A Roccanova, in Basilicata, emersi i resti ultramillenari di un elefante preistorico

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Ricostruzione di un esemplare di Elephas Antiquus - Ph. Friera | Public domain

Ricostruzione di un esemplare di Elephas Antiquus – Ph. Friera | Public domain

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di Redazione FdS

Roccanova, 1600 abitanti circa in provincia di Potenza e una fama di ”città del vino”, si è vista improvvisamente catapultata in questi giorni nelle pagine di cronaca culturale grazie ad una scoperta che potrebbe avere risvolti di grandissimo interesse scientifico. Da un terreno arenario disseminato di ginestre in fiore, nei pressi dell’abitato, sono emersi – forse a causa delle recenti piogge – i resti di un animale vertebrato di grandissime dimensioni, giudicate ad un primo esame come probabilmente risalenti al Pleistocene (epoca compresa fra gli 11.700 e i  2 milioni 588 mila anni fa). L’ipotesi è stata avanzata dall’archeologo Salvatore Pagliuca, direttore del Museo di Muro Lucano, intervenuto sul luogo insieme al responsabile del Museo nazionale della Siritide di Policoro, Pasquale Battafarano, e ad altri esperti.

A fare casualmente la scoperta è stato l’ingegnere nucleare Antonio Noia, durante una escusione in zona insieme al figlio di otto anni. Ad attirare la sua attenzione alcune sporgenze sul terreno che lo hanno spinto ad avvisare la Soprintendenza ai Beni archeologici della Basilicata e ad inviare alcune foto all’Istituto nazionale di Paleontologia di Milano. Circa quindici sporgenze di oltre un metro in linea orizzontale, hanno suggerito all’ingegnere che potesse trattarsi di qualcosa di davvero interessante.

Dai primi rilievi effettuati all’indomani della scoperta sono infatti emerse delle lunghe vertebre le cui rilevanti dimensioni fanno suppore si tratti di un animale di stazza davvero grande: in particolare si pensa possano essere i resti di un Elephas antiquus (specie di elefante preistorico vissuta nel Pleistocene ed estinta da diverse decine di migliaia di anni) oppure di un animale ancora più grande. L’enigma da sciogliere è ora affidato all’intervento dei paleontologi. Nella prima ipotesi si tratterebbe di una specie di elefante evolutasi agli inizi del Pleistocene dalle forme asiatiche di Elephas planifrons e diffusosi poi in tutta Europa, Italia del Sud compresa: tipico delle foreste o delle praterie ricche di macchie di alberi decidui, raggiungeva i 4 metri di altezza media e zanne che scendevano quasi diritte fino a sfiorare il suolo, con leggera curvatura all’estremità.

Sono intanto ripresi i lavori di scavo che si prospettano lunghi e laboriosi  nonchè, come capita in questi casi, dipendente dalle risorse economiche a disposizione.
 
aliamedia

Un commento

  1. in riferimento all’articolo sul ritrovamento in territorio di Roccanova, faccio presente che gli scavi non sono iniziati ma i curiosi hanno provveduto a portare via un gran numero di resti come souvenir.. Poveri noi.

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