Dalla Lucania a Cleveland: il toro cozzante in bronzo forse scolpito nella Sibaritide

Toro scalpitante, bronzo, V sec. a.C., Lucania, forse realizzato a Thurii - Cleveland Museum of Art

Toro cozzante, bronzo, V sec. a.C., proveniente dalla Lucania, forse realizzato a Thurii – The Cleveland Museum of Art

di Redazione FdS

La fertilità del territorio, la grande prosperità economica e la fioritura delle arti nella breve storia della città magno-greca di Sibari, nel nord della Calabria, sono cose note, anzi proverbiali, fin dall’antichità. La loro eco non si spense nemmeno dopo la sua distruzione nel 510 a.C. ad opera dell’esercito di Crotone a circa due secoli dalla sua fondazione, ma proseguì con la nascita nel 444/43 a.C. della nuova città di Thurii, la colonia panellenica voluta nei pressi dell’antica Sibari dalla Atene di Pericle che ne affidò il progetto urbanistico all’architetto Ippodamo di Mileto. Anch’essa divenne una città fiorente e culturalmente celebre e con Sibari condivise un simbolo, quello del toro, emblema appunto di potenza, di fertilità e prosperità a sua volta legato all’atavico nume tutelare del sito fluviale del Crati o, secondo altri, del suo principale affluente, l’omonimo Sybaris (attuale Coscile), entrambi corsi d’acqua che ripetono ad litteram i nomi di un fiume (Krathis) presso la città di Eghion e di una fonte (Sybaris) nella città di Bura, in Acaia. Del resto non era raro che i Greci rappresentassero con le sembianze del toro i fiumi con le loro acque cariche d’impeto e portatrici di vita, attributi consonanti con l’energia e la capacità riproduttiva dell’animale.

L’immagine del toro fu particolarmente diffusa a Sibari, comparendo nella sua monetazione: sono celebri gli stateri incusi d’argento che recavano impressa l’effigie di un toro retrospiciente (ossia in posizione stante a sinistra, ma con il capo rivolto a destra), effigie che secondo lo storico calabrese Augusto Placanica rappresentava “l’animale domato, simbolo del fiume reso amico all’uomo”. Nella monetazione di Thurii il soggetto subisce una variazione, venendo raffigurato –  scrive l’archeologa Roberta Schenal – nell’attitudine di toro cozzante “a richiamare con la sua carica travolgente la corrente impetuosa del fiume, suggerendo al contempo la vitale energia della città”, valenze simboliche che ritroviamo anche nella splendida scultura del Toro Cozzante (V-IV sec. a.C.) la cui parte superiore è stata rinvenuta in anni recenti nel sito dell’antica Thurii ed è oggi esposta al Museo Nazionale di Sibari.
 

Statere di Thurii con testa di Athena e toro cozzante, V-IV sec. a.C. Sopra la sottile linea di esergo in lettere minute il raro nome dell'incisore ΜΟΛΟΣΣΟΣ

Statere di Thurii con testa di Atena e toro cozzante, V-IV sec. a.C. Sopra la sottile linea di esergo il raro nome dell’incisore ΜΟΛΟΣΣΟΣ – Image source

L’esempio della monetazione di Thurii lo ritroviamo invece sorprendentemente riprodotto nella forma di un piccolo bronzo (c. 10 cm) del V sec. a.C. raffigurante anch’esso un toro cozzante, esposto negli Stati Uniti al Cleveland Museum of Art (v. prima foto in alto). Indicato dal Museo come proveniente dalla Lucania, risulta impossibile stabilirne oggi l’esatto luogo di fusione data l’assenza di qualsiasi dato di contesto. Tuttavia non appare peregrina una ipotetica provenienza dalla vicina città di Thurii  data la peculiarità del soggetto e l’assoluta analogia con l’animale raffigurato nella monetazione, ma non manca chi lo ritiene precedente alla nascita della città, quindi più vicino alla scultura del tardo periodo arcaico (intorno al 470 a.C.). Il reperto risulta acquisito nel 1930 nel fondo intitolato a uno degli istitutori del museo, l’industriale e filantropo Jeptha Homer Wade; a venderlo sarebbe stato il noto mercante d’arte antica Jacob Hirsch, preceduto nella proprietà del bronzetto dall’archeologo Heinrich Bulle (1867-1945) di Würzburg, in Germania, che nella sua carriera non mancò di interessarsi di archeologia della Magna Grecia.

Quasi intatto (manca solo della coda), l’animale si mostra pronto all’attacco, con la testa leggermente abbassata e la zampa anteriore destra sollevata nell’atto di scalpitare. Circa la sua funzione originaria, non è da escludersi che si tratti di un oggetto votivo, destinato cioè a servire da offerta per la divinità. Come si legge nel Bulletin of the Cleveland Museum of Art del 1931 (Vol. 18, No. 3), questo piccolo toro – “il cui soggetto è stato riscontrato in scultura, sulle monete e sui vasi” – “è un bell’esempio della bronzistica greca del V secolo, e mostra mirabilmente il sentimento greco per le linee armoniose” nonché “la capacità dei Greci di realizzare un pezzo di scultura verosimigliante piuttosto che meramente realistico”. In questo caso “una conoscenza della struttura reale dell’animale è evidente nella modellazione della struttura ossea della spalla, ma i tratti della bestia nel suo insieme sono stati semplificati e modellati in potenti forme lineari. La curva fluente della nuca, da sola, è una prova lampante di questo acuto senso dei Greci per la linea essenziale e significativa”.

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