Crotone: Italia Nostra e Gruppo Archeologico Krotoniate denunciano l’abbandono del patrimonio culturale e ambientale

Calabria - La colonna superstite del Tempio di Hera Lacinia, a Crotone, in una cartolina d'epoca

Calabria – La colonna superstite del Tempio di Hera Lacinia, a Crotone, in una cartolina vintage

di Redazione FdS

In un momento prezioso come questo in cui i riflettori nazionali sono accesi su Crotone a seguito del caso Capo Colonna, i soggetti che da anni operano sul territorio battendosi per la salvaguardia del patrimonio culturale ed abientale della città jonica, stanno giustamente cogliendo l’occasione per tornare a denunciare le criticità che da troppo tempo impediscono ai suoi abitanti di ripensare un futuro degno del glorioso e antichissimo passato di una città che è stata madre di cultura e civiltà. Un futuro in cui la riscoperta delle proprie radici e la bellezza degli angoli ancora integri del territorio possano essere messi a frutto nell’ottica di un’economia sostenibile, soprattutto dopo il fallimento di esperimenti di industrializzazione pesante a cui si devono solo laceranti ferite. In questa direzione va la nota stampa diramata ieri e firmata da Teresa Liguori, Presidente della Sezione crotonese di Italia Nostra, e da Vincenzo Fabiani, Direttore del Gruppo Archelologico Krotoniate. La riportiamo qui di seguito integralmente:

“Ogni altra preoccupazione passa innanzi a quella che in un Paese come l’Italia dovrebbe essere tra le prime: salvare cioè e tramandare quanto più possibile intatto l’ingente patrimonio d’arte giunto a noi dai secoli passati, e che è la perpetua attrazione di tutte le genti…”

Con queste parole Umberto Zanotti Bianco, meridionalista, scrittore, archeologo militante, fondatore di Italia Nostra, si riferiva all’immenso valore del patrimonio culturale italiano, che va tutelato e custodito per tramandarlo alle generazioni future. Ma, è proprio quello che succede a Crotone, antica e famosa colonia della Magna Gaecia?

Italia Nostra e Gruppo Archeologico Krotoniate, attivi a Crotone e nel territorio sin dagli anni ’70, ritengono che la situazione del patrimonio culturale ed ambientale del crotonese continui a presentare delle criticità che sono state spesso evidenziate dalle due associazioni, nel corso di convegni, tavole rotonde, articoli, appelli e denunce.

Il Museo Archeologico Nazionale di Crotone – luogo centrale per lo studio della Magna Grecia – è stato, di fatto, declassato a Museo di ambito locale, staccandolo dalla Soprintendenza per l’Archeologia della Calabria ed incorporandolo in un non ancora ben definito “Polo Museale della Calabria” che sarà retto da un dirigente di II fascia ed avrà sede a Cosenza. Purtroppo il progetto di una nuova grande sede museale, degna della storia di Kroton, corre seriamente il rischio di essere definanziato.

I recenti interventi nel sito archeologico di Capo Colonna da parte della Soprintendenza Archeologica della Calabria e del Comune di Crotone, lavori attualmente sospesi dal Ministero BBCC, pongono legittimi dubbi se essi effettivamente tutelino il patrimonio archeologico o se, piuttosto, compromettano ulteriormente la conservazione di quanto (poco o molto che sia) recentemente scoperto e sopravvissuto alle distruzioni dei secoli passati ed anche a quelle più recenti.

Sempre a Capo Colonna, le coste sono state saccheggiate e cementificate, l’ambiente risulta degradato: particolarmente grave la situazione nel promontorio, sempre più deturpato da costruzioni abusive, nel mentre si è riusciti appena in tempo a salvare con l’imposizione del vincolo solo alcune aree già abbondantemente danneggiate lungo la costa, in piena Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”.

Delle vaste aree archeologiche in cui sorgevano i quartieri meridionale e centrale della città greca, al di sopra dei quali si è sviluppata la città moderna, ben poco si è potuto salvare e questo poco soggiace ad uno stato di degrado o rimane sepolto al disotto delle costruzioni moderne, mentre se ne sarebbe potuta curare valorizzazione e fruizione pubblica. I progetti di fruizione, già finanziati, grazie all’impegno della Soprintendenza ed affidati al Comune per la realizzazione, sembrano non dover mai avere inizio. Si fa riferimento ai frammenti del tessuto urbanistico antico, recuperati ma poi rimasti nascosti: a)sotto il centro direzionale dell’ex Banca Popolare, in via Cutro; b) sotto il Palazzo Comunale, dove insiste una necropoli d’età romana; c) sotto palazzo Foti, via 25 aprile angolo via M.Nicoletta; d) sotto la Curva Nord del campo sportivo, via Cutro; e) sotto il vicino ex Padiglione Microcitemici dell’Ospedale; f) nelle adiacenze del palazzo dell’I.N.P.S., in via Giuseppe Di Vittorio; g) sulle sponde dell’Esaro nel quartiere San Francesco.

