Gli affascinanti acroliti di Morgantina. Il prof. Bell della Virginia University: «Non mandateli all’Expo! Le grandi opere vanno contestualizzate»

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Sicilia – Gli enigmatici acroliti di Morgantina, VI sec. a.C., Aidone (Enna) – Ph. Regione Sicilia

di Kasia Burney Gargiulo

GLI ACROLITI DI MORGANTINA TRAFUGATI IN SICILIA

Quella che sto per raccontarvi è la storia dell’avventurosa scomparsa e dell’altrettanto complesso rientro in Italia di due delle opere più affascinanti prodotte dalla splendida civiltà della Magna Grecia, madre fecondissima della cultura occidentale ed oggi non di rado dimenticata o, peggio ancora, vilipesa. Si tratta dei due acroliti delle dee greche Demetra e Persefone, madre e figlia, numi tutelari del ciclo vegetativo sulla terra, ritrovati anni or sono in Sicilia a Morgantina (Enna). Molti si chiederanno cosa sia un acrolito; è presto detto: il termine (dal greco “àkros”, alto,  e “lithos” “pietra”) indica un tipo di statua che presso gli antichi Greci veniva modellata solo nella testa, nelle braccia o mani e nei piedi, utilizzando pietra, marmo o avorio; il resto della statua veniva realizzato invece con materiale meno pregiato o deperibile (ad es. legno) trattandosi unicamente di una struttura di sostegno per mantenere le estremità scolpite. Questa struttura veniva quindi rivestita con panneggi reali in tessuto, come si può vedere nella foto in alto. L’acrolito era utilizzato soprattutto per statue di divinità esposte al culto dei fedeli negli antichi templi.

Ricostruiamo dunque la storia delle due sculture che, presentate al pubblico italiano in una mostra del 2009, l’allora soprintendente di Enna, dott.ssa Beatrice Basile, definì “gli esemplari più antichi finora conosciuti di statue eseguite nella tecnica acrolitica”. Questi elementi scultorei in marmo – due teste con alcune mani e piedi –  furono rinvenuti nell’estate del 1979 ad Aidone (Enna). Allora si disse che erano stati ritrovati da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti dove in autunno furono poi avviati scavi di verifica senza peraltro trovare riscontri del rinvenimento. La ricerca fu tuttavia fortunata perchè emersero le prime strutture di un grande santuario dedicato a Demetra.

LE INDAGINI E IL RITROVAMENTO

Passò qualche anno e a New York, fra i collezionisti di arte antica, si diffuse la notizia dell’acquisto da parte di un misterioso personaggio di elementi di statue in marmo di età arcaica. Grazie ad un membro della missione archeologica americana di Morgantina (l’area archeologica di Aidone relativa alla omonima città greca del VI sec. a.C.), le sculture furono identificate nel 1986 durante una loro esposizione temporanea al Paul Getty Museum di Malibu, in California. Determinante fu anche la testimonianza di chi le aveva viste ad Aidone subito dopo il rinvenimento. Lo studioso inviò infatti le fotografie delle opere a Malcolm Bell, direttore della missione americana di Morgantina, permettendo il riconoscimento dell’età (VI a.C.) e dello stile dei pezzi e la loro attribuzione a raffigurazioni di Demetra e Kore. Nel 1987 il prof. Bell consegnò le fotografie all’allora Soprintendente di Agrigento, Graziella Fiorentini, consentendo l’avvio delle indagini giudiziarie. Una denuncia della Procura di Enna, del 1988, che certificava la corrispondenza fra le statue trafugate a Morgantina con quelle esposte al Paul Getty Museum, fece sì che il museo americano restituisse in fretta e furia le due opere al collezionista di New York, a quel tempo non ancora identificato. Tra il 1988 e il 1989, le indagini permisero di identificare i testimoni che videro le sculture subito dopo lo scavo, gli intermediari che le avevano avviate sul mercato clandestino, l’antiquario di Londra, Robin Symes, che le aveva vendute e il collezionista miliardario Maurice Tempelsman, noto come l’ultimo compagno di Jacqueline Kennedy Onassis.

IL DIFFICILE RIENTRO IN ITALIA | LA MOSTRA E IL CONVEGNO DEL 2009

Il Ministero dei Beni Culturali con la collaborazione del Comitato Interministeriale per la Restituzione delle Opere d’Arte tentò invano delle trattative con il collezionista  per far rientrare le opere in Italia. Inaspettatamente nel 2002 Maurice Tempelsman donò le sculture al Bayly Art Museum dell’Università della Virginia, condizionando però il lascito all’osservanza di due condizioni: che non fosse fatta pubblicità in merito alla donazione e al nome del donatore e che fosse vietato restituire le opere all’Italia prima di cinque anni. Decorso il termine imposto dal donatore, nel 2008 l’Università della Virginia, a seguito del primo convegno dedicato alla due sculture, ne ha promosso la restituzione all’Italia. In questa restituzione ha svolto un ruolo determinante il professor Malcolm Bell, ancora oggi direttore della missione archeologica americana di Morgantina.

Nel 2009, come si accennava prima, le due opere sono state protagoniste di una bella mostra che le ha viste esposte in un’installazione fra arcaico e contemporaneo grazie all’estro della stilista siciliana Marella Ferrara incaricata di interpretare a suo modo l’antica funzione delle due statue. In parallelo alla mostra si è svolto un convegno internazionale di studi organizzato dalla Soprintendenza di Enna in collaborazione con la Provincia e l’Università Kore di Enna e con i Comuni di Aidone e Piazza Armerina. Ad esso parteciparono, fra gli altri, gli archeologi Malcom Bell e Carla Antonaccio curatori a Morgantina degli scavi della missione statunitense; Clemente Marconi, professore della Columbia University, primo ad occuparsi dello studio degli acroliti, e Claudio Parisi Presicce, esperto di scultura greca.

