Lo scienziato abruzzese Marco Mastrogiuseppe è il primo ad aver misurato la profondità di un mare extraterrestre

Titano (sullo sfondo in arancione), una delle 62 lune di Saturno (nell'immagine due dei suoi anelli). Nella foto piccola lo scenziato abruzzese Marco Mastrogiuseppe - Ph. Nasa Goddard Photo and Video | CCBY2.0

Titano (sullo sfondo in arancione), una delle 62 lune di Saturno (nell’immagine due dei suoi anelli). Nella foto piccola lo scenziato abruzzese Marco Mastrogiuseppe – Ph. Nasa Goddard Photo and Video | CCBY2.0

di Redazione FdS

E’ abruzzese il giovane scienziato che per primo è riuscito a misurare la profondità di un mare extraterrestre: il Ligeia Mare di Titano, la più grande delle 62 lune del pianeta Saturno. Ha raggiunto questo risultato sfruttando le potenzialità del radar della sonda Cassini (nata dalla collaborazione fra Nasa, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana) utilizzato appunto per studiare i mari di Titano. Si tratta di Marco Mastrogiuseppe, classe 1976, nativo di Atri (Teramo). Laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni presso l’Università di Roma La “Sapienza” sta attualmente collaborando con la prestigiosa Cornell University di Ithaca (New York) e con il Jet Propulsion laboratory (Jpl) della Nasa per costruire la mappa dei fondali di tutti i mari di Titano. Allo stesso progetto lavorano fin dall’inizio anche i colleghi Giovanni Picardi, Roberto Seu e Valerio Poggiali del laboratorio radar del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni (DIET) dell’Università La Sapienza di Roma.

Immagine del Ligeia Mare con la elaborazione grafica dei dati ottenuti tramite il radar della sonda Cassini

Immagine del Ligeia Mare di Titano con la elaborazione grafica dei dati ottenuti tramite il radar della sonda Cassini

Di Ligeia Mare – spiega Mastrogiuseppe – è stato possibile ottenere un sorta di topografia della ‘fascia’ subsuperficiale e stabilire che è un mare non più profondo di 200 metri e contenente circa 5.000 miliardi di tonnellate di idrocarburi. Più in generale, dalla ricerca sui mari di Titano è emerso che il liquido, probabilmente trasparente, da cui sono formati, è costituito per la maggior parte da metano e solo in minima parte da etano e azoto. Dopo lo studio sul Ligeia Mare, il radar è stato applicato anche al terzo mare più grande di Titano, il Punga, consentendo di determinare una profondità di 120 metri; ora l’equipe di ricercatori italiani è al lavoro sul più grande mare di Titano, il Kraken.

Per Ligeia, il radar della Cassini ha consentito l’osservazione di echi riflessi dal suo fondale. Ciò è stato possibile grazie ad una elaborazione innovativa degli echi dell’altimetro.  I dati inizialmente analizzati con algoritmi convenzionali consentivano infatti di rilevare soltanto gli echi di superficie ma i ricercatori del DIET sono riusciti ad ottenere molto di più rielaborando quei dati con algoritmi più sofisticati ed innovativi che hanno consentito di distinguere echi della superficie da quelli di fondale. I risultati della ricerca, finanziata da ASI (Agenzia Spaziale Italiana), sono stati pubblicati recentemente sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters.

Ligeia Mare – il cui nome deriva da quello di una sirena della mitologia greca – è il secondo lago conosciuto più grande di Titano dopo il Kraken Mare. È composto principalmente da metano e in misura minore da etano e azoto, che alla temperatura superficiale media di Titano (-180 °C/93K) si trovano appunto allo stato liquido. Con una superficie di 126.000 km2 ha una dimensione maggiore di quella del Lago Superiore nell’America del Nord ed è paragonabile a quelle del nostro Mar Adriatico. Prima che iniziasse l’attività esplorativa con la sonda Cassini, Titano era un grande mistero, una palla impenetrabile di gas: prima è atterrato il lander Huygens inviando immagini rimaste storiche, poi il radar ha svelato un mondo di gas allo stato liquido con veri e propri mari dei quali ora, grazie a Marco Mastrogiuseppe e ai suoi colleghi, è diventata nota la conformazione.

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