Realtà e simbolo nell’arte onirica e misteriosa di Gerlanda di Francia

Gerlanda di Francia, Little green harmony ©

di Alessandra Scriva

Arrivo in Via Croce Nivera, il punto più alto di una Vibo Valentia che un tempo è stata luogo d’incontro di civiltà e di strade importanti, come comprovato dai resti archeologici di templi greci di V e IV secolo a.C. Mi trovo dinnanzi alla villetta dei di Francia, un edificio di circa mezzo secolo dalla marcata impronta artistica, che nelle sue linee architettoniche denota gusti che rimandano al carattere e alla cultura della famiglia che vi abita. Varcando il cancelletto mi accolgono, come a darmi il benvenuto, due sculture apotropaiche – una su pietra e l’altra su legno – dallo sguardo misteriosamente affondato nel vuoto di uno spazio infinito. A queste maschere sembrano fare da guardia gli eterni gattini dai nomi audaci: Argie da argento, Cino da carboncino, Chiopalina versione dialettale della parola ‘opale’. I gatti sono sempre stati amici di Gerlanda di Francia e di suo padre Saverio; tra loro esiste da sempre quella vicendevole intesa, quel filo invisibile vibrante al suono delle fusa che a tratti interrompe i loro lunghi ma eloquenti silenzi. Salgo le scale entrando da una porta su cui troneggia lo stemma dei di Francia, testimonianza dell’antica stirpe trecentesca che approdò a Monteleone – antico nome medievale di Vibo Valentia – al seguito di Ruggero il Normanno. Gerlanda mi viene incontro con gli occhiali sul naso, il sorriso luminoso e la sua treccia rosso Tiziano adagiata sulla spalla.
 

Gerlanda di Francia 2

Stemma del casato di Francia - Ph. © Alessandra Scriva

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Ph. © Alessandra Scriva

Gerlanda di Francia 2

Testa apotropaica a casa di Francia - Ph. © Alessandra Scriva

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Ph. © Alessandra Scriva

Gerlanda di Francia 2

Ph. © Alessandra Scriva

Gerlanda di Francia 2

Nello studio di Gerlanda - Ph. © Alessandra Scriva

Gerlanda di Francia 2

Nello studio di Gerlanda di Francia - Ph. © Alessandra Scriva

 
La prima volta che entrai in casa di Francia era il lontano 2016 e tutto è rimasto fermo come allora; il mio sguardo come sempre viene attratto dalla profusione di ninnoli che rendono l’atmosfera incantata, fuori dal tempo: un arredamento di gusto dannunziano fatto di vasi, sculture in argilla, libri, fossili, conchiglie, vecchie carte geografiche e soprattutto tantissime tele dipinte. Non c’è parete in cui non vi sia un chiodo con il suo quadro. Nell’aria si respira odore di vernici e di varie misture.
 
Gerlanda di Francia

Gerlanda di Francia, My own lacustrine

Gerlanda di Francia

Gerlanda di Francia, Fide sed cui vide

Gerlanda di Francia

Gerlanda di Francia, Osmosis

Gerlanda di Francia

Gerlanda di Francia, Renaissance

Gerlanda di Francia

Gerlanda di Francia, Heart of oaks

Gerlanda di Francia

Gerlanda di Francia, Devotion to sacred blue

 
Mi accomodo e mentre sorseggiamo un tè verde iniziamo la nostra chiacchierata. Gerlanda si relaziona da anni col mondo dell’arte tra Roma e l’America; purtuttavia Vibo, tipica città del Sud Italia, lontana dal frastuono e dalle occasioni della capitale, conserva la sua importanza perché ha sempre infuso in lei inconsciamente quella materia e cultura che diventerà tema e substrato fondamentale della sua arte. Mi racconta che a Roma ha frequentato l’Accademia di Belle Arti ed è stata allieva di Gino Marotta. In seguito, dal 2009, vive una rilevante esperienza intellettuale e artistica poiché si occupa dell’Associazione Culturale e Galleria D’Arte HulaHoop, nel quartiere Pigneto, approdo di artisti, luogo di incontro, di scambio, di confronto tra fruitori e operatori dell’arte.

Gerlanda è un nome che fa subito sorgere la curiosità di sapere da dove derivi; mi racconta così che suo papà Saverio di Francia, noto artista vibonese, avendo studiato in quel di Agrigento, voleva ricordare la città in cui compì i suoi studi classici e il cui Santo patrono è proprio San Gerlando; da qui la scelta del nome con l’auspicio che potesse portarle fortuna.
 