Ricordiamo ancora la località di Acquabona, nell’ambito del costruendo nuovo edificio dell’Istituto Magistrale, dove il progetto è stato rimodulato per rendere possibile la coesistenza del sottostante settore urbanistico della Kroton greca col soprastante nuovo edificio dell’Istituto. Purtroppo anche tale progetto resta in attesa di realizzazione, pare per assenza dei promessi finanziamenti regionali. Altrettanto dicasi del progetto “Antica Kroton”, che dovrebbe portare alla messa in luce di alcuni settori del quartiere Nord della città antica, nelle adiacenze del dismesso sito industriale.

In passato, tutte le volte che si è scavato a Crotone l’interesse privato ha prevalso sull’interesse alla conservazione di ciò che veniva messo in luce dalle indagini ed ancor oggi, ogni volta che si interviene con uno scavo archeologico, vi è uno scontro tra la Soprintendenza e il soggetto privato o pubblico committente dell’opera da realizzare, anche se si tratta di un Ente Locale.

L’interesse privato ha prevalso anche nell’insediamento dell’impianto eolico che sovrasta parte della cintura collinare sul Piano di San Biagio, con le sue alte pale fortemente impattanti sul paesaggio proprio all’uscita della città ed a poca distanza da un quartiere urbano. Anche in questo caso tutela ambientale ed archeologica coincidono in quanto, solo in conseguenza dell’intervento fortemente voluto dal funzionario della Soprintendenza allora operante, si è riusciti a salvare la soprastante area archeologica con un’importante chiesa paleocristiana del V sec. d.C. Altrettanto dicasi per i resti della cinta muraria di epoca greca sull’emergenza collinare di Santa Lucia e per altri siti di interesse archeologico-ambientale, opportunamente vincolati negli ultimi anni.

Si sono visti finora stravolti i centri storici del territorio, a cominciare da quello di Crotone, con inserimenti edilizi impropri da parte dei privati e interventi pubblici di recupero discutibili e settoriali, non facenti parti di un piano organico.

Una parte consistente del patrimonio storico va in rovina: si veda il Bastione Toledo chiuso da alcuni anni per le conseguenze di un intervento improprio al suo interno, che si sarebbe dovuto evitare, col rischio di perderne la proprietà pubblica, mentre le collezioni artistiche che vi erano esposte non si sa se siano custodite altrove ed in che modo, lasciando la città priva della fruizione di opere d’arte di cui si era arricchita negli ultimi anni, per la maggior parte dovute alla creatività di suoi concittadini illustri. Cosi pure la Sala ricavata nella ex Chiesa di Santa Margherita risulta anch’essa chiusa da troppo tempo per i lunghi lavori di restauro.

Destinazione d’uso improprio anche quella della ex Caserma dei Carabinieri, antica sede della Sotto Prefettura di Crotone, situata in Via Milone. Data la monumentalità dell’edificio e la sua storia si attendevano scelte più appropriate. In altre città gli edifici pubblici di tal fatta accolgono Gallerie d’Arte, Archivi di Stato, Biblioteche Statali, mentre a Crotone le pubbliche proprietà vengono immiserite e sottoutilizzate. Stessi ragionamenti valgono per il grandioso Palazzo Lucifero (detto Caminiti) abbandonato a se stesso e per il Palazzo Morelli, sede fantasma della Fondazione Gaetano Morelli.

Un patrimonio culturale ed ambientale di grande valore storico,artistico e paesaggistico, che rischia di andare perduto per sempre, se non si predisporranno misure adeguate ed efficaci di tutela e di salvaguardia da parte di tutte le Istituzioni competenti, dal Ministero Beni Culturali agli Enti Locali.

Ma sta anche a tutti i cittadini fare la propria parte, secondo la responsabilità di ciascuno per custodire e rispettare i Beni Culturali del territorio, così da riscoprire le radici e l’orgoglio dell’appartenenza ad una comunità reale, viva e ricca di civiltà e di tradizioni, favorendo altresì la promozione di un turismo non stagionale ma costante, alla ricerca delle testimonianze autentiche del passato, con tutte le ricadute positive nello sviluppo socio-economico del territorio.”

 

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