Berlino: sottoposta a scansione laser la Dea in Trono di Taranto. La città jonica forse avrà la sua copia entro fine anno

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La Persefone custodita presso l’Altes Museum di Berlino, V° sec. a.C. – Ph. Jean-Pierre D’Albéra | CCBY2.0

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Images: by Jean-Pierre D’Albéra | CCBY2.0 [click to enlarge]

di Kasia Burney Gargiulo

Le prime notizie erano circolate già nel 2008 (Rutelli era ministro dei Beni Culturali), quando si parlò del possibile rientro a Taranto, per una mostra temporanea e la realizzazione di una copia, della Dea in Trono, la splendida statua in marmo di Paros risalente al 475-450 a.C. e raffigurante la Dea Persefone (o, secondo studi più recenti, Afrodite), trafugata nel Sud Italia agli inizi del ‘900, custodita per decenni al Pergamon Museum di Berlino e attualmente collocata all’Altes Museum. Seguì un nulla di fatto e nel settembre 2011, si tornò a parlare della statua allorchè si diffuse la notizia dell’intenzione del Comune di Taranto di avanzare richiesta al Pergamon Museum finalizzata a permetterne la realizzazione di una copia con laser scanner. Sfumata infatti la possibilità di riavere l’originale che da tempo Taranto va rivendicando in competizione con la città calabrese di Locri (a sua volta convinta di essere la vera patria del manufatto), l’allora sindaco Stefàno aveva avanzato l’idea della copia coinvolgendo anche la dott.ssa Dell’Aglio, direttrice del MArta (Museo Archeologico nazionale di Taranto). L’obiettivo era quello di collocarla nel nuovo Museo della Città di Taranto da inaugurarsi a fine anno presso palazzo Pantaleo, nel Borgo antico. Si era puntato a realizzare la copia con un finanziamento a carico del Comune pari a 150.000€ , cifra nella quale sarebbe dovuto rientrare anche il recupero della Cripta del Redentore di via Terni, il restauro della struttura e la sistemazione dell’area circostante da ultimarsi anch’essa entro fine 2011. Da allora di questa operazione non si è saputo più nulla.

Fame di Sud si è occupato pochi mesi fa della Dea in Trono, raccontandone la rocambolesca storia e successivamente intervistando l’archeologo tarantino Angelo Conte autore di un libro, ”La Dea del Sorriso” (Scorpione Editore), in cui vengono spegate le ragioni della sostenuta provenienza tarantina di questo straordinario capolavoro. Torniamo ora a parlarne perchè finalmente, poche ore fa, l’Altes Museum di Berlino ha divulgato in rete un set di immagini relative alla avvenuta scansione laser della scultura magno-greca che servirà da base per la realizzazione di una copia perfetta. Ecco il testo che accompagna le immagini: “La dea di Taranto è stato scansionata presso l’Altes Museum lo scorso 8 settembre. I dati elaborati vengono ora trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Taranto, che ha ricevuto il permesso di realizzare su questa base una singola copia della scultura. Alla fine di quest’anno potremmo già essere in grado di ammirare la copia della dea a Taranto.” La notizia certo riempirà di gioia tutti i tarantini che a lungo hanno sperato di poter ammirare da vicino questa presunta antica Madre della loro città, sia pure attraverso una semplice riproduzione, ma soprattutto suona come una chiara presa di posizione da parte del Museo tedesco nell’ambito della diatriba fra Taranto e Locri, che molto probabilmente lungi dal terminare sarà rinfocolata da questa novità.

Lo stato attuale degli studi (per lo più favorevoli all’origine tarantina) e la supposta presa di posizione pro-Taranto da parte del Museo tedesco nel concedere la copia, d’altro canto non sembrano collimare con la didascalia biligue presente ai piedi della statua dove si legge “Divinità in trono cosiddetta Dea di Taranto”, seguita dall’indicazione di provenienza dubbia “Taranto o Locri (Italia) – acquistata nel 1915″ (v. foto in basso). Informazioni che contrastano con vecchie foto tedesche della statua puntualmente indicata come proveniente “da Taranto” e che velano di ulteriore ambiguità una vicenda solo apparentemente chiarita. In realtà, secondo una tesi oggi considerata poco attendibile (v. intervista a Conte), le provenienze potrebbero essere entrambe valide: nel senso che non è mancato chi ha ritenuto l’opera trafugata a Locri e trasportata a Taranto via mare, città nella quale sarebbe poi rimasta nascosta fino all’avvenuto ritrovamento ed al conseguente espatrio verso il nord Europa. Poichè le cronache narrano che il direttore del museo tedesco che fece l’acquisto agli inizi del ‘900, l’archeologo Theodor Wiegand, ammise anni dopo di essere riuscito a recuperare anche altri frammenti della statua provenienti dal mercato clandestino, è molto probabile che conoscesse la reale provenienza della scultura e che la vera chiave di volta di tutta questa storia giaccia sepolta in qualche cassetto o scaffale dello stesso museo.

Domani cercheremo di apprendere altri dettagli sui nuovi sviluppi della vicenda contattando la direttrice del Museo Archeologico di Taranto che non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali.

Di seguito alcune delle foto (di Ines Bialas) pubblicate dall’ Altes Museum di Berlino sulle operazioni di scansione laser della Dea in Trono.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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UPDATE – 10 settembre 2014

Abbiamo sentito questa mattina la dott.ssa Antonietta dell’Aglio, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), in merito alla notizia proveniente da Berlino dell’avvenuta scansione con Laser Scanner della Dea in Trono, scultura greca del V sec. a.C. considerata proveniente da Taranto ma acquistata dal museo tedesco agli inizi del ‘900. La direttrice ha confermato la richiesta della scansione di recente avanzata dal Soprintendente per i Beni Archeologici della Puglia dott. Luigi La Rocca e finalizzata alla realizzazione di una copia perfetta che entro fine anno dovrebbe essere posizionata nel Museo Archeologico di Taranto in una nuova sezione di prossima apertura al secondo piano. Circa la già avvenuta scansione, da noi segnalata nell’articolo precedente, la direttrice Dell’Aglio ha dichiarato invece di non aver ancora ricevuto comunicazioni ufficiali, che sicuramente non tarderanno ad arrivare. Interpellata infine in merito alla diatriba fra Taranto e Locri sulla reale provenienza del prezioso manufatto, la dott.ssa Dell’Aglio ha dichiarato che la provenienza tarantina risulta oggi documentata da fonti considerate attendibili dagli studiosi. Ha d’altra parte sottolineato come al momento sia difficile, se non impossibile, dire con certezza se la statua – “certamente scoperta a Taranto e da qui arrivata fino in Germania” – sia sempre stata nella città jonica o se invece vi sia approdata proveniendo da altra città della Magna Grecia. Ha però aggiunto che a favore della matrice tarantina sembrano deporre recenti studi riguardanti alcune caratteristiche stilistiche della scultura.

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