Stefano e il suo Orto di Famiglia: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

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Gruppo di ''ortisti'' nel grande Orto di Famiglia, a San Floro (Catanzaro) - Ph. Stefano Caccavari

Gruppo di ”ortisti” nel grande Orto di Famiglia, a San Floro (Catanzaro) – Ph. Stefano Caccavari | Photo gallery a fondo pagina

di Angela Rubino

È la storia di un percorso a ritroso nel tempo, quella di Stefano Caccavari. È la storia di ragazzo di 27 anni che ha deciso di basare il suo futuro sulla riscoperta delle sue radici, che da generazioni sono legate alla terra.

Stefano Caccavari

Stefano Caccavari

Siamo nel piccolo borgo di San Floro, a pochi chilometri da Catanzaro, dove vive Stefano, un giovane che, come tanti altri, è in cerca di una prospettiva che dia un senso al suo percorso di crescita umano e professionale, una prospettiva che molti non vedono in una Calabria martoriata da innumerevoli, ataviche problematiche e dove sempre più pressante è il problema della disoccupazione. In questo scenario, la scelta di Stefano è decisamente controcorrente perché dopo la laurea, invece di fare le valige e abbandonare la sua terra, sceglie di puntare su di essa, riscoprendo quelle attività legate alla sua storia.

Stefano sceglie di ritornare alla coltivazione della terra, come la sua famiglia ha fatto per tre generazioni, ma lo fa in modo diverso, cioè suddividendo il suo appezzamento di terreno in tanti piccoli orti da dare in affitto. Nasce così il progetto “Orto di famiglia”, che da subito riscuote un grande successo e, in un anno e mezzo dalla sua creazione, sono più di un centinaio gli ortisti che si ritrovano in quello che ormai è diventato anche un luogo di socializzazione, dove oltre a raccogliere i frutti della terra, ci si scambiano consigli e ricette di cucina. I prodotti dell’Orto di famiglia sono biologici e coltivati, senza uso di pesticidi, grazie alla collaborazione di mani sapienti come quelle dello zio Franco Caccavari, che supporta anche gli ortisti nel loro percorso di conoscenza e di scoperta del processo di coltivazione e raccolta delle primizie.

Stefano Caccavari e i suoi grani antichi

Stefano Caccavari e i suoi grani antichi

La mente giovane, sveglia e ambiziosa di Stefano, però, si pone altri traguardi e, sempre sulla scia della riscoperta delle radici più autentiche del territorio, si pone come obbiettivo quello di recuperare la filiera del grano. “Adesso vorrei ampliare l’azienda e creare il primo panificio che sia agricolo e allo stesso tempo 2.0″ ci racconta. “A San Floro un tempo c’erano ben 9 mulini a pietra, andati in pensione con l’arrivo del primo mulino a cilindri elettrico. Così mi sono messo in testa di recuperare le macine e rimetterne in funzione almeno uno, tutto nostro. Intanto ho ripreso la coltivazione di grano Senatore Cappelli e Gentil Rosso. Queste farine le ottengo portandole a macinare, per ora, a ben 90 km da San Floro, poi le impasto con lievito madre e porto a cottura nel nostro forno a legna di ulivo”.

Dopo l’orto di famiglia, progetto agricolo di custodia del territorio messo in piedi da Stefano Caccavari a San Floro, è la volta del mulino social. Un mulino tradizionale con tanto di macine di pietra, ruscello e ruota a trazione idraulica.

L’idea nasce da un progetto non andato a buon fine. L’ultimo mugnaio della Calabria, in provincia di Crotone, aveva deciso pochi mesi fa di vendere l’unico Mulino a pietra naturale attivo e in funzione in Calabria, un mulino da cui il giovane agricoltore attingeva per macinare il grano come si faceva una volta. Una tradizione che rischiava di andare perduta, se si pensa che a San Floro fino a 50 anni fa sorgevano appunto ben 9 mulini a pietra. Così Stefano ha messo in moto una macchina organizzativa, proponendo attraverso i social l’acquisto dell’ultimo mulino in Calabria. E la rete ha risposto numerosa. Purtroppo poi l’accordo è saltato. Ma da un fallimento è nata una nuova idea vincente: coinvolgere il web nell’acquisto di due vecchie macine in pietra naturale francese del 1800, firmate “Le fertè”.

La terra di San Floro

La terra di San Floro

Ma partiamo dal principio. Il primo tam tam sui social inizia il 14 febbraio con un appello di Stefano che chiede alla rete di salvare l’ultimo mulino a pietra in Calabria attraverso un’operazione di crowdfunding. Centinaia le adesioni e le richieste di informazioni, non solo dalla Calabria ma da tutto il mondo. Tutti pronti a dare una mano e fare proprio il sogno di Stefano. L’affare sfuma e qui scatta il piano B. È del 18 febbraio il secondo post di Stefano sulla sua pagina Facebook in cui, rivolgendosi ad amici e sostenitori del Mulino, lancia la sua nuova idea: far tornare in funzione delle vecchie macine e ristrutturare un casolare agricolo abbandonato, situato nell’antica valle dei mulini di San Floro.

