Caloroso successo a Bari per la danza energica, potente e visionaria della compagnia statunitense Ailey II

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Alcuni componenti della compagnia Ailei II in un momento della coreografia The Hunt di Robert Battle - Ph. Eduardo Patino

Alcuni componenti della compagnia Ailey II in un momento della coreografia The Hunt di Robert Battle – Ph. Eduardo Patino

di Enzo Garofalo

Sulle note della musica di Bach fulgide figure in movimento disegnano sulla scena la natura complessa e ambivalente delle relazioni umane, fatte ora di armoniche e luminose “presenze” ora di raggelanti “assenze”, secondo il susseguirsi di impulsi emotivi incontrollati.  Sono le cinque coppie protagoniste di Hissy Fits, la coreografia concepita da Dwight Rhoden e riallestita da Clifford Williams per Ailey II, la compagnia statunitense di danza fondata una quarantina di anni fa dal ballerino e coreografo afroamericano Alvin Ailey ed ospite per alcuni giorni del Teatro Petruzzelli di Bari.

Hissy Fits è la prima delle quattro straordinarie coreografie che dal 18 al 20 settembre (questo pomeriggio l’ultima replica alle 18.00)  vengono portate in scena a Bari da Ailey II, punta di diamante dell’Alvin Ailey American Dance Theater di New York, un vero e proprio pezzo di storia della danza moderna. Una realtà che ha contribuito a rendere popolare quest’arte in tutto il mondo attraverso i suoi tour internazionali ed il coinvolgimento dei migliori talenti della giovane danza americana e dei più dotati coreografi emergenti. Erede della tecnica e della creatività coreografica di Lester Horton, Alvin Ailey e i prosecutori della sua scuola (Ailey è scomparso nel 1989) propongono uno stile coreografico che unisce tecnica classica e modern dance sulle note sopratutto del blues, del jazz e degli spirituals, senza tuttavia rinunciare a incursioni nel repertorio musicale “colto”, come nel caso appunto di Hissy Fits.

Cambio di registro emotivo, in un crescendo esponenziale di energia, nella coreografia Takademe elaborata da Robert Battle, direttore artistico  dell’Alvin Ailey American Dance Theater, per un assolo che destruttura i ritmi della danza indiana Kathak traducendoli in figure di grande forza, agilità e sottile ironia, modellate intorno alle sillabe vocalizzate dalla cantante pop di origine indiana Sheila Chandra. I movimenti della solista Deidre Rogan sono un perfetto ingranaggio ad orologeria che sorprende per lo straordinario virtuosismo, impeccabilmente in sintonia con il canto. I costumi, disegnati in origine dal nostro Missoni, sono stati ricreati per l’occasione da Elena Comendador.

L’energia diventa furore dionisiaco nella coreografia The Hunt, anch’essa ideata da Robert Battle. Le frenetiche percussioni di Les tambours du Bronx incalzano in modo parossistico, in un formidabile mix di atmosfere tribali e metropolitane, trascinando i mirabili danzatori in una serie di figure di grande impatto che portano in scena il primordiale istinto predatorio della caccia. Il loro movimento, visivamente accentuato dalle lunghe gonne nere foderate di rosso, è ad altissima tensione, a tratti esplosivo, e sembra sfidare le capacità di resistenza fisica ed emotiva degli interpreti. Ispirandosi al suo personale interesse per le arti marziali, Battle ha saputo fondere magistralmente suggestioni sportive moderne e antichi riti gladiatori, ma in alcuni momenti l’oscillazione dei corpi sembrava richiamare la frenesia orgiastica di tradizione greca, quella per intenderci cristallizata  in opere come lo straordinario Satiro Danzante in bronzo di Mazara del Vallo. The Hunt si è imposta dunque come un momento di intenso coinvolgimento per il pubblico e sicuramente come una fra le coreografie più apprezzate della serata, a giudicare dagli applausi a dir poco entusiastici.

Entusiasmo confermato anche per quel capolavoro coreografico di Ailey che è Revelations, una delle più famose ed apprezzate creazioni della danza moderna internazionale. Concepito nel 1960, è a buon diritto considerato uno dei vertici della danza del secondo ‘900. Una coreografia nella quale la gioia e il dolore dell’anima espressi dalla musica religiosa afroamericana prendono corpo in uno spettacolo di grande eleganza che attinge al patrimonio culturale afroamericano riecheggiante in spiritual, sermoni cantati, gospel e holy blues e considerato dallo stesso Alvin Ailey uno dei grandi tesori d’America. Articolato nei tre momenti di “Pilgrim of Sorrow”, “Take me to the water” e “Move, Members, Move”, Revelations ha raggiunto l’acme del ritmo e dell’esaltazione gioiosa nel brano Rocka my soul in the bosom of Abraham che ha letteralmente trascinato il pubblico pugliese in un battimani ritmato e catartico.

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