I vandali tornano a deturpare a Napoli il colonnato di Piazza del Plebiscito

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Uno dei leoni del colonnato di Piazza Plebiscito a Napoli, deturpato dai vandali

Uno dei leoni del colonnato di Piazza Plebiscito a Napoli, deturpato dai vandali

latuapubblicita2
 
di Kasia Burney Gargiulo

I barbari discesi in Italia al tramonto dell’impero romano rischiano di fare la figura delle personcine educate se paragonate alla massa di imbecilli – giovanissimi e meno giovani – che a fasi alterne continuano a deturpare uno dei punti più scenografici di quella che circa vent’anni fa era stata finalmente restituita alla città di Napoli come una delle piazze più belle d’Italia: Piazza del Plebiscito. Appena due mesi fa erano stati portati a termine i lavori di restauro sotto il colonnato della Basilica Reale Pontificia di S. Francesco da Paola, in previsione della visita del Pontefice, recuperando dignità a questo luogo pieno di storia. Ma ecco che adesso il colonnato è ridiventato una latrina a cielo aperto, fra materassi, immondizia, graffiti, come quelli che negli ultimi giorni hanno deturpato di vernice rossa la testa e il corpo di uno dei leoni che fiancheggiano la scalinata che porta alla Basilica voluta da Ferdinando I di Borbone nel 1816.In condizioni analoghe versano anche i basamenti delle statue bronzee che campeggiano sulla piazza, piene di luridi graffiti. Una incontrastata furia imbrattatrice regna ormai sovrana fra l’indifferenza di chi dovrebbe intervenire e si guarda bene dal farlo.

Uno dei simboli della bellezza di Napoli è qunque diventato l’emblema di un degrado che sembra inarrestabile. Visto il ricorrente manifestarsi del fenomeno, ci si chiede come mai le autorità competenti non decidano di installare delle telecamere in postazioni irraggiungibili, dandone avviso pubblico affinchè possano fungere da deterrente. Gli stessi tecnici che hanno lavorato agli ultimi restauri della piazza hanno più volte evidenziato l’esigenza di un controllo dell’area tramite telecamere. Ma il provvedimento più banale di questo mondo sembra sfuggire ai piani alti del potere. E’ vero, come dice il soprintendente ai Beni architettonici Giorgio Cozzolino, che quelle scritte “sono il segno di un degrado culturale e civile di alcune fasce di popolazione”, ma appare utopistico e ingenuo da parte sua voler aspettare che si completino certi processi di maturazione sociale che chissà se mai avverranno. Cozzolino invoca infatti come cura progetti per “rendere la piazza viva” dimenticandosi di rilevare che molto probabilmente la piazza non è viva proprio perchè versa in quello stato pietoso e la gente civile la sfugge. Insomma è il classico cane che si morde la coda. Che comincino pure a installare le telecamere e a far pattugliare la piazza, e soprattutto a sanzionare gli idioti vandali che deturpano…e poi passiamo ai “massimi sistemi”. In questo Paese purtroppo è d’uso che in attesa di trovare il grande luminare che intervenga al capezzale del paziente moribondo, si preferisca non porgergli neppure il conforto di un bicchier d’acqua! Dalla prefettura – scrive Il Mattino - fanno sapere che “contro i barbari metropolitani abbiamo armi spuntate. Certo non si può mettere una vigilanza 24 ore su 24!”. Di fronte a queste dichiarazioni sconcertanti io mi chiedo: potrà mai sperare di liberarsi dalle maglie della criminalità organizzata e della corruzione una città che ritiene di avere le armi spuntate contro un gruppuscolo di smidollati? A voi la risposta…

E poi basta con la cultura svenduta ”un tanto al chilo” giusto per riempirsi la bocca con una parola che in Italia ha ormai perso ogni senso, salvo presso qualche persona sensibile a cui in questi tempi di Basso Impero non resta che masticare amaro. La vera cultura e la civiltà non possono discostarsi dalla Bellezza e dalla sua difesa; esse si esprimono anche in azioni concrete e perentorie da parte di chi ha la responsabilità del territorio, soprattutto in una città come Napoli che sembra votata ad un destino di anarchia, finendo poi col giustificare il luogo comune che la vuole città irredimibile. Irredimibili sono piuttosto coloro che a Napoli non riescono – e non sono mai riusciti –  a far applicare le regole più elementari di civiltà, e da cittadina di questo paradiso ridotto ad un inferno, mi vergogno quando sento qualche straniero mettere in evidenza la sporcizia e il degrado di una città che è stata – ahinoi, in altri secoli – una vera capitale. Oggi la sua ”anima” è divisa in due fra quelli che quotidianamente lottano per darle lustro – artisti, intellettuali, semplice gente comune che la amano davvero e vorrebbero vederla degna della sua fama planetaria – e quanti invece si beano del loro piccolo orticello tranquillo, chiuso fra mura invalicabili, incuranti del fatto che fuori regna il caos.

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aliamedia

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