La Terra dei Recinti: il Sud ”eretico” di Massimiliano Capalbo

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Massimiliano Capalbo - La terra dei recinti

Massimiliano Capalbo – La terra dei recinti

di Angela Rubino [English version below]

Massimiliano Capalbo

Massimiliano Capalbo

Un libro che demolisce il sistema imperante proponendone uno più fedele all’identità del Sud Italia e alle sue innumerevoli potenzialità, quello scritto da Massimiliano Capalbo. Il titolo scelto è “La terra dei recinti” (Rubbettino editore), dove i recinti sono metafore di un sistema che inibisce lo spirito di iniziativa, favorendo uno stato di torpore dell’anima. Proprio come accade agli animali in cattività il cui spirito selvaggio viene intorpidito con la somministrazione della dose giornaliera di cibo, che frena l’istinto di caccia.

Il tratto più innovativo del testo di Capalbo è l’idea di un Sud che può salvarsi da solo. Un’affermazione che cozza contro secoli di sterile autocommiserazione universalmente definita “questione meridionale”, un processo che ha fornito un alibi all’intorpidimento degli animi dei meridionali, convincendoli di essere inesorabilmente fuori dalla logica di sviluppo imperante e di avere bisogno dell’aiuto altrui per poter sperare di sopravvivere. Aiuti che sono arrivati, ma non hanno avuto riscontri positivi, come dimostra la situazione attuale. Proprio di recente, infatti, il rapporto Svimez ci restituisce il quadro desolante di un meridione “a rischio di sottosviluppo permanente”, che non ha registrato nessuna ripresa e con una crescita negativa del Pil pari al -9,4% nel periodo 2001-2014. Ma anche di questi dati ufficiali Capalbo propone una sua lettura ‘eretica’ laddove dice, come ha fatto di recente in un suo intervento, che l’errore più grossolano commesso da tutti i governi che hanno cercato di imporre al Sud modelli di sviluppo poi rivelatisi fallimentari nonché apportatori di devastazione, inquinamento e criminalità, è stato quello di voler costringere il Sud ad essere quello che non è. “Chi stabilisce – si chiede Capalbo, di fronte ai dati del rapporto Svimez – quali sono i parametri a cui far riferimento per considerare povero un territorio? Cosa significa desertificazione industriale? Se significa, per esempio, che impianti come l’Ilva di Taranto o la Pertusola di Crotone o l’Italsider di Bagnoli (per citare i più famosi) non troveranno più spazio nei territori del Sud, ben venga la desertificazione industriale. Cosa significa crescere? Se significa consumare all’infinito per produrre le tonnellate di rifiuti che stanno sommergendo e inquinando i nostri territori, meglio fermarla questa crescita”.

Quali sono dunque i parametri di crescita e sviluppo? Ne esistono di universalmente validi? La “rivelazione” contenuta nelle pagine del libro è la spinta verso un sistema di sviluppo e crescita alternativo, lontano dalle logiche politiche ed economiche attuali e basato sul reale sfruttamento delle innumerevoli risorse (umane, naturalistiche, storico-paesaggistiche, culturali, agricole, artigianali etc) presenti nel territorio. Un sistema concreto, sul quale si è già basata l’azione di quelli che ce l’hanno fatta. Imprenditori “eretici” citati nel libro, che sono andati al di là del pensiero comune, credendo fermamente nel valore delle proprie idee, fino a rischiare per attuarle. Insomma, l’unico modo per aiutare il Sud, secondo l’autore, è proprio quello di abbandonarlo a se stesso, lasciandolo libero di autodeterminarsi e di cercare una forma si crescita e sviluppo coerente con la propria vocazione.

Un tale slancio interiore deve basarsi prima di tutto sulla consapevolezza del valore del nostro territorio e delle sue enormi potenzialità. In secondo luogo, l’autore sostiene che occorre assumersi la responsabilità delle proprie scelte ed esporsi per realizzarle. Questi animi intraprendenti, infine, devono fungere da stimolo per la collettività e soprattutto per coloro che vorrebbero agire, ma sono ancora frenati da vari motivi.

