Un libro proibito e una setta di eretici: i misteri svelati di Palazzo Salituri a Castrovillari

Frammenti del Commentario di Temistio ritrovati a Castrovillari (Cs)

Frammenti del Commentario di Temistio al De caelo et Mundo di Aristotele, ritrovati a Castrovillari (Cs)

Pagine di un libro all’indice riemergono da un soffitto del palazzo, sede di una setta di eretici a fine ‘500. Sullo sfondo l’antico quartiere ebraico e la leggenda di un omicidio

di Redazione FdS

Nasconde un segreto un’antica e monumentale dimora signorile cinquecentesca nel cuore del centro storico di Castrovillari (Cosenza). È il Palazzo della famiglia Salituri, baroni di Firmo, affacciato sulla via Giudeca del quartiere “La Civita”, antico rione popolato dagli ebrei sin dal XIII secolo: un vero palinsesto architettonico, sorto nel tardo ‘500 per la famiglia Musitano su un fabbricato di epoca romanico-gotica a ridosso delle antiche mura di difesa di Castrovillari. Da anni in stato di degrado, soprattutto nell’ala nord, è stato sottoposto a recenti lavori di restauro che, intervenendo nella plurisecolare stratificazione di elementi che caratterizza l’intero palazzo, hanno riportato alla luce, sotto gli apparati decorativi dei soffitti, alcuni frammenti di vari testi a stampa.
 

Palazzo Salituri alla Giudeca, part. della decorazione del soffitto di una sala

Palazzo Salituri alla Giudeca, XVI sec., part. della decorazione del soffitto di una sala – Image by AttraversandoNatura

Tra questi, lo storico castrovillarese Giuseppe Russo ha identificato alcune pagine di una cinquecentina contenente il Commentario al libro II del “De Caelo et Mundo” di Aristotele scritto nel IV secolo dal filosofo greco e funzionario imperiale Temistio. Quella ritrovata a Castrovillari è la versione in latino che Mosè Amram Alatino, medico ebreo di Spoleto, ricavò da una fonte in ebraico del Commentario e fece stampare a Venezia nel 1574 con lettera dedicatoria al cardinale Luigi d’Este. La sua peculiarità – spiega Russo – è che si tratta di un’opera a suo tempo messa all’indice dalla Santa Inquisizione. Insomma un libro proibito, probabilmente approdato in queste contrade già in epoca coeva alla sua  pubblicazione, ma tenuto debitamente nascosto per non incorrere in processi e condanne per eresia.
 

Palazzo Salituri alla Giudeca, altro part. della decorazione di un soffitto

Palazzo Salituri alla Giudeca, XVI sec., altro part. della decorazione di un soffitto – Image by AttraversandoNatura

Lo studio di queste pagine, unitamente a minuziose ricerche d’archivio – i cui esiti sono appena stati pubblicati da Russo in Oνόματα διελεῖν. Studi in onore di John Trumper per il suo 75° genetliaco, a cura di L. Di Vasto (edizioni aicc, Castrovillari), col titolo “Nella Giudecca di Castrovillari nel XVI secolo: presenze spagnole ed ebree tra omicidi e culti ereticali” – hanno permesso allo storico di accertare che una setta di eretici era attiva a Castrovillari nella seconda metà del XVI secolo ed aveva il suo quartier generale proprio nel palazzo Musitano-Salituri alla Giudeca. Di questo sodalizio avrebbero fatto parte esponenti delle famiglie Musitano e Bruno, con a capo il castrovillarese Vincenzo Bruno strettamente in contatto con eretici di Bisignano, Montalto e dei casali montaltesi di Guardia Piemontese e San Vincenzo la Costa.
 

Portale d'ingresso al Palazzo Salituri alla Giudeca, XVI sec., Castrovillari - Image by

Portale d’ingresso al Palazzo Salituri alla Giudeca, XVI sec., Castrovillari – Image by Fondazione Riusiamo l’Italia

La setta, ideologicamente in contrasto con alcuni dei principali dogmi cattolici, finì sotto l’occhio inquisitorio del Vescovo di Cassano a causa della delazione del castrovillarese Giovan Tommaso Policastrello e col contributo di altri testimoni. Del resto Vincenzo Bruno, l’uomo a capo della segreta confraternita, non era affatto una persona insospettabile visto che aveva aderito al Luteranesimo, frequentava persone eretiche ed aveva fatto sposare una sua nipote ad Ascanio Musitano, uomo che il Tribunale della Santa Inquisizione aveva processato per eresia tra il 1566 e il 1567 e aveva condannato al rogo in contumacia. Dalle deposizioni emerse che in casa del Bruno circolavano clandestinamente libri sospetti e proibiti – testi sulla dottrina luterana e calvinista oppure opere di filosofia – e che l’uomo si burlava dei teologi, oltre ad aver difeso come avvocato molti eretici in tribunale, tra cui un mercante secondo il quale il proprio libello contabile valeva più dei Vangeli e che, assolto pienamente dall’accusa di blasfemia grazie alla difesa del Bruno, ne prese poi in sposa la figlia. Fu riferito che molti altri testimoni avrebbero potuto deporre contro di lui, ma non lo avrebbero fatto per timore di rappresaglie essendo egli potente e temuto da tutti (era infatti eletto nell’assise dei nobili dell’università di Castrovillari).
 

