Grazia Deledda, prima donna italiana, 91 anni fa vinceva il Nobel per la Letteratura

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La scrittrice sarda Grazia Deledda

La scrittrice sarda Grazia Deledda

di Redazione FdS

Era il 10 dicembre del 1926, quando la scrittrice sarda Grazia Deledda vinceva il Premio Nobel per la Letteratura, diventando così la prima donna italiana, e la quarta in assoluto, a conseguire il prestigioso riconoscimento. Un evento che anche Google ha voluto ricordare dedicando alla scrittrice un romantico doodle sulla propria pagina di ricerca. Nata a Nuoro nel 1871, scomparve nel 1936, a 65 anni, a causa di un tumore al seno. Quinta di sette figli, proveniva da una famiglia benestante, con un padre imprenditore e possidente animato da una forte passione per la cultura espressa nella composizione di poesie in lingua sarda e nella pubblicazione di una rivista stampata presso la propria tipografia. La formazione di Grazia Deledda fu tuttavia prevalentemente privata, con lezioni di italiano, latino e francese ricevute in casa da un professore, a cui fece seguito un ulteriore percorso formativo sostanzialmente da autodidatta. Il suo talento letterario non tardò però ad essere notato: i primi a coglierlo furono lo scrittore sassarese Enrico Costa e il calabrese Giovanni De Nava col quale intrattenne un lungo ed intenso rapporto epistolare.

Dal 1888 cominciarono ad uscire i primi racconti seguiti via via da collaborazioni con riviste letterarie, sia sarde sia nazionali, che le fecero conquistare l’apprezzamento di letterati affermati come Angelo De Gubernatis e Ruggero Bonghi. La realtà sarda in cui crebbe, la casa di famiglia e le persone incontrate sull’isola furono la prevalente fonte di ispirazione per i suoi scritti; altrettanto può dirsi per il paesaggio isolano sovente metafora delle sfide che i suoi personaggi venivano chiamati ad affrontare.  Non le furono estranei temi meno consueti come la tentazione e il peccato, che le attirarono talvolta critiche da parte dei conterranei più tradizionalisti, appunti dai quali la scrittrice non si lasciò mai influenzare.

Trasferitasi a Roma nel 1899 e sposatasi nel 1900 con Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, vide fiorire nella Capitale la sua grande stagione letteraria con opere che raccolsero gli apprezzamenti di autori come Giovanni Verga, Enrico Thovez, Emilio Cecchi, Pietro Pancrazi, Antonio Baldini: da Elias Portolu del 1903 a Canne al vento del 1913, a La madre del 1920, oltre a diverse novelle e testi teatrali; fu una serie di successi la cui eco giunse anche all’estero procurandole la stima di vari scrittori fra cui D.H. Lawrence che scrisse la prefazione della traduzione in inglese de La madre.  Il 10 dicembre 1926 l’Accademia svedese le tributò il premio Nobel “per la sua potenza di scrittrice – questa la motivazione -, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale, e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”. 

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