 con una grande manifestazione di popolo e istituzioni),  giunge notizia di una vera e propria pioggia di nuove concessioni. Sembra quasi che le autorità centrali vogliano affrettare l’entrata in azione delle trivelle ora che fra gli enti e le popolazioni locali va infuriando il vento della protesta.

A determinare questo incremento di permessi sono stati sia l’entrata in vigore del famigerato decreto “Sblocca Italia” (ridenominato “Sblocca-trivelle” dagli oppositori) sia la cancellazione da parte della Camera del divieto di utilizzo dell’Air Gun ossia la tecnologia che impiega aria compressa ad alta potenza per cercare gas e petrolio in mare, divieto che era contenuto nel ddl sui reati ambientali. Scelte che hanno spinto gli ambientalisti a gridare allo scandalo perchè consentono alle compagnie petrolifere di estrarre idrocarburi con metodi invasivi, pagando royalties bassissime e con una ricaduta occupazionale davvero ridicola.

Dai primi di giugno il Ministero dell’Ambiente ha dunque emanato una sequela di decreti di compatibilità ambientale (Via) che aprono le porte a ricerche di idrocarburi di fronte alle coste adriatiche: sono 13 i permessi finora rilasciati per passare al setaccio e ”bucare”  oltre tre milioni di ettari di mare alla ricerca di petrolio e gas: e ciò utilizzando senza ostacoli la tecnica devastatrice dell’Air Gun, dannosa per l’ecosistema marino e per giunta di fronte ad uno dei litorali più belli d’Italia.

La prima ad essere autorizzata, lo scorso 3 giugno, è stata la società Spectrum Geo, che ha interessi nel Mare Adriatico centrale e Meridionale, fra Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, su un’estensione rispettivamente di 14.128 Km2 e 16.169 Km2. Le Regioni Marche, Abruzzo e Puglia si erano opposte nei mesi scorsi, rilasciando pareri negativi, ma a poco sono serviti vista l’approvazione del decreto Sblocca Italia e la presa di posizione di Renzi (fomentata dagli industriali ed accolta dal Parlamento) che ha voluto escludere l’Air Gun dal disegno di legge sugli ecoreati. Una decisione che il Coordinamento nazionale NoTriv e il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua hanno considerato un vero e proprio omaggio ai petrolieri.

Dopo la Spectrum Geo hanno ricevuto il nulla osta la Petroleum Geo e la  Northern Petroleum (per il mare pugliese), l’Enel Longanesi (nel golfo di Taranto), la Transunion Petroleum (per il canale di Malta), la Appenine Energy (per il mare di fronte alle coste marchigiane) e Abruzzo Costiero (per il mare di fronte a Pescara).

Il WWF ha criticato su tutta la linea l’azione del Governo ritenendo “incredibile” che esso pensi di basare la propria politica energetica ed economica sui pozzi di petrolio impiantati nei mari italiani dall’Adriatico al canale di Sicilia e aumentando la invasiva presenza delle trivelle in regioni come la Basilicata. Ha inoltre messo in evidenza gli elevatissimi pericoli per i pesci, soprattutto per i cetacei, a seguito dell’uso dell’Air Gun, con conseguenze fisiche anche mortali per la fauna marina, come confermato – sostiene il WWF – anche dagli studi dell’ISPRA, l’istituto di ricerca dello stesso ministero dell’Ambiente, nonché dalle ricerche di Gianni Pavan, docente di bioacustica all’Università di Pavia.

Dal canto loro le Regioni, lo si accennava all’inizio, stanno reagendo con i mezzi giuridici a disposizione: è il caso della Puglia che ha fatto ricorso al Tar contro i decreti di Via, ma anche altre regioni si stanno muovendo nella stessa direzione. Il presidente pugliese Michele Emiliano sostiene che occorre “unire tutti i popoli dell’Adriatico e dello Ionio, che rischiano di subire tale situazione senza aver deciso né voluto queste trivellazioni”. Gli ha fatto eco il presidente della Calabria, Mario Oliverio, che ha reso noto di voler impugnare il decreto di Via rilasciato alla Enel Longanesi per il golfo di Taranto. Si profila quindi, nelle prossime settimane, una crescita – si spera esponenziale – dell’azione comune di amministratori e cittadini per contrastare con forza il progetto di trivellazioni in mare. Intanto, nei mesi scorsi l’articolo 38 del decreto legge Sblocca Italia è stato impugnato di fronte alla Corte Costituzionale in quanto accusato di accelerare i processi di rilascio delle autorizzazioni ignorando del tutto il punto di vista degli enti locali, primi interessati rispetto a qualsiasi progetto di manipolazione del territorio e del suo mare.

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