Gerlanda di Francia

Inizia così a raccontarmi la sua arte e il suo mondo incantato fatto di pennelli e colori. Scopro così che uno dei fondamenti della sua pittura è racchiuso nella parola greca nostos, ossia “viaggio di ritorno”, lo stesso che l’ha riportata nella terra delle origini, fonte di stimoli per un percorso artistico lungo il quale hanno preso sempre più consistenza le figure delle donne-bambine, protagoniste della maggior parte delle sue opere. Non a caso l’omonima personale, dal titolo “Nostos/Nόστος, il Ritorno” , tenuta nel 2015 presso l’art space “BeCause” di Lamezia Terme, ha rappresentato un momento centrale nella ricerca espressiva dell’artista.

Nell’approcciarsi all’arte di Gerlanda di Francia bisogna partire dall’assunto che le figure che popolano le sue opere non hanno il fine di rappresentare quello che apparentemente ci mostrano, ma obbligano lo sguardo dell’osservatore a spingersi oltre l’immediatezza del dato iconografico per scoprire il significato simbolico e allegorico dell’onirico mondo femminile esplorato dall’artista. Un sottile e multiforme ingranaggio di rimandi che oggi vede associare le sue opere al movimento pop-surrealista italiano. Incrociando lo sguardo delle donne-bambine di Gerlanda di Francia l’osservatore viene così investito da una sorta di inquietudine senza nome mista ad un senso di profondo fascino che fa palpitare il cuore. Sono opere infatti che recuperano l’ambivalenza e la forza espressiva delle antiche fiabe, che sotto la loro patina incantata celano i segni della tragedia del nostro vivere quotidiano, ansie e inquietudini che portiamo con noi fin dall’infanzia e che spesso riecheggiano nell’età adulta.
 

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, Il gioco del destino

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, Ist leben phantasmagoria

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, Amore perpetuo

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Gerlanda di Francia, Draculea Love in blood

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, New Prometheus

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, That cycle of life

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, Marmaid purse

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, Vulcano

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, Pandora

Gerlanda di Francia 3

Gerlanda di Francia, Piccola arpia

 
Queste figure femminili dagli occhi profondi e asciutti di lacrime per un’innocenza perduta, sono avvolte da una natura silente e inquietante così come conturbanti sono le figure da cui sono a volte affiancate: piante carnivore, bacche, funghi tossici, cardellini, serpenti velenosi, ranocchie, orchi, streghe cattive, occhi scrutatori, evocano boschi incantati e favole magiche nate delle fantasie di Hieronymus Bosch o dei fratelli Grimm. Non a caso le opere di Gerlanda di Francia racchiudono miti, tradizioni e simboli esoterici, così come il pathos dell’anima vibonese con le sue leggende come quella della ninfa Scrimbia, del ratto di Persefone, di Diana Recco, e altre.

L’immaginario dell’artista si allarga poi al suo interesse per il mondo del tatuaggio e al fascino esercitato dall’iconografia sacra; suggestione, quest’ultima, che nelle sue piccole opere si traduce in evidente rimando a tutte quelle forme devozionali o scaramantiche fatte di ex voto e di oggetti apotropaici che ritroviamo nelle più tipiche tradizioni meridionali.
 

Gerlanda di Francia 4

Gerlanda di Francia, Eye

Gerlanda di Francia 4

Gerlanda di Francia, Blue pattern heart

Gerlanda di Francia 4

Gerlanda di Francia, Red ribbon heart

Gerlanda di Francia 4

Gerlanda di Francia, Cracked lock heart

Gerlanda di Francia 4

Gerlanda di Francia, Damask heart

 
La narrazione pittorica è palesemente favorita dal frequente utilizzo di note cromatiche scure e da linee ben definite e pulite, che rendono allo stesso tempo l’immagine concreta e di inequivocabile efficacia espressiva. La tecnica classica – per lo più olio su tela per dipingere e penna per disegnare -, rassicura e guida l’osservatore nella comprensione di un mondo sconosciuto e spinoso.

Alla citata mostra del 2015 fecero seguito tantissime altre in tutta Italia, ma nel frattempo il lavoro di Gerlanda si è fatto conoscere e apprezzare anche all’estero, in Paesi come Irlanda, Francia e Stati Uniti, rilanciando costantemente l’invito a riconoscere il buono e il bello per distinguerlo dal male. Orchi, streghe cattive, principi azzurri e tutte le altre figure che popolano i suoi dipinti continuano così a narrarci la complessità del quotidiano, dell’esistenza umana, incessantemente costellata da sfide e prove, successi e sconfitte.

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