Cortile interno con colonne corinzie di Palazzo Salituri alla Giudeca, XVI sec. - Image by

Cortile interno con colonne corinzie di Palazzo Salituri alla Giudeca, XVI sec. – Image by AttraversandoNatura

Non è dato conoscere l’esito del processo rispetto a tutti gli imputati, ma risulta che Ascanio Musitano sia finito esule a Ginevra mentre Vincenzo Bruno la fece franca perché molto probabilmente abiurò una volta messo di fronte a testimonianze e prove schiaccianti a suo carico. Dallo studio di Russo emergono anche particolari interessanti in merito alle origini del Palazzo Musitano – Salituri: lo storico racconta che Adriano Musitano, agli inizi del Cinquecento, approfittando della cessione di molte case e beni appartenuti agli Ebrei, acquistò diversi edifici nel quartiere ebraico a cui aggiunse una casa con cortile, orto e uliveto acquistata da Esaù Ruffo, signore di Bagnara. Dalla fusione di queste case ricavò una grande e sontuosa dimora, munita di possenti contrafforti sul versante della vallata del fiume Coscile e confinante, per mezzo di un muro in comune, con quella dei Bruno a sinistra e con quella dei Calà a destra, come emerso dai documenti d’archivio. Ancora oggi è ben visibile la facciata ad arcate che separava i palazzi Bruno-Cassanese e Musitano-Salituri. Nella prima metà del Seicento l’edificio passò in eredità da Zenobia Musitano alla nipote Ippolita Gonzaga, detta Popa, andata in sposa proprio a Vincenzo Bruno. Questa unione fece sì che venisse creato un cortile comune a entrambi i palazzi, uno spiazzo un tempo antistante la sinagoga ebraica. Il cortile fu chiuso con un alto muro e vi si accedeva attraverso il sontuoso portale ancor oggi esistente.
 

Scorcio del centro storico di Castrovillari (Cs) - Ph. Stefano Contin

Scorcio del centro storico di Castrovillari (Cs) – Ph. Stefano Contin

Nei sotterranei del palazzo, le cui volte sono sorrette da archi in tufo di tipo romanico e gotico, c’è una piccola fonte, ormai muta e, sopra, un delicato affresco del XVI secolo raffigurante una Madonna con Bambino con accanto un francescano, forse il beato Pietro da Sant’Andrea, frate romagnolo che negli ultimi anni si sarebbe dedicato alla conversione della comunità ebraica di Castrovillari, sino a quando – secondo una tradizione dubbia che compare solo a partire dal ‘700 – non fu imprigionato da un ebreo di nome Parrasio che lo avrebbe martirizzato nel 1264 proprio in questi sotterranei, a quel tempo di pertinenza delle case che hanno preceduto il palazzo. Quest’ultimo passò agli inizi del ‘600 alla famiglia Salituri che vi dimorò fino alla seconda metà dell’800, quando i discendenti si trasferirono nel nuovo edificio costruito in via Roma, sul quale apposero lo stemma di famiglia del 1657 già presente sul portale del vecchio palazzo. Dall’elegante portale in pietra oggi si accede al cortile sul quale si affacciano una serie di finestre e una loggetta, purtroppo murata, un tempo impreziosita da due colonnine corinzie e altri elementi in stucco di raffinato gusto rinascimentale. Una grande balconata, decorata da archetti con fiori in ferro battuto, si affaccia invece sul lato del palazzo che dà sulla valle del fiume Coscile ed è sostenuto da robusti contrafforti. Pregevoli dettagli dell’interno sono le decorazioni dei soffitti, databili tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800.
 

Palazzo Salituri alla Giudeca, scorcio del cortile interno

Palazzo Salituri alla Giudeca, scorcio del cortile interno

Lo studio di Giuseppe Russo ha permesso inoltre di accertare che la presenza di eretici a Castrovillari fosse diventata talmente diffusa da spingere il Vicario generale della diocesi di Cassano ad erigere nel 1599 un tribunale ecclesiastico affidato al domenicano Giacinto da Amendolara che mandò a processo molte persone, prima che l’istituzione fosse soppressa qualche tempo dopo per intervento del Viceré. Una parte della ricerca è infine dedicata alla presenza ebraica nella Giudecca, argomento sul quale lo storico apporta diverse informazioni inedite, tra cui il fatto che a Castrovillari la sinagoga ebraica, allocata in un immobile di proprietà del Clero di San Giuliano dato in affitto, si trovasse proprio nella casa palazziata – che inglobava una torretta della cinta muraria e una serie di strutture ad archi, elementi tuttora visibili -, ossia il complesso architettonico da cui a fine ‘500 nacque Palazzo Musitano-Salituri.

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