Dall’Amuchina all’High Tech: il genio industriale del pugliese Oronzio De Nora

Oronzio De Nora col figlio Niccolò

Oronzio De Nora col figlio Niccolò negli anni ’60

“…Oronzio De Nora è un ragazzo coi calzoni corti e la maglietta a righe che esce di corsa da scuola. Sulla pagella ha sette in condotta e nove in tutte le altre materie. E’ bravo soprattutto in aritmetica e scienze. Un tipo irrequieto, vivace, incapace di stare fermo al banco, che schizza fuori dall’aula e si precipita in strada dove lo attende il padre (…). Durante le gite insieme al padre, Oronzio affina l’amore per le scienze, apprende uno stile di vita, getta le basi per consolidare quella filosofia del lavoro e dell’impegno che non lo abbandonerà più.”
Federico De Nora¹

di Redazione FdS

Febbraio 2020: l’Italia si misura con l’emergenza o, sarebbe forse meglio dire, con la psicosi da coronavirus e l’Amuchina, dall’essere uno dei disinfettanti di uso più comune, mediamente economico, diventa improvvisamente una sorta di prodotto da “borsa nera”, con prezzi schizzati alle stelle, come gli alcolici al tempo dei proibizionismo o la pasta durante l’ultima guerra mondiale. Tutti la conoscono dunque, e tutti la cercano, ma quasi nessuno sa che dietro questa soluzione disinfettante concentrata a base di cloro c’è il genio creativo dell’ingegnere elettrotecnico pugliese Oronzio De Nora (1899-1995), mago delle applicazioni della chimica nell’industria, che nel 1923 ne firmò il brevetto. Come per molte scoperte o intuizioni, il caso ha giocato la sua parte: De Nora si trovava nel suo laboratorio di Milano, nei pressi della Stazione Centrale, alle prese con una cella elettrolitica per la produzione di ipoclorito di sodio, quando feritosi a un dito lo immerse nella soluzione di acqua e sale della cella notando dopo qualche ora che la ferita tendeva a rimarginarsi. Comprese così che l’ipoclorito di sodio prodotto in cella elettrolitica liberava ossigeno attivo capace di disinfettare e attivare un processo di cicatrizzazione. Era il 1923 e nasceva così il brevetto dell’Amuchina, il cui nome venne fuori dalla combinazione del termine greco ‘ferita’ (muche) con aggiunta di un’alfa privativa, quindi a-muchina ossia “senza ferita”.

Le capacità scientifiche e imprenditoriali di De Nora presto si espressero in numerosi altri brevetti, noti in tutto il mondo, che lo portarono a costituire nel 1924 la sua prima ditta personale, iniziativa stimolata e seguita da una pioggia di richieste da parte di industriali di Milano e Torino affinché costruisse impianti per la produzione di cloro e soda caustica, cosa che da pioniere fece con grande successo (primeggiò nei settori dei trattamenti di depurazione delle acque, clorazione delle piscine e anodi per l’industria farmaceutica) assegnando sempre un ruolo di primo piano alla ricerca scientifica, il che gli ha consentito di essere costantemente all’avanguardia nella costruzione di macchinari per la produzione. La sua grande versatilità lo portò ad accostarsi anche al mondo dell’automobile, ispirato da un disegno di un giovanissimo e talentuoso Giorgetto Giugiaro che aveva concepito un’avveniristica auto sportiva nelle versioni coupé e spider (detta Ferrarina), inizialmente affidata a Enzo Ferrari che ne passò il progetto produttivo all’amico Oronzio De Nora il quale, affascinato dall’idea, fondò la ASA (Autocostruzioni Società per Azioni), un’azienda con sede a Lambrate vicino agli impianti dell’elettrochimica De Nora, durata appena 5 anni ma rimasta nel cuore degli appassionati.

