Coerenza tra fede e vita e mostruosità del potere nel bellissimo allestimento barese de ‘I Dialoghi delle Carmelitane’ di Poulenc

I dialoghi delle carmelitane ph Carlo Cofano 17

Uno dei momenti di Les Dialogues des Carmèlites di Francis Poulenc, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. Carlo Cofano | Guarda la photogallery completa in coda all’articolo

di Enzo Garofalo

In un momento come quello attuale nel quale riappare, insistente e pernicioso, lo spettro della violenza legata a motivi religiosi, risulta quanto mai attuale un’opera come “Les Dialogues des Carmélites” (I Dialoghi delle Carmelitane) del compositore francese Francis Poulenc, senza dubbio annoverabile fra i grandi del Novecento musicale. L’opera, in tre atti e 12 quadri, ha debuttato lo scorso 30 gennaio al Teatro Petruzzelli di Bari in un nuovo allestimento voluto dall’omonima Fondazione lirico-sinfonica per l’apertura della Stagione 2015.

La storia narrata nel libretto, redatto dallo stesso Poulenc basandosi sull’omonimo dramma di Georges Bernanos, si ispira ad un fatto realmente accaduto, ossia l’esecuzione, durante la Rivoluzione Francese, di sedici religiose note come le “martiri di Compiègne”, rifiutatesi di rinunciare ai loro voti. In pieno Regime del Terrore, dopo aver fatto “voto di martirio” offrendo le loro vite per ottenere la fine del massacro che funestava Chiesa e Stato, le carmelitane furono trasferite a Parigi dove vennero messe a morte con l’assurda accusa di “macchinare contro la Repubblica” nel chiuso del loro convento. Furono ghigliottinate nel luglio del 1794 e i loro corpi scaraventati in una fossa comune. Un episodio che, insieme ad altri, getta riflessi sinistri sull’esperienza rivoluzionaria francese e dimostra come certe forme di violenza estrema trovino espressione ovunque allignano il seme dell’odio e il disprezzo per la vita umana, senza vincoli di cultura o di orientamento ideologico, religioso o laico che sia. Sentimenti nefasti su cui fa leva certo potere politico patologico pronto a strumentalizzare gli istinti più brutali delle folle pur di garantirsi la sopravvivenza.

Da questa materia bruta Poulenc ha tratto altissima opera di poesia, affrontandola oltre che con la impareggiabile raffinatezza e modernità della sua musica, con la capacità di sondare il mondo interiore, a tratti conflittuale (emblematici in tal senso i personaggi di Blanche e della priora Madame de Croissy), di un gruppo di donne a un bivio fra possibile salvezza della propria vita e coerenza con una scelta spirituale che non ammette compromessi di sorta. Un approccio che trova espressione in un’opera in cui le parole, i ‘’dialoghi’’ per l’appunto, hanno un peso determinante e si offrono alla meditazione dell’ascoltatore penetrandone ancor più la coscienza grazie all’ineffabile veicolo della musica. L’esperienza individuale di queste suore – trattata dall’autore in un modo per nulla agiografico – si fa quindi occasione per una più ‘’universale’’ riflessione sulla trascendenza, sul rapporto fra coscienza religiosa coscienza comune, fra vita interiore ed esistenza quotidiana. Riflessione che appartiene a tante persone, spingendosi cioè oltre il chiuso delle mura di un convento. Nel caso di Pulenc essa è stata particolarmente favorita da una personale tensione religiosa radicata nella sua conversione al Cattolicesimo.

