Al Petruzzelli di Bari la mirabile esecuzione di un’opera sublime: il Flauto Magico di Mozart

Il flauto magico ph Carlo Cofano

Una scena di Die Zauberflöte (Il Flauto Magico) di W. A. Mozart, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. Carlo Cofano

di Enzo Garofalo

L’opera Il Flauto Magico di Mozart è senza alcun dubbio uno dei suoi capolavori assoluti e insieme all’incompiuto Requiem (entrambi furono composti poco prima della sua prematura morte) rappresenta il testamento spirituale di un uomo e di un genio che nella sua breve vita coltivò una profonda fede nelle risorse dell’intelletto umano visto come riflesso di quell’Assoluto che per lui, come per la Massoneria di cui fece parte, non ha connotazioni confessionali ma si identifica con le leggi somme che reggono l’universo e la vita dell’Uomo.

E i temi cari alla Massoneria, come morte e rinascita, rapporto tra terreno e ultraterreno, iniziazione e prova come cammino per integrare la propria natura con la Legge universale di Evoluzione ed Amore, pervadono l’opera che sotto le allegorie del fiabesco e del meraviglioso (l’opera si ambienta in un Egitto fuori dal tempo) racconta il percorso di un uomo che, da giovane, sprovveduto e debole diventa saggio e sapiente attraverso il superamento di varie prove iniziatiche e la scoperta dell’Amore quale principio di coesione universale. Antitesi e complementarità sono i poli attraverso i quali si snoda il “racconto” testuale e musicale: antitesi fra l’uomo-animale allo stato naturale e il saggio, evoluto ed eletto; fra dominio delle passioni terrene e più alti livelli di consapevolezza morale e spirituale; complementarità fra il Regno della Luna e quello del Sole, del maschile e del femminile, solo apparentemente antitetici.

Tutto questo viene trattato da Mozart con un’arte purissima che dalla musica sconfina felicemente nel regno della poesia, trasportando l’ascoltatore – complice l’ambientazione fiabesca – in una dimensione solo apparentemente astratta. Infatti l’intento di Mozart – così come di Emanuel Shikaneder, autore del libretto, alla cui stesura contribuirono anche il mineralogista Giesecke e l’esperto di occultismo von Born – è in fondo quello di parlarci di noi e della nostra possibilità di diventare esseri evoluti attraverso un percorso che richiede molto coraggio e forza di volontà, ma che una volta intrapreso con ferma convinzione sarà sempre assistito dalle forze superiori che governano l’universo. Un pensiero filosofico, una pratica di vita e un modello narrativo che in letteratura trova illustri precedenti in opere come l’Odissea di Omero, L’Asino d’Oro di Apuleio o la stessa Divina Commedia di Dante.

Il Flauto Magico già in scena da alcuni giorni al Teatro Petruzzelli di Bari è un’occasione davvero straordinaria per godere di un capolavoro mai eseguito prima nel capoluogo pugliese. Un’occasione che purtroppo il pubblico – non numerosissimo, se si esclude la recita del debutto – non ha colto finora come avrebbe potuto. Ammesso che sia questa la ragione, il fatto che l’opera sia cantata in tedesco (peraltro con comodi sopratitoli) non è un motivo sufficiente per rinunciare al potere ammaliante di una musica e di un testo semplicemente perfetti. A ciò si aggiunga un’esecuzione davvero brillante affidata ad un cast vocale di ottimo livello capace di garantire una apprezzabile resa anche sul piano della recitazione.

Jacquelyn Wagner, soprano dalla voce dolcissima e avvolgente, ha declinato al meglio il personaggio di Pamina. Christina Poulitsi è una Regina della Notte di grande carattere e bellezza vocale, estremamente affascinante nell’immagine un po’ gotica e un po’ dark sapientemente conferitole dalla costumista Carla Teti e dallo scenografo Graziano Gregori; ha gorgheggiato con suoni sicuri, nitidi ed espressivi superando con brillante virtuosismo anche i passaggi più ardui; un po’ più di temperamento nelle parti recitate avrebbe reso perfetta la sua performance, ma trattasi di peccato veniale. Timbro vocale molto bello e mirabile musicalità hanno caratterizzato anche la prova del tenore Antonio Poli, un ottimo Tamino (migliorabile la pronuncia tedesca). Praticamente perfetto il Papageno del baritono Alex Esposito, distintosi per il superlativo controllo vocale e il disinvolto dominio della scena, qualità che a fine serata gli hanno garantito un vero successo personale. Lavinia Bini è un’ottima Papagena, vocalmente e scenicamente spigliata. Di buona qualità vocale il trio delle Dame (Pervin Chakar, Giuseppina Bridelli, Adriana Di Paola), peraltro non sempre perfettamente coordinate nei tempi musicali. Efficaci ma vocalmente un po’ debolucce le voci bianche dei Tre Genietti. Credibile, sebbene non pienamente aderente alla tradizione vocale del personaggio, il Sarastro del basso Dimitry Ivashchenko, ruolo tuttavia affrontato con gusto e ricchezza di accenti. Perfettamente calato nel ruolo del perfido moro Monostato il tenore Kurt Azesberger. Buona performance anche per i bass-bariton Florian Plock e Domenico Colaianni e per il tenore Francesco Castoro (nei ruoli di sacerdoti e armigeri).

Ad animare personaggi e interpreti la regia ben riuscita di Daniele Abbado sullo sfondo delle scene – suggestivamente illuminate da Alessandro Carletti – di Graziano Gregori  che come già in altre occasioni ha giocato la cifra del minimalismo, stavolta arricchito da alcune soluzioni di grande impatto visivo che hanno conferito preziosità all’insieme, in ottimo equilibrio con una musica già di per sé fortemente evocativa: mi riferisco in particolare alla scena dell’apparizione della Regina della Notte e all’uso discreto ma fortemente suggestivo del fuoco. Positivo anche il contributo dei costumi di Carla Teti, ispirati ad un Oriente diafano e misterioso.

L’esecuzione musicale ha visto Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli in ottima forma, impeccabilmente diretti dal M° Roland Böer, che ha delineato con chiarezza ed equilibrio lo straordinario affresco musicale mozartiano staccando tempi di grande efficacia ‘’drammaturgica’’ e rivelandosi ancora una volta un grande cesellatore di timbri e colori. Entusiastica la risposta del pubblico in sala che ha calorosamente applaudito tutti gli interpreti. Peccato per chi non c’era (gli assenti potranno rifarsi all’ultima replica prevista per lunedì 22 dicembre alle ore 19.30).

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Al Petruzzelli di Bari la mirabile esecuzione di un’opera sublime: il Flauto Magico di Mozart

Il Flauto Magico, W.A. Mozart, Teatro Petruzzelli - Ph. Carlo Cofano

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Il Flauto Magico, W.A. Mozart, Teatro Petruzzelli - Ph. Carlo Cofano

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Il Flauto Magico, W.A. Mozart, Teatro Petruzzelli - Ph. Carlo Cofano

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