La città cattedrale: fra storia e leggenda, la magica cripta del Duomo di Acerenza

Basilicata - Cripta rinascimentale della cattedrale di Acerenza (Matera), XVI sec. – Ph. © Ferruccio Cornicello

Basilicata – Cripta rinascimentale della cattedrale di Acerenza (Potenza), XVI sec. – Ph. © Ferruccio Cornicello

di Redazione FdS

RINASCIMENTO LUCANO: LA CINQUECENTESCA CRIPTA FERRILLO-BALSA NEL DUOMO DI ACERENZA

Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: sirena bicaudata con corona – Ph. © Ferruccio Cornicello

Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: sirena bicaudata con corona – Ph. © Ferruccio Cornicello

La prima sensazione entrando nella cripta Ferrillo-Balsa della Cattedrale di Acerenza (Potenza)  è stata – almeno per noi – quella di sentirsi improvvisamente proiettati fra le pagine di un libro. Sì, un libro. Precisamente quello da molti considerato il più bello del Rinascimento italiano: si tratta della ‘Hypnerotomachia Poliphili’ (l’amoroso combattimento onirico di Polifilo); un romanzo allegorico edito nel 1499 da Aldo Manuzio il Vecchio, celebre umanista e tipografo veneziano; un’opera che un acrostico contenuto nel testo sembra attribuire al frate umanista Francesco Colonna, mentre le 172 xilografie che magnificamente lo illustrano sarebbero, azzarda qualcuno, di Andrea Mantegna. Anche ad Acerenza, nello spazio rettangolare della cripta, ci si muove in un universo di figure simboliche non meno fantasmagorico, nel quale l’immaginario pagano si fonde con quello cristiano fra centauri, sirene bicaudate, croci, démoni, santi e draghi. La cripta fu voluta nel XVI sec. dall’allora signore di Acerenza Giacomo Alfonso Ferrillo e da sua moglie Maria Balsa, figure determinanti per il restauro della cattedrale devastata qualche decennio prima da un terribile terremoto. Questo spazio sotterraneo e il turrito campanile sono gli elementi aggiunti a quel meraviglioso palinsesto di pietra che è il duomo di fondazione medievale.

La cripta, come anticipato nel precedente articolo dedicato alla cattedrale di Acerenza, fu costruita sui resti del tempio pagano di Ercole Acheruntino e consacrata nel 1524, come si deduce dalla data incisa nella pietra sotto il timpano dell’ingresso a cui si arriva tramite due brevi rampe a gradini. E’ un significativo pezzo di Rinascimento nel cuore della Lucania, dove gli stilemi più tipici di questo straordinario periodo di fioritura delle arti appaiono per certi versi filtrati attraverso una patina di persistente arcaismo derivante dalla distanza fra parte del Sud (a Napoli però già le cose vanno diversamente) e i grandi flussi artistici europei. Forte infatti è ancora l’imprinting – soprattutto in alcuni elementi scultorei – del linguaggio espressivo del tardo medioevo. Ma ciò nulla toglie alla bellezza e al gusto con cui artisti e scalpellini locali seppero dar forma a questo che nelle intenzioni dei committenti doveva essere uno spazio funerario privato.

Volta della cripta cinquecentesca della Cattedrale di Acerenza (Pz), 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

Volta della cripta cinquecentesca della Cattedrale di Acerenza (Pz), 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

Al nostro arrivo la cripta era al buio. Ma ci si è rivelata in tutta la sua bellezza non appena siamo riusciti a procurarci gli spiccioli per attivare il sistema di illuminazione. L’ambiente non è molto grande ma densa è la quantità di sollecitazioni estetiche e simboliche che vi piovono addosso appena vi ritrovate nel centro della sala la cui volta – affrescata a figure monocromatiche racchiuse in tondi su brillante fondo color azzurro lapislazzuli – è sorretta da quattro colonne antiche centrali, appartenute al tempio pagano di Ercole. Le pareti laterali sono abbellite da 4 affreschi di Giovanni Todisco da Abriola: una S. Marina martire d’Antiochia vincitrice del demonio in forma di drago; una adorazione dei Magi; un S. Matteo e un San’Andrea. Incassato nella parete di fronte all’ingresso è un piccolo vano che ospita quello che avrebbe dovuto essere il sarcofago di Giacomo Alfonso Ferrillo (sul coperchio si vedono gli stemmi Ferrillo e Balsa) ma che, a quanto pare, il legittimo titolare decise di conservare come semplice cenotafio, offerto in omaggio a S. Canio vescovo, titolare della cattedrale insieme all’Assunta.

