Automobili: l’invenzione di un giovane ingegnere abruzzese abbatte le emissioni e riduce i consumi

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Green car, by Nthss220 | Public domain

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di Alessandro Novoli

Arriva da San Salvo (Chieti) l’invenzione che potrebbe rivoluzionare il mondo dell’auto così come lo conosciamo, sia sotto il profilo dell’impatto ambientale che dei consumi. Si chiama K19 ed è il sistema messo a punto e brevettato da Davide Patella, ingegnere abruzzese di 28 anni con la passione per le automobili oltre che sensibile alla salvaguardia dell’ecosistema. Per combattere l’inquinamento atmosferico e ridurre il consumo di combustibili fossili che ne sono all’origine e che pesano fortemente sul bilancio di ciascun automobilista, Patella ha sviluppato una centralina che funge da camera di scissione, in abbinamento ad una innovativa formula di additivo a base di acqua.

L'ingegnere Davide Patella

L’ingegnere Davide Patella

Il sistema, al quale Davide Patella sta lavorando ormai da due anni, si applica su mezzi a motore di qualunque genere ed è gestito elettronicamente attraverso la suddetta centralina che in tempo reale si adatta al percorso e allo stile di guida dell’automobilista, ottimizzando il più possibile consumi ed emissione dei gas di scarico. La sperimentazione – racconta l’ingegnere – è avvenuta su una Opel Astra 1.3 multiejet, percorrendo oltre 13.000 chilometri senza che fosse rilevabile alcun tipo di danno al motore, e con emissione di CO2 pari a 0,02 rispetto all’1,20 dichiarato dalla casa costruttrice del veicolo.

Il carattere innovativo del sistema consente allo stesso di utilizzare bassi consumi di produzione: servono circa 1.5 ampere per produrre 100 litri di ossidrogeno/bioetanolo; il che – precisa Patella – avviene non tramite la cella elettrolitica reperibile in commercio, ma tramite una camera di scissione progettata e costruita da egli stesso. L’ossidrogeno viene prodotto “sfruttando il calore disperso dal propulsore, senza l’uso di corrente elettrica.” Inoltre “viene controllato e gestito elettronicamente da una centralina e poi immesso direttamente nella camera di combustione tramite un sistema sequenziale ad iniezione.”  Tutto ciò permette al veicolo di percorrere circa 38 chilometri con un litro di carburante, sulla base di una combinazione fra il 20% di gasolio e l’80% di ossidrogeno, che “alla fine dei conti – aggiunge l’ingegnere – consente di percorrere 1800 chilometri con 50 litri di gasolio e 2 litri di additivo.” L’additivo – conclude –  “è a base di acqua, e non importa che sia salata, dolce o non potabile, perchè il sistema è equipaggiato di filtri e decantatori ed è in grado di riconoscere, filtrare e desalinizzare l’acqua, di qualsiasi origine essa sia”.

Grazie a questa tecnologia sembrerebbe dunque aprirsi una nuova prospettiva per le auto del futuro, con importanti ricadute su ambiente e consumi, come sembra dimostrare anche l’interesse che – riferisce Patella – diverse case automobilistiche hanno manifestato nei confronti del K19 ai fini di una sua più approfondita sperimentazione e di una conseguente commercializzazione in serie.

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