La dimora di pietra della dea. Il tempio di Hera a Metaponto

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Basilicata – I resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

di Enzo Garofalo

Quella mattina del 25 novembre 1897, alle 4.15  George prese il treno in partenza da Taranto per Metaponto…”La giornata era tetra e nuvolosa. Sotto un tale cielo, la campagna nei dintorni di Metaponto, volgendo lo sguardo verso il mare, è meravigliosa ed è simile a certe zone pianeggianti d’Inghilterra. Mi piace questa piana del sud, così immobile e fantastica.” E poi scrive al figlio: “Spero che tu segua sulla carta geografica l’itinerario del mio viaggio. Sono stato cinque giorni a Taranto, poi ho proseguito in treno per Metaponto, dove esistono ancora i resti di un bellissimo tempio greco, il Tempio detto delle Tavole Palatine…” E sul diario traccia: “…è la rovina di un tempio dedicata a un dio sconosciuto che doveva essere stato, in passato, molto imponente nel vasto paesaggio…”. Prima di ripartire George si ferma a disegnare le colonne superstiti del Tempio. Ma chi è George…e soprattutto dov’è esattamente il luogo di cui parla?
 

Tavole Palatine a colori

Basilicata - Avvolti dalla nebbia, i resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - Avvolti dalla nebbia, i resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - I resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - I resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - I resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - I resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - In controluce, i resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - Scorcio del territorio in cui sorgono i resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - Scorcio del territorio in cui sorgono i resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - Scorcio del territorio in cui sorgono i resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - In controluce, i resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - Rocchi di colonne del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - I resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - I resti del Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Tavole Palatine a colori

Basilicata - I resti di due tombe presso il Tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine, Metaponto VI sec. a.C. – Ph. © Ferruccio Cornicello

 
Lui è George Gissing, lo scrittore inglese delle Londra proletaria che nell’ultimo scorcio dell’800 inseguì sulle rive del Mar Jonio, fra Puglia, Lucania e, soprattutto, Calabria, il suo sogno di una classicità fino a quel momento assaporata solo sui libri. La sua ricerca dei luoghi nei quali fiorì la civiltà della Magna Grecia prese corpo nel libro “By the Jonian Sea: Notes of a Ramble in Southern Italy” edito nel 1901 ed ancora oggi pubblicato con successo (una recente edizione è quella dell’editore Rubbettino). Il luogo che descrive nelle poche note sopra citate è invece il bellissimo tempio di Hera, noto anche con il nome di Tavole Palatine,  ancora visibile nella piana di Metaponto – oggi nel territorio del comune di Bernalda (Matera) –  l’antica colonia magnogreca famosa nell’antichità per la feracità dei suoi campi e in ogni tempo per essere stata l’ultima dimora terrena del grande filosofo greco Pitagora dopo l’allontanamento da Crotone, città in cui fiorì la sua celebre scuola. I resti sono quelli di un tempio dorico periptero esastilo del VI secolo a.C. dedicato ad Hera. Posto in prossimità del Bradano, faceva parte di un più complesso santuario extraurbano, del quale sono emersi il muro del temenos (fondazione di blocchi squadrati) e i resti di un altare più antico.

Fino a non molto tempo fa, quando si percorreva la ss106 fra Taranto e Reggio Calabria si passava davanti all’imbocco del breve viale di oleandri che conduce al tempio partendo dai pressi di un piccolo antiquarium che custodiva reperti dell’antica colonia, poi trasferiti nel nuovo Museo Archeologico di Metaponto, sorto accanto agli scavi dell’area urbana a poca distanza dalla costa.  Oggi quell’antiquarium è vuoto e chiuso (è utilizzato saltuariamente per attività promozionali), sebbene sulla sua facciata rimangano le sagome di due facce di moneta metapontina con la testa di Leucippo munito di elmo corinzio e la spiga d’orzo con la cavalletta. Se vi trovate a passare per questa zona e volete visitare il tempio, il nuovo vicino tracciato della statale vi obbliga ad una brevissima deviazione che farete uscendo in corrispondenza del cartello “Tavole Palatine”. Vale la pena compierla perchè il luogo ha un suo fascino immortale, dovuto oltre che alla bellezza delle colonne doriche ancora visibili, anche al fatto che gli antichi sapevano come armonizzare le loro architetture con l’ambiente naturale in cui le collocavano, il che rende quelle rovine percettibili per il nostro occhio e per il nostro spirito alla stessa stregua di una roccia o di un albero. Con la stessa semplice naturalezza. Il luogo è bello sempre, in tutte le stagioni e con tutte le condizioni atmosferiche, di giorno, al tramonto, e anche di notte, magari con la luna piena. Andateci e capirete perchè i viaggiatori stranieri che dal ‘700 in poi hanno visitato queste lande non potevano non rimanerne incantati. Noi di Fame di Sud ci siamo tornati per voi alcuni giorni fa, arrivando in ora antelucana. Questo ci ha permesso, nonostante il tempo inclemente, di cogliere i resti del tempio in varie condizioni di luce. Con l’avanzare dei minuti il tempio si è infatti mutato da semplice ombra di un sogno in solida testimonianza di una civiltà che dopo 2600 anni riesce ancora a parlarci con la forza della Bellezza, che Platone riteneva il riflesso terreno della divinità.