Stelle a cinque e a sedici punte, unitamente agli stemmi di famiglia, decorano la piccola volta a botte del vano, a sua volta circondato sui tre lati da una cornice con teste aggettanti di cherubini e, in alto, sulla parete di fondo, da due angeli a figura intera posti ai lati, a mo’ di guardiani, di un piccolo vano quadrangolare oggi murato; a cosa servisse non è dato saperlo, il che – potete immaginarlo – ha scatenato le più fervide fantasie intorno al suo possibile contenuto. Non dimentichiamoci che ci troviamo in zona a frequentazione templare ed a breve distanza da quella Forenza che alcuni studiosi ritengono essere il luogo delle lontane origini familiari di Hugues de Payns (o Ugo de’Pagani – 1070 ca. – 1136) cavaliere e fondatore dell’ordine dei Templari.

LA CRIPTA DI ACERENZA E IL FALSO MITO DEL CONTE DRACULA

Il presunto profilo di Vlad Tepes III, il conte Dracula – Ph. © Ferruccio Cornicello

Il presunto profilo di Vlad Tepes III, il conte Dracula – Ph. © Ferruccio Cornicello

A proposito di misteri e di storia accertata – due estremi di quel fantastico gioco che insieme alle bellezze ambientali rende particolarmente appetibili certe località del nostro amato Sud – vogliamo parlarvi dell’enigma che negli ultimi anni ha aleggiato intorno a questa cripta ricollegandola a uno dei personaggi più crudeli ed affascinanti della storia europea: Vlad Tepes III, voivoda di Valacchia (Romania), alias il Conte Dracula della elaborazione letteraria di fine ‘800 dovuta allo scrittore irlandese Bram Stoker. Si tratta di un collegamento che ha affascinato molti cultori del mistero ma che di recente – a nostro avviso legittimamente e plausibilmente – è stato sfatato ne “Il Lupo e la Cometa”, una piccola pubblicazione promossa dagli stessi responsabili della cattedrale di Acerenza ed intervenuta ad argomentare puntualmente ed in chiave confutativa, la suggestiva correlazione. Un mistero in meno che però nulla toglie alla bellezza del luogo. Ma vediamo di riassumere in breve la vicenda.

LA NEO-LEGGENDA

S. Marina martire di Antiochia vince il demonio in forma di drago (part.) - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

S. Marina martire di Antiochia vince il demonio in forma di drago (part.) – Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

Due anni fa circa la televisione italiana si è occupata di una leggenda generata da un articolo relativo a ricerche condotte in un antico archivio privato lucano, secondo il quale la principessa Maria Balsa, andata in sposa al conte Ferrillo, Signore di Acerenza, altri non sarebbe che la figlia di Vlad Tepes III, più noto al mondo come Dracula, dal nome dell’Ordine del Drago (in rumeno ‘dracul’), del quale fece parte insieme ad altri importanti dignitari europei. Tutto sarebbe partito dal rinvenimento di un libro del 1666, intitolato “Della famiglia Dragona”, sulla cui base è stata analizzata la storia della famiglia dei Conti Ferrillo – Balsa, Signori di Acerenza, che nella Cattedrale hanno realizzato appunto la magnifica cripta rinascimentale in occasione del restauro dell’edificio danneggiato da un terremoto nel 1456. Premettiamo che i Ferrillo erano nobili napoletani, insediatisi poi in Basilicata, avendo Matteo Ferrillo ottenuto dal Re di Napoli, Ferdinando D’Aragona, il titolo di Signore di Acerenza. Morto Matteo nel 1499, gli successe il figlio Giacomo Alfonso, che presto convolò a nozze con una principessa proveniente dai Balcani, di nome Maria Balsa.