E’ facile a questo punto comprendere quanto quest’opera rappresenti per un regista una sfida inconsueta, offrendo così poco spazio all’azione scenica. Sfida che Leo Muscato ha vinto in modo netto raggiungendo un risultato di mirabile equilibrio, grazie anche al prezioso contributo delle scene di Federica Parolini, dei costumi di Silvia Aymonino e del disegno luci di Alessandro Verazzi. Il turbolento affresco storico rimane infatti per lo più sullo sfondo, filtrato dalla psicologia dei personaggi e teatralmente reso attraverso l’uso sapiente di controscene, tranne nei pochi momenti in cui la brutale realtà esterna irrompe nel recinto della clausura e raggiunge il suo apice nella scena finale in cui le suore salgono sul patibolo cantando un Salve Regina che è una delle vette incontrastate della musica di Poulenc. Una conclusione impressionante – scenicamente risolta in modo geniale – che riecheggia fedelmente i fatti realmente accaduti davanti ad una folla scossa e ammutolita da tanta fede e da tanto coraggio.

La messa in scena barese è dunque l’occasione propizia per assistere ad un capolavoro musicale del Novecento che, nonostante la fortuna da cui è stato assistito fin dalla prima assoluta a Milano del gennaio 1957 (l’opera andò in scena alla Scala con un cast d’eccezione, in traduzione italiana ed alla presenza dell’autore, prima del debutto parigino nel giugno dello stesso anno), rimane ancora di non frequentissima esecuzione. Oltre alla bellezza dell’allestimento, ha garantito la riuscita dello spettacolo la presenza di un cast di livello elevato con punte di eccellenza quanto a qualità vocali e capacità di caratterizzazione dei personaggi: dalla straordinaria Sylvie Brunet-Grupposo (mezzosoprano drammatico) nel ruolo di una Madame de Croissy (l’anziana priora) da brivido, alla vibrante Blanche de la Force del soprano Ermonela Jaho, all’altera Mère Marie del mezzosoprano Anaik Morel, alla gioviale e istintiva Soeur Constance del soprano Valentina Farcas, alla materna Madame Lidoine (la nuova priora) del soprano Cécile Perrin. Di autorevole presenza scenica e impatto vocale il Marquis de la Force (padre di Blanche) del baritono Jean-Philippe Lafont. Fra gli altri ruoli una menzione speciale va al bassbariton Domenico Colaianni (nella doppia veste del Deuxième Commissaire e del gèolier) capace come sempre di imprimere carattere e personalità anche a personaggi minori. Buoni tutti gli altri interpreti: Ekaterina Chekmareva (Mère Jeanne), Sara Allegretta (Soeur Mathilde), Rodolphe Briand (L’aumonier), Francesco Castoro (Première commissaire e Thierry), Gian Luca Tumino (Première officier), Graziano De Pace (Monsieur Javelinot).

Orchestra del Teatro Petruzzelli in eccellente forma, merito di una crescente maturità acquisita e della concertazione accuratissima di Daniel Kawka, uno dei direttori d’orchestra francesi più richiesti fra quelli che frequentano il repertorio del XX secolo. Mostrando grande duttilità e sottile capacità di penetrazione nel tessuto musicale di Pulenc, ha reso un ottimo servizio a questo complesso capolavoro e garantito al pubblico momenti di intensa emozione. Lo stesso dicasi per la performance emozionante ed emozionata del Coro del Teatro Petruzzelli magistralmente preparato da Franco Sebastiani.

Il folto pubblico in sala del debutto ha seguito l’opera con altissima concentrazione, riservando agli interpreti numerosi e convinti applausi alla chiusura dei singoli quadri. Ha sorpreso invece – almeno sulle prime – la difficoltà degli applausi a decollare al termine dell’opera, ma la ragione era lì, sotto gli occhi di tutti: non un malcontento per l’andamento dello spettacolo, ma la forza quasi paralizzante di quell’intenso circuito di emozioni che un dramma del genere e la potenza del teatro riescono a creare. Si replica il 3 e 5 febbraio alle 20.30.

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Dialoghi delle carmelitane, Petruzzelli, Prima

Uno dei momenti de Les Dialogues des Carmèlites di Francis Poulenc, Teatro Petruzzelli, Bari - Ph. Carlo Cofano

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Il direttore d'orchestra Daniel Kawka - Ph. Carlo Cofano

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Uno dei momenti de Les Dialogues des Carmèlites di Francis Poulenc, Teatro Petruzzelli, Bari - Ph. Carlo Cofano

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