Al Bif&st la master class di Margarethe von Trotta: «il cinema, uno strumento per comprendere la realtà»

Puglia - La regista tedesca Margarethe von Trotta al Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

Puglia – La regista tedesca Margarethe von Trotta al Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello | Photogallery a fondo pagina

di Enzo Garofalo

C’era anche lei fra quei 26 cineasti che nel 1962 firmarono il Manifesto di Oberhausen dal quale avrebbe preso l’avvio la stagione del Nuovo Cinema Tedesco, quello di autori come Reitz, Herzog, Kluge, Fassbinder. E’ Margarethe von Trotta, regista che dopo il lancio, nel 1981, nelle sale cinematografiche europee del suo quarto lungometraggio, Anni di piombo, è entrata di diritto nell’olimpo dei registi di culto. E ancora oggi, a 73 anni portati con giovanile disinvoltura, animata da un’inesauribile amore per il suo lavoro e da un accattivante sense of humor, continua a mietere successi, come quello riscosso ieri sera al Bif&st – Bari International Film Festival dopo la proiezione del suo ultimo film Die Abhandene Welt (The misplaced world), un thriller mozzafiato che racconta la storia di un uomo alla ricerca di una donna dall’inspiegabile e straordinaria somiglianza con la moglie morta da poco.

Una standing ovation ha infatti salutato il film e la regista, per l’occasione accompagnata da Katja Riemann, sua attrice-feticcio che in questa pellicola recita accanto a Barbara Sukowa, protagonista a sua volta di ben 7 film della von Trotta. La serata le ha riservato anche l’assegnazione del FIPRESCI 90 Platinum Award, il premio istituito dalla Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica in occasione del suo 90° anniversario celebrato a Bari. Per la von Trotta questa è stata dunque la speciale conclusione di una giornata apertasi al Teatro Petruzzelli con una master class coordinata dal critico cinematografico tedesco Klaus Eder subito dopo la proiezione del suo celebre Anni di Piombo.

Premiato con il Leone d’Oro quale miglior film alla 38ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e con il David di Donatello per il Migliore Film Straniero, Anni di piombo è la storia di Marianne e Julianne, due sorelle tedesche nate alla fine della seconda guerra mondiale. Impegnate politicamente a sinistra negli anni ’70,  seguono due percorsi di vita diversi. La prima, abbandonati il marito e un figlio ancora piccolo, imbocca la strada della clandestinità e della lotta armata, diventando la compagna del leader del gruppo terroristico tedesco Rote Armee Fraktion. La seconda, svolge la professione di giornalista in una testata femminista, rifiuta la maternità, convive con un uomo che la ama e critica la scelta estrema di sua sorella. Il film segue le complesse dinamiche del rapporto fra sorelle – tema caro alla von Trotta –  inquadrato nel contesto politico-sociale della Germania del tempo con un significativo e imprescindibile sguardo alla Germania della seconda guerra mondiale, periodo storico con cui i giovani tedeschi, compresa la regista, si ritrovarono a dover fare i conti.

La regista passa quindi a raccontare la genesi del film: “Anni di piombo racconta la storia vera di due sorelle. Tre membri di un gruppo terroristico furono trovati morti in carcere, ma il mondo della sinistra tedesca ha avuto il forte sospetto che fossero stati uccisi [la storia è ispirata alla vicenda delle sorelle Christiane e Gudrun Ensslin: quest’ultima era membro di spicco della “Banda Baader-Meinhof” e fu trovata morta assieme ai suoi compagni nella prigione di sicurezza di Stammheim nel 1977 – NdR]. Io ho conosciuto la sorella della terrorista morta in carcere e con emozione mi ha raccontato la loro vicenda personale. Passati sei mesi da quell’incontro, pensai di utilizzare quella storia per una sceneggiatura. Ho aggiunto anche miei ricordi personali visto che in fondo eravamo della stessa generazione. C’è un aneddoto strano legato al film: nella sceneggiatura io inventai che la sorella viva apprende della morte di quella in carcere mentre si trova in vacanza in Sicilia…ebbene, questa mia invenzione si rivelò corrispondere alla verità. Allora lì ebbi la sensazione che quando ci si trova immersi in una storia, accade che fra le persone si crei come una sorta di misterioso canale di comunicazione da cui passa anche il ‘non detto’.”

