Il fascino immortale del Teatro Greco di Siracusa

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Sicilia - Teatro Greco di Siracusa - Ph. Allie_Caulfield - License

«Malgrado lo stato di abbandono, resta tuttora uno dei più bei posti del mondo ed offre lo spettacolo più grandioso e più pittoresco che ci sia.»

Dominique Vivant Denon, Voyage en Sicile, 1788

«Monumento più vivo d’ogni altro, perché ancora operoso, è il Teatro Greco di Siracusa. È uno dei maggiori del mondo ellenico e fu scavato da Gerone I nella roccia ai piedi della collina di Terminite, in vista della città, del Porto Grande e del mare.»

Carlo Picchio 1937

LA VISITA VIRTUALE (Godetevi un fantastico tour del Teatro Greco scegliendo l’opzione “Full Screen” [il tasto a 4 frecce] che vi farà ingrandire le immagini a tutto schermo e selezionate una o più delle 16 prospettive disponibili cliccando la freccetta a destra del display; quindi muovetevi all’interno con il mouse, in lungo e in largo).

LA STORIA

Sui suoi gradini sedette il filosofo Platone, che dal 388 al 361 a.C. fece a Siracusa ben tre viaggi. Ma qui, prima del 456 a.C. il celebre drammaturgo Eschilo aveva già rappresentato “Le Etnee”, tragedia scritta per celebrare la rifondazione di Catania con il nome di Aitna o di un centro con nome Aitna dove avevano trovato rifugio gli esuli catanesi in seguito alla distruzione della calcidese Katane ad opera di Ierone I. Anche “I Persiani”, già rappresentata ad Atene nel 472 a.C. è stata rappresentata a Siracusa. Quest’ultima opera è giunta fino a noi, mentre la prima è andata perduta. Alla fine del secolo V a.C. o agli inizi del IV a.C. vi furono rappresentate le opere di Dionisio I e dei tragediografi ospitati alla sua corte, tra cui Antifonte. E’ certo anche che un teatro a Siracusa sia stato utilizzato sin dal periodo protoclassico e che in esso si sia svolta l’attività teatrale del commediografo Epicarmo e dei contemporanei Formide e Deinoloco.

E’ questo un breve excursus attraverso la storia della letteratura teatrale che lega il suo nome a quello che fu uno dei più importanti teatri del mondo greco, situato nella prestigiosa colonia siciliana di Siracusa. Lungo la costa est della Sicilia erano infatti arrivati verso l’VIII sec. a.C. i primi greci provenienti da Corinto, i quali guidati dal nobile greco Archia, fondarono una colonia che in breve tempo crebbe di molto sviluppando una vera e propria città, così ampia che numerosi storici definirono metropoli, ed alcuni la definirono persino ‘Primo Impero d’Occidente’.

L’esistenza di un teatro a Siracusa viene menzionata già alla fine del V secolo a.C. dal mimografo Sofrone, che cita il nome dell’architetto, Damocopos, detto Myrilla per aver fatto spargere unguenti (“myroi”) all’inaugurazione. Si è però ipotizzato che in origine il teatro non avesse ancora la forma a semicerchio, che diventerà canonica alla fine del IV secolo a.C. e nel corso del III a.C., ma che potesse essere costituito da gradinate rettilinee, disposte a trapezio.

Sembra che il teatro sia stato sottoposto a un intervento di ristrutturazione nel III sec. a.C. dopo il 238 e certamente prima della morte di Ierone II il 215 a.C., nella forma che oggi vediamo. La sua costruzione era stata progettata tenendo conto sia della forma naturale del colle Temenite, che della possibilità di sfruttare al massimo l’acustica, peraltro secondo alcuni accentuata dalla sottostante grotta detta Orecchio di Dionisio che possiede caratteristiche acustiche tali da amplificare i suoni fino a 16 volte. Tipica caratteristica dei teatri greci è anche la valorizzazione della visione panoramica, cui il teatro di Siracusa non doveva essere esente, offrendo la visione dell’arco del porto e dell’isola di Ortigia.

