Fortezze d’Oriente: a spasso fra i castelli del Salento

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Puglia - Scorcio del Castello di Otranto (Lecce) - Ph. © Michele Natale

Puglia – Scorcio del Castello di Otranto (Lecce) – Ph. © Michele Natale

di Rosalia Chiarappa

Siti archeologici, cattedrali, palazzi, ville, masserie, fortezze: rappresentano le immagini più tipiche della Puglia. Da non perdere le visite ai castelli, per lasciarsi conquistare dal loro fascino tenebroso e dalle mille leggende che aleggiano tra le loro mura. Sorti in gran parte nel Medioevo, la loro presenza è andata sempre oltre la funzione eminentemente difensiva, per assumere la connotazione di strumento del potere politico finalizzato al controllo del territorio. Se la maggior parte dei castelli risale all’epoca normanno-sveva, furono gli Spagnoli a fortificare la costa secondo i più moderni canoni di difesa, avvalendosi di architetti militari quali Evangelista Menga e Gian Giacomo dell’Acaya, e spesso riadattarono anche castelli già esistenti rendendoli inespugnabili.

Spagnola è la fortezza di Lecce, imponente nel cuore della città, che apre le porte del Salento. Il castello è formato da due corpi concentrici: all’interno c’è il più antico, quello medievale, mentre la parte esterna fu costruita dall’architetto Gian Giacomo dell’Acaya su incarico di Carlo V.

Puglia - Ingresso del Castello di Otranto – Ph. © Michele Natale

Puglia – Ingresso del Castello di Otranto – Ph. © Michele Natale

Scendendo ancora lungo il litorale adriatico, approdiamo a Otranto, il cui maniero rammenta le secolari minacce subite da queste splendide coste a opera dei Turchi e il tremendo eccidio del 1480. Infatti, il castello fu costruito proprio all’indomani del martirio degli 800 idruntini sui resti di un fortino preesistente di epoca bizantina, per proteggere meglio la cittadina. Attualmente il castello di Otranto è considerato una tra le più grandi e maestose costruzioni del Salento lungo la costa adriatica, a ridosso sul mare e circondato da un ampio e profondo fossato ancora visibile. Le mura difensive furono rinforzate da tre torrioni a pianta circolare, Ippolita, Alfonsina e Duchessa. Anche la torre a “Punta di diamante”, protesa sul mare, fu costruita dagli Aragonesi. La facciata principale presenta gli stemmi di Carlo V e del vice re don Pedro da Toledo.

Entrando, si viene avvolti dalla storia e si immagina la vita del tempo all’interno della fortezza come viene descritta nel celebre romanzo “Il castello di Otranto” scritto nel Settecento dall’inglese Horace Walpole: sulla volta del salone d’ingresso si nota una feritoia stretta e lunga, dalla quale veniva calato in passato il portone in ferro. Bocche di fuoco anche nelle sale circolari delle torri mentre le sale inferiori sono ricche di scorciatoie, sotterranei e vie di fuga. Ultimamente il castello, sede di interessanti eventi artistici, è stato ristrutturato e sono stati riportati alla luce l’antico fossato e il ponte levatoio.

Profondamente legata alla storia del castello idruntino è quella della fortezza di Castro, definita di rilevanza strategica per la difesa del regno da Carlo I d’Angiò. Anche la città fu invasa dai Turchi nel 1480 e in seguito al saccheggio di Otranto il castello venne semidistrutto. E fu la nobile famiglia dei Gattinara, nel Cinquecento, a far ricostruire la fortezza sulle rovine dell’antica rocca, realizzando una nuova struttura difensiva a pianta quadrilatera, con quattro bastioni e un terrapieno. La struttura fu poi potenziata dal viceré spagnolo don Pedro de Toledo, mentre l’architetto senese Tiburzio Spannocchi progettò la costruzione del bastione a protezione della Porta Terra, della imponente torre sud, detta Torre Catalano, e di una caratteristica cinta fortificata a impianto esagonale allungato, munita di baluardi e torri di cortina nei punti strategici.

Puglia - Corte interna del castello di Castro (Lecce) - Ph. © Michele Natale

Puglia – Corte interna del castello di Castro (Lecce) – Ph. © Michele Natale

La struttura, completamente restaurata negli ultimi anni, dispone di una sala convegni e ospita, nelle sale e nel torrione angolare di levante, il Museo Civico “Antonio Lazzari” con la mostra archeologica permanente “Castrum Minervae: tra Greci e Messapi”, che permette di ammirare i numerosi e vari reperti provenienti dalle recenti campagne di scavo effettuate nell’area del centro storico della cittadina che ha riservato la bellissima sorpresa, nell’estate dello scorso anno, del ritrovamento della statua con veste finemente drappeggiata che rappresenterebbe la dea Atena-Minerva alla quale era dedicato il tempio citato da Virgilio in correlazione con l’approdo di Enea. Ed ecco che così si dirime definitivamente la questione relativa al dibattito su dove Enea, in fuga da Troia distrutta, fosse approdato arrivando in Italia. Finora, infatti, a contendersi questo approdo sono stati Porto Badisco nei pressi di Otranto e Roca Vecchia in territorio di Melendugno. Ma tra i due litiganti, come spesso accade, il terzo gode ed è ora storicamente accertato che lo scalo dell’eroe troiano sia stato proprio nella cittadina denominata dai romani Castrum Minervae.

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Fortezze d’Oriente: a spasso fra i castelli del Salento

Castello di Castro (Lecce) – Ph. © Michele Natale

Fortezze d’Oriente: a spasso fra i castelli del Salento

Castello di Castro (Lecce) – Ph. © Michele Natale

Fortezze d’Oriente: a spasso fra i castelli del Salento

Castello di Castro (Lecce) – Ph. © Michele Natale

Fortezze d’Oriente: a spasso fra i castelli del Salento

Reperto raffigurante l'Athenaion di Castro, Museo Archeologico, Castello di Castro (Le) – Ph. © Michele Natale

Fortezze d’Oriente: a spasso fra i castelli del Salento

Castello di Otranto (Lecce) – Ph. © Michele Natale

Fortezze d’Oriente: a spasso fra i castelli del Salento

Castello di Otranto (Lecce) – Ph. © Michele Natale

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Castello di Otranto (Lecce) – Ph. © Michele Natale

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