Scoperta proteina che aiuta a combattere il cancro. Il pugliese Claudio Mauro nell’equipe di ricerca

def

Immagine di Linfocita T al microscopio elettronico. Nella foto piccola il ricercatore pugliese Claudio Mauro - Ph. NIAID | CCBY2.0

Immagine di Linfocita T al microscopio elettronico. Nella foto piccola il ricercatore pugliese Claudio Mauro – Ph. NIAID | CCBY2.0

latuapubblicita2

di Redazione FdS

Una rivoluzionaria scoperta nell’ambito della lotta contro i tumori è il frutto di uno studio durato sei anni e della collaborazione tra Imperial College e Queen Mary University di Londra, ETHZ (Istituto federale di tecnologia svizzero) e Harvard Medical School. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science e portano la firma anche di un ricercatore pugliese, il salentino Claudio Mauro, originario di Presicce (Lecce), laureato nel 2002 all’Università Federico II° di Napoli e membro dell’equipe della Queen Mary University di Londra. La scoperta consiste nella individuazione di una proteina capace di aiutare il sistema immunitario a combattere il cancro. La proteina sarebbe in grado di aumentare le difese dell’organismo contro il cancro ed alcuni virus, andando a decuplicare il numero dei linfociti T.

Determinante è stato lo studio su alcuni topi caratterizzati da mutazione genetica rispetto ai comuni roditori. Tale alterazione permette al loro organismo di produrre cellule T citotossiche, normalmente attive nel sistema immunitario su infezioni e cancro, in un quantitativo tale da consentirgli di combattere la malattia in atto. La produzione di tali linfociti risulta 10 volte superiore alla media e ciò – come ha accertato l’equipe di cui fa parte lo scienziato salentino – dipende da una proteina finora ignota, denominata “molecola di espansione dei linfociti”, o Lem che – è stato accertato – ha il potere di modulare la proliferazione delle cellule T nell’uomo oltre che nei topi. Si è inoltre riscontrato come la proteina Lem induca nei topi la proliferazione anche di un secondo tipo di cellule T, dette “cellule di memoria”, le quali cioè consentono all’organismo dei roditori di riconoscere le infezioni incontrate in precedenza e di produrre una risposta immunitaria in tempi rapidi. E’ previsto che uno studio sulle possibilità terapeutiche nell’uomo, con appositi trial clinici, partirà nei prossimi tre anni.

“Si prospetta così una possibile terapia genica che migliori l’immunità, stimolando la produzione di Lem” – ha dichiarato Claudio Mauro, da 8 anni residente con la moglie Valeria a Londra, dove occupa il ruolo di lecturer presso la Queen Mary. – “Questa scoperta – ha proseguito – ha conseguenze immediate per la messa a punto di approcci terapeutici innovativi per il cancro e altre patologie infiammatorie e autoimmuni croniche, come ad esempio l’aterosclerosi e l’artrite reumatoide” .

 

aliamedia

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Torna su