Il Teatro Greco di Siracusa si compone di tre parti: il koilon o cavea, che ha un diametro di oltre 138 metri, l’orchestra, ovvero lo spazio semicircolare ai piedi del koilon, e la scena delimitata ai lati da due piloni. La cavea aveva un diametro di 138,60 metri, rendendolo uno dei più grandi del mondo greco, ed era in origine costituita da 67 ordini di gradini, per la maggior parte scavati nella roccia viva e divisi in 9 settori (“cunei”) da scalinate. A metà altezza correva una precinzione (“diazoma”) che la divideva in due settori. In corrispondenza dei cunei compaiono incisi nomi di divinità (Zeus Olimpio, Eracle) e di membri della famiglia reale (lo stesso Ierone II, sua moglie Filistide, la nuora Nereide, figlia di Pirro e il figlio Gelone II) che hanno spinto alcuni autori a considerare le iscrizioni medesime utili per una datazione del monumento e se non della costruzione della sua rilavorazione. Sull’asse centrale della gradinata è scavata nella roccia una zona che può aver consentito la realizzazione di una tribuna, forse destinata a personaggi di particolare rilievo. L’orchestra era in origine delimitata da un ampio euripo (canale scoperto), oltre il quale una fascia precedente l’inizio dei gradini era destinata ad ospitare il pubblico.

Nella parte alta del teatro si trova una terrazza scavata nella roccia, accessibile da una gradinata centrale e da una strada incassata, nota come “via dei Sepolcri”. In origine la terrazza ospitava un grande portico ad L. Qui attraverso un sistema di vasche sgorgava l’acqua dell’antico acquedotto greco detto “del ninfeo”. L’acqua si immetteva quindi nel sistema idraulico del teatro. Si ritiene che qui sorgesse il Mouseion, o santuario delle Muse, sede della corporazione degli attori. Secondo l’anonima “Vita di Euripide” Dionigi I avrebbe dedicato nel santuario oggetti appartenuti al tragediografo Euripide, acquistati in Grecia a caro prezzo. Oggi dell’acqua freschissima sgorga in una vasca forse annessa al citato complesso architettonico.

Fra gli aneddoti più antichi legati al teatro, lo storico Diodoro Siculo riferisce l’arrivo a Siracusa di Dionisio nel 406 a.C. nel momento in cui il popolo usciva da un teatro. Plutarco racconta invece dell’irruzione di un toro infuriato nel teatro durante un’assemblea cittadina (355 a.C.), e dell’arrivo in carro di Timoleonte nel 336 a.C., mentre il popolo vi era riunito, testimoniando l’importanza dell’edificio nella vita pubblica.

Importanti modifiche furono successivamente attuate nel teatro forse al momento della deduzione di una colonia romana a Siracusa, nella prima età augustea. Rimasto in abbandono per lunghi secoli, subì a partire dal 1526 una progressiva spoliazione ad opera degli Spagnoli di Carlo V, che sfruttarono i blocchi di pietra già tagliati per costruire le nuove fortificazioni attorno Ortigia: scomparvero in tal modo l’edificio scenico e la parte superiore delle gradinate. Dopo la seconda metà del Cinquecento, il marchese di Sortino, Pietro Gaetani, riattivò a proprie spese l’antico acquedotto che portava l’acqua sulla sommità del teatro, favorendo l’insediamento di diversi mulini installati sulla cavea: di questi resta ancora visibile la cosiddetta “casetta dei mugnai” che si erge sulla sommità della cavea. Sul finire del Settecento riprese l’interesse per il teatro che venne menzionato e riprodotto in schizzi e incisioni dagli eruditi dell’epoca (Arezzo, Fazello, Mirabella, Bonanni) e da famosi viaggiatori (d’Orville, von Riedesel, Saint-Non, Houel, Denon, ecc.).

Nel XVIII sec. cominciarono le campagne di scavi archeologici, dopo che l’intera struttura era stata depredata dagli spagnoli guidati da Carlo V, che utilizzarono le sue pietre per costruire fortificazioni e, a partire dal 1914, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico inaugurò nell’antico teatro le annuali rappresentazioni di opere greche (la prima fu la tragedia Agamennone di Eschilo, curata da Ettore Romagnoli) che ancora oggi perdurano. Dal 2010 il Teatro è uno dei monumenti del Servizio Parco Archeologico di Siracusa e delle aree archeologiche dei Comuni limitrofi, organo periferico della Regione Siciliana.

La straordinaria suggestione di questo luogo è amplificata dalla sua vicinanza alle Latomie del Paradiso, con il loro rigolioso giardino mediterraneo, e alla restante parte del parco archeologico dell’antica città di Siracusa.
 
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