I 100 biscotti senza olio di palma. Virtù e pericoli di un ingrediente utilizzato dall’industria alimentare

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di Valerio Giancaspro*

Recentemente ho ricevuto una segnalazione relativa al sito “Il Fatto Alimentare” circa le liste degli alimenti che non contengono olio di palma. La cosa mi ha incuriosito particolarmente perché di solito le liste si riferiscono a prodotti che contengono un determinato alimento. In questo caso mi trovavo di fronte alla situazione contraria. In effetti da una mia personale indagine ho potuto constatare che quasi tutte le marche e tipi di biscotti venduti al supermercato, compresi quelli bio, vegan e gluten free, contengono olio di palma, a volte indicato più genericamente come olio vegetale o margarina vegetale.

Il frutto della palma da cui si ricava l'olio di palma

Il frutto della palma da cui si ricava l’olio

Ma cos’e’ l’olio di palma? E soprattutto, fa male?

L’olio di palma è un olio vegetale saturo non idrogenato che deriva dalla polpa del frutto delle palme da olio: Elaeis oleifera, Elaeis guineensis, Attalea maripa, etc. Con 28 milioni di tonnellate di produzione globale nel 2007 è l’olio commestibile più prodotto al mondo. Allo stato naturale presenta un colore rossastro per via del beta carotene contenuto. Non è da confondersi con l’olio derivato dai semi della palma da olio che invece manca di carotenoidi ed ha un colore piu’ neutro. L’olio di palma è semi-solido a temperatura ambiente, un po’ come il burro o la margarina.

Si tratta di un ingrediente che, fresco, è molto utilizzato nell’Africa tropicale, nel Sudest asiatico ed in Brasile. Il suo uso nell’industria alimentare globale è giustificato principalmente dal suo costo estremamente ridotto rispetto ad altri olii vegetali (principalmente mais e soia) ma anche dalla sua stabilità ossidativa, che significa che non va a male facilmente. L’olio è recentemente entrato nel mirino di vari attivisti nonché di NGO tra cui Greenpeace ed il WWF, in quanto la coltivazione della palma sta drammaticamente incrementando la deforestazione, al punto che nel 1992 il governo malese ha imposto un limite all’espansione delle piantagioni. Non aiuta il fatto che tale olio venga utilizzato anche per la produzione di biodiesel e cosmetici. Si prevede che la produzione si raddoppierà entro il 2030. Particolarmente illuminante a tal proposito è il rapporto “Cooking The Climate” (Cucinare il Clima) rilasciato da Greenpeace nonchè altri rapporti del WWF che attribuiscono all’aumento della produzione dell’olio di palma una deforestazione pari a una superficie di equivalente a 300 campi di football  all’ora.

Visto il danno che l’incremento della produzione di olio di palma sta provocando all’ambiente viene spontaneo domandarsi se tale olio non sia nocivo per l’uomo. L’impatto che l’olio di palma possa avere sulle malattie cardiovascolari è argomento controverso ed è oggetto di ricerche mediche ancora in corso. Il prodotto che verrebbe usato nella produzione alimentare, principalmente dolci, merendine, biscotti, nutella etc. sarebbe parzialmente ossidato ed è proprio questa ossidazione che viene associata al rischio sanitario. Uno studio condotto in Costa Rica nel 2005 avrebbe dimostrato che sostituire l’olio di palma con altri olii polinsaturati non idrogenati può ridurre il rischio di attacco cardiaco. Un’analisi del 2011 condotta in 23 nazioni mostra che per ogni chilogrammo di olio di palma aggiunto alla dieta annuale ci sarebbe un incremento delle morti dovute ad ischemia (68 morti in più su un campione di 100.000), sebbene tale impatto sia minore nelle nazioni più ricche. Altre ricerche associano il rischio alla quantità di olio consumato, con zero incremento di rischio per quantità sotto i 400 mg al giorno contro i 30-40 grammi ingeriti regolarmente da noi italiani. Altre ancora evidenziano gli aspetti positivi dell’olio di palma che conterrebbe betacarotene, vitamina A, E e grassi non saturi. Sembrerebbe anche avere effetti antiossidanti!

