L’addio della Calabria e del mondo della cultura allo scrittore Saverio Strati

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di Redazione FdS

Agli inizi di febbraio vi avevamo parlato delle tante iniziative della Regione Calabria per festeggiare i 90 anni di Saverio Strati, uno dei suoi figli più illustri, un romanziere che si è guadagnato un ruolo di primo piano nella letteratura italiana del ventesimo secolo. Tanti i progetti in corso d’opera come concorsi nelle scuole di ogni ordine e grado; la realizzazione di un’app dedicata alla sua produzione, la disponibilità di e-book dei suoi romanzi scaricabili gratuitamente; il coinvolgimento delle università e gli spazi ritagliati in manifestazioni di rilievo come la Fiera del libro per ragazzi di Bologna e il Salone di Torino, che ospiterà una sua mostra bibliografica o, ancora, un omaggio specifico nell’ambito del Festival di Tropea. Agli inizi di marzo è stata inaugurata la casa-museo a lui intitolata a Sant’Agata del Bianco (Reggio Calabria), suo paese natale: un’iniziativa che ha avuto il riconoscimento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per l’alto valore culturale. Sempre a Sant’Agata –  dove fra l’altro il sindaco sta anche facendo distribuire i libri dello scrittore a tutte le famiglie della comunità  – si è svolto il convegno “90 anni con Saverio Strati. Omaggio a un grande scrittore italiano nato in Calabria”.

Tutto queste iniziative certo proseguiranno, ma ciò avverrà senza di lui perchè Saverio Strati si è spento mercoledì 9 aprile a Firenze, città in cui da anni aveva scelto di risiedere, ma la notizia è emersa solo oggi e a renderla nota è stato il sindaco di Sant’Agata del Bianco, Giuseppe Strangio, paese della Locride dove lo scrittore era nato il 16 agosto del 1924. L’ultimo saluto a Strati avrà luogo lunedì alle 12,30 al cimitero di Sant’Antonio a Scandicci (Firenze), nella sala per le cerimonie laiche. “E’ una grave perdita – ha dichiarato il sindaco di Scandicci Simone Gheri – se ne va una persona che ha dato molto alla letteratura, ricordiamo le iniziative che ha ispirato in città. Di Strati ci restano le opere, e un insegnamento: quando accogliamo persone e storie da terre lontane le nostre menti si arricchiscono. Ecco, possiamo dire che resta il simbolo della cultura aperta della nostra città, e di questo siamo fieri”.

Esempio fulgido di riscatto sociale e civile, Strati è stato un uomo che da semplice operaio è poi diventato scrittore, animato da un amore viscerale per lo studio e per le lettere. Ottenuta la licenza elementare aveva infatti interrotto gli studi per intraprendere il mestiere di muratore, pur continuando a coltivare le sue passioni letterarie. Lesse in quegli anni opere della cultura popolare, come Quo vadis di Henryk Sienkiewicz, i romanzi di A. Dumas, I Miserabili di Victor Hugo. Finita però la seconda guerra mondiale, riprese gli studi interrotti e, grazie all’aiuto finanziario di uno zio che risiedeva negli Stati Uniti, iniziò a prendere lezioni private da alcuni professori del Liceo Galluppi di Catanzaro. Passò così alla lettura delle opere di grandi scrittori come Croce, Tolstoj, Dostoevskij, Verga.

Nel 1949 conseguì la licenza liceale classica e si iscrisse all’Università di Messina: inizialmente, per assecondare i suoi genitori, seguì le lezioni di Medicina, ma poco dopo passò alla Facoltà di Lettere, lì dove lo spingevano i suoi interessi più autentici. Un incontro cruciale fu quello con il critico letterario Giacomo Debenedetti che insegnava a Messina, e del quale Strati seguì le lezioni su Svevo e su Verga. Fu a lui che, spinto da un compagno di studi, fece leggere nel ’53 il proprio racconto La Marchesina. Debenedetti espresse immediatamente un giudizio favorevole a cui presto si unirono altri pareri autorevoli. Strati riordina così i primi racconti che andranno a formare il volume La Marchesina, che lo stesso Debenedetti porterà l’anno successivo ad Alberto Mondadori, a Milano. Nello stesso periodo Strati iniziò la stesura del suo primo romanzo La Teda.