Oggi, a distanza di 97 anni e grazie a leadership e autorevolezza tecnologica acquisite a livello mondiale, Industrie De Nora è diventata una multinazionale presente in 23 nazioni, con un fatturato da mezzo miliardo di euro e 1.600 dipendenti (250 in Italia) impiegati in undici siti produttivi (uno in Italia a Cologno Monzese), 350 brevetti, attiva nei campi dell’industria elettrometallurgica, mineraria, elettronica – per la quale realizza elettrodi utili alla produzione di metalli impiegati nei circuiti stampati di tablet e cellulari – così come nella produzione di tecnologie per la sostenibilità (ad es. quelle avanzatissime in grado di catturare e trasformare l’anidride carbonica in materia utilizzabile a basso impatto ambientale) e il risparmio energetico (settore di punta quello della produzione di idrogeno green da fonti rinnovabili, utilizzabile in più campi per arrivare alla decarbonazione di interi settori industriali e ottenuto attraverso un particolare processo di elettrolisi che evita la produzione di dannosi gas serra; sua anche l’invenzione della tecnologia Dsa, cioè l’installazione dei primi anodi metallici destinati a rimpiazzare quelli in grafite e a rivoluzionare il mondo del cloro-soda, con riduzione drastica del fabbisogno energetico del processo produttivo) e nell’industria del trattamento delle acque (De Nora è ad es. leader mondiale nella fornitura di elettrodi per il trattamento delle piscine ad acqua salata nelle quali, invece di utilizzare prodotti chimici potenzialmente tossici, si genera direttamente in situ il principio attivo per la disinfezione, grazie a un processo elettrolitico che parte semplicemente da acqua e sale). Dal suo fondatore, le redini dell’impresa – diventata ormai un gruppo chimico industriale, pur restando un’entità di dimensioni contenute – sono passate al figlio Niccolò e quindi ai nipoti Federico e Michele che oggi si avvalgono anche di valenti manager esterni [guarda il video a fondo pagina, dedicato agli attuali campi d’azione dell’azienda, con un’intervista a Paolo Dellachà, chief executive officer].

Appassionato di scienze e mente raffinatissima, Oronzio era nato ad Altamura (Bari), figlio dell’ingegnere civile Michele De Nora, responsabile dell’acquedotto locale, che ne riassunse la determinazione e l’eccellenza negli studi attraverso il motto “durantes vincunt”, cioè “coloro che perseverano vincono”. E visti i risultati, mai giudizio fu più azzeccato. Del resto nella famiglia De Nora le grandi menti abbondano: il primo fu Oronzio che, trascorsa l’infanzia e i primi studi ad Altamura (Bari), si trasferì poi al nord dove nel 1922 si laureò col massimo dei voti al Politecnico di Milano (con una tesi sull’elettrolisi dei cloruri alcalini, diventato il suo principale campo d’azione) specializzandosi in elettrochimica; ma anche il fratello Vittorio non fu da meno, raggiungendo fama internazionale come ingegnere chimico, al punto che nel 1971 gli venne intitolato un premio, il Vittorio de Nora Award, assegnato ai contributi più significativi nel campo dell’ingegneria e della tecnologia elettrochimica.

Uno dei grandi meriti di Oronzio De Nora, oltre alla costante attenzione rivolta alla ricerca e all’innovazione tecnologica,  è stato quello di aver instradato la propria azienda lungo un percorso di internazionalizzazione prima di molte altre aziende italiane: a partire dai suoi viaggi in Giappone negli anni ’60 che lo portarono ad una joint venture con la Mitsui, esperienza presto riproposta anche negli altri Paesi industrializzati con acquisizioni e fusioni che si sono particolarmente intensificate nell’ultimo decennio, parallelamente all’escalation del fatturato. Recente è ad es. la joint-venture con Thyssenkrupp Uhde, che ha dato vita alla Thyssenkrupp Uhde Chlorine Engineers. Acquisita questa presenza e questa autorevolezza internazionale, la prossima grande sfida di Industrie De Nora sarà quella di convincere i governi a investire nell’adozione di tecnologie pulite al fine di compiere il grande transito energetico da un’industria basata sull’utilizzo dei combustibili fossili a un modello ispirato a principi efficaci di ecosostenibilità. Processo nel quale De Nora potrebbe realisticamente giocare un ruolo chiave.

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(¹) Federico De Nora è nipote di Oronzio De Nora. Fonte brano: Altamurasveva | https://bit.ly/3cftCUp

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