Proprio partendo dal titolo del film, Anni di piombo, Margarethe von Trotta ha spiegato come “esso, più che un allusione al fenomeno del terrorismo anni ’70, secondo l’accezione comunemente data in Italia a quella espressione, è un riferimento alla Germania degli anni ’50, un periodo di cupo silenzio da parte delle famiglie e della scuola su quella che era stata la tragedia immane del Nazismo. Siamo vissuti come sotto una cappa di piombo. Un vuoto di consapevolezza che cominciò pian piano ad essere colmato solo su iniziativa di singole persone. Come si vede nel film, è un ecclesiastico a mostrare ad un gruppo di adolescenti, fra cui le due protagoniste, il terribile documentario sui campi di concentramento. La nostra generazione si è ritrovata improvvisamente a scoprire tutta la verità: in quel momento abbiamo odiato il nostro Paese. Da noi in Germania le contestazioni giovanili del ’68 hanno infatti rivolto la loro lotta soprattutto contro quel nostro oscuro passato. La nostra è stata definita “una generazione senza padri”…siamo nati e cresciuti in mezzo alla distruzione. Io sono stata bambina nella Berlino devastata dai bombardamenti.”

La reazione contro quel recente passato per chi, come la von Trotta, si accingeva a intraprendere l’attività di cineasta fu anche una reazione contro il cinema di quegli anni così ‘scomodi’: “Quando la nuova generazione, negli anni ’60-70, ha avuto modo di fare cinema, ha rinnegato la cinematografia tedesca degli anni ’50, considerata banale e retorica. Fu allora che la Nouvelle Vague francese e il Neorealismo italiano divennero i nostri modelli: rappresentavano il cinema che scendeva nelle strade. Ricordo che già quando avevo sedici anni vidi ‘I bambini ci guardano’, un film del ’43 di Vittorio De Sica che mi impressionò moltissimo nonostante non sapessi ancora nulla del Neorealismo che tanto avrebbe influito sul nostro lavoro di cineasti”

Per quanto concerne il rapporto della von Trotta con gli attori, è nota la sua propensione all’utilizzo ricorrente degli stessi interpreti:Con Barbara Sukowa – conferma – ho fatto ben sette film. In realtà non sono l’unica regista ad avere degli attori-feticcio. Reputo la Sukowa un’artista bravissima, e più di recente sto collaborando con l’altrettanto brava Katja Riemann, con la quale ho già fatto tre film…pertanto non vedo perchè dovrei privarmi della possibilità di utilizzare loro due, o altri attori che stimo, in più film.  Eppure sono stata criticata, nonostante diversi registi abbiano fatto scelte naloghe…Mi hanno mosso questa critica forse perchè sono una donna? Non saprei…Ad ogni modo, tendo ad avere un buon rapporto con gli attori. Sono in generale molto attenta a far emergere la loro interiorità. I miei trascorsi da attrice fanno sì che io abbia per loro un occhio particolare. La Sukowa, ad esempio, è la prima a ricevere la sceneggiatura del film che dobbiamo girare; è molto attenta nella preparazione del personaggio; fa autonomamente delle ricerche così come le faccio io, ed è capitato che abbia contribuito ad una migliore definizione del ruolo grazie a sue scoperte sul personaggio da interpretare.”  Interpellata sugli attori con i quali le sarebbe piaciuto lavorare, la regista ha risposto: “Senza alcun dubbio Gian Maria Volonté e Marcello Mastroianni…peccato che non siano più fra noi…”

