Il talento versatile di Carmine Cristallo Scalzi fra musica, cinema, fotografia, illustrazione

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Carmine Cristallo Scalzi in sala incisione – Ph. © CCScalzi

di Kasia Burney Gargiulo

La pioggia batte incessante sul parabrezza mentre con la mia Evoque sfreccio di notte in direzione sud sull’Autostrada del Mediterraneo, la vecchia Salerno-Reggio Calabria. Un riff di batteria all’improvviso mi investe e scardina la fissità della mia attenzione concentrata sulla monotonia della strada. Il groove del pezzo parte da lì e il ritmo corre dritto nelle vene in un crescendo di coinvolgimento, mentre molteplici suggestioni sonore riecheggiano dal mare magnum della scena pop-rock dell’ultimo trentennio. David Bowie, Pixies, Smiths e anche tanto cantautorato nostrano, conferma il deejay, sono fra i riferimenti di un artista di cui fino a quel momento ignoravo persino l’esistenza. Lui è Carmine Cristallo Scalzi, cantante, polistrumentista, fotografo, illustratore, attore e regista calabrese di Catanzaro, che a un versatile talento unisce un aspetto fisico capace di ”bucare” l’obiettivo, come mostrano le immagini che vi proponiamo nella photo gallery.

Il pezzo è “55” il suo primo singolo, un brano che cattura con le sue sonorità corpose, una ritmica incalzante e una vocalità dal timbro deciso ed espressivo, elementi utili a ricreare le atmosfere metropolitane d’un tempo ormai trascorso ma ancora vibrante nel sottotraccia delle coscienze. E’ la prova riuscita di un artista che ha avuto la sensibilità di misurarsi con una stagione italiana difficile e non vissuta in prima persona per ragioni di età ma non per questo irrilevante ai suoi occhi. Il numero 55 identifica infatti i giorni del sequestro del senatore Aldo Moro avvenuto nel 1978, i cui terribili eventi fanno da sfondo a una canzone che narra la storia d’amore fra due brigatisti rossi, divisi fra l’anelito a un’impossibile normalità e la tragica scelta sovversiva che muterà le sorti di un intero Paese. Semplice e accattivante il videoclip del brano, in cui ragazzi e ragazze cantano le parole del testo, in una sorta di “memento” affidato ai lontanissimi nipoti della generazione degli anni di piombo. La produzione del video è stata affidata a Una Luce Umanoide e Faidenblass, con la regia, le riprese (condivise con Mario Scalzi) e il montaggio dello stesso Carmine C. Scalzi che nel brano suona tutti gli strumenti, tranne la batteria affidata a Roberto Gualdi, attuale batterista di Roberto Vecchioni e della PFM.
 

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Gli esordi della sua esperienza discografica annoverano anche il singolo “Una persona migliore”, riflessione in musica “sulla delusione nei confronti delle persone che – spiega l’autore – si ritenevano affidabili e vicine”, uno stato d’animo che “porta al cinismo e alla chiusura”, a scapito di una vita che – aggiunge – dovrebbe essere sinonimo di scoperta continua dell’altro”, concludendo che “se tutti noi ci sforzassimo a essere migliori, a guardare al prossimo nonostante tutto, il mondo non sarebbe poi cosí male”. Anche nella clip di questo brano, prodotta sempre dalla romana UnaLuceUmanoide, Scalzi è parte attiva a livello tecnico oltre che artistico accanto ad altri due catanzaresi, Vincenzo Lazzaro e Claudia Olivadese, che hanno curato la regia e la fotografia. Roberto Gualdi è ancora una volta alla batteria e Scalzi alle prese con tutti gli altri strumenti. Il risultato, oltre alla gradevolezza del brano, è un pregevole lavoro di animazione in stop motion che si è aggiudicato di recente la vittoria al Festival Video Underground di Los Angeles.
 

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Ma il talento di Scalzi non si esaurisce nel mondo della musica che lo ha visto fra l’altro collaborare con varie rock band (con una di esse è arrivato in finale ad Arezzo Wave portando una demo scelta tra più di 1600): laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bologna – titolo accantonato per dare libero corso alle proprie vocazioni artistiche – è approdato al ruolo di illustratore per alcune fanzine bolognesi oltre a frequentare assiduamente corsi e laboratori teatrali. Quello dell’illustratore è un volto del suo talento che sta prendendo suggestivamente corpo nel I° libro di un ciclo intitolato “Mitologia elfica” nel quale testo e disegni descrivono minuziosamente le sembianze, i tratti distintivi e alcune delle più famose leggende sul Piccolo Popolo e le Razze che lo compongono. Il libro è ancora in fase di preparazione (nel video seguente l’animazione di uno dei disegni, raffigurante il personaggio di Astolfo il Triste).
 