Ecco dunque la “ricetta” per la salvezza del Sud suggerita da Massimiliano Capalbo, un giovane imprenditore che ha corso i suoi rischi ed ha attuato le sue idee credendo nella sua impresa “eretica”, ovvero la creazione di “Orme nel Parco”, un parco avventura nel cuore della Sila. Lui non è il solo. A percorrere la sua stessa strada ci sono anche personaggi (ne citiamo solo alcuni) come Rosario Benedetto, un trentenne di Varese trasferitosi in Calabria, a Roseto Capo Spulico, per piantare le rose o come Stefano Caccavari che con il suo “orto di famiglia”, a San Floro, ha dato a centinaia di famiglie la possibilità di mangiare genuino ed ha contribuito ad impedire che nelle vicinanze fosse costruita una discarica.

Una ricetta, quindi perfettamente attuabile, come dimostrano i fatti. Ora occorre solo mettersi a lavoro e dare il via a questo processo di rinascita del nostro sud!

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“The fences land”: the Massimiliano Capalbo’s heretical Southern Italy

A book that demolishes the ruling system suggesting another one more faithful to the identity of the Southern Italy and to its countless potentialities, this is Massimiliano Capalbo’s volume “La terra dei recinti” (“The fences land”, Rubbettino ed.). Here the fences indicate a system which inhibits the sense of initiative encouraging a dormant state of the soul. Just as it happens to the animals in captivity whose wild spirit is slowed down by the ordinary distribution of food, which contains the hunting instinct.

The most innovative feature of the Capalbo’s book is the idea of a Southern Italy that can save itself. This is an affirmation that runs counter to centuries of in vain self-pity universally called “southern matter”, a process that gave to southern people an alibi for the numbing of their souls, convincing them that they were inevitably out of the prevalent development concepts and that they needed other people’s help to survive. They were wrong also because that support arrived, but it hasn’t had any positive echoes, as the current situation shows. Just these days, in fact, the Svimez report has drawn the distressing portray of a Southern Italy that “risks a permanent underdevelopment” and that didn’t record any recovery, with a negative GDP growth of -9.4% in the period 2001-2014. But Capalbo proposes an “heretical” reading of these official data too and in one of his last speech he said that the crassest mistake committed by all the Governs that tried to impose to Southern Italy development models which have proved failing and bearers of devastation, pollution and criminality, is want to force Southern Italy to be what it isn’t. “Who establishes – Capalbo wonders in front of the Svimez report – which are the criteria to accord with to consider a land poor? What does economic desertification mean? If it means, for example, that industrial complex as the Ilva in Taranto, the Pertusola in Crotone or the Italsider of Bagnoli (to cite the most well-known ones) will never find a place in Southern Italy areas, I welcome the industrial desertification. What does growth mean? If it means to consume indefinitely to produce the tones of waste that are submerging and polluting our lands, it’s better to stop this growth”.

But which are the growth and development criteria? Does it exist some universally valid? In this book the “revelation” is the motivation to an alternative system of development, far from the current political concepts and based on the actual exploitation of the countless (human, historical, naturalistic, cultural, agricultural, landscaping, artisanal, etc) resources of the territory. A real system, which the action of those who made it has already been based on. “Erethical” entrepreneurs cited in the book, who went beyond the common way of thinking and believed firmly in the worth of their ideas enough to risk to actualize them. Basically, the author thinks that the only way to help Southern Italy, is just let it alone, free to decide on its own form of growth and development, consistently with its own matters.

An enthusiasm like this must be based first of all on the acknowledgement of our land worth and of its enormous potentialities. Then the author thinks that one must take responsibility for one’s choices and expose oneself to actualize them. Finally, these enterprising souls must stimulate the collectivity and above all those who would like to act, but are still slowed by various reasons. That’s the “recipe” to save the South suggested by Massimiliano Capalbo, a young entrepreneur that took his chances and realized his ideas, believing in his “herethical” enterprise, “Orme nel Parco” (Footprints in the park) an adventure park in the middle of the Sila mountains. He is not alone. Also other personalities are on the same path. They are (let me mention just a few ) Rosario Benedetto, a thirty-years-old from Varese who moved to Calabria, in Roseto Capo Spulico to plant his roses or Stefano Caccavari that gave to hundreds of families the possibility to eat healthy, with his “family field” in San Floro, contributing to avoid the construction of a landfill site nearby.

So this “recipe” is perfectly feasible, as the facts show. Now we only have to start working and pull the trigger on a revival process of our south!

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