I fratelli Gaudio: due cosentini nella storia del Cinema

Tony ed Eugene Gaudio fotografati sul set

Tony ed Eugene Gaudio fotografati sul set dei film Experiment Perilous (1944) e Kitty Kelly M.D. (1919)

Primo italiano a vincere un Oscar nella storia del Cinema, Antonio si aggiudicò anche altre 5 nomination agli Academy Awards, mentre Eugenio firmò nel 1916 la fotografia del primo lungometraggio con scene subacquee ed effetti speciali

di Redazione FdS

Nel 2010 la Calabria si è improvvisamente ritrovata catapultata sulla scena cinematografica internazionale grazie al premio Oscar per la fotografia del celebre film Avatar vinto da Mauro Fiore, artista di grande talento nativo di Marzi, piccolo centro a breve distanza da Cosenza. Pochi però sanno che proprio un cosentino lo aveva preceduto di 73 anni (1937) vincendo l’Oscar nella stessa categoria per Avorio nero (Anthony Adverse), un film del 1936 di Mervyn LeRoy basato sul romanzo omonimo di Hervey Allen; una pellicola ambientata in parte nella Livorno del ‘700 ricostruita negli studi di Hollywood. Parliamo di Antonio Gaudio che col fratello minore Eugenio emigrò dalla Calabria negli USA nel 1906 ignaro del fatto che presto sarebbero entrati ambedue nella storia del Cinema, lui come grande direttore della fotografia e primo italiano premiato con un Oscar e suo fratello come direttore della fotografia del film muto 20,000 Leghe Sotto i Mari (1916) di Stuart Paton, prima pellicola importante tratta dal capolavoro letterario di Jules Verne del 1870 nonché primo lungometraggio subacqueo con effetti speciali della storia del cinema (v. film integrale di seguito).
 

 
Come apprendiamo da Raffaele Alimena, residente a Roma e loro pronipote tramite sua madre Clorinda Gaudio, Antonio ed Eugenio – nati rispettivamente nel 1883 e nel 1886 – erano fratelli minori di Raffaele Gaudio, affermato fotografo professionista di Cosenza (aveva uno studio già dal 1856), col quale lavorarono per un periodo negli studi di Corso Telesio (esiste ancora l’insegna su un palazzo) e via Sertorio Quattromani, sviluppando brevetti ma coltivando nel cuore il sogno del Cinema, nato appena 11 anni prima della loro partenza con il cinématographe, dispositivo inventato a Parigi dai fratelli Lumière.
 

L'insegna della Stabilimento Fotografico Gaudio (a sin.), su C.so Telesio, e l'ingresso del palazzo che lo ospitava sulla piazzetta S. Giovanni dei Gerosolimitani - Ph. © Gianni Termine

L’insegna della Stabilimento Artistico Fotografico Gaudio (a sin.), su C.so Telesio, e l’ingresso del palazzo del primo Novecento che lo ospitava, sulla retrostante piazza S. Giovanni Gerosolimitano, Cosenza – Ph. © Gianni Termine

Del resto Antonio, poi formatosi anche presso una scuola d’arte romana, aveva già girato piccoli cortometraggi per produzioni italiane, come quelle della Ambrosio Film di Torino, e all’età di circa 20 anni aveva partecipato alla realizzazione di un corto, forse francese*, Napoleone attraversa le Alpi, esperienza che aveva ancor più acuito la sua passione.
 
