“Dogman”. Il sogno realizzato di Marcello Fonte, ‘folletto’ calabrese nell’empireo di Cannes

L'attore Marcello Fonte | Image by Planetfilm

L’attore Marcello Fonte | Image by Planetfilm

di Alessandro Novoli

Non è la prima volta che al Festival di Cannes la Palma d’Oro per il miglior attore protagonista viene assegnata a un interprete italiano: nel palmarès nazionale troviamo infatti attori come Marcello Mastroianni, Riccardo Cucciolla, Giancarlo Giannini, Gian Maria Volonté, Elio Germano. La 71/a edizione del Festival oltre a riportare l’ambito riconoscimento nel nostro Paese, ha rivelato al pubblico dei cinefili un volto nuovo di cui solo in pochi avevano fino ad oggi sentito parlare, quello dell’attore calabrese Marcello Fonte, alla cui potente interpretazione è da ascriversi tanta parte dei 10 minuti di applausi (v. video a fondo pagina) raccolti pochi giorni fa a Cannes da “Dogman”, l’ultimo film del regista romano Matteo Garrone, acclamato autore di pellicole come L’imbalsamatore, Gomorra, Reality, Il racconto dei racconti (nel video seguente il trailer del film). Quarant’anni, piccolo di statura, volto dai tratti mediorientali, una quindicina di film in curriculum – da una piccola parte in Gangs of New York di Scorsese, a Concorrenza sleale di Ettore Scola, Corpo celeste di Alice Rohrwacher, all’autobiografico Asino vola, che lo vede anche nelle vesti di regista, ad alcuni corti, passando per diverse esperienze televisive (fra cui Don Matteo e La mafia uccide solo d’estate) e teatrali – Marcello Fonte si è visto improvvisamente catapultare sulla scena cinematografica internazionale con un film che ha già fatto gridare al capolavoro.
 

 
Nato nel 1978 da un’umile famiglia di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, Fonte ha trascorso la sua infanzia ad Archi, nella periferia del capoluogo dove a 10 anni imparò a suonare il rullante nella banda musicale del paese, esperienza evocata nel suo film Asino vola. Capace di suonare anche altri strumenti, scopre tuttavia che la sua vera passione è il cinema, un’arte agognata da sempre ma coltivata concretamente solo a partire dal suo arrivo a Roma, città dove si è trasferito chiamato dal fratello scenografo per un ruolo da musicista di strada in uno spettacolo. Doveva fermarsi solo tre giorni ma è ancora lì dopo vent’anni. In una recente intervista esclusiva all’Huffington Post Fonte ha raccontato i sui inizi come aiuto scenografo, attrezzista e poi “imbucato”,  ossia infiltrato sui set nel tentativo di apprendere l’abc di un mestiere che lo affascinava più di qualunque altro; del resto, dice, “come fai a trovare un lavoro se non sei nessuno, quando devi ancora capire come si fa? La prima cosa quindi era andare lì dove sta il lavoro. Andavo sui set, ai costumi, e dicevo che mi aveva mandato il regista. Finiva che mi davano qualche costume da indossare oltre al fatto che sul set poi potevo mangiare il cestino…in momenti in cui non avevo un euro in tasca”. Consapevole del fatto che “l’arte è un lusso” per chi come lui ha difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena, tuttavia non demorde e decide di occupare uno scantinato, “neppure quattordici metri quadri, e tutta la mia casa era lì…il bagno ce l’avevo dietro l’anta di un armadio”; un periodo duro, trascorso “sognando in silenzio”, leggendo giornali e ascoltando la musica in cuffia per non fare rumore.

Un percorso di crescita che lentamente dà i suoi frutti, fino alla grande svolta, l’incontro magico con Matteo Garrone, regista oggetto di una stima incondizionata: “un grande…che si dà meno arie di quelli che magari stanno per iniziare ma già pretendono di spiegare come si fanno le cose. E’ un artigiano che lavora con la pialla…ed ha già una visione. E’ il primo spettatore dei suoi film, come lui stesso si definisce”.  E di “Dogman”, la pellicola a cui Marcello deve il suo recente exploit internazionale, dice: “E’ un film che parla d’amore…così come tanto amore c’è dietro tutto il lavoro fatto…con i costumi, col trucco, coi cani…un film nato in un universo d’amore “. Così come amore, assolutizzante, è quello suo per il cinema: “Mi piace vivere nei film…la vita reale ormai m’ha stancato, m’ha scocciato, perché…è diventata troppo difficile”.

In “Dogman” Fonte interpreta il ruolo di Marcello, uomo piccolo e mite che nella periferia romana della Magliana – ricreata nel famigerato Villaggio Coppola di Castel Volturno, esempio eclatante di abusivismo edilizio su larga scala realizzato negli anni ’60 – gestisce un negozio di toelettatura per cani, diviso fra l’amore per la figlia Alida (la piccola Alida Baldari Calabria) e un tranquillo rapporto con i vicini di casa. Per arrotondare, Marcello compie piccoli spacci di cocaina ma sarà soprattutto la sua amicizia con Simoncino (Edoardo Pesce), delinquente locale prepotente e violento con tutti, a procuragli pesanti guai con la legge.  Il loro rapporto presto finirà con incrinarsi fino a mutarsi in un aspro conflitto, la cui estrema esasperazione tramuterà Marcello da vittima remissiva in carnefice, cioè in un uomo deciso a vendicare, se stesso e l’intera comunità in cui vive, delle angherie subite. La storia è molto liberamente ispirata al delitto del Canaro, il brutale omicidio del pugile dilettante Giancarlo Ricci, compiuto nel 1988 a Roma da Pietro De Negri, detto appunto er canaro, ma quella del film – ha spiegato il regista – è una ‘rilettura’ della vicenda depurata degli aspetti più truculenti e in diversi aspetti non fedele al caso di cronaca. Nel personaggio di Marcello, tratteggiato con sapienza dagli sceneggiatori, convivono una profondissima umanità e un oscuro e spiazzante germe di violenza, ambivalenza che Fonte ha incarnato con mirabile maestria.

Eccellenti le recensioni della critica internazionale che ha elogiato la sceneggiatura e le prove dei due protagonisti maschili, riservando apprezzamenti speciali a Fonte accostato a giganti del grande schermo come Buster Keaton e Peter Lorre. Insomma una reazione straordinariamente calorosa ricambiata dal piccolo folletto calabrese in smoking con un discorso che ha commosso la platea di Cannes, pronunciato dopo aver ricevuto la Palma d’Oro dalle mani di Roberto Benigni: “Da piccolo a casa mia, pioveva sulle lamiere e io chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire degli applausi. Ora apro gli occhi e vedo che ci siete voi: sento un calore come in famiglia, mi sento a casa. Credo che la mia famiglia sia il cinema e ringrazio anche la sabbia di Cannes, di cui ogni granello è importante. Ringrazio Matteo Garrone che si è fidato e ha avuto il coraggio, non so come, di darmi questo ruolo”.

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