Basilicata: scoperto a Policoro il teatro della antica città greca di Herakleia

Esempio di teatro del V secolo in una polis magno-greca (Parco archeologico di Elea-Velia, Campania – fonte immagine)

La recente scoperta riaccende i riflettori su un importante ma poco noto Parco Archeologico e su un Museo Nazionale che a Policoro custodisce reperti di grande bellezza

di Redazione FdS

Poco noto al grande pubblico ma di rilevante interesse storico è il Parco Archeologico di Herakleia (Eraclea per i romano) situato in Basilicata alla periferia settentrionale dell’attuale abitato di Policoro (Matera), sulla cosiddetta Collina del Barone, una altura (32 m s.l.m.) nei pressi del fiume Agri. Il Parco custodisce ciò che rimane dell’acropoli della città magno-greca di Herakleia, fondata nel 434-433 a.C. da coloni delle città greche di Taranto e Thurii sulle spoglie della più antica e florida città di Siris fondata, verosimilmente da coloni focesi, a cavallo tra l’VIII e il VII secolo a.C. nei pressi della foce del fiume Siri, l’attuale Sinni. Proprio in quest’area, nei giorni scorsi, sono state rilevate tracce cospicue di un edificio pubblico, con pianta scenica, localizzato lungo il pendio meridionale della Collina del Barone. Prospezioni archeologiche, foto aeree e foto da drone, e una campagna di indagini geofisiche condotte dall’Università della Basilicata, sembrano fornire importanti conferme all’ipotesi che verosimilmente si tratti dell’antico teatro cittadino. La scoperta è stata possibile grazie alle risorse messe a disposizione dei Musei nazionali di Matera – Direzione regionale Musei Basilicata e dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, che prevedono anche l’avvio di una campagna di scavo entro gli inizi di novembre.

“Gli scavi, eseguiti direttamente dal Ministero della Cultura e diretti sul campo da Carmelo Colelli, prenderanno avvio all’inizio del mese di novembre – ha dichiarato il direttore regionale dei Musei nazionali, Filippo Demmaed i risultati saranno di grande importanza non solo per l’identificazione del Teatro la cui presenza sembra trasparire dalle prospezioni, ma anche e soprattutto per conoscere l’organizzazione urbana della colonia fondata nel 433 a.C. e sede della Lega Italiota” (la Lega Italiota era un’alleanza politico-militare di alcune città della Magna Grecia con lo scopo di difendersi dai Lucani, dai Bruzi e da Dionisio I, tiranno di Siracusa – NdR).

Nell’attesa che la campagna di scavi porti alla luce le prime strutture dell’edificio, ci piace ricordare che il Parco archeologico conserva sull’acropoli i resti, riferibili ad Herakleia/Eraclea e parzialmente messi in luce, di un impianto urbano ortogonale con isolati (insulae) disposti lungo la strada principale (plateia) che attraversa tutta la collina in senso Est-Ovest intersecandosi perpendicolarmente con le strade secondarie (stenopòi). Le diverse unità abitative sono formate da ambienti semplici destinati alla vita quotidiana e alle attività produttive, ma per l’età tardo ellenistica sono documentati anche esempi di lussuose case a peristilio con sistema di canalizzazioni e impreziosite da mosaici.  Nell’area sottostante la collina dell’acropoli (cd. Vallone del Varratizzo), anch’essa ricadente all’interno del parco archeologico di Herakleia, si estendeva l’agorà (cuore della vita pubblica) dove sorgevano vari templi fra cui quelli di Dioniso e di Demetra.

Dopo la seconda guerra Punica (218-202 a.C.), come avvenne per gran parte dell’Italia meridionale, anche Herakleia attraversò un periodo di profonda crisi che durò fino all’età romana quando al posto della fiorente polis vi era ormai solo un piccolo centro romanizzato di modeste dimensioni, Eraclea. Dal I secolo d.C. vaste aree dell’acropoli furono abbandonate e in piena area urbana sorsero ampie zone di necropoli.

Ripercorrendo i secoli a ritroso, numerose sono le tracce riferite da diversi studiosi alla colonia arcaica di Siris, fondata nella prima metà del VII secolo a.C. da coloni Ioni provenienti da Colofone (nell’attuale Turchia) e, dopo poco più di un secolo di prosperità, distrutta da una coalizione di città achee guidate da Sibari, tra le quali figuravano anche Metaponto e Crotone.

I reperti mobili, ritrovati durante le campagne di scavi susseguitesi nel corso del tempo e relativi alle città greche di Siris ed Herakleia così come ai centri indigeni dell’entroterra (fra i quali Nova Siri, Tursi, Guardia Perticara, Chiaromonte, Latronico), hanno trovato collocazione nello splendido Museo archeologico Nazionale della Siritide con sede a Policoro (via Colombo – tel. 0835 972154). Alla città di Siris sono riferibili statuette votive e corredi funerari di VII-VI secolo a.C. con ceramiche figurate di produzione locale, tra le più antiche realizzate in Magna Grecia, mentre la fase di Herakleia vi è rappresentata da matrici per statuette rinvenute nel quartiere artigianale, oggetti votivi rinvenuti nei santuari urbani ed extraurbani e diversi importanti corredi funerari tra i quali il più famoso è quello della cosiddetta Tomba del Pittore di Policoro del V secolo a.C. che comprende splendidi vasi raffiguranti episodi della mitologia greca; di grande importanza anche altri corredi del IV e III secolo a.C. caratterizzati da bellissime ceramiche a figure rosse e da raffinati monili in oro filigranato, gioielli in alcuni casi prodotti da botteghe locali; non a caso una tradizione orafa ad Herakleia è testimoniata dall’eccezionale rinvenimento della tomba di un orafo datata fra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. Rilevanti anche i reperti provenienti da importanti rinvenimenti effettuati nei centri enotri (IX-V secolo a.C.) e lucani (IV secolo a.C.) dell’entroterra, per lo più corredi funerari di straordinaria interesse caratterizzati, per il periodo VIII-VII secolo a.C., da armature in bronzo, gioielli in argento e oro e vasi indigeni a decorazione geometrica.

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