La magia della nobile arte della seta a Catanzaro affascina i giovani con un progetto didattico

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I ragazzi del progetto didattico "Baco da seta", Catanzaro

I ragazzi del progetto didattico “Baco da seta”, Catanzaro

di Angela Rubino

La visita al gelseto di S. Floro

Visita al gelseto di S. Floro (Cz)

Siamo noi, oggi i custodi della memoria del nostro lontano passato e a noi va il compito di veicolare i valori autentici e puri che animavano quelle pratiche ancestrali così radicate nel tessuto economico e sociale, fino a divenire parte importante della vita quotidiana di intere comunità. Come l’arte della seta che, con la sua filiera, dalla gelsi bachicoltura, alla trattura, fino ad arrivare alla tessitura, segnò per secoli l’ordinario percorso di vita dei calabresi, trovando in Catanzaro quel punto di massimo sviluppo in un determinato periodo storico.

Come si può gettare nell’oblio qualcosa di così prezioso come la memoria di ciò che eravamo? È la domanda che mi sono posta nel momento della scoperta di questa affascinante storia, durante le ricerche per la stesura del mio saggio “La seta a Catanzaro e Lione” e una volta pubblicato il volume, ho voluto andare oltre la semplice presentazione in eventi e luoghi preposti e ho pensato di scendere in strada e portare quei contenuti nei luoghi che in passato furono teatro degli avvenimenti trattati. Per fortuna la mia idea ha trovato dei validissimi partners e così è nato il progetto didattico “Baco da seta”, che si rivolge agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, con lo scopo di tramandare la conoscenza della storia locale.

La visita al Museo Diocesano di Arte Sacra

La visita al Museo Diocesano di Arte Sacra, Catanzaro

L’iniziativa di avvicinare i giovani al mondo della lavorazione della seta, in una cornice rurale di straordinaria bellezza, risale a qualche anno fa ed appartiene alla Cooperativa Nido di Seta, che opera a San Floro, nell’hinterland di Catanzaro, dove è stata ripresa l’intera filiera della seta: dalla gelsi bachicoltura, alla trattura, alla tessitura della seta, passando per la tintura del preziosissimo filato. Miriam Pugliese, Domenico Vivino e Giovanna Bagnato, che gestiscono la società hanno accettato di buon grado il mio suggerimento di incrementare la loro proposta didattica con una parte prettamente storica da svolgersi su Catanzaro e così, ecco che quest’anno il percorso si è arricchito con la mia collaborazione e quella del Mudas (Museo Diocesano di Arte Sacra) di Catanzaro, custode di preziosi paramenti sacri in seta.

L’intento principale del progetto è stato quello di diffondere la conoscenza della storia locale e, nello specifico dell’antica arte della seta, sottolineando l’immenso valore che questa attività ebbe per Catanzaro e per il suo territorio soprattutto nel periodo compreso tra il 1300 e il 1700 circa, quando essa costituì la principale fonte di benessere economico per l’intera area. Grazie alla squisita manifattura dei suoi tessuti in seta, la città dei tre colli divenne rinomata in tutta Europa, guadagnandosi l’appellativo di “capitale europea della seta”.

Alle origini della seta: il bozzolo

Alle origini della seta: il bozzolo

Il fatto che l’iniziativa si sia svolta senza il supporto di finanziamenti pubblici dimostra da un lato la determinazione di coloro che le hanno dato vita, animati da una profonda fiducia nelle potenzialità della terra di Calabria e dall’altro il riconoscimento, da parte delle docenti, dell’alto valore didattico di un’esperienza di questo tipo. Questo, a mio avviso, può essere considerato un segnale di rinascita di un territorio che da secoli vive nell’autocommiserazione, senza saper distinguere l’immenso valore della propria identità storica, economica ed antropologica.

Quest’anno, i ragazzi che hanno scelto di partecipare al meraviglioso viaggio alla riscoperta di questo eccezionale passato, sono stati oltre mille. Straordinario è stato l’entusiasmo con cui studenti e insegnanti si sono approcciati alla conoscenza dei vari aspetti dell’attività serica: dall’allevamento dei bachi, alla trattura, passando per la storia del legame tra Catanzaro e quest’arte nobile e antica e i meccanismi della tessitura.

Bachi da seta fra le foglie di gelso di cui si nutrono, S. Floro (Catanzaro)

Bachi da seta fra le foglie di gelso di cui si nutrono, S. Floro (Cz)

Il progetto didattico, che si propone di coinvolgere i partecipanti, rendendoli protagonisti di un’esperienza unica e non solo semplici osservatori, è pensato in modo da riproporre simbolicamente ai visitatori lo stesso percorso che la seta svolgeva in passato. Si è partiti dall’hinterland, quindi da San Floro dove oggi, proprio come accadeva in passato, si produce la seta greggia e si coltiva il baco. Qui, con la preziosa guida di Domenico Vivino, Giovanna Bagnato e Miriam Pugliese, i ragazzi hanno visitato il suggestivo Museo didattico della seta, dove sono custoditi vari cimeli dell’antica arte serica, alcuni preziosi manufatti e dove è presente anche la nuova sezione “Seta dal mondo”. Sempre all’interno della Cooperativa, in una suggestiva cornice rurale, si è svolta la visita all’immenso gelseto, all’allevamento dei bachi e i ragazzi hanno scoperto come avviene il magico processo della trattura della seta. Dopo pranzo il percorso è proseguito alla volta della “città della seta”, ovvero il luogo dove un tempo convergeva il prezioso filato per essere tessuto nelle numerose filande cittadine.

I ragazzi del progetto Baco da Seta in giro per le vie della Catanzaro storica

I ragazzi del progetto Baco da Seta per le vie della Catanzaro storica

Qui io ho illustrato ai ragazzi il profondo legame tra Catanzaro e la seta, conducendoli alla scoperta di alcuni dei numerosi luoghi della città, che rivelano i segnali di questo rapporto ancestrale. Passando dal rione Grecìa e dai vicoli Gelso Bianco, alla Giudecca, al Vico delle Onde, al quartiere Filanda, in città sono molti i toponimi che raccontano la storia della “nobil arte”, molti sono quei segni che, nonostante l’incuria, non sono stati ancora cancellati e sono ancora prova tangibile della grandezza di una città che sa destare grande fascino e sa stupire i suoi visitatori.

L’ultima tappa del viaggio è stato il Mudas, dove l’esperta Antonella Rotundo, ha guidato gli studenti alla conoscenza dei meccanismi della tessitura, illustrandoli mediante l’uso di un piccolo telaio da tavolo e poi rendendo i piccoli visitatori parte attiva degli stessi, con un originalissimo laboratorio, il “telaio umano”, che ha riscosso un enorme successo non solo presso gli studenti, ma anche presso le loro insegnanti. Infine, i piccoli visitatori sono stati sapientemente introdotti alla scoperta del “prodotto finito”, ovvero i meravigliosi manufatti di grande pregio custoditi all’interno della struttura, testimonianze tangibili del profondo legame tra l’arte serica e il sistema clericale, non solo nei termini meramente artistici, ma anche storico- antropologici.

Oggi, nell’era della globalizzazione, è indispensabile ritrovare le nostre radici e acquisire la consapevolezza della nostra identità storico- culturale. La contaminazione con quello che di più buono le altre culture sanno offrire dev’essere il passo successivo.

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