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Dopo l’Emilia Romagna, che ha dato l’abbrivo al suo percorso artistico, eccolo approdare a Roma dove firma la regia di alcuni cortometraggi come La Semina/The seeding, Io sono uno/I am one, Il rumore delle ore / Noisy Hours, fino ad arrivare al suo primo lungometraggio “A volte nel buio”, attualmente in fase di postproduzione. Il plot è di quelli affascinanti ma impegnativi, addentrandosi nei territori minati del mistero e del soprannaturale, nei quali cioè il rischio dell’epigonismo è sempre dietro l’angolo. Per valutarne però gli esiti occorrerà attendere l’uscita nel 2018, sebbene un intenso trailer sembri già rivelare accenti narrativi e stilistici molto personali e interessanti. Il film si ambienta in un paese sperduto fra le montagne i cui abitanti si scoprono affetti da una misteriosa malattia che provoca morti improvvise. Gorecki, leader di questo plotone di malati, si lega misteriosamente a Giacomo, un bambino “sano”, ravvisando in lui una possibile via di redenzione. Il rapimento del piccolo scatenerà la terribile reazione degli abitanti, pronti a dare una definitiva risposta alle angherie a cui sono sottoposti da anni.
 

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Il rapporto di Carmine Cristallo Scalzi con il mondo delle immagini allarga infine il suo raggio d’azione alla fotografia che – osservando i lavori del progetto “From the dark” (2017/18) – risulta concentrata principalmente sull’esplorazione del volto e del gesto umano, in scatti in cui domina un bianco e nero di grande intensità chiaroscurale, capace di accrescere la forza drammatica ed espressiva di soggetti e situazioni individuati per lo più nel mondo della marginalità sociale.

Ci troviamo dunque di fronte ad un artista che ha fatto della poliedricità la sua cifra personale, riuscendo a mantenere costante il livello qualitativo della proposta; un “narratore” multimediale che vale la pena tener d’occhio perché potrebbe riservare ancora molte sorprese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Scalzi, fra musica, fotografia, cinema, illustrazione

Carmine Cristallo Scalzi - Ph. © Carmine C. Scalzi

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Carmine Cristallo Scalzi - Ph. © Carmine C. Scalzi

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Carmine Cristallo Scalzi in sala d'incisione - Ph. © Carmine C. Scalzi

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Carmine C. Scalzi durante le riprese del lungometraggio "A volte nel buio" 2017/18

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Carmine C. Scalzi durante le riprese del lungometraggio "A volte nel buio" 2017/18

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Carmine C. Scalzi durante le riprese del lungometraggio "A volte nel buio" 2017/18

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Carmine C. Scalzi durante le riprese del lungometraggio "A volte nel buio" 2017/18

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Carmine C. Scalzi dirige un gruppo di attori nel lungometraggio "A volte nel buio" 2017/18

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Carmine C. Scalzi, Locandina del corto, La semina /The seeding

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Carmine C. Scalzi, Locandina del corto, La semina /The seeding

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Carmine C. Scalzi, Locandina del lungo metraggio opera prima "A volte nel buio"

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Carmine C. Scalzi, Locandina del lungo metraggio opera prima "A volte nel buio" 2017/18

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Carmine C. Scalzi, un frame del lungometraggio "A volte nel buio" 2017/18

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Carmine Cristallo Scalzi a Venezia in occasione dell'ultimo Festival del Cinema

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Carmine Cristallo Scalzi - Ph. © Carmine C. Scalzi

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Scatto di Carmine Cristallo Scalzi tratta dal progetto fotografico "From the dark" (2017/18)

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Carmine Cristallo Scalzi illustratore

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Carmine C. Scalzi, illustratore. Disegno tratto dal libro I della ''Mitologia degli Elfi"

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Carmine C. Scalzi illustratore. Copertina del libro I della ''Mitologia degli Elfi"

 
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