IL TEMPIO DI HERA A PRIMAVERA

Tempio di Hera a primavera

Basilicata - Tavole Palatine, colonnato meridionale, VI sec. a.C.

Tempio di Hera a primavera

Basilicata - Tempio detto delle Tavole Palatine, colonnato meridionale, VI sec. a.C.


Photo 1 by Σπάρτακος | CCBY-SA3.0Photo 2 by Battlelight | CCBY-SA3.0

IL TEMPIO DI HERA IN B/N

Tavole Palatine in B/W

Tavole Palatine in B/W

Tavole Palatine in B/W

Tavole Palatine in B/W

Tavole Palatine in B/W

Tavole Palatine in B/W

Tavole Palatine in B/W

Tavole Palatine in B/W

Volendo contestualizzare meglio da un punto di vista territoriale questo tempio, possiamo dire che –  eretto sui resti di un antico villaggio neolitico – sorge sull’ultima ondulazione di vecchi cordoni litoranei che costeggiano la sponda destra del fiume Bradano, lungo l’antichissima strada proveniente da Siris-Heraclea, a circa 3 km dall’antica città di Metaponto.  Fino all’Ottocento, oltre che con il suo nome più diffuso, il tempio era noto anche con quelli di “Mensole Palatine” o “Colonne Palatine”, forse in riferimento all’identificazione del sito con quello di un antico palazzo. Altra denominazione fu quella di “Scuola di Pitagora”, evidentemente a ricordo del soggiorno metapontino del grande filosofo di Samo. Da antichi documenti medievali è però emerso anche un  “Mensae Imperatoris”, probabilmente a evocare il passaggio dell’imperatore Ottone II che, nella spedizione contro i Saraceni del 982, fece tappa a Metaponto.

Restaurato nel 1961, era stato in un primo momento attribuito al culto della dea Atena, ma successivamente sul frammento di un vaso rinvenuto sul posto è emersa una dedica votiva alla dea Hera, circostanza che ha suggerito una diversa attribuzione. Per quanto concerne invece la configurazione attuale dei resti, essi ci mostrano il piano di calpestìo della cella (naos) dotata di adyton (spazio precluso ai fedeli e destinato agli officianti del culto per funzioni religiose oltre che, talora, ad ospitare la statua della divinità, solitamente custodita nel naos) e di pronao (il vestibolo anteriore del tempio). Le colonne superstiti su parte dello stilobate, in calcare locale come fu il resto dell’edificio,  sono 15, ciascuna con 20 scanalature e capitelli di ordine dorico. In origine erano 32 essendo il tempio composto di una peristasi (portico) di 12 colonne sui lati lunghi e 6 sui lati corti. Nel V secolo a.C. fu dotato di un tetto fittile con decorazione policroma di tradizione ionica, con protomi leonine e doccioni, come ricostruito dagli studiosi in base ai frammenti dell’antica decorazione in terracotta, recuperati insieme a statuette, ceramiche e altri pezzi di colonne oggi esposti al Museo Archeologico Nazionale di Metaponto.

Girovagando fra i rocchi di colonna ricoperti di licheni, abbattuti al suolo dall’azione spietata del tempo e degli uomini, ho improvvisamente scorto, fra le erbe ancora bagnate dalla rugiada del mattino, un piccolo foglio bianco accartocciato. Un’improvvisa intuizione mi ha riportato con la mente alle tante pagine di letteratura di viaggio in Italia divorate con passione nel corso degli anni e alle scene di estasiati artisti incapaci di resitere alle suggestioni delle antiche vestigia di cui è prodigo il nostro Sud. Mi sono chinato a raccogliere quel foglio e, come prevedevo, altro non era che uno schizzo vergato a penna e poi gettato via da qualcuno ispirato da tali testimonianze d’arte e di civiltà ma scontento del risultato ottenuto. Oggi, esattamente come trecento anni fa.
 

Tavole Palatine prato

Tavole Palatine prato

Tavole Palatine prato

IL TEMPIO DI HERA DI NOTTE

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Basilicata – Tempio di Hera di notte, Metaponto, VI sec. a.C. – Photo by Liberanome | CCBY2.0

 

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