E anche qui la risposta del web non si fa attendere. Tantissimi i sostenitori e ben 110mila euro raccolti in pochi giorni e un sogno che sta per diventare realtà. Il Mulino di San Floro verrà inaugurato a luglio, con l’obiettivo di difendere l’antica tradizione e macinare il grano come si faceva 50 anni fa. La raccolta fondi è ancora attiva (per maggiori informazioni visitate il sito www.mulinodisanfloro.it). Nel video seguente Stefano spiega il suo progetto del mulino [l’articolo continua dopo il video].

Il risultato raggiunto da Stefano dimostra quanto progetti come il suo entrino nel cuore della gente, stimolando in esse la voglia di sentirli propri, per sentirsi parte di un percorso di ritorno ai valori autentici del passato. Una bella storia, che mette in luce una Calabria tenace e determinata a riscattarsi dal baratro nel quale rischia di scivolare. Ma attenzione, perché in una terra come questa, di tenacia ce ne vuole davvero tanta e ci vuole anche coraggio. Il coraggio di andare controcorrente, dimostrando che un’altra realtà, fatta di onestà e di fiducia nel futuro, è possibile. Purtroppo la Calabria è anche patria di persone grette, ignoranti, presuntuose, che si illudono di avere in pugno le sorti del territorio e costruiscono la loro pseudo fortuna sull’immobilismo e sulla rassegnazione dei deboli. Esse rappresentano l’altra faccia della medaglia e i loro principi talora radicati nel tessuto sociale di questa regione, generano una sorta di malattia dilagante, che getta un’ombra su quanto di straordinario la Calabria può offrire. Un’ombra che è calata anche sul progetto di Stefano, costretto a fare i conti con un vile atto intimidatorio, che ha colpito il suo orto: l’altra notte degli ignoti hanno dato fuoco ad una struttura in legno usata come spazio di convivialità tra gli ortisti. Purtroppo i segnali di forza che si nutrono di idee nuove, generando progetti come l’Orto di famiglia, che vedono nella tradizione non una zavorra che costringe all’immobilismo, ma una risorsa sulla quale costruire un futuro luminoso, vengono percepiti come estremamente pericolosi, perché sono segnali di libertà e di riscatto da una schiavitù che è soprattutto culturale.

Stefano, all’indomani dell’accaduto, ha diramato un comunicato stampa nel quale esprime chiaramente la sua intenzione di proseguire a testa alta con i suoi progetti, forte del sostegno di tutti coloro che ne fanno parte attivamente. È la risposta di chi difende con forza e determinazione le proprie scelte contro chi predilige le armi della violenza e della viltà per affermare i propri squallidi principi. L’unico modo per squarciare questa ragnatela infernale che avvolge la Calabria e le impedisce di spiegare le sue ali, è quello di rialzarsi ogni volta che si è vittima di gesti come questo e continuare a coltivare i propri progetti, proprio come Stefano, che non accetta di farsi intimorire da messaggi legati alla “cultura” della sopraffazione: “Questo gesto - ha sottolineato Stefano - non cambia di una virgola i nostri programmi. Orto di Famiglia non è semplicemente un’azienda agricola ma è una comunità di persone che, coltivando la nostra terra, si sono posti a guardia e a difesa del territorio e che non si lascerà minimamente intimorire dall’accaduto. Chi lavora la terra mette sempre in conto gli imprevisti. NOI andiamo avanti utilizzando la cenere dell’incendio per concimare i nostri terreni…”

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Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Uno degli orti privati all'interno del grande Orto di Famiglia, a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

L'Orto di Famiglia, a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Stefano Caccavari (a destra) con uno degli 'ortisti' di San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortisti in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Pomodori rosa di Belmonte Calabro (De.C.O.)

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Ortista a San Floro (Cz)

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L'Orto di Famiglia, a San Floro (Cz)

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Ortisti a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Uno degli orti privati all'interno del grande Orto di Famiglia, a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Orto a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Orto a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortisti in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

L'Orto di Famiglia a San Floro

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortiste in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Uno degli orti privati all'interno del grande Orto di Famiglia, a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Ortista in azione a San Floro (Cz)

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

L'insegna dell'Orto di Famiglia, a San Floro

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Stefano Caccavari fra i suoi grani antichi

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Varietà di grano antico

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

La mola francese in pietra del 1800 firmata “Le fertè”

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La mola francese in pietra del 1800 firmata “Le fertè”

Stefano e il suo “Orto di famiglia”: una storia di coraggio e tenacia che non si piega a gesti di viltà

Recupero della mola francese in pietra del 1800 firmata “Le fertè” per il Mulino di San Floro

 
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