Incendio a Taranto nella casa natale del compositore Giovanni Paisiello. Da anni si parla di un museo mai realizzato

Giovanni Paisiello

Louise Elisabeth Vigée-Lebrun, Ritratto di Giovanni Paisiello (1790)

di Kasia Burney Gargiulo

E’ stato uno dei massimi compositori della celebre Scuola Musicale Napoletana nell’ultimo scorcio del ‘700, un uomo e un artista di Puglia che ha portato lustro alla propria terra varcando con la sua musica e la sua fama i confini dell’Italia del suo tempo. Parlo di Giovanni Paisiello, autore di opere come “Nina, o sia la pazza per amore” e “Il Barbiere di Siviglia”, quest’ultima molto apprezzata anche da Mozart, oltre che di cantate, oratori, messe e vari altri generi di composizioni, grazie alla leggiadra bellezza delle cui melodie acquisì fama nazionale e internazionale. Circa il suo successo all’estero, basterebbe ricordare che fu maestro di cappella per anni presso la corte della zarina Caterina II di Russia e che fu incaricato di scrivere la messa per l’incoronazione di Napoleone Bonaparte. Ebbene, un artista di questo calibro avrebbe meritato una sorte migliore per la sua casa nel centro storico di Taranto, sua città natale. Lo scorso 19 dicembre l’edificio è stato infatti vittima di un incendio sviluppatosi in uno degli ambienti interni. Ad andare in fiamme sono stati un cumulo di rifiuti, vecchi materassi e della mobilia in disuso. L’evento, di cui si sospetta una origine dolosa,  ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco allertati dai vicini, spaventati dal fumo che fuoriusciva dallo stabile.

Solo una targa in marmo – della cui manutenzione si è preoccupato a settembre scorso solo un gruppo di volontari coordinati dal comitato di piazza di S. Andrea degli Armeni, che hanno cercato di ripulirla dalle incrostazioni che la rendevano ormai illeggibile – ricorda il legame di questo immobile con il grande musicista. L’edificio, di proprietà comunale, versa vergognosamente da anni in uno stato di fatiscenza e di abbandono. A lungo occupato abusivamente da una famiglia in condizioni disagiate, è stato sgomberato lo scorso agosto con conseguente muratura di portone e finestre. Una scelta che ha l’amaro sapore di una pietra tombale sui tanti progetti di valorizzazione culturale avanzati nel tempo da vari soggetti affinchè di quella storica abitazione fossero garantiti un recupero dignitoso e la pubblica fruizione.

Da quanto accaduto e dai sopralluoghi post-incendio sembra evincersi che si sia provveduto a sigillare l’immobile senza preoccuparsi di asportare rifiuti ed arredi lasciati dagli ex occupanti. Dopo le fiamme, si teme adesso il sopraggiungere di qualche crollo che in assenza di qualsiasi restauro conservativo sembra una prospettiva molto probabile, come del resto accade non di rado negli immobili abbandonati del centro storico di Taranto.

Qualcuno potrebbe obiettare che Taranto ha ben altri problemi a cui pensare che non preoccuparsi della casa abitata oltre tre secoli fa da un importante musicista. Ma sostenere questo significherebbe fare delle vacua retorica qualunquistica, trascurando il fatto che il mancato rispetto per una memoria storica come questa è sintomo del più profondo malessere di una città depredata della sua identità più profonda oltre che dell’integrità del suo territorio, un tempo luogo di inenarrabile bellezza.

Anche le città più piccole del mondo che abbiano dato i natali ad uomini illustri dei quali conservino l’abitazione, ne hanno ricavato musei trasformati in destinazioni di turismo culturale, mentre per la casa di Giovanni Paisiello la città di Taranto (o meglio coloro che l’hanno amministrata) è stata capace di esprimere solo una sprezzante indifferenza. E che l’episodio occorso alla casa del musicista sia solo un sintomo di una realtà più grave lo dimostra il fatto che esattamente un mese fa,  in occasione della veloce visita a Taranto di Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Paolo Ruta – il presidente della associazione Amici della Musica ‘Arcangelo Speranza’, organizzatrice del Giovanni Paisiello Festival – denunciò la mancanza di attenzione delle istituzioni verso gli operatori culturali che da anni agiscono con impegno e competenza per mantenere acceso il fuoco della cultura a Taranto: “Nell’interesse di tutti, avremmo trovato utile – ha dichiarato Ruta –  insieme ad altri autorevoli esponenti della migliore cultura tarantina, riuscire ad avere anche noi la possibilità di esporre al Ministro la nostra lunga storia e, soprattutto, le nostre idee e proposte per la città, molte delle quali, nonostante costituiscano un intervento di alta qualificazione culturale, come il progetto di museo dedicato a Giovanni Paisiello nella sua casa natale, giacciono da tempo nei meandri dei burocratismi locali, in una realtà in cui le istituzioni politiche sono inerti e sorde alle migliori istanze cittadine, quando non declinanti o in corso di smobilitazione, come è noto a tutti”.

 

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