La ragazza, orfana, sarebbe arrivata in Italia nel 1480, all’età di circa 7 anni al seguito di Andronica Arianiti Komnina, moglie e vedova dell’eroe albanese Giorgio Castriota Skandeberg, e di suo figlio, giunti profughi alla corte del loro alleato, il Re di Napoli Ferrante D’Aragona, sovrano che aderiva all’Ordine del Drago, una lega di mutuo soccorso nata proprio per contrastare l’espansione dei Turchi. Da qui la certezza di un sicuro asilo. Di questo ordine avevano fatto parte anche Vlad II e suo figlio e successore Vlad III Tepes, più noto come Dracula, nome derivato proprio dall’adesione all’Ordine e dall’aver – si dice – adottato nel suo blasone il simbolo del Drago. Al suo arrivo in Italia la ragazza era stata presentata come figlia della sorella della donna che l’accompagnava, e del Despota di Serbia. Ma è proprio questo il punto messo in discussione dai sostenitori della presunta origine romena della ragazza che si basano, per questo aspetto, su un documento del 1531: in altri termini Andronica l’avrebbe presentata come principessa serba per essere sicura di farle ricevere asilo, in quanto come figlia di Vlad – nel frattempo ucciso dagli scherani del suo successore – avrebbe certo avuto problemi in un paese cattolico come l’Italia dato che suo padre era stato già scomunicato dalla chiesa di Roma.

Al centro della facciata lo stemma con cimiero a foggia di drago della famiglia Ferrillo che nel ‘500 fece restaurare la cattedrale – Ph. © Ferruccio Cornicello

Al centro della facciata lo stemma con cimiero a foggia di drago della famiglia Ferrillo che nel ‘500 fece restaurare la cattedrale – Ph. © Ferruccio Cornicello

Il seguito della storia sarebbe che Maria fu adottata dal re di Napoli pronto a darla in sposa al suo parente Giacomo Alfonso Ferrillo, considerato l’alto lignaggio della fanciulla. Dopo il matrimonio ritroviamo la donna intenta col marito a finanziare la ricostruzione della cattedrale di Acerenza con ben 16.000 ducati. I sostenitori della sua presunta origine romena dichiarano inoltre che lo stemma che compare sulla facciata della cattedrale di Acerenza, col drago nella parte alta, sarebbe un ibrido fra le armi della Balsa (il drago di presunta derivazione paterna) e quelle dei Ferrillo (scaglione sormontato da tre stelle e un elmo) sui quali la donna prevarrebbe per importanza di lignaggio. Lo stesso viene detto dello stemma doppio che compare su alcuni dei pilastri della cripta, ritenendosi che le figure a destra (alla sinistra dello scudo, in araldica) siano la stella e il drago, ritenute tipiche di Vlad.

I riferimenti all’oscuro signore romeno però non terminano qui: secondo la citata ricostruzione, il suo volto sarebbe identificabile nel profilo maschile con barba ricurva, naso porcino e denti in vista, che appare nell’angolo posteriore sinistro del fregio che adorna le pareti della cripta. Vlad comparirebbe anche nelle vesti dell’uomo inginocchiato davanti alla Vergine con Bambino nel secondo affresco della parete sinistra, in una sorta di atto di contrizione per i propri peccati. Inoltre il cappello dell’uomo, adorno di perle, una parte del fregio del suo mantello e la pietra preziosa incastonata su una stella appesa al collo della Vergine, ricondurrebbero ad attributi simili presenti nella iconografia nota di Vlad III. In quest’ottica la cripta sarebbe una sorta di voto della Balsa in suffragio dell’anima del padre, a riscatto delle sue malefatte. Indizio rilevante è considerata poi anche la presenza di effigie di S. Giorgio e S. Andrea, estranei all’area lucana e diffusi in Romania.

I FATTI CHE NEGANO IL LEGAME DELLA CRIPTA CON DRACULA

Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. di pilastro con il doppio stemma Ferrillo-Balsa, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. di pilastro con il doppio stemma Ferrillo-Balsa, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

Lo studio che ha portato a confutare – in modo a nostro avviso convincente – il nesso fra Maria Balsa e Vlad III, tende al contrario a identificare la donna come figura imparentata con l’antica e nobilissima famiglia Del Balzo (di origine provenzale, scesa in Italia, con Bertrando, al seguito di Carlo d’Angiò). La confutazione è incentrata su vari punti che vi esponiamo in estrema sintesi:

1) E’ contraddittorio ritenere che l’appartenenza di Vlad all’Ordine del Drago fosse un lasciapassare per la figlia in Italia e poi sostenere che invece la fanciulla fu costretta a tacere la propria paternità a causa della scomunica del padre.

