Un video di Walter Molfese seduce la Rete: è dedicato a Craco, poesia lucana scritta nella pietra

di Kasia Burney Gargiulo

Da borgo abbandonato a icona della Lucania più autentica, ambita meta di viaggiatori “fuori pista” e set cinematografico. E’ Craco, paese della provincia di Matera che del capoluogo ha quel colore ocra chiaro che conferisce a muri e case una poetica aura di luogo fuori dal tempo, qui accentuata dall’abbandono inesorabile che, fin dal 1963, lo ha lasciato vuoto di ogni forma di vita che non siano il gracchiante grido delle taccole o il sibilo del vento lungo i vicoli o fra i rami di ulivi e cipressi secolari. A mostrarcelo in tutta la sua dolente bellezza è Craco: the abandoned town, il filmato realizzato dal lucano Walter Molfese, originario di Maratea, 26 anni, studente di ingegneria aerospaziale con la passione per la fotografia e le riprese video. Una passione che ha deciso di riversare nel progetto nazionale Italia senza tempo, una serie di video con immagini in timelapse su alcuni dei luoghi più affascinanti della Penisola, e altri filmati che raccontano volti meno conosciuti del nostro Paese, come appunto Craco. Grande è stato il riscontro internazionale del video dedicato al borgo lucano, comparso in rete nelle ultime settimane e condiviso fra gli altri, sul suo profilo Twitter, da Guy Kawasaki, ex manager della Apple e oggi CEO di Garage.com, società che finanzia iniziative a tecnologia avanzata nella Silicon Valley. Per le riprese aeree l’autore ha utilizzato alcune videocamere montate su drone [per una visione ottimale del video, a fondo pagina, selezionare sul player le funzioni HD 720p e full screen].

CRACO: IL PAESE CHE C’ERA…

Solitario, in cima ad una collina dell’Appennino Lucano, svetta fra i monti e il mare, in una zona punteggiata di calanchi, profondi solchi dal fascino lunare scavati nel terreno cretoso dalla discesa a valle delle acque piovane. Le origini di Craco si perdono nella notte dei tempi, fra tracce dei greci metapontini riparati sulle alture per sfuggire alla malaria della costa e segni della presenza bizantina che qui portò l’agricoltura e nuovi aggregati urbani. E’ il 1060 quando il suo nome affiora dalla mente dell’arcivescovo Arnaldo di Tricarico, che lo chiamò Graculum, ovvero piccolo campo arato, alludendo alla vocazione agreste del territorio. Ma furono i Normanni, nell’XI sec., ad imprimere al borgo la sua attuale struttura, con le case arroccate intorno al torrione che dall’alto domina l’intera valle del Cavone e dell’Agri, antiche ‘vie’ per chi puntava a penetrare verso l’interno. Una postazione che rese Craco centro militare strategico durante il regno di Federico II di Svevia. Nei secoli il borgo si arricchì di palazzi gentilizi, ma conobbe anche tentativi di sovversione del feudalesimo durante la Rivoluzione Partenopea del 1799 nonché assedi da parte dei briganti che pullulavano in Lucania, come nel resto del Sud.

Chiuso nel silenzio del suo abbandono, oggi Craco attira col fascino immortale delle sue pietre impregnate di storia e di leggende ancora aleggianti fra le sue mura, come quella oscura dell’antica taverna “Canzoniere” che sorgeva nell’omonima contrada: la storia racconta della sua tenutaria, una donna affascinante che pare riducesse in suo potere gli avventori sedotti dalla sua avvenenza, per poi ucciderli, metterli sotto aceto e servirli come piatto forte dell’osteria.

Nel 2010 il borgo è entrato nella lista dei monumenti da salvaguardare redatta dal World Monuments Fund – l’organizzazione non profit privata con sede a New York che mira a preservare manufatti architettonici storici e siti con rilevanza storico-culturale in tutto il mondo – mentre il comune, per far fronte all’interesse crescente verso il borgo, ha istituito negli ultimi anni dei percorsi di visita guidata per garantire la sicurezza dei turisti. E infine c’è il Cinema, ammaliato dalle atmosfere arcaiche e misteriose che il borgo riesce ad evocare: da The Passion di Mel Gibson, al Cristo si è fermato ad Eboli di Francesco Rosi, a La lupa di Alberto Lattuada, al King David di Bruce Beresford, fino allo 007-Quantum of Solace di Marc Forster, sono tante le pellicole che ambientano diverse loro scene fra le mura dell’irresistibile Craco.

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