Brillante debutto per la nuova Stagione Sinfonica del Petruzzelli. Orchestra in gran forma, ovazioni per Neuhold e Steinbacher

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Il direttore d'orchestra Günther Neuhold e la violinista Arabella Steinbacher, Teatro Petruzzelli, Bari - Ph. Carlo Cofano

Il direttore d’orchestra Günther Neuhold e la violinista Arabella Steinbacher, Teatro Petruzzelli, Bari – Ph. Carlo Cofano

di Enzo Garofalo

Inaugurata all’insegna della grande musica la Stagione Sinfonica 2016 del Teatro Petruzzelli di Bari, in una domenica pomeriggio che ha visto il pienone di pubblico, complice – oltre all’appetibilità del programma – la nuova strategia adottata dall’ente lirico in materia di biglietti ed abbonamenti, affinché il teatro cittadino torni ad essere un importante punto di riferimento culturale per tutti come lo è stato nel suo glorioso passato. Le atmosfere italiane otto-novecentesche evocate dai dipinti esposti fino a febbraio nell’elegante foyer del Politeama nella mostra “La poesia della tavola. Da Giuseppe De Nittis a Felice Casorati”, hanno dunque lasciato spazio – in un ideale passaggio di testimone fra le arti – a quelle coeve, tedesche e russe, delle musiche in programma. Ha aperto il concerto l’esecuzione della Ouverture per orchestra in fa min. op. 84 composta da Ludwig van Beethoven per la tragedia Egmont di J. W. Goethe, un dramma le cui musiche di scena comprendono anche altri nove pezzi (quatto intermezzi, due lieder per soprano e orchestra, due “melodrammi”, cioè scene recitate con accompagnamento strumentale, e una Sinfonia di vittoria, che richiama i temi dell’Ouverture). Appassionati sono gli aneliti di libertà che fin dalla introduzione riecheggiano nella musica ispirata all’eroica storia del conte di Egmont, pronto a sacrificare la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria olandese in risposta alla repressione spagnola attuata dal duca d’Alba nel 1568. Un brano impegnativo nel quale il maestro austriaco Günther Neuhold, alla guida di un’Orchestra del Teatro Petruzzelli in forma eccellente, è riuscito a far emergere con forza e chiarezza la potenza trasfiguratrice di Beethoven e il nobile idealismo eroico del suo animo, capace di andare oltre la vicenda individuale del personaggio storico per dar vita a quella che il musicologo Massimo Mila definì a ragione “un’omerica celebrazione di ogni oppresso che lotta per la libertà”.

Il Concerto in sol minore n. 2 per violino e orchestra op. 63 di Sergej Prokofiev, uno dei maggiori compositori russi del ‘900, ha contrassegnato il secondo straordinario momento del concerto che ha visto salire da solista sul palco del Petruzzelli la violinista Arabella Steinbacher, giovane interprete tedesca protagonista di un folgorante percorso musicale iniziato sulle corde del violino a soli tre anni (a nove anni la ritroviamo al Conservatorio di Monaco di Baviera sotto la guida di Ana Chumachenco) e che oggi, a 34 anni, la vede collocarsi fra i violinisti più importanti della scena internazionale. A lei e all’Orchestra del teatro è toccato cimentarsi con questo splendido lavoro in tre movimenti composto da Prokofiev nel 1935 ed eseguito per la prima volta lo stesso anno a Madrid dal violinista francese Robert Soëtens con l’Orquesta Sinfónica della capitale spagnola. Un successo strepitoso e una pagina di musica che il grande solista avrebbe poi portato in giro per il mondo per oltre un quarantennio. Gli echi della musica tradizionale russa si avvertono in alcuni passaggi iniziali di un capolavoro che alterna momenti di grande distensione melodica e cantabilità ad altri più vivacemente ritmati, tutti resi con grande equilibrio dall’Orchestra in eccellente intesa con la Steinbacher che ha assolto impeccabilmente il proprio compito ammaliando il pubblico con la sua straordinaria capacità di concentrazione e l’elegante virtuosismo, sempre ricco di potente pregnanza espressiva. Salutata da scroscianti e ripetuti applausi, la violinista ha voluto rendere omaggio al pubblico barese con due bis che ne hanno ulteriormente evidenziato qualità tecniche e sensibilità musicale: la Sonata per violino Op. 27, No. 2 di Eugène Ysaÿe e il Recitativo e Scherzo di Fritz Kreisler.

Ha chiuso il concerto la Sinfonia n. 3 in la minore, op. 56, nota con il nome di Scozzese, composta da Felix Mendelssohn-Bartholdy fra il 1829 e il 1842,  quinta ed ultima sinfonia del musicista tedesco, ma terza ad essere pubblicata. L’opera fu ispirata da un viaggio in Scozia compiuto in compagnia dell’amico Carl Klingemann, scrittore e librettista, nei luoghi storici legati a Maria Stuarda, fra cui le rovine della cappella dell’Holyrood Palace di Edimburgo dove fu incoronata la sventurata regina. L’arcana e affascinante bellezza dei luoghi si trova riflessa in questa Sinfonia che è certamente fra le più pittoresche ed immediate del compositore. Atmosfere elegiache, momenti di inquietudine e cupezza frammisti ad altri di esultanza e gioia, talora declinate in temi popolareschi di inequivocabile impronta scozzese, hanno suggellato una serata davvero memorabile che ha fra l’altro offerto l’occasione di ascoltare l’Orchestra del Petruzzelli rinnovata per buona parte dei suoi elementi dopo le recenti assunzioni a concorso. Una prova riuscitissima che ha beneficiato della rigorosa concertazione del M° Neuhold al quale, così come all’intera compagine, sono andati i calorosissimi applausi del pubblico.

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Brillante debutto per la nuova Stagione Sinfonica del Petruzzelli

Ph. Carlo Cofano

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