Aspromonte, la terra degli ultimi. Un popolo e il suo sogno di riscatto nel film di Calopresti

di Redazione FdS

Il prossimo 21 novembre esce nelle sale Aspromonte – La Terra degli ultimi il nuovo film di Mimmo Calopresti; un omaggio alla sua terra (il regista e sceneggiatore è calabrese di Polistena) e al suo sogno di riscatto, reso attraverso la ricostruzione di una storia vera accaduta intorno alla metà del secolo scorso, scelta come soggetto cinematografico “per far rivivere quello che siamo stati, e ricordarlo a chi guarda”. Il film, ambientato nel piccolo paese di Africo (oggi l’abbandonato Africo Vecchio) racconta l’eroica impresa di un gruppo di indomiti calabresi che, esasperati dallo stato di isolamento e di abbandono, decidono di fare squadra per costruire loro stessi una strada così da essere finalmente collegati con scuola, ospedale, civiltà. Un desiderio di riscatto che, mutate le epoche i costumi e le circostanze, e nonostante le crescenti istanze di cambiamento, per molti versi attende ancora oggi di essere soddisfatto in questa terra “bellissima e maledetta”, come qualcuno ha definito la Calabria.
 

Il cast del film: da sin. Carlo Marrapodi, Marco Leonardi, Francesco Colella, Marcello Fonte, Valeria Bruni Tedeschi, Sergio Rubini, Salvatore Spirlì - Ph. Nazareno Migliaccio Spina

Il cast del film: da sin. Carlo Marrapodi, Marco Leonardi, Francesco Colella, Marcello Fonte, Valeria Bruni Tedeschi, Sergio Rubini, Salvatore Spirlì, Carlo Gallo – Ph. Nazareno Migliaccio Spina

Prodotta da Fulvio e Federica Lucisano (anch’essi di origini calabresi), Italian International Film e Rai Cinema, proiettata la scorsa estate in prima mondiale al 65° Taormina Film Festival, la pellicola – che si avvale delle musiche del premio Oscar Nicola Piovani – ha un cast d’eccezione composto da diversi calabresi doc come Marcello Fonte (Ciccio), Marco Leonardi (Cosimo) e Francesco Colella (Peppe), oltre alla torinese Valeria Bruni Tedeschi (Giulia) e al pugliese Sergio Rubini (Don Totò)Tutti insieme danno vita alla sceneggiatura scritta da Calopresti con Monica Zapelli e ispirata al libro Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco, in un film che penetra, con stile asciutto ed essenziale e senza indulgere in facili estetismi, nell’anima dei personaggi e nel cuore di una regione di cui ben poco si è stati capaci di narrare fino ad oggi, a parte certi stereotipi che, anche quando dotati di qualche fondamento, non possono esaurire la complessa realtà di una terra che ha alle spalle millenni di storia e secoli di soprusi.
 

Francesco Colella (Peppe) in una scena di Aspromonte - La terra degli ultimi - Ph. Nazareno Migliaccio Spina

Francesco Colella (Peppe) in una scena di Aspromonte – La terra degli ultimi – Ph. Nazareno Migliaccio Spina

Ed è proprio da una storia di malgoverno che prende l’avvio la vicenda narrata nel film. E’ il 1951 quando ad Africo una donna muore di parto perché il medico non riesce a soccorrerla in tempo, anche perché non esiste una strada di collegamento. E la strada non è l’unico elemento di civiltà a risultare assente: mancano pure elettricità, acqua corrente, un medico condotto e una scuola. Esasperati da questo stato di abbandono e stanchi delle vacue promesse delle istituzioni, i cittadini rivolgono la loro protesta al Prefetto. Nel frattempo, però, capeggiati da Peppe (Francesco Colella), decidono di coalizzarsi e di costruire la strada con le loro mani, coinvolgendo tutti, bambini compresi, e sospendendo le occupazioni abituali pur di realizzare l’opera. Mentre sono impegnati in questo sforzo corale, dal Nord arriva Giulia, la nuova maestra elementare (Valeria Bruni Tedeschi), decisa a rendersi utile e pronta a insegnare l’italiano ai piccoli Africoti perché – dice convinta – “se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere”. In realtà finirà col relazionarsi con tutti gli abitanti: dai bambini a Peppe (Francesco Colella), leader della protesta, al combattivo Cosimo (Marco Leonardi), al ”poeta” Ciccio (Marcello Fonte) il cui spirito contemplativo lo porterà a intuire il valore dell’istruzione quale strumento di riscatto. Dal canto suo il bandito Don Totò (Sergio Rubini), anima nera del luogo, non può tollerare che quella gente, asservita dal bisogno, coltivi ambizioni di emancipazione che andrebbero ad incrinare il suo potere parassitario, in quanto tale ostile a ogni cambiamento; un personaggio che si fa incarnazione di tutte le forze negative che da sempre hanno remato contro il progresso del Sud: la mala politica, l’isolamento di intere comunità, l’ignoranza, la criminalità organizzata e tutto quella zona grigia fatta di corruzione e di collusioni.

Aspromonte – La terra degli ultimi, i cui ulteriori risvolti scoprirete sul grande schermo, si presenta come un affresco fatto di luci e embre, paradiso e inferno, cronaca e mito, tutti elementi di quella antinomia in cui si dibatte da intere epoche il Sud Italia, e in primis la Calabria, terra in cui le contraddizioni del Sud appaiono estremizzate, oggi come nell’epoca raccontata dal film di Calopresti; una pellicola, dura e poetica al tempo stesso, che nel parlarci di Africo ci racconta un paese ubicato in Europa ma “in quanto sud - afferma il regista - somigliante nei suoi sogni e nelle sue sconfitte, più che al nostro continente, a tutti i luoghi ai margini del mondo; luoghi ancora vivi, ancora presenti, ancora disperatamente alla ricerca di un futuro, alla porte dell’Europa”. Insieme alle contraddizioni, della Calabria il film rivela al tempo stesso la sua natura di luogo dell’anima, percepita come tale dall’autore del film così come da chiunque abbia la volontà di cogliere l’intima essenza di questa terra.

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