Antonio Iavarone: è campano lo scopritore della prima terapia ‘intelligente’ contro il tumore al cervello

Il professor Antonio Iavarone

Il professor Antonio Iavarone

di Redazione FdS

Nato a Benevento, classe 1963, è una delle punte di diamante della ricerca scientifica internazionale in materia di lotta ai tumori. E’ Antonio Iavarone, professore di Neurologia e Patologia all’Institute for Cancer Genetics della Columbia University Medical School di New York. E’ residente negli Stati Uniti da quando, alla fine degli anni ’90, insieme alla moglie e collega Anna Lasorella, fece in Italia una clamorosa denuncia pubblica di nepotismo. Un “barone” dell’ambiente universitario romano nel quale i due ricercatori lavoravano, tentò di imporre loro la realizzazione di una ricerca destinata ad essere pubblicata sotto il nome di un suo protetto.

Iavarone e sua moglie si sono opposti fermamente ed hanno reso pubblica quella vessazione denunciando anche la reale impossibilità di fare ricerca in Italia, per cui – un po’ per scelta e un po’ per costrizione –  si sono trasferiti negli Stati Uniti per poter continuare le ricerche sui tumori al cervello. Nonostante tutto Iavarone rimane legatissimo all’Italia da un sentimento misto di rabbia e amore e dal desiderio di poter continuare a dare il proprio contributo alla ricerca nel nostro Paese, “certamente ricco di potenzialità – ha dichiarato lo scienziato – ma ancora incapace di opporsi ad un sistema che soffoca lo sviluppo della scienza impedendone ogni evoluzione positiva”.

Alle tante ricerche e pubblicazioni che da anni vedono Iavarone fra gli scienziati più all’avanguardia nell’ambito della ricerca sui tumori al cervello (sua la mappa genetica più completa mai realizzata per il glioblastoma o glioma, il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo) si aggiunge la sua recentissima scoperta della prima terapia “intelligente” contro il cancro al cervello. Si tratta di una molecola che riesce a neutralizzare la cosiddetta ‘droga’ dei tumori, ossia un elemento che non esiste nell’organismo sano ma che viene generato dalla fusione di due proteine, causando il tumore. E’ altresì un substrato di cui il cancro ha assoluto bisogno per svilupparsi.

I primi test sull’uomo sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Cancer Research dal gruppo coordinato dallo scienziato italiano del quale fa parte anche la moglie Anna Lasorella. Gli incoraggianti risultati riguardano 2 pazienti affetti da glioblastoma recidivato e risultati positivi alla mutazione scoperta dai coniugi Iavarone e da essi scelta come bersaglio terapeutico: una molecola anomala prodotta dalla fusione dei 2 geni  – ha spiegato lo scienziato campano –  che agisce sul tumore come una droga, rendendolo dipendente dalla sua presenza continua e costante. Ecco perchè colpirla è un modo per combatterlo puntando al cuore, cioè al Dna patologico.

Dopo l’applicazione sui due pazienti con scarsissime aspettative di vita, si è osservata una buona risposta alla terapia con una molecola che blocca una delle 2 metà (Fgfr) della proteina di fusione, producendo un oggettivo miglioramento clinico. Dai 2-3 mesi di prognosi iniziale si è passati alla sopravvivenza dopo un anno e alla riduzione radiologica del tumore. Le risposte cliniche sono durate rispettivamente 115 e 134 giorni, ha precisato Iavarone.

Lo studio ha permesso altresì di accertare che la proteina anomala di fusione è presente in una quota significativa dei 795 casi di glioma esaminati. Il nuovo obiettivo è ora quello di arrivare ad elaborare un farmaco intelligente ancora più preciso, che sia in grado di bersagliare anche l’altra metà (Tacc) della molecola anomala: risultato che – ha detto Iavarone – avrebbe certamente “un impatto molto significativo”.

Quelli raggiunti – ha puntualizzato lo scienziato – “sono in assoluto i primi risultati clinici mai pubblicati su una terapia sperimentale intelligente e personalizzata contro il glioblastoma”. E sebbene abbiano riguardato per adesso solo 2 pazienti, lasciano ben sperare sulla possibilità di arrivare un giorno ad avere per questo tipo tumore “qualcosa di simile a quello che è stato il Glivec (imatinib) per le neoplasie del sangue: il primo farmaco su misura”.

 

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