Raffaello: una arazzo tratto dai suoi disegni prossimamente in mostra a Cosenza e Gerace

Enrico Mattens, Ananias et Saphira, da cartoni o copie di Raffaello Sanzio, 1620-24, Bruxelles

Enrico Mattens, Ananias et Saphira, arazzo da cartoni di Raffaello Sanzio, 1620-24, Bruxelles – Coll. Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona

L’opera di pregiata manifattura belga, appartenente a un collezionista di origine calabrese, dopo l’esposizione sarà donata a un museo del Sud Italia

di Redazione FdS

Mentre il Vaticano celebra il quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) esponendo dopo secoli nella Cappella Sistina i dieci arazzi con le Storie dei santi Pietro e Paolo  – commissionati da Papa Leone X, realizzati a partire dai cartoni preparatori del grande maestro urbinate e ora ricollocati secondo lo schema originario sotto i meravigliosi affreschi della cappella – dal 18 al 23 febbraio, nelle sale di Palazzo Poli, sede romana dell’Istituto Nazionale per la Grafica, può essere ammirato l’arazzo Anania e Saphira, tratto da uno dei cartoni di Raffaello e ispirato a un episodio degli Atti degli Apostoli (5,1 -11). Soggetto dell’opera sono due anziani, marito e moglie, che, per mettersi in mostra dinanzi alla primitiva comunità cristiana, decisero di vendere un campo che possedevano e di offrire una parte del ricavato agli Apostoli, dicendo però che si trattava dell’intera somma; l’inganno costò ad entrambi una prodigiosa morte al cospetto dell’apostolo Pietro che, conscio della menzogna, li aveva interrogati sul ricavato della vendita. A prestare l’arazzo per la mostra è il mecenate di origini calabresi Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, nipote di Carlo Bilotti fondatore del MAB, il Museo all’Aperto Bilotti di Cosenza, composto da un cospicuo numero di opere d’arte del Novecento in mostra permanente sul centralissimo Corso Mazzini. Dopo la tappa romana, e una serie di ulteriori esposizioni a Loreto, Verona, Palermo, Londra e Rio de Janeiro, l’arazzo arriverà alla Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, a Cosenza, e poi al Museo Diocesano di Gerace (Reggio Calabria), per poi essere donato – ha dichiarato il proprietario – ad un museo del Sud Italia, di cui al momento non è noto il nome.

Il ciclo con gli Atti degli Apostoli, a cui questo arazzo è collegato, fu ideato da Raffaello tra il 1514 e il 1515 e durante il corso del XVI e XVII secolo diverse botteghe fiamminghe continuarono a tessere nuove serie di arazzi per importanti committenti europei, con poche varianti per lo più localizzate nelle bordure. Parte dei cartoni di Raffaello da cui furono tratti gli arazzi, sono oggi custoditi al Victoria and Albert Museum di Londra. Ruggi d’Aragona ha dichiarato di aver sempre saputo che il suo arazzo,  proveniente dai Conti de la Celle, ramo francese della sua famiglia, fosse di derivazione raffaellesca, ma uno studio condotto da Anna Maria de Strobel e Cecilia Mazzetti di Pietralata, autrici di Leone X e Raffaello in Sistina, gli arazzi degli Atti degli Apostoli, ha permesso più precisamente di ricondurlo alla manifattura belga di Heinrich Mattens, della cui serie si conosceva solo la Lapidazione di santo Stefano, nel castello du Plessis-Bourrè, ad Angers. In particolare l’arazzo della collezione Bilotti Ruggi d’Aragona mostra di avere dei legami con una serie di arazzi sugli Atti degli Apostoli, eseguita all’inizio del XVII secolo e conservata nella cattedrale di Tolosa; rispetto a quella vaticana essa presenta sfondi, ambientazioni e abiti in parte modificati, oltre che figure ridotte di numero, come nel caso dell’arazzo Bilotti Ruggi d’Aragona. Del ciclo di arazzi sugli Atti degli Apostoli, le due autrici evidenziano come “furono da subito celebri per la bellezza e la ricchezza dei materiali e nel corso dei secoli successivi vennero più volte replicati su richiesta delle principali corti europee e di committenti privati. Nelle scene principali i soggetti sono tratti dal Nuovo Testamento e rappresentano le storie di San Pietro, il pastore vicario di Cristo, e quelle di San Paolo, l’apostolo delle genti, collegate sotto il profilo narrativo dalla Lapidazione di Santo Stefano. Tutte le storie sono concluse lungo il bordo inferiore da alti zoccoli a monocromo, assenti nelle repliche eseguite successivamente”.

Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona ha voluto prevedere una mostra dell’arazzo anche in Calabria, non solo come omaggio alla sua terra ma anche per evidenziare i legami, sia pure indiretti, della regione con le vicende degli arazzi tratti dai disegni di Raffaello e con lo stesso artista: il Cardinale Luigi d’Aragona, figlio del marchese di Gerace, dal luglio 1517 fu a Bruxelles a seguire nella bottega di Pieter van Aelst la tessitura degli arazzi che nel 1519 sarebbero arrivati a Roma per essere esposti solennemente il giorno di Santo Stefano nella Cappella Sistina. E poi c’è Giovanna d’Aragona (1502-1575), duchessa di Montalto (l’odierna Montalto Uffugo), soggetto dello splendido ritratto di Raffaello conservato al Louvre nonché celebrata come modello di bellezza nel trattato De pulchro et amore del filosofo campano (di padre calabrese) Agostino Nifo. Entrambi i personaggi appartengono a due rami naturali dei d’Aragona sovrani di Napoli.
 

Da sin.: il cardinale Luigi d'Aragona (ritratto ipotetico), il filosofo Agostino Nifo e la Duchessa Giovanna d'Aragona nel dipinto di Raffaello esposto al Louvre

Da sin.: il cardinale Luigi d’Aragona (ritratto ipotetico), il filosofo Agostino Nifo e la duchessa Giovanna d’Aragona (nel dipinto di Raffaello esposto al Louvre)

Non è la prima volta che l’arazzo Bilotti Ruggi d’Aragona, raffigurante l’episodio della morte di Anania, arriva in Calabria: nel 2014 fu infatti esposto al Museo Civico di Rende a sostegno della riqualificazione della cittadina come borgo dei musei all’interno di un ampio progetto integrato di aggregazione, relazione e valorizzazione del territorio, capace di collegare le diverse risorse culturali locali con i quattro musei, dall’antico al contemporaneo, a pochi passi dall’Università della Calabria, uno dei più grandi atenei d’Italia.

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