Pompei: riemerge intatta una stanza abitata da schiavi

Pompei. La stanza degli schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Pompei. La stanza degli schiavi – Image credit: Parco Archeologico di Pompei

di Redazione FdS

Continuano le scoperte presso la villa suburbana di Civita Giuliana nota come Domus del Sauro Bardato, una lussuosa tenuta di epoca augustea ubicata a poca distanza dalle mura dell’antica Pompei, nelle cui stalle gli archeologi del Parco hanno rinvenuto in tempi recenti i resti di tre cavalli di razza, tra cui uno bardato con una raffinata sella in legno e bronzo ed eleganti finimenti, due vittime dell’eruzione e un carro cerimoniale ornato con scene erotiche. L’ultimo rinvenimento è quello di una stanza destinata agli schiavi che lavoravano nella villa, un ambiente che si presenta in stato di conservazione eccezionale (v. foto in alto, immagini e video seguenti). La scoperta offre uno sguardo straordinario su un aspetto del mondo antico usualmente marginale nel panorama archeologico: la stanza offre infatti uno spaccato rarissimo della realtà quotidiana degli schiavi, grazie allo stato di conservazione dell’ambiente e alla possibilità di realizzare calchi in gesso di letti e altri oggetti in materiali deperibili che hanno lasciato la loro impronta nella cinerite che ha coperto le strutture antiche.
 

La stanza degli schiavi vista dall'alto - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

La stanza degli schiavi vista dall’alto – Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Il rinvenimento è avvenuto non lontano dal portico dove, nel mese di gennaio 2021, fu scoperto il succitato carro cerimoniale attualmente oggetto di interventi di consolidamento e restauro. A pochi passi dal luogo in cui il prezioso veicolo fu parcheggiato e non lontano dalla vicina stalla scavata nel 2018, ora emerge uno degli alloggi modesti della servitù addetta al lavoro quotidiano nelle ville romane, inclusa la manutenzione e la preparazione di carri come quello qui ritrovato.  Nell’ambiente, dove sono state trovate tre brandine in legno, è stata infatti rinvenuta una cassa lignea contenente oggetti in metallo e in tessuto che sembrano far parte dei finimenti dei cavalli. Inoltre, appoggiato su uno dei letti, è stato trovato un timone di carro, di cui è stato effettuato il calco.
 

 
I letti sono composti da poche assi lignee sommariamente lavorate che potevano essere assemblate a seconda dell’altezza di chi li usava. Mentre due hanno una lunghezza pari a 1,70 m circa, un terzo letto misura appena 1,40 m per cui potrebbe essere di un ragazzo o di un bambino. La rete dei letti è formata da corde di cui le impronte sono parzialmente leggibili nella cinerite; le coperte in tessuto si sono conservate come cavità nel terreno e restituite attraverso il metodo dei calchi. Al di sotto delle brandine si trovavano pochi oggetti personali, tra cui anfore per conservare effetti privati, brocche in ceramica e il vaso da notte. L’ambiente era illuminato da una piccola finestra in alto e non presentava decorazioni parietali. Oltre a fungere da dormitorio per un gruppo di schiavi, forse una piccola famiglia come lascerebbe intuire la brandina a misura di bambino, l’ambiente serviva come ripostiglio, come dimostrano otto anfore stipate negli angoli lascati appositamente liberi a tale scopo.
 

Stanza degli Schiavi a Pompei

Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Stanza degli Schiavi a Pompei

Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Stanza degli Schiavi a Pompei

Archeologi al lavoro nella Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Stanza degli Schiavi a Pompei

Archeologi al lavoro nella Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Stanza degli Schiavi a Pompei

Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Stanza degli Schiavi a Pompei

Archeologi al lavoro nella Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Stanza degli Schiavi a Pompei

Archeologi al lavoro nella Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Stanza degli Schiavi a Pompei

Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Stanza degli Schiavi a Pompei

Stanza degli Schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

 
Lo scavo dell’ambiente rientra in un’attività che il Parco Archeologico di Pompei sta portando avanti insieme alla Procura di Torre Annunziata, guidata dal Procuratore capo Nunzio Fragliasso. Risale a pochi mesi fa il rinnovo di un protocollo d’intesa tra Procura e Parco archeologico per il contrasto alle attività di scavo clandestino nel territorio pompeiano, che vede impegnati anche il Nucleo Tutela patrimonio culturale Campania e il Nucleo investigativo Torre Annunziata dell’Arma dei Carabinieri. Oggetto di un saccheggiamento sistematico per anni, dopo un’indagine della procura, la villa di Civita Giuliana è dal 2017 oggetto di scavi stratigrafici che hanno restituito una serie di nuovi dati e scoperte a cui si aggiunge ora la stanza degli schiavi. Purtroppo, anche in questo ambiente, una parte del patrimonio archeologico è andato perduto a causa dei cunicoli scavati dai tombaroli che, in tutta la villa, hanno creato un danno complessivo che è stato stimato in quasi 2 milioni di Euro.
 
Part. di un letto rivestito di

Part. di un letto rivestito di cordami – Image credit: Parco Archeologico di Pompei

“Si tratta di una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all’élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti storici. – ha dichiarato il Direttore Generale, Gabriel ZuchtriegelÈ un caso in cui l’archeologia ci aiuta a scoprire una parte del mondo antico che conosciamo poco, ma che è estremamente importante. Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 mq, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. È sicuramente una delle scoperte più emozionanti nella mia vita da archeologo, anche senza la presenza di grandi ‘tesori’: il tesoro vero è l’esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica.”
 

Scorcio della stanza degli schiavi - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Scorcio della stanza degli schiavi – Image credit: Parco Archeologico di Pompei

“Ancora una volta uno scavo nato dall’esigenza di tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico, in questo caso grazie ad una proficua collaborazione con la procura di Torre Annunziata , ci permette di aggiungere un ulteriore tassello alla conoscenza del mondo antico – ha sottolineato Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei ed ex direttore del Parco archeologico di Pompei, ancora in carica quando nel 2017 sono state avviate le attività di scavo – Lo studio di questo ambiente, che sarà arricchito dai risultati delle analisi in corso, ci permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita dagli schiavi a Pompei e nel mondo romano”.
 

Planimetria illustrata della villa - Image credit: Parco Archeologico di Pompei

Planimetria illustrata della villa – Image credit: Parco Archeologico di Pompei

“L’ulteriore significativo ritrovamento negli scavi di Civita Giuliana – ha dichiarato il Procuratore capo, Nunzio Fragliassoè l’ennesima conferma della sinergia tra la Direzione del Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della efficacia del protocollo d’intesa stipulato tra le suddette Istituzioni, che, con il prezioso apporto dell’Arma dei Carabinieri, ha portato, da un lato, alla condanna in primo grado degli autori degli scavi abusivi di Civita Giuliana e, dall’altro, al rinvenimento di beni archeologici di eccezionale rilevanza. In attuazione del suddetto protocollo continueranno le attività investigative e di ricerca sia presso gli scavi di Civita Giuliana che presso altri siti di scavi archeologici abusivi ricadenti nel territorio di Pompei.”

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