I riti d’autunno dedicati ai morti e le zucche intagliate in Puglia

Fucacoste e cocce priatorjie, Orsara di Puglia (Foggia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Fucacoste e cocce priatorjie, Orsara di Puglia (Foggia) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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di Alessandro Novoli

Iniziamo il nostro percorso attraverso le usanze legate alla commemorazione dei morti scoprendo come in alcune località della Puglia sia ancora in auge l’usanza, la sera del 1° novembre, di imbandire la tavola per una cena destinata ai defunti che si crede tornino a far visita ai loro cari ancora in vita. Una visita che perdura fino all’Epifania, termine ultimo di questo viaggio ”a ritroso” dall’Aldilà nel corso del quale non sarebbe raro vedere i defunti percorrere in processione le vie dei loro paesi: ad esempio a Massafra (Taranto) i più vecchi raccontano come nella notte del 31 ottobre i morti escano in corteo dal cimitero e percorrano le vie del borgo vecchio muniti di una fiammella sul dito, acceso come fosse una candela. Qualcuno sostiene di averli visti entrare nelle chiese, dove si dice vadano a celebrare messa, ma per un vivente incontrarli può essere fatale. In questo periodo in Puglia, come in altre località d’Italia, è diffuso il consumo di particolari alimenti: a Barletta e nel Foggiano è ad esempio tipica la colva, un dolce antichissimo a base di grano cotto, chicchi di melagrana, mandorle, noci, fichi secchi e vincotto: ingredienti fra i quali dominano i semi, elementi dalla forte valenza simbolica in quanto legati, come i morti, al mondo sotterraneo ma al tempo stesso promessa di rinascita. Altra usanza diffusa per la festa dei morti  è quella della questua fatta da gruppi di ragazzi, contadini o artigiani che vanno di casa in casa cantando una canzone in tema: questa pratica viene detta “cercare l’aneme de muerte” e si apre con una sorta di breve serenata rivolta alla padrona di casa, che per tradizione si alza e fa entrare in casa la brigata offrendo vino, castagne, taralli ed altro:

“Chemmare Tizie te venghe a cantà
L’aneme de le muerte mò m’a da dà.
Ah ueullà ali uellì
Mittete la cammise e vien ad aprì.”

[Comare Tizia vengo a cantare, l’anima dei morti mi devi dare, ah uellà ali uellì, mettiti la camicia e vienimi ad aprire].

Per trovare però ancora viva la tradizione delle zucche di Ognissanti, occorre recarsi ad Orsara di Puglia (Foggia), bellissimo borgo dei Monti Dauni dove il 1° novembre di ogni anno si celebra la notte dei Fuucacoste (‘fuochi accostati’ o ‘fuochi che uniscono’), una ricorrenza che coinvolge migliaia di visitatori. Decine di falò di rami di ginestre vengono accesi in piazze, cortili e crocicchi e si cucinano verdure e carne sulle loro braci, lasciando ai morti gli avanzi disposti agli angoli delle strade. Per l’occasione si intagliano le zucche dette Cocce’e priatorje (teste del Purgatorio), rappresentazione delle anime dei defunti tornate nella loro comunità di origine. A questo evento Famedisud ha dedicato ben 3 articoli che potete leggere attraverso i seguenti link:

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