Dopo gli Acroliti, sono rientrati ad Aidone dagli USA anche gli Argenti di Eupolemo – un gruppo di 15 pezzi di vasellame da tavola in argento, del III sec. a.C., di preziosa e raffinata fattura, trafugati intorno al 1981 e acquistati dal Metropolitan Museum di New York – e la grande Dea del Getty, nota come Venere di Morgantina (da diversi studiosi considerata anch’essa una Demetra, dea delle messi di antichissimo culto in Sicilia).

GENNAIO 2015: LA PROTESTA DEL PROF. BELL E LA SUA LETTERA APERTA AL SINDACO DI AIDONE

Il prof. malcolm Bell III, archeologo direttore della missione americana di Morgantina

Il prof. Malcolm Bell III, archeologo direttore della missione americana di Morgantina

Siamo così arrivati ad oggi ed ecco riaccendersi i riflettori sugli Acroliti di Morgantina per quello che promette di diventare il nuovo casus belli per la sfortunata archeologia del Sud Italia. Dopo le polemiche dei mesi scorsi intorno all’ipotetico invio all’Expo 2015 di Milano dei Bronzi di Riace, qualcosa di simile sembra prospettarsi per le due statue siciliane che, affascinanti, si stagliano nelle sale del Museo di Aidone con i loro occhi a mandorla e il loro enigmatico sorriso, a simboleggiare il grande mistero dell’Arte e della Vita.

A sollevare la questione è il professor Malcolm Bell, docente della Virginia University e da anni direttore della missione archeologica americana di Morgantina, il quale ha deciso di esprimere tutto il suo disappunto in merito alla imminente partenza delle opere per l’Expo di Milano attraverso l’invio, al Sindaco di Aidone Enzo Lacchiana e agli organi di stampa, di una accorata lettera di protesta nella quale mette in evidenza come a causa del prossimo rientro degli Argenti di Eupolemo al MET di NY e dell’invio degli acroliti all’Expo, il museo si svuoterà per lungo tempo dei suoi pezzi più importanti, con grave danno d’immagine e di ricaduta turistica per Aidone e la Sicilia. Di seguito il testo della lettera, redatto in italiano, che pubblichiamo integralmente (imprecisioni linguistiche comprese):

“Egregio Sig. Sindaco,

Ho saputo con grande rammarico della proposta di mandare gli Acroliti di Morgantina all’Expo di Milano. Avendo lottato per molti anni di fare tornare le preziose sculture in Sicilia, nel 2009 ho avuto la soddisfazione di vedere le due divinità finalmente esposte in una mostra pubblica degna della loro importanza storica e culturale, entro il Museo Archeologico di Aidone che è la loro giusta casa. Allora non immaginavo che gli Acroliti avrebbero mai potuto uscire, se non per i più seri motivi. Come gli argenti ed altri capolavori, gli Acroliti sono “inamovibili” di natura. Il grande progetto di rimpatriarli era condiviso da molte persone, dai cittadini aidonesi, dalle autorità siciliane e italiane, e dagli archeologi americani che lavorano a Morgantina. Eravamo tutti uniti nell’obiettivo di ricontestualizzare le sculture nel specifico luogo dov’erano venerate per secoli, e da dove furono strappate illegalmente. Volevamo portarle a casa.

L’assenza degli Acroliti nel Museo sarà quindi sentita con disappunto dagli studiosi che vengono appositamente per vederli. I molti turisti ed altri visitatori, fra cui i tanti ragazzi delle scuole di tutta la Sicilia, perderanno l’esperienza di stare di fronte alle divinità Demetra e Kore, realizzate in opere uniche del loro genere in tutta la scultura greca, e esposte in una esibizione lodata per la sua bellezza e raffinatezza.

In un momento quando il Museo di Aidone ha già dovuto soffrire la sottrazione involontaria del tesoro di argenteria “di Eupolemo”, mi sembra ovvio che un’altra perdita contemporanea di opere di ugual importanza sarebbe da evitare a tutti i costi. L’assenza degli Acroliti danneggiarebbe l’immagine del Museo e avrebbe un effetto economico negativo sul paese di Aidone. Le grandi opere non dovrebbero divenire casuali ambasciatori mondani: la loro bellezza e significato storico sono qualità meglio apprezzate nel loro contesto originario.

Per questi motivi esprimo il mio parere decisamente negativo sul proposto trasferimento delle sculture a Milano. Ben più importante oggi per Aidone sarebbe una revisione immediata e pensata dell’accordo impraticabile* sugli argenti, firmato nel 2006 dall’Assessorato, dal Ministero, e dal Metropolitan Museum of Art.

Malcolm Bell
Professor Emeritus, McIntire Department of Art
University of Virginia
Direttore, Missione Archeologica Americana di Morgantina

* [Il riferimento è all’assurdo accordo firmato nel 2006 tra il direttore del MET Philippe de Montebello e l’allora ministro ai BB.CC. Rocco Buttiglione, col quale sia prevede che gli Argenti saranno sottoposti per quarant’anni ad un pellegrinaggio indecoroso: a breve gli Argenti torneranno al Metropolitan, da dove fra altri quattro anni torneranno in Aidone e poi ancora dopo quattro anni a New York e poi in Aidone, e così fino al 2050, quando questi preziosissimi, quanto delicati, reperti, potranno finalmente stazionare in Sicilia – NdR]

 

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