Un altro problema legato a questo ingrediente deriva dal fatto che i paesi di origine hanno regolamentazioni che permettono un uso piu’ indiscriminato di pesticidi.

biscotti_1Ma torniamo ai nostri biscotti. Leggendo le etichette dei biscotti che vendono al mio supermercato, quelli che non contengono olio di palma sono pochissimi. Tutti i biscotti del Mulino Bianco per esempio annoverano quest’olio tra gli ingredienti. La Barilla è chiaramente sensibile al problema e sul suo sito ha rilasciato la seguente dichiarazione: “In riferimento all’olio di palma, materia prima largamente utilizzata nella produzione di alimenti in tutto il mondo, Barilla lo utilizza per la consistenza, la fragranza e la neutralità di gusto che garantisce ai prodotti finali e perché rappresenta la soluzione ottimale per la sostituzione di grassi idrogenati che l’azienda ha scelto da tempo di non impiegare nei propri processi produttivi”. La Barilla infatti sembrerebbe essersi adeguata alle indicazioni dell’americana FDA (Food & Drug Administration), l’ente che si occupa della salute dei cittadini attraverso la regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici sotto la sua giurisdizione. Nel 2006 la FDA dichiarava guerra agli olii parzialmente idrogenati ed obbligava i produttori ad indicare tra gli ingredienti i “grassi trans” (non ridete). I grassi trans derivano appunto dagli olii parzialmente idrogenati e rappresentano un rischio per sistema cardiovascolare umano. Infatti  nel novembre 2013 la FDA ha completamente bandito tali olii. L’industria alimentare, e quindi anche la Barilla per esempio, ha reagito sostituendo gli olii parzialmente idrogenati con olio di palma, poiché l’olio di palma non contiene grassi trans, ed è versatile ed economico.

Ph. red.raleigh | CCBY2.0

I biscotti della nonna – Ph. red.raleigh | CCBY2.0

Ora ieri sera avevo difficoltà ad addormentarmi e ripensavo alla ricetta utilizzata dalla mia mamma molfettese per fare i biscotti. Cercavo mentalmente di elencare tutti gli ingredienti: latte, zucchero, uova, burro…io l’olio parzialmente idrogenato proprio non lo ricordo. Ma perchè il signor Mulino Bianco usa un tale ingrediente? Diamo un’occhiata ai costi. Olio palma: 750 euro per tonnellata; burro 3500 euro per tonnellata. Considerando che la quantità di burro nel cucinare i biscotti corrisponde a poco piu’ del 10% circa, se un pacco di biscotti da 400g all’olio di palma costa 2.50 euro circa, la versione con burro costerebbe quasi 3.75 euro! E’ evidente che la mamma non fosse parsimoniosa quando preparava i biscotti, o semplicemente non era disposta a compromettere la salute dei propri figli per risparmiare. E’ evidente che l’industria alimentare ragiona in maniera sensibilmente diversa.

buyng_cookiesConclusione: dalla lettura di varie ricerche ne viene fuori che l’olio di palma fresco, assunto in quantità moderate, non è assolutamente nocivo e contiene importanti vitamine che contribuiscono alla salute, tra cui la A e la E nonché il betacarotene. Tuttavia l’olio di palma raffinato, quello che viene normalmente utilizzato nella produzione alimentare industriale, ma anche nell’industria cosmetica e dei biocarburanti, perde queste sostanze caratteristiche benefiche e sembrerebbe possedere anche un qualche grado di tossicità. Il mio consiglio è quello di moderare o eliminare l’assimilazione della versione raffinata di tale olio, almeno finché non si sia fatta chiarezza sui suoi effetti.

In questo LINK la lista degli oltre 100 biscotti senza olio di palma costantemente aggiornata.

*Valerio Giancaspro, pugliese di Molfetta (Bari), dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Bari, la partecipazione ad un progetto di ricerca del Politecnico Federale di Zurigo e un Master in Business Administration presso The Open University di Milton Keynes (Inghilterra), ha iniziato un percorso professionale che lo vede oggi impegnato come Development Manager per l’inglese McArthurGlen Group. Grande viaggiatore in Europa e nel resto del mondo per lavoro e per passione, non ha mai interrotto il suo rapporto con la terra d’origine dove torna con piacere non appena i suoi molteplici impegni gli lasciano del tempo libero. Estimatore del patrimonio culturale, ambientale ed enogastronomico del Sud Italia, ha condiviso con gli altri membri della Redazione di Famedisud l’idea di un progetto editoriale che potesse promuovere la più ampia conoscenza di uno straordinario contesto territoriale non di rado ‘invisibile’ ai più, talvolta persino agli stessi meridionali. I suoi interventi sul magazine vogliono a volte essere degli sguardi ironici e divertiti fuori dal Sud su temi che riguardano tutti.
latuapubblicita2
 

Un commento

  1. Purtroppo per quanto riguarda la linea Di Leo, l’altro giorno ho acquistato un pacco della sua linea, precisamente “i trallalleri”

    E sembra proprio che negli ingredienti sia comparso il famoso olio di palma.

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