La scelta di una storia da ”raccontare” è sempre un momento delicato per un regista: “Certamente…infatti io non riuscirei a fare un film su una storia che in qualche modo non riesca a coinvolgermi personalmente, con cui cioè non si crei una qualche forma di intima corrispondenza…Nel 2013 ad esempio ho girato il film su Hannah Arendt…figura di filosofa davvero straordinaria, ma appunto personaggio più che altro di pensiero…quindi un soggetto non facile da trattare in un film. Occorreva una storia particolare, qualcosa che consentisse di inquadrare umanamente il personaggio. Ebbene, sono rimasta titubante fino a quando non sono riuscita a trovare un appiglio narrativo che mi convincesse e mi coinvolgesse. Un interrogativo simile mi si pose anche quando il produttore di Fassbinder, alla morte del regista, mi propose di realizzare un film su Rosa Luxenburg, personaggio storico su cui Rainer aveva già meditato di fare un film. A questa proposta risposi che lo avrei fatto solo se avessi trovato una mia ”strada” da percorrere per raccontare la storia di questa donna così fuori dal comune. Cominciai pertanto con il leggere tutti i suoi scritti politici…ma mi resi conto che occorreva qualcosa di ancora più personale. Mi serviva il lato umano. Sono così ricorsa alle 2500 sue lettere che trovai a Berlino Est. Le lessi per ben 5 volte di seguito e decisi che quello che fossi riuscita a “trattenere” della sua personalità, sarebbe diventata materia del mio film. Nel fare questa operazione ho pensato che oggi non si scrivono più lettere e che un domani sarà molto difficile riuscire a ricreare un ritratto più intimo di un persona di cui si voglia raccontare la storia…E’ nato così il film Rosa L. uscito nel 1985. Analogo approccio ho utilizzato per il mio film del 2009 Vision, nato da una mia idea e dedicato alla eccezionale figura di Hildegard von Bingen, suora benedettina del XII secolo che fu mistica, filosofa, compositrice, poeta, scienziata ed ecologista ante litteram…”

Margarethe von Trotta ha lavorato molto anche con la televisione tedesca. Come si concilia questa scelta con la sua attività cinematografica? “Ho lavorato in diverse occasioni con la televisione perchè purtroppo i tempi del cinema – dalla ideazione di un progetto alla sua realizzazione – sono lunghissimi. Ad ogni modo, nel fare televisione, seguo gli stessi criteri di autrice che applico nel cinema…e comunque – indipendentemente dallo strumento tecnico che si usa – considero in ogni caso il lavoro di noi cineasti, e quello che riusciamo a produrre, uno strumento utile per comprendere la realtà. Ecco perchè mi fa piacere vedere oggi tanti giovani che si affacciano al mestiere di regista, anche se spesso mi sembrano meno motivati di quanto lo eravamo noi quando abbiamo iniziato e soprattutto noto che tendono ad agire in modo troppo individualistico…come avessero difficoltà a fare ‘corpo’…”

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Al Bif&st la master class di Margarethe von Trotta

Puglia - Al Teatro Petruzzelli di Bari sta per iniziare la master class di Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Al Teatro Petruzzelli la master class di Margarethe von Trotta intervistata dal critico Klaus Eder – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Al Teatro Petruzzelli la master class di Margarethe von Trotta intervistata dal critico Klaus Eder – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Al Teatro Petruzzelli la master class di Margarethe von Trotta intervistata dal critico Klaus Eder – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Al Teatro Petruzzelli la master class di Margarethe von Trotta intervistata dal critico Klaus Eder – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Fotografi alla master class di Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Fra il pubblico del Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Al Teatro Petruzzelli la master class di Margarethe von Trotta intervistata dal critico Klaus Eder – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La fotografa Donatella Zito – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Al Teatro Petruzzelli la master class di Margarethe von Trotta intervistata dal critico Klaus Eder – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La attrice e regista Stefania Rocca alla serata di premiazione di Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Fra il pubblico del Bif&st, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Il critico Enrico Magrelli annuncia il premio FIPRESCI 90 Platinum Award alla regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Il critico Klaus Eder legge la motivazione del premio FIPRESCI 90 Platinum Award alla regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta si alza per ritirare il premio FIPRESCI – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La regista Margarethe von Trotta si alza per ritirare il premio FIPRESCI – Ph. © Ferruccio Cornicello

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La presidente di FIPRESCI legge la motivazione in italiano del premio FIPRESCI 90 Platinum Award alla regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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Premiazione della regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann raggiunge sul palco la regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann raggiunge sul palco la regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann sul palco del Petruzzelli con la regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann sul palco del Petruzzelli con la regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann sul palco del Petruzzelli con la regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann sul palco del Petruzzelli con la regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann sul palco del Petruzzelli con la regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

Al Bif&st la master class di Margarethe von Trotta

L'attrice tedesca Katja Riemann sul palco del Petruzzelli – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann sul palco del Petruzzelli con la regista Margarethe von Trotta – Ph. © Ferruccio Cornicello

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L'attrice tedesca Katja Riemann sul palco del Petruzzelli – Ph. © Ferruccio Cornicello

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