Il logo dello Stabilimento fotografico di Raffaele Gaudio a Cosenza

Il logo dello Stabilimento fotografico di Raffaele Gaudio a Cosenza

Arrivati a New York, i due fratelli iniziarono a lavorare per alcune agenzie fotografiche per poi approdare nel mondo del cinema facendosi assumere da compagnie come A. L. Simpson, Vitagraph Studios, Life Photo Film Corporation, Biograph e Independent Moving Pictures, casa di produzione cinematografica fondata nel 1909 da Carl Laemmle che a quel tempo lavorava con divi del calibro di Mary Pickford, attrice con la quale Tony avrebbe collaborato in una trentina di cortometraggi come curatore delle luci. Americanizzati i loro nomi in Tony ed Eugene, divennero rispettivamente capo fotografo e supervisore dei laboratori della IMP. E proprio con questa casa di produzione Tony avrebbe realizzato “Madame Nicotine”, il suo primo film americano come autore della fotografia. La sua reputazione professionale crebbe a tal punto che la stessa Pickford acquistò da lui, per l’allora enorme cifra di 75 dollari, la sceneggiatura di un corto del 1911, sempre per la IMP, For the Queen’s Honor, di cui l’attrice sarebbe stata protagonista. Del resto Tony non era nuovo alla scrittura delle sceneggiature di film di cui curava la fotografia, ma è soprattutto in quest’ultimo campo che trovò espressione la sua genialità tecnica e artistica facendolo presto considerare uno dei padri della fotografia cinematografica statunitense; un cineasta a 360 gradi che anche nel pieno del suo successo non smise mai di studiare e di imparare, lasciando le sue acquisizioni in eredità ai colleghi più giovani.
 
Tony Gaudio (in alto a destra con i baffi) e il team della IMP (la donna seduta al centro è Mary Pickford). Foto apparsa sul magazine The Moving Picture World dell'11 febbraio 1911

Tony Gaudio (in alto a destra con i baffi) e il team della IMP (la donna seduta al centro è Mary Pickford). Foto apparsa sul magazine The Moving Picture World dell’11 febbraio 1911

Nel 1915 i fratelli Gaudio si trasferiscono in California ed Eugene inizia a lavorare per la Universal come direttore della fotografia prima di essere assunti entrambi alla Metro Pictures Corporation - una delle case produttrici da cui sarebbe nata nel ’24 la celebre Metro Goldwin Mayer – l’uno, Eugene, sempre come direttore della fotografia e l’altro come regista (in tale veste Tony realizzò nel ’25 due soli film: Sealed lips e The price of success).
 

Eugene Gaudio, a sin. dietro la macchina da presa, una Bell & Howell model 2709

Eugene Gaudio, a sin. dietro la macchina da presa, una Bell & Howell model 2709 (foto del 1919)

Dei due fratelli, nel frattempo sposatisi con le sorelle Vincenzina e Rosina Pietropaolo originarie di Amantea (Cosenza), Eugene fu il più sfortunato poiché la sua carriera e la sua vita cessarono il 1° agosto 1920, quando una peritonite, complicanza di un’intervento di appendicite, se lo portò via a soli 33 anni (è sepolto all’Hollywood Forever Cemetery di Los Angeles). La più conosciuta tra le sue prime opere è senza dubbio 20,000 Leagues Under the Sea, adattamento cinematografico del romanzo di Verne.
 

Due fotogrammi del film 20,000 Leagues Under the Sea (1916) di Stuart Paton

Due fotogrammi del film 20,000 Leagues Under the Sea (1916) di Stuart Paton con la fotografia di Eugene Gaudio

Un lavoro difficile per Eugene che dovette curare la fotografia di riprese subacque pionieristiche effettuate calando in mare un globo d’acciaio e vetro di 4 tonnellate detto ”photosphere”, ideato dall’operatore John E. Williamson e contenente la macchina da presa (v. foto seguente); il suo impegno, portato a termine in modo impeccabile, fu gratificato da numerosi premi in piena epoca pre-Oscar, riconoscimento che sarebbe stato introdotto solo nel 1929. Il suo ultimo lavoro fu invece il lungometraggio Life’s Twist interpretato dall’attrice Bessie Barriscale.
 

Immagini tratte da Cinema News (Nov. 1917)

Immagini tratte da Cinema News (Nov. 1917)

Insieme al fratello Tony, Eugene fu tra i membri fondatori dell’American Society of Cinematographers (ASC), associazione di cui oggi fa parte anche il loro corregionale Mauro Fiore e che è formata da direttori della fotografia e tecnici degli effetti speciali distintisi nell’industria cinematografica. E proprio sulla rivista dell’associazione, The American Photographer (1 febbraio 1922), Eugene viene ricordato come un professionista che considerava i suoi strumenti di lavoro “un mezzo di espressione” e “guardava la propria macchina da presa come un violinista guarda il suo strumento, con tenerezza e affetto”.
 
