Un tesoro archeologico giace nel degrado a Pozzuoli. I suoi stucchi a Londra ammirati da 6 milioni di persone l’anno

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Campania - Bassorilievo in stucco raffigurante probabilmente Venere, tomba romana del Fondo Fraia, a Pozzuoli (Napoli), I° sec. d.C. - British Museum, Londra - Ph. Jastrow | Public domain

Campania – Bassorilievo in stucco raffigurante Venere, dalla tomba romana di Fondo Di Fraia, Pozzuoli (Napoli), I° sec. d.C. – British Museum, Londra – Ph. Jastrow | Public domain

“Dare un resoconto di questa giornata non è cosa facile (…) Una gita in mare fino a Pozzuoli, brevi e felici passeggiate in carrozza o a piedi attraverso il più prodigioso paese del mondo. Sotto il cielo più limpido il suolo più infido; macerie d’inconcepibile opulenza, smozzicate, sinistre; acque ribollenti, crepacci esalanti zolfo, montagne di scorie ribelli a ogni vegetazione, spazi brulli e desolati, e poi, d’improvviso, una vegetazione eternamente rigogliosa, che alligna dovunque può e s’innalza su tutta questa morte, cingendo stagni e rivi, affermandosi con superbi gruppi di querce perfino sui fianchi d’un antico cratere…”
Johann W. von Goethe, Viaggio in Italia, 1 marzo 1787

di Kasia Burney Gargiulo

dalla tomba romana di Fondo Fraia, Pozzuoli (Napoli), I° sec. d.C. - British Museum, Londra - Ph. Jastrow | Public domain

Erote con creatura marina, stucco dalla tomba romana di Fondo Di Fraia, Pozzuoli (Napoli), I° sec. d.C. – British Museum, Londra – Ph. Jastrow | Public domain

Goethe e numerosi altri viaggiatori dei secoli passati ritrovarono nei Campi Flegrei l’apoteosi dello Spirito. Proprio qui, tra i vapori di zolfo e le vestigia di un affascinante passato, “sbalorditi, fra gli avvenimenti della Natura e della Storia!” come scrisse il grande poeta tedesco. I protagonisti del Grand Tour che fra Sette e Ottocento attraversarono le contrade del Sud Italia alla ricerca di quel senso di Assoluto che la grande Bellezza dell’Arte e del Paesaggio riescono a regalarci, sono forse stati gli ultimi a vederla e ad ammirarne i misteriosi stucchi, espressione di antichi culti iniziatici destinati a guidare i defunti nell’arduo viaggio verso l’Aldilà. Parliamo di una meravigliosa tomba romana che a Pozzuoli, nei pressi della tangenziale, giace nel degrado più assoluto all’interno di un terreno privato, come denunciato un anno fa e ribadito la scorsa estate dal quotidiano napoletano Il Mattino. E’ la tomba del Fondo Di Fraia, di età Flavia, una delle più belle presenti sul territorio italiano eppure del tutto dimenticata, come del resto è ormai prassi in un Paese che ha perso il valore della Memoria.

Mausoleo di San Vito, I sec. d.C., Pozzuoli (Na) - Ph. Fiore S. barbato | CCBY-SA2.0

Mausoleo di San Vito, I sec. d.C., Pozzuoli (Na) – Ph. Fiore S. Barbato | CCBY-SA2.0

Siamo nella zona dei Campi Flegrei, “sotto il cielo più limpido e il suolo più infido”, come scriveva Goethe nel ‘700 alludendo al vulcanesimo ancora attivo di quest’area. Un concentrato di Storia e di Paesaggio, purtroppo alterato dall’azione umana. Incuria e cemento. Ma volgiamo lo sguardo al passato: com’era usuale nelle città antiche, fuori dalle mura si stagliavano le necropoli, spesso costeggiando le vie principali, quasi a ricordare al viandante la fragilità della vita. A Pozzuoli i resti più rilevanti si trovano lungo la via consolare Campana, una antica arteria di collegamento fra Pozzuoli e Capua, con particolare concentrazione nelle zone di via Celle e di San Vito. In realtà, un tempo, tutto il tratto stradale dalla porta della città fino a Quarto era fiancheggiato da monumenti funebri. Oggetto di scavi fra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso, la necropoli di via Celle giace oggi immersa in un’atmosfera di deserta solitudine. Degli antichi monumenti restano circa quattordici edifici e un isolato mausoleo costruiti tra la metà del I sec. a.C. e la metà del II sec. d.C. I sepolcri, talora a più piani, sono soprattutto ipogei e del tipo a colombario,  con vari ordini di nicchie sulle pareti volte ad accogliere le urne cinerarie. Erano rivestiti di decorazioni  ad intonaco, come testimoniano le tracce di pitture, oppure a stucchi con figure a rilievo. Molti di essi, di uso privato o collettivo che fossero, continuarono ad essere utilizzati anche in periodo cristiano.

