Nelle ore della tragedia reale, successo al Petruzzelli per la Parigi in bianco e nero de ‘La Bohème’ di Puccini

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Un'immagine da 'La Bohème' di Giacomo Puccini, Teatro Petruzzelli, Bari - Ph. Carlo Cofano

Un’immagine da ‘La Bohème’ di Giacomo Puccini, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. Carlo Cofano

di Enzo Garofalo

Venerdì sera alle emozioni che musica e finzione scenica riescono a suscitare quando sono poetica trasposizione di sentimenti senza tempo e senza confini, si sono sovrapposte quelle crudeli evocate dalla realtà. Un realtà tenebrosa, di morte senza senso, di mostruoso e gratuito accanimento su cittadini inermi che nelle stesse ore della Bohème di Puccini in scena al Teatro Petruzzelli di Bari, si è consumata sugli spettatori di un altro teatro  e in diversi altri luoghi di una città come Parigi per lungo tempo capitale di tutte le arti. Da tempio della cultura, qual’è ogni teatro che si rispetti, alla morte del senso stesso di civiltà, seminata da una vigliacca aggressione terroristica, il passo è stato breve. Una notte livida per la capitale francese, quella città che la sublime penna di Puccini ha cantato 120 anni fa rendendola protagonista della sua opera insieme agli amori e ai drammi dei suoi protagonisti. E freddamente cupa,  in “bianco e nero” come un film girato negli anni fra le due guerre mondiali, è la Parigi ideata dal regista, scenografo e costumista Ivan Stefanutti con la complicità del light designer Sandro Dal Pra, pensando alle immagini di Brassaï e Doisneau. Una città solo per un attimo riscaldata e colorata dalle illusioni d’arte e d’amore di un gruppo di amici allegri e innamorati il cui ottimismo e le cui speranze condivisi sono un’arma potente contro fame, freddo, insuccessi, ma non contro la malattia e la morte che irrompono a funestare l’amore fra il poeta Rodolfo e Mimì, giovane ricamatrice di fiori minata dalla tisi. Intorno ad essi ruota anche il mondo del musicista Schaunard, del filosofo Colline, del pittore Marcello e di Musetta, grisette dall’animo nobile, ritrovatisi a condividere fino alla fine le gioie e la tragedia dei due loro amici.

Il capolavoro pucciniano è dunque tornato ancora una volta ad emozionare un pubblico eterogeneo attratto e colpito dalla fatale combinazione di amore e morte che da sempre è una delle chiavi del successo di opere liriche o pièce di prosa. Ovviamente orchestra, direttore e cast fanno la differenza nel massimizzare la resa di una straordinaria pagina musicale  e teatrale come La Bohème e da questo punto di vista la messa in scena barese può ascriversi nell’elenco degli spettacoli abbastanza riusciti senza peraltro “lasciare il segno”. Hanno ben superato la prova la regia, le scene e i costumi che, se si esclude l’efficacissima soluzione del “black and white” d’ispirazione cinematografica, si collocano nell’alveo della tradizione, scelta senza dubbio preferibile a certi sperimentalismi inconcludenti che talvolta vengono propinati al pubblico, per questa come per altre opere del grande repertorio. Discrete le qualità vocali e sceniche del cast composto, per i ruoi principali, dal tenore Ivan Magrì, appassionato e disinvolto Rodolfo, dai soprani Alessandra Marianelli, ben calata nei panni di una Mimì delicatamente fragile ma al tempo stesso volitiva, e Francesca Dotto, capricciosa e provocante Musetta, dal baritono Julian Kim, temperamentoso Schaunard, e dal basso Dario Russo, un Colline scenicamente sicuro ma dalla voce non perfettamente a fuoco. Sufficientemente funzionali ai rispettivi ruoli i vari comprimari. Buona la prova dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli, diretta dal M° Maurizio Barbacino con rispetto della partitura, ma senza quelle sottigliezze espressive pur offerte dalla ricca pagina musicale. Ottima l’accoglienza riservata all’opera dal foltissimo pubblico capace, dopo oltre un secolo, di commuoversi ancora come la prima volta.

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Nelle ore della tragedia reale, successo al Petruzzelli per la Parigi in bianco e nero de 'La Bohème' di Puccini

Ph. Carlo Cofano

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