La 'photosphere' per le riprese subacquee di  20,000 Leagues Under the Sea (1916)

La ‘photosphere’ per le riprese subacquee di 20,000 Leagues Under the Sea (1916)

La carriera di Tony come direttore della fotografia si sarebbe invece protratta per oltre 30 anni (fino al 1949), curando la fotografia di oltre 1000 produzioni (di vario genere e dimensioni) e collezionando collaborazioni con grandi registi come Lewis Milestone a Raoul Walsh, Frank Borzage, Jacques Tourneur, Howard Hawks, William Dieterle e aggiudicandosi ben 5 candidature all’Oscar e una vittoria nel ’37 con Avorio neroSua la fotografia anche del famoso The Adventures of Robin Hood (La leggenda di Robin Hood) girato nel ’38 da Michael Curtiz e William Keighley, con Herrol Flynn e Olivia de Havilland.
 

Tony Gaudio (primo a sin.) sul set de La leggenda di Robin Hood, con William Keighley, Patrick Knowless ed Errol Flynn, 1938

Tony Gaudio (primo a sin.) sul set de La leggenda di Robin Hood, con William Keighley, Patrick Knowless ed Errol Flynn, 1938

Impegnato con la First National al tempo della morte prematura di Eugene, lavorò in seguito per la Warner Bros. che nel 1928 acquistò la First National e qui conobbe il collega e connazionale Sol Polito, con cui avrebbe stretto una collaborazione volta alla ricerca di nuove tecniche fotografiche. Fu infatti ideatore di innumerevoli innovazioni tecniche, contribuendo in larga misura a mettere a punto le caratteristiche stilistiche degli Studi Warner fra il 1930 e il 1943. Fra i suoi contributi innovativi se ne possono citare alcuni di importanza capitale per l’evoluzione dell’arte cinematografica: la realizzazione della prima sequenza di montaggio in un film (fonte: The New York Times, 11 agosto 1951) e del primo film subacqueo della storia del cinema americano, Submarine, girato nel 1910 a Newport News in Virginia e apripista di numerosi film del genere; l’invenzione di un dispositivo che migliorò in modo incisivo i meccanismi di messa a fuoco delle macchine da presa: un’innovazione messa a punto nel 1922 per conto della celebre Mitchell Camera Corporation e tale da valergli la gratitudine di tutti gli addetti ai lavori.
 
Tony Gaudio (al centro con l'Oscar) durante la cena di gala agli Academy Awards.  Ultimo alla sua sinistra Walt Disney

Tony Gaudio (al centro con l’Oscar) durante la cena di gala agli Academy Awards del ’37. Ultimo alla sua sinistra Walt Disney

Nel 1930 sarebbe arrivata la prima candidatura all’Oscar per Gli angeli dell’inferno diretto da Howard Hughes, seguita nel ’37 da quella per Avorio nero che gli valse l’Oscar. Bette Davis lo volle come suo abituale fotografo (collaborano in ben 11 film) ed è proprio un film con la diva, Il conquistatore del Messico, del 1939, a valergli la terza nomination (i gossip dell’epoca parlarono persino di una relazione fra Tony e la grande attrice; e a proposito di super dive, per quattro anni e mezzo fu cameraman esclusivo di Norma Talmadge, regina del muto, e nel ’26 illuminò anche Greta Garbo nel film La Tentatrice di Fred Niblo). La quarta candidatura arrivò nel 1941 per Ombre malesi, in cui Gaudio illumina la Davis con la luce della luna piena; la quinta nel 1943 con Korvette K-225 e l’ultima nel 1945 per il film L’eterna armonia di Charles Vidor. Nel 1949 si ritirò a vita privata morendo nel 1951 a 67 anni nei pressi di San Francisco (anch’egli è sepolto all’Hollywood Forever Cemetery).
 

Tony Gaudio mentre controlla una delle sue ottiche

Tony Gaudio mentre controlla uno dei suoi obiettivi

E’ questa, in estrema sintesi, la storia di due straordinari talenti approdati negli States per inseguire l’avventura del Cinema, una scelta certamente diversa da quella, forzosa, della moltitudine di emigranti che negli stessi anni varcavano l’Atlantico in cerca di un lavoro per vivere, ma non meno coraggiosa. Due figure di cui la loro terra farebbe bene a rinnovare la memoria magari intitolando loro, nella natìa Cosenza, una via e un festival cinematografico. L’ultimo evento sul tema è stato la mostra fotografica con cinerassegna presso la Biblioteca Nazionale di Cosenza – La grande avventura: Tony Gaudio/Nicholas Musuraca, Direttori della fotografia ad Hollywood – che su iniziativa della Cineteca di Calabria, editrice anche del catalogo, ha reso omaggio nel 2017 oltre che a Tony Gaudio anche a Nicholas Musuraca, suo collega e conterraneo nato a Riace (Reggio Calabria) nel 1892, noto ai suoi tempi, e come tale ricordato nella letteratura cinematografica, come un vero maestro nell’uso di chiaroscuri di grande suggestione e impatto visivo ottenuti attraverso innovativi posizionamenti delle fonti di luce, applicati nei generi più diversi come il western, l’horror (Il bacio della pantera, del ’42, Il giardino delle streghe, del ’44, La scala a chiocciola, del ’46), il noir (Lo sconosciuto del terzo piano, del ’40).

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Le tombe dei fratelli Eugenio e Antonio Gaetano Gaudio all'Hollywood Forever Cemetery

Le tombe dei fratelli Eugenio e Antonio Gaetano Gaudio all’Hollywood Forever Cemetery, Los Angeles

NOTA:
*Potrebbe trattarsi di un episodio di Épopée napoléonienne, cortometraggio di Lucien Nonguet del 1903 che fra le scene in successione sulla vita di Napoleone (la quarta per la precisione) ne prevede una che si intitola “Passaggio del passo di San Bernardo”, riferibile appunto all’attraversamento delle Alpi. In realtà risulta difficile immaginare che a quel tempo la troupe, ingaggiata dalla francese Pathé Frères, venisse fino in Italia per girare poche scene di un corto, per cui è possibile che Tony Gaudio ne abbia fatto parte trasferendosi in Francia per un periodo. Del resto non era inusuale che i primi cineasti italiani facessero esperienze formative Oltralpe dove il cinema era nato oltre un decennio prima: è il caso ad es. del torinese Arturo Ambrosio, fondatore dell’omonima casa di produzione, del quale sono noti contatti con la Pathé Frères di Parigi oltre che con lo stesso Gaudio. A quest’ultimo proposito è anche possibile che il primo film di Gaudio fosse proprio una proto-produzione dello stesso Ambrosio, realizzata prima della nascita ufficiale della sua compagnia nel 1906. L’ultima ipotesi formulabile, in realtà meno probabile delle altre, è che invece il legame di Tony Gaudio con quella produzione francese fosse circoscritto al suo mestiere di fotografo piuttosto che di cineoperatore: infatti la Pathé fece produrre per il lancio del film alcune serie di cartoline illustrate tratte dalla pellicola, fra cui una in Francia curata dalla Rex e una in Italia prodotta da Alterocca di Terni (Virgilio Alterocca introdusse la cartolina illustrata nel nostro Paese) con didascalie anche in francese. E’ quindi possibile ci sia stata qualche collaborazione fra Alterocca e i cosentini Gaudio, a quel tempo fra i migliori fotografi del Sud Italia. Ad ogni modo, del corto di Nonguet su Napoleone sono disponibili in rete, fra le collezioni digitali del sito americano SMU Libraries (Sulphur Springs Collection), 33 secondi di girato relativi proprio alla scena sulle Alpi.
 

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