Figura femminile danzante dalle pareti della Tomba del Fondo Di Fraia, I sec. d.C. , Pozzuoli (Na) - Ph. courtesy Nigel Hermann

Figura femminile danzante su una delle pareti della Tomba del Fondo Di Fraia, I sec. d.C. , Pozzuoli (Na) – Ph. courtesy Nigel Hermann

Proseguendo lungo la via Campana in direzione di Quarto, prima di arrivare a San Vito – località il cui nome deriva da una piccola cappella costruita nel ‘600 e nei cui pressi abbondano le antiche tombe romane –  ci si imbatte in altre tombe in parte ipogee ed in parte affioranti dal terreno, fra le quali appunto quella del Fondo Di Fraia, un inaccessibile gioiello di straordinaria bellezza e inestimabile valore storico, adorno di stucchi, tempietti, tracce di affreschi, nicchie e sculture, esposti all’umidità e al degrado. Non è l’unica tomba antica a giacere dimenticata: diverse altre ne condividono l’amaro destino. Già esposte all’usura del tempo e alla devastante azione dell’uomo che le ha impropriamente utilizzate nei secoli come cantine, ovili, porcili, e persino abitazioni, esse furono tuttavia  a lungo annoverate tra le mete degli eruditi antiquari che visitavano la zona, incantati dal loro fascino arcano. Ma se questi eventi erano pressoché inevitabili in un’epoca in cui non esistevano regole di salvaguardia, risulta scandaloso che tanto abbandono le colpisca ancora oggi, nell’epoca dei vincoli e dei divieti, lasciandole alla mercè di tombaroli e vandali.

dalla tomba romana di Fondo Fraia, Pozzuoli (Napoli), I° sec. d.C. - British Museum, Londra - Ph. Jastrow | Public domain

Erote citaredo, stucco dalla tomba romana di Fondo Di Fraia, Pozzuoli (Napoli), I° sec. d.C. – British Museum, Londra – Ph. Jastrow | Public domain

Il grande paradosso è che se in Italia la gente non sa neppure dove sia la tomba romana del Fondo Di Fraia, in Inghilterra ogni anno 6 milioni di persone visitano 8 dei suoi stucchi esposti al British Museum di Londra .Veneri, eroti che suonano la lira, reggono in mano patere rituali o cavalcano leoni e mitiche creature marine contornati da festoni di foglie d’alloro, figure appartenenti al corteo dionisiaco, compaiono in stucchi di alta qualità esposti nelle teche dedicate ai beni archeologici di Napoli e Pompei, pronti ad incantare quotidianamente i visitatori ignari del degrado in cui versa la tomba da cui provengono. Vi chiederete certamente come siano arrivati questi stucchi nella capitale inglese. Ebbene, nell’Ottocento, un abate napoletano asportò dalla tomba gli otto bassorilievi che, venduti nel 1870, finirono successivamente fra le collezioni del museo londinese. E mentre oltre Manica accade che dei reperti campani contribuiscano a rimpinguare le casse di un celebre museo, nel luogo d’origine la tomba del Fondo Di Fraia, così come altre, rimangono interdette al pubblico ed abbandonate al loro destino, come veri e propri rifiuti archeologici. “Certo aver staccato questi pezzi dal contesto originario – dichiara Paul Roberts, responsabile delle collezioni romane – non è propriamente una buona pratica archeologica, ma almeno in questo caso la scelta si è rivelata provvidenziale, visto il destino della tomba”.

Alla tomba del Fondo Di Fraia si entra percorrendo i gradini di una scala ipogea sui quali la anziana proprietaria, in un gesto di umana pietas, pone a volte dei lumini accesi in suffragio di alcune anonime ossa che giacciono all’interno di uno spazio invaso da detriti, ragnatele, fango, che minacciano le belle decorazioni ancora presenti. Un’immagine triste e desolante. Eppure non sarebbe così difficile immaginare questa e le altre tombe come parti di un percorso turistico più ampio che muovendo dal vicino anfiteatro di Pozzuoli e dal Tempio di Serapide, possa poi allargarsi ad un parco archeologico delle necropoli, così come avviene a Roma sulla via Appia. In un passato non troppo lontano erano stati previsti dei progetti di valorizzazione dei complessi funerari flegrei e persino realizzati costosi interventi, ma tali progetti non sono mai stati portati del tutto a compimento.

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