Nel 1953 si trasferì a Firenze per preparare la tesi di laurea sulle riviste letterarie del primo ventennio del novecento. Nel frattempo i suoi primi racconti apparvero sulle riviste Il Ponte, Paragone, e sul quotidiano Il Nuovo Corriere. Completato La Teda iniziò quindi un secondo romanzo, Tibi e Tascia. Nel 1958 sposò Hildegard Fleig, una ragazza svizzera conosciuta a Firenze, e si trasferì in Svizzera dove visse fino al 1964, componendo i romanzi Mani Vuote e Il Nodo e diversi racconti. Da questo soggiorno nordico, che Strati considerò sempre come una svolta nella sua narrativa, nacque anche il romanzo Noi Lazzaroni, pubblicato nel 1972. Nel 1977 con Il selvaggio di Santa Venere vinse il Premio Campiello. Dal 1964 fino all’ultimo giorno di vita ha sempre vissuto a Scandicci, vicino Firenze. Fra romanzi e raccolte di racconti ha pubblicato più di trenta volumi.

Alla notizia della sua morte diversi sono stati i messaggi di cordoglio, come quello di Mario Caligiuri, Assessore alla Cultura della Regione Calabria e fra i principali promotori delle iniziative per i 90 anni di Strati. “E’ scomparso un grande scrittore italiano nato in Calabria”. Caligiuri ha ricordato come la Giunta Regionale aavesse già nei mesi scorsi deliberato la costituzione di un comitato scientifico per le celebrazioni “che adesso – ha detto l’Assessore –  vista la scomparsa dello scrittore, riveste un’ancora maggiore responsabilità.” Pertanto, nelle prossima settimane, a Sant’Agata del Bianco verrà insediato il Comitato con un’apposita cerimonia organizzata dalla Regione Calabria e dal Comune. “Interpretando la volontà di tutti i calabresi – ha concluso Caligiuri – nell’arco del 2014 porteremo a compimento le iniziative avviate e le amplieremo, a cominciare da una manifestazione durante il Salone del Libro di Torino”. Cordoglio alla famiglia e’ stato espresso, tra gli altri, anche dall’Assessore Regionale al Lavoro Nazzareno Salerno e dal Consigliere Regionale Fausto Orsomarso.

“Quando si apprende della scomparsa di un pensatore come Saverio Strati, che con la sua opera letteraria ha profondamente inciso nella storia recente del Meridione, è un giorno triste per un’intera collettività”: queste le accorate parole di Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, che a nome suo e della Giunta, ha voluto esprimere cordoglio per la morte dello scrittore di Sant’Agata del Bianco. “Spiace molto delle condizioni di indigenza che ha vissuto negli ultimi anni [il riferimento è alla situazione di seria difficoltà economica vissuta dallo scrittore, in risposta alla quale nel 2009 Il Quotidiano della Calabria si fece promotore della richiesta per fargli ottenere i benefici della Legge Bacchelli, concessi poi dal Consiglio dei ministri del 17 dicembre 2009, alla luce degli speciali meriti artistici riconosciuti – NdR] – ha aggiunto Occhiuto – Paradossalmente nel medesimo segno di quella sofferenza sociale di un mondo antico forse mai del tutto scomparso, che Strati raccontava con indelebili fotografie narrative. Le sue mani da muratore hanno eretto case e nello stesso tempo, grazie al dono della scrittura, tracciato quadri di esistenze contadine ed emarginate. Noi calabresi, che probabilmente dovremmo fare un po’ di autocritica per averlo abbandonato a se stesso, perdiamo oggi un figlio illustre di questa terra ma, soprattutto, un testimone di denuncia dalle rare doti di intelligenza e sensibilità”.

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