2)Il documento del 1531, da cui si evincerebbe l’origine romena della principessa Balsa, non è affatto indicativo di ciò, bensì solo del fatto che la donna possedeva in quella zona delle terre, ed era cosa abbastanza comune che un nobile avesse possedimenti anche a molti chilometri di distanza dalla sua città, senza contare i noti interessi dei Del Balzo proprio in Romania.

3) La presenza del drago nello stemma di Vlad è notizia incerta, dato che non ci sono testimonianze lapidee di stemmi ma solo alcuni armoriali di Romania che per i Vlad descrivono un’insegna del tutto diversa. Ad ogni modo, quant’anche vi comparisse, il drago era all’epoca un elemento molto diffuso negli stemmi nobiliari e con connotazioni positive. Non solo, ciò che è più importante è che la presenza di un drago sovrastante a mo’ di cimiero, connota proprio lo stemma degli stessi Ferrillo, come dimostra il mausoleo di Matteo Ferrillo nella chiesa di S. Maria La Nova, a Napoli. Quindi quello che si vede sulla facciata della cattedrale di Acerenza è il loro stesso stemma al completo e la Balsa non c’entra affatto. L’animale invece che compare nella cripta sullo stemma certamente della Balsa, non è un drago ma un lupo che appare nelle insegne della famiglia Balsa del Montenegro (Balsic), che secondo alcuni storici discenderebbe dai Del Balzo e fu presente anche in Albania accanto a Skanderbeg nella lotta contro gli invasori turchi. Sarebbero dunque i legami fra il condottiero albanese e il re aragonese di Napoli all’origine dell’accoglienza di Maria in Italia e non quelli fra Vlad e l’ordine del Drago.

4) L’uomo raffigurato nell’angolo posteriore sinistro del fregio che adorna le pareti della cripta, non è Vlad ma forse il mastro scalpellino Pietro, autore del fregio stesso e delle sculture e rilievi ivi presenti, oppure l’effigie di un turco, vero incubo in quel tempo delle genti dell’est Europa. Inoltre sarebbe assurdo leggere nel particolare dei denti aguzzi e del naso porcino un riferimento al vampiro Dracula, creazione letteraria solo di fine ‘800 ! Quanto invece al vecchio inginocchiato nell’affresco di Giovanni Todisco da Abriola, altro non è che uno dei Re Magi (gli altri due sono in piedi a sinistra) e precisamente Baldassarre (il primo a vedere la cometa), che offre in dono il vaso di mirra, e non un Dracula penitente. La presenza di Baldassarre gioca un ruolo importante nella cripta di Acerenza perché la famiglia del Balzo, cui sembra appartenere Maria Balsa, si riteneva discendente di Baldassarre re di Tartarìa che scelse l’immagine della cometa di Gesù come insegna, e così fecero anche i suoi discendenti. Ecco spiegata la stella a sedici punte presente nello stemma della Balsa e in vari altri punti della cripta.

 S. Marina martire di Antiochia vince il demonio in forma di drago - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

S. Marina martire di Antiochia vince il demonio in forma di drago – Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

5) La presenza dell’immagine di S. Giorgio potrebbe giustificarsi sulla diffusione in ambiente aristocratico del culto di S. Marina d’Antiochia, raffigurata anch’essa nella cripta e spesso confusa con la giovane principessa salvata dal santo cavaliere. Lo stesso dicasi per quanto concerne il S. Andrea dell’affresco sulla parete destra, il quale piuttosto che farci pensare alla Romania di cui è patrono, potrebbe qui rappresentare il primo apostolo che la Casa di Borgogna elesse suo protettore. Poiché però accanto ad Andrea compare anche un S. Matteo, è stato ipotizzato anche i due affreschi siano stati un omaggio a Andrea Matteo Palmerio rettore della locale Archidiocesi fra il 1518 e 1528.

* In conclusione ci piace ricordare come la fama della bellezza della cripta di Acerenza abbia varcato la Manica, folgorando poco tempo fa una docente universitaria che, in visita in Italia per l’Erasmus, ha scelto questo luogo per il suo matrimonio, celebrato con tanto di ospiti giunti appositamente da Londra.

 

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La cripta della Cattedrale di Acerenza

Ingresso della cripta Ferrillo-Balsa nella Cattedrale di Acerenza (Pz). Sotto il timpano, la data di consacrazione, MCCCCCXXIIII (1524) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Basilicata - Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Dalla penombra comincia ad emergere la Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Volta della cripta cinquecentesca della Cattedrale di Acerenza (Pz), 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Vano del sarcofago della famiglia Ferrillo-Balsa, nella cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Interno del vano sepolcrale della famiglia Ferrillo-Balsa, nella cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. della volta e del fregio con simboli delle famiglie Ferrillo (scaglione e tre stelle) e Balsa (lupo e cometa a sedici punte) sulla volta e teste di cherubini nel fregio – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Interno del vano sepolcrale della famiglia Ferrillo-Balsa, nella cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. del sarcofago istoriato con putti, festoni e le armi delle famiglie Ferrillo e Balsa, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. di fregio con delfini, volto metamorfico e cornucopie, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. di fregio con grottesca, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. di fregio con volto metamorfico, cornucopie e figura floreale, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Croce sulla colonna reggi-mensola all'ingresso del vano sepolcrale della cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. di capitello a forma di quadriga con cavalli e auriga, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. di capitello con figure metamorfiche, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz). Part. di pilastro con il doppio stemma Ferrillo-Balsa, 1524 – Ph. © Ferruccio Cornicello

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S. Marina martire di Antiochia vince il demonio in forma di drago - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

S. Marina martire di Antiochia vince il demonio in forma di drago (part.) - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

S. Marina martire di Antiochia vince il demonio in forma di drago (part.) - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Adorazione dei Magi - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Adorazione dei Magi (part.) - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Adorazione dei Magi (part. con Baldassarre) - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Adorazione dei Magi (part.) - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Adorazione dei Magi (part.) - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

S. Matteo scrive il Vangelo con l'angelo che lo guida - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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S. Andrea con la croce del suo supplizio - Giovanni Todisco da Abriola, XVI sec., Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz) – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Particolare del fregio della Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.. Notate il profilo maschile nell'angolo, che qualcuno vorrebbe essere Vlad III Tepes (ispiratore nell'800 del personaggio letterario di Dracula): la teoria, come spiegato nell'articolo, appare priva di reale fondamento. Il personaggio rappresentato potrebbe essere Pietro, il maestro scalpellino autore del fregio o un turco, a quel tempo icona di negatività – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pa), XVI sec.: erote alato in atteggiamento di araldo e figura maschile nuda con flabelli e foglie di palma – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: sirena bicaudata con corona – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: S. Giorgio e il Drago – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: due figure maschili in bizzarra posa forse ispirate alla allegoria profana del 'nanus positus super humeros gigantis', la cui concezione è attribuita a Bernardo di Chartres (XII sec.) , intepretata come un riconoscimento della grandezza degli antichi ma senza escludere una certa superiorità dei moderni , i quali, pur più piccoli dei giganti, riescono, stando sulle loro spalle, a vedere più lontano – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: cornucopie, simbolo di Abbondanza, e melagrane, simbolo di Immortalità – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: delfini a code appaiate – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: centauro cornuto con doppio flauto – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Part. di pilastro reggi-colonna nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec.: due figure maschili in bizzarra posa forse ispirate alla allegoria profana del 'nanus positus super humeros gigantis', la cui concezione è attribuita a Bernardo di Chartres (XII sec.) , intepretata come un riconoscimento della grandezza degli antichi ma senza escludere una certa superiorità dei moderni , i quali, pur più piccoli dei giganti, riescono, stando sulle loro spalle, a vedere più lontano – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Acquasantiera nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec. - visione frontale – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Acquasantiera nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec. - visione dell'interno con tre pesci e un'anguilla – Ph. © Ferruccio Cornicello

La cripta della Cattedrale di Acerenza

Base di colonna antica nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec. con figure allegoriche mostruose sul plinto – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Base di colonna antica nella Cripta della Cattedrale di Acerenza (Pz), XVI sec. Part. con figure allegoriche mostruose sul plinto – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La città cattedrale: viaggio alla scoperta del Duomo di Acerenza. La